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	<title>Giornalisti Archivi - Ercole Fragasso</title>
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	<title>Giornalisti Archivi - Ercole Fragasso</title>
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		<title>Paolo Paganini: il garbo nella notizia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 15:28:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalisti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Paolo Paganini, classe 1963 da La Spezia, è un noto ed apprezzato giornalista&#160;che lavora per Rai Sport. Volto familiare e dai tratti rassicuranti, lo abbiamo prima ascoltato a “Tutto il calcio minuto per minuto” (ha esordito nel 1993 in Genoa &#8211; Roma 2 a 0 al fianco di tali Sandro Ciotti e Mario Giobbe) e [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Paolo Paganini, classe 1963 da <em>La Spezia</em><strong>, </strong>è un noto ed apprezzato giornalista&nbsp;che lavora per Rai Sport. Volto familiare e dai tratti rassicuranti, lo abbiamo prima ascoltato a “<em>Tutto il calcio minuto per minuto” </em>(ha esordito nel 1993 in Genoa &#8211; Roma 2 a 0 al fianco di tali Sandro Ciotti e Mario Giobbe) e poi iniziato a vedere in TV e sempre nell’azienda alla quale è orgogliosamente legato da un cordone ombelicale, come ha testimoniato con il suo rifiuto alle avances di altre importanti e concorrenti emittenti televisive. Finissimo intenditore di calcio e di calciomercato, profondo conoscitore della Serie B, lo abbiamo visto condurre, negli anni, a<em> “Tutta B”, </em>la<em> “Domenica Sportiva”, “Sabato Sprint”, “90° Minuto”, “Calcio Totale”, “Dribbling Europei”, “Dribbling”, “Non solo mercato” </em>e nelle vesti di opinionista in altri importanti “contenitori” sportivi della Rai in occasione di campionati mondiali e campionati europei di calcio. Il tutto, senza dimenticare che è stato per diversi anni anche telecronista del nuoto (commentando tra l&#8217;altro i Campionati Europei di Berlino, i Mondiali di Fukuoka, varie edizioni dei Campionati Italiani e le tappe delle World Series). Insomma, Paolo, con un inizio giornalistico nella <em>Curia spezzina</em> e <em>all’Avvenire</em>, ci racconta da oltre trent’anni con garbo e pacatezza lo sport ai massimi livelli ed entra nelle nostre case sempre con sorriso ed umiltà.Tanti i riconoscimenti che ha ottenuto nella professione tra cui mi piace evidenziare quello di “Cavaliere” nell’ambito dell’Ordine Nazionale di Cavalieri dello Sport, associazione nata a Genova agli inizi degli anni Duemila e che premia quanti, legati al mondo dello sport, vi operano diffondendone i princìpi più puri. Conosco Paolo dal lontano 2013 allorché, ricoprendo un incarico in ambito governativo, transitavo spesso per Genova e talvolta facevo colazione con lui discettando di Juventus, Genoa, Samp e talvolta anche… La Spezia e Scauri!</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="716" height="776" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/04/Paolo-Paganini-2.jpg" alt="" class="wp-image-2114" style="width:460px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/04/Paolo-Paganini-2.jpg 716w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/04/Paolo-Paganini-2-277x300.jpg 277w" sizes="(max-width: 716px) 100vw, 716px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per te, Paolo, il giornalismo è una vocazione, una passione o una professione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il giornalismo per me è stato una vocazione ed è una passione e una professione. Ho sempre voluto fare il giornalista. Vocazione perché da piccolo prendevo una cornice di un quadro mi sedevo, mettevo la cornice sul tavolo e iniziavo a parlare. Diciamo che così rompevo le scatole ai miei genitori ma era una cosa istintiva che mi piaceva.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa ti ha spinto a diventare giornalista e come e dove hai iniziato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho iniziato nella TV della Curia spezzina (Teleliguriasud) quando &nbsp;ero all’ultimo anno delle scuole superiori, prima facendo servizi per il Tg poi ho iniziato a condurre il Tg e poi le trasmissioni sportive sullo Spezia Calcio. Collaboravo anche per il quotidiano <em>Avvenire</em>. Tanta gavetta ma indubbiamente mi è servita nel corso della mia carriera.   </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Chi è stato il tuo “maestro”?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Beh, in Rai ne ho avuto tanti di maestri da De Laurentis a Galeazzi da Vallone a Giubilo e altri ma i miei veri maestri sono stati principalmente due: Mario Giobbe e Sandro Ciotti. Il mio percorso in Rai è iniziato infatti con le radiocronache per “<em>Tutto il calcio minuto per minuto”</em> e loro sono stati fondamentali nella mia crescita professionale. La radio è una palestra incredibile e mi è servita moltissimo anche quando sono passato alla televisione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E tu, di chi sei stato “maestro” tra i volti giovani del giornalismo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ho la presunzione di essere o essere stato maestro di qualcuno. Ho sempre dato consigli, spero utili questo sì, a tanti giovani colleghi che me li hanno chiesti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;<strong>Sei favorevole all’esistenza dell’Ordine dei giornalisti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&nbsp;</strong>Mi sono iscritto prima come <em>pubblicista </em>poi come <em>professionista</em> all’Ordine dei &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;giornalisti. Un Ordine professionale serve sempre per me perché disciplina e detta le regole deontologiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;<strong>La Legge 150/2000 prevede, come sai, che presso gli uffici stampa pubblici e privati, lavorino -con tale qualifica- esclusivamente giornalisti. Approvi tale obbligo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La professione del giornalista è cambiata con il tempo ed è in continua evoluzione. Per quanto riguarda nello specifico gli uffici stampa pubblici e privati credo vada analizzato caso per caso senza mettere necessariamente barriere insormontabili. È chiaro che chi lavora in questo settore debba avere un bagaglio di conoscenze importanti e un “taglio” comunque giornalistico.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Credi nella totale libertà dei giornalisti o pensi che siano limitati, nell’esercizio della loro professione e del loro sapere, da una parte, dall’editore che li stipendia e, dall’altra parte, dalla paura della <em>“querela di turno”?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">A proposito di “maestri”, un grande giornalista mi diceva sempre il “mestiere” del giornalista è una brutta bestia cerca di essere sempre te stesso, non ti far condizionare e fai il cronista racconta cioè quello che vedi con la massima chiarezza e trasparenza. È un insegnamento che ho sempre cercato di portare avanti nel corso della mia carriera. Se uno si comporta così non deve temere nulla perché è a posto con la sua coscienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sei stato mai condizionato dall’una o dall’altra cosa?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;No mai, non sono mai stato condizionato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dove inizia e dove finisce la libertà di stampa?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La libertà di stampa è uno strumento prezioso che va salvaguardato. Dove inizia e dove finisce sta anche, penso, nel comportamento di chi la esercita questa libertà di stampa. Senza pressioni o strumentalizzazioni e ognuno si deve prendere la responsabilità di quello che dice o scrive.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Credi che un giornalista debba raccontare solo ciò che vede o possa essere libero di rappresentare anche le proprie idee comportamentali, sportive, politiche. Mi spiego meglio, il grandissimo Francesco Repice non ha mai nascosto di tifare Roma e ciononostante è straordinariamente amato ed apprezzato dai tifosi di tutte le squadre calcistiche.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un giornalista, come dicevo prima, deve essere innanzitutto un cronista, raccontare e descrivere cioè nella maniera giusta, sintetica e corretta, quello che vede poi nulla vieta per me esprimere un parere personale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&nbsp;A proposito, per quale squadra tifi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono nato, cresciuto e ho giocato nello <em>Spezia</em>. È la mia squadra del cuore da sempre.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Domanda, proprio oggi, bruttissima: la Nazionale!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Nazionale è una ferita aperta per tutti. Non partecipare per la terza volta al Mondiale è una cosa assurda. Ma purtroppo è la realtà. Ci vuole un cambio di rotta radicale e profondo a cominciare dai settori giovanili dove devono essere lasciati liberi di giocare senza tatticismi i bambini, i ragazzi e dove deve essere premiata la meritocrazia. Poi credo che serva anche un tetto agli stranieri a partire dalle varie categorie giovanili. Il Lecce alcuni anni fa ha vinto il <em>campionato Nazionale Primavera</em> senza avere un italiano nella rosa. &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Due parole sulla bellissima famiglia di Rai Sport e sul mio amico Marco Lollobrigida.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Rai è sempre stato un punto d’arrivo per me. In passato ho avuto anche la possibilità di passare alla concorrenza ma la Rai è la mia vita e sono orgoglioso di essere un giornalista del servizio pubblico. Marco Lollobrigida è un fratello ed è un grande professionista, si merita di arrivare in cima alla vetta della nostra testata sportiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il calciatore che porti nel tuo cuore e perché.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il calciatore che porto nel cuore è Gigi Riva. Tifo Spezia ma lui era il mio idolo da bambino. Grande giocatore e grande uomo. Ho la maglia bianca del Cagliari con le strisce rossoblù in diagonale, dietro il numero 11 nero e il suo autografo. Un cimelio unico e straordinario per me!</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;<strong>Ci siamo conosciuti ed abbiamo “colazionato” qualche volta a Genova, quindici anni fa, ma alla fine è più buono… il <em>pandolce basso o quello alto</em>?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le nostre colazioni genovesi le ricordo sempre con piacere. Diciamo che tra pandolce basso o alto <em>per me vince sempre la focaccia.</em></p>



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		<title>Riccardo Cucchi: il &#8220;Signore” con il microfono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 16:02:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalisti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riccardo Cucchi, romano di nascita, tifoso laziale, laureato in Lettere alla Sapienza di Roma, giornalista e già mitico radiocronista sportivo. Allora Riccardo -iniziamo- Ti chiedo di tornare indietro ai primi anni ’80 per raccontarmi l’inizio della tua “avventura”. Avresti mai immaginato di avere una carriera come quella che poi hai realmente vissuto? Lo sognavo. Lo [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Riccardo Cucchi, romano di nascita, tifoso laziale, laureato in Lettere alla Sapienza di Roma, giornalista e già mitico radiocronista sportivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Allora Riccardo -iniziamo- Ti chiedo di tornare indietro ai primi anni ’80 per raccontarmi l’inizio della tua “avventura”. Avresti mai immaginato di avere una carriera come quella che poi hai realmente vissuto?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo sognavo. Lo sognavo da ragazzino ascoltando alla radio le voci di Ameri e Ciotti, lo sognavo quando, per gioco, inventavo radiocronache guardando l&#8217;album delle figurine Panini. Non pensavo, sinceramente, di poterlo realizzare. Poi il concorso in Rai, una scommessa vinta nel 79, i corsi di formazione aziendali molto severi e l&#8217;esordio nel 1982 in Campobasso-Fiorentina di Coppa Italia.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Giornalista e radiocronista sportivo per oltre 35 anni: la tua è stata una professione, una passione, una missione o un po&#8217; di tutte queste cose?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È stato un privilegio trasformare una passione in lavoro. Entrare in quella straordinaria redazione e trovarmi al cospetto di Guglielmo&nbsp;Moretti, Sergio Zavoli, Mario Giobbe è stato emozionante. Una scuola straordinaria alla quale ho attinto giorno dopo giorno. Scuola di professione ma anche, e soprattutto, scuola di vita.&nbsp;<strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per anni sei stato una delle voci simbolo di Rai: cosa ha significato raccontare lo sport al microfono del servizio pubblico?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ha significato essere gli occhi di chi non vedeva in un momento&nbsp;storico nel quale la radio aveva 25 milioni di ascoltatori ogni domenica. Ha significato anche avere una grande responsabilità sulle spalle, quella di riuscire a non far rimpiangere troppo i maestri del passato. Ha significato condividere emozioni attraverso il microfono.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In&nbsp;“<em>Tutto il calcio minuto per minuto”</em>&nbsp;hai affiancato voci storiche della trasmissione come Enrico Ameri, Sandro Ciotti e Alfredo Provenzali. Chi è stato per te di maggiore ispirazione.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="562" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/foto-con-riccardo-cucchi-1-1024x562.jpg" alt="" class="wp-image-2094" style="width:565px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/foto-con-riccardo-cucchi-1-1024x562.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/foto-con-riccardo-cucchi-1-300x165.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/foto-con-riccardo-cucchi-1-768x422.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/foto-con-riccardo-cucchi-1-1536x843.jpg 1536w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/foto-con-riccardo-cucchi-1.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti. Ameri per il ritmo trascinante, Ciotti per la straordinaria competenza tecnica, Provenzali per la duttilità e la passione. Ho avuto la fortuna di avere Sergio Zavoli come direttore. Sono stato fortunato a crescere tra i più grandi di sempre.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto mancano “professionisti” e gentiluomini di quel livello al giornalismo sportivo di oggi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Molto. Non ce ne sono più. Incutevano timore e rispetto e usavano le parole con una maestria inarrivabile. Sono stati i più grandi.<strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per gli italiani,&nbsp;“<em>Tutto il calcio minuto per minuto”</em>&nbsp;è stato molto di più di una trasmissione radiofonica. Hai un aneddoto particolare che ti piace raccontare per spiegare i tempi d’oro della trasmissione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le radio accompagnavano il pubblico negli stadi. I tifosi guardavano la loro squadra giocare e ascoltavano le altre partite. Ricordo un signore ad Ascoli che si voltò verso di me che ero già in cabina mostrandomi la radio che aveva all&#8217;orecchio, quasi per ammonirmi:&nbsp;<em>&#8220;guarda che ti ascolto, non dire sciocchezze.&#8221;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La radiocronaca ha un fascino unico rispetto alla telecronaca televisiva: qual è il segreto per “far vedere” una partita solo con le parole?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Spiegare dove è la palla. È solo così che l&#8217;ascoltatore potrà visualizzare nella sua mente un campo immaginario e &#8220;vedere&#8221; le azioni svilupparsi. Il ritmo deve seguire quello del pallone. Non bisogna arrivare prima, ma neanche dopo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto studio e preparazione ci sono dietro una radiocronaca di novanta minuti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La radiocronaca viene da sé quando conosci tutti i giocatori, hai strumenti per comprendere i gesti tecnici e tattici, sai la storia delle due squadre, sai entrare in&nbsp;sintonia con l&#8217;ambiente. Devi emozionarti per poter&nbsp;emozionare. Pochi appunti, molta memoria, occhio attento, amore per le descrizioni. La radiocronaca non si costruisce prima. Si vive al momento.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai partecipato come inviato a sei Mondiali di calcio, tra cui quello di <em>Germania 2006</em>, con la radiocronaca della finale vinta dall&#8217;Italia che è diventata celebre dopo la sua diffusione su Internet. È stata quella la radiocronaca che più ti ha reso orgoglioso e magari “emozionato”?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ci ho dormito la notte prima, per l&#8217;emozione, e la notte dopo, per la troppa adrenalina che avevo in corpo. È il sogno di ogni radiocronista gridare una volta nella vita: &#8220;Campioni del mondo&#8221;. Prima di me ci erano riusciti alla radio solo Carosio <em>&#8211; due volte &#8211;</em> e Ameri. Ho un brivido lungo la schiena a ripensarci.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Visto che sei stato per anni il Radiocronista (R maiuscola) della Nazionale di Calcio, credo tu sia più che “qualificato” ad esprimere un’opinione sulla crisi della nostra Nazionale.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La crisi della nostra Nazionale è figlia della crisi tecnica del nostro calcio. Non siamo più capaci di allevare talenti. È dal 2006 che mancano giocatori come Totti, Del Piero e Pirlo. E prima ancora come Baggio. Ci siamo illusi con l&#8217;Europeo. Ma la crisi c&#8217;era e c&#8217;è ancora. Un grande in bocca al lupo a Gattuso.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La tua ultima radiocronaca è stata nel 2017. Successivamente nella stagione 2017/2018 hai condotto una trasmissione televisiva “<em>storica</em>” della Rai, come&nbsp;<em>La Domenica Sportiva</em>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È vero. La proposta mi è giunta dopo la mia ultima radiocronaca. Ci ho pensato un po&#8217; e poi ho&nbsp;accettato. C&#8217;è una grande differenza tra radio e tv. Continuo a preferire la radio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dopo l&#8217;addio alle radiocronache hai ammesso il tuo tifo per la Lazio. Tra l&#8217;altro annunciasti lo Scudetto della Lazio nel 2000 in diretta radiofonica, o sbaglio? È stato più un momento bello o piuttosto una situazione “difficile” in cui ha dovuto gestire le emozioni in diretta?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ero, e sono tornato ad essere, un tifoso di curva. Ho la Lazio nel cuore fin da ragazzino. Ma quando si entra in una redazione ci si deve dimenticare della propria squadra. A chi me lo chiedeva,&nbsp;rispondevo&nbsp;sempre: <em>&#8220;se c&#8217;è una squadra del cuore lo saprete solo quando avrò smesso di lavorare&#8221;</em>. E così è stato.&nbsp; Nel 2000 il cuore batteva a mille, ma le parole erano quelle di sempre, rivolte a tutti i tifosi.&nbsp;Ora posso tornare in curva come da giovane e gridare forza Lazio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Eri&nbsp;all’Olimpico di Roma mentre si giocava, sotto un diluvio universale, Perugia vs Juventus…</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ero a Perugia. Il primo campo era Perugia-Juventus perché&nbsp;era la Juve ad essere prima in classifica. Per via del nubifragio il secondo tempo della gara si giocò con oltre un&#8217;ora di ritardo. La mia voce arrivò all&#8217;Olimpico di Roma dove la partita era già finita con la vittoria della Lazio. E alla fine irruppe il mio urlo: Lazio Campione d&#8217;Italia!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il calcio italiano è cambiato profondamente negli ultimi decenni: quali trasformazioni ti hanno colpito di più, dentro e fuori dal campo? Cosa ne pensi del VAR?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È diventato troppo fisico. I gesti tecnici scarseggiano e nessuno dribbla più l&#8217;avversario. Il calcio italiano è diventato più noioso. Il Var? non mi ha mai convinto. La tecnologia delle linee può essere utile, palla dentro &#8211; palla fuori &#8211; fuorigioco compreso. Ma su un contatto varrà sempre l&#8217;interpretazione, in campo come davanti ad uno schermo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lasciamo per un attimo il calcio: hai partecipato a ben otto (!) Olimpiadi come inviato: le più belle?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutte. Le Olimpiadi sono tutte magiche. Ma devo dire che quella di Seul mi è rimasta nel cuore. 1988: ho raccontato le medaglie di Bordin nella maratona, di Numa nel fioretto, degli Abbagnale nel canottaggio. Emozioni forti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A proposito di Olimpiadi, sono appena terminate quelle, splendide, di “Milano-Cortina”: come le hai vissute?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Con meno trasporto, lo confesso. Il clima di guerra, i morti palestinesi, quelli ucraini hanno pesato. Lo sport non è riuscito a riunire il mondo questa&nbsp;volta.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Oggi l’informazione sportiva vive anche sui social network: come giudichi questo cambiamento nel modo di raccontare e consumare lo sport?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Positivamente. Costringe anche i giornalisti a scendere dalla loro torre d&#8217;avorio e a confrontarsi&nbsp;con il pubblico. Un bagno di umiltà che fa bene. E la sfida ad essere competitivi con i mezzi tradizionali &#8211; radio, tv, giornali &#8211; è stimolante secondo me.<strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai sempre mantenuto uno stile sobrio ed equilibrato: quanto conta l’etica professionale nel giornalismo sportivo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Conta nel giornalismo. In tutto il giornalismo, non solo quello sportivo. La definizione più bella del nostro mestiere rimane, a mio avviso quella di Enzo Biagi che diceva: il giornalista è un testimone della realtà. Essere testimoni è una responsabilità, anche etica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che consiglio daresti ad un giovane che sogna di diventare radiocronista sportivo oggi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Di allenarsi alle parole. Occorre conoscerne tante per trovare quella giusta al momento giusto. Quindi: leggere, leggere, leggere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Da giornalista a giornalista ti chiedo un commento sull’attualità ed in particolare sul prossimo Referendum sulla giustizia.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Voterò &#8220;no&#8221; con grande convinzione. È un voto in difesa della Costituzione e della separazione dei poteri. Il testo della riforma non mi convince. È un passo indietro rispetto all&#8217;idea messa su carta dalle madri e dai padri costituenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Due parole sul mio grande amico, quel romanista di Francesco Repice.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È un talento puro. Gli ho consegnato la nazionale nel 2014, dopo vent&#8217;anni. Ho fatto la scelta giusta. È un carissimo amico ed un professionista eccezionale.</p>



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		<title>Mauro Mazza: lo stile e l’eleganza nel giornalismo</title>
		<link>https://www.ercolefragasso.it/2025/12/15/2070/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Dec 2025 09:46:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho incontrato, per un brindisi natalizio, nel roof&#160; di un Ambasciatore &#8211; comune amico &#8211; il Direttore Mauro Mazza, elegante ed apprezzato giornalista con il quale tra squisite portate, dolci e bollicine, rum ed ottimi sigari, mi sono piacevolmente intrattenuto a parlare di giornalismo, sport, cucina, politica, della “sua” Lignano e della “mia” Scauri. Mauro, [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Ho incontrato, per un brindisi natalizio, nel <em>roof&nbsp; </em>di un Ambasciatore &#8211; comune amico &#8211; il Direttore Mauro Mazza, elegante ed apprezzato giornalista con il quale tra squisite portate, dolci e bollicine, rum ed ottimi sigari, mi sono piacevolmente intrattenuto a parlare di giornalismo, sport, cucina, politica, della “sua” Lignano e della “mia” Scauri.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="730" height="642" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/12/MAZZA-1-1.jpg" alt="" class="wp-image-2072" style="width:348px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/12/MAZZA-1-1.jpg 730w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/12/MAZZA-1-1-300x264.jpg 300w" sizes="(max-width: 730px) 100vw, 730px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mauro, qual è stato il momento in cui hai capito davvero che il giornalismo sarebbe stato il tuo percorso di vita?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Fin da ragazzo amavo la lettura e mi piaceva scrivere. Se devo indicare un momento preciso, ricordo che feci un tema in prima liceo classico (il terzo anno delle superiori) presi un voto altissimo &#8211; nove &#8211; e il prof mi disse che la scrittura doveva essere il mio futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Parlando dei tuoi esordi, c’è qualche episodio “<em>di bottega</em>”, relativo ai tuoi primi passi in questo mondo, che ancora oggi ricordi con affetto o con un sorriso?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordo l’emozione nell’attesa che fosse pubblicato, su una rivista culturale, il primo articolo con la mia firma. Telefonavo ogni giorno in redazione per avere notizie del numero in uscita.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Appena professionista, a partire dal 1979, hai lavorato per&nbsp;<em>Il Secolo d’Italia&nbsp;</em>e successivamente per l’agenzia di stampa&nbsp;<em>Adnkronos</em>. Quanto hanno inciso queste esperienze nella tua carriera professionale?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Esperienze fondamentali. Ogni medium &#8211; giornale, agenzia di stampa, radio, tv &#8211; ha regole precise e conoscerle dall’interno mi ha molto aiutato a capire i meccanismi della comunicazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dopo varie esperienze come cronista e redattore freelance &#8211; <em>comprese le radiocronache delle partite della Lazio negli anni ’80 </em>&#8211;&nbsp;nel 1990 sei entrato in RAI, iniziando al Gr1 e poi passando al Tg1, dove hai condotto l’edizione notturna, hai guidato lunghe maratone elettorali e hai lavorato con grandi nomi del giornalismo. Qual è il ricordo che ti porti nel cuore di quel periodo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Io ho sempre cercato di “<em>rubare</em>” e fare mie le qualità dei grandi giornalisti che ho incontrato. Ho avuto come maestri direttori del calibro di Giovannini, Zanetti, Volcic. Ho lavorato con Frajese e Vespa… L’elenco sarebbe lungo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel tuo percorso in RAI, come Direttore di Tg2, Rai 1 e Rai Sport, hai avuto l’onore e l’onere di costruire palinsesti, inventare programmi di approfondimento, raccontare l’attualità e la cultura popolare attraverso il mezzo televisivo. Nel mondo “social” di oggi, la televisione generalista, spesso data per spacciata, ha ancora un suo perché?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ti dico una cosa. Da decenni esperti e saggi annunciano la morte imminente della tv generalista. Invece è ancora viva e vegeta. Acciaccata dall’avvento dei social, dalla moltiplicazione delle piattaforme, ma ancora viva. Certo, è costretta ad aggiornarsi, gli ascolti calano progressivamente, ma resiste perché c’è un pubblico vasto che chiede certezze, programmi eleganti, serie tv accessibili e ben fatte. Oltre a telegiornali che raccontino la realtà.&nbsp;E poi, una parola sulla Rai. Solo un servizio pubblico può realizzare eventi di grande livello culturale come la storica serata di Benigni su San Pietro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come Direttore, inevitabilmente hai avuto rapporti con il mondo della politica. Ci sono stati momenti in cui ti sei sentito particolarmente messo alla prova quale professionista?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei primi tempi della mia direzione al Tg2. Era il 2002. Quando arrivava qualche telefonata, beh, ascoltavo tutti con rispetto e buona educazione. Ma imparai presto un’arte importantissima: saper dire degli splendidi NO, motivati e inattaccabili. Gli interlocutori intelligenti capivano benissimo e prendevano atto…</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Paradossalmente, però, le scelte che più hanno fatto discutere l’opinione pubblica sono state quelle che hanno riguardato il&nbsp;Festival di Sanremo. Penso ad esempio alla polemica riguardo Adriano Celentano come ospite speciale al Festival del 2012…</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Festival è un mondo a parte: un frullatore straordinario, una bolla che per un paio di mesi condiziona il lavoro di Rai Uno e dell’intera azienda. Con Celentano fu dura. Era riuscito a farsi blindare con un contratto che non lo obbligava a far conoscere prima i testi dei suoi interventi. Scoppiò un putiferio. Ma riuscii a portare a casa la pelle da direttore. E soprattutto ascolti record, che sono per Sanremo la cosa più importante.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Giornalismo sportivo: possiamo dire che oltre la “notizia”, oltre la “cronaca” dell’evento, è qualcosa di più profondo che riguarda le emozioni?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Io ho sempre vissuto lo sport come una parentesi leggera della mia vita. Sport praticato da ragazzo, poi seguito allo stadio o in poltrona… Nella leggerezza dello sport ci sono divertimento e, soprattutto, emozioni. Una vittoria, un record, un trionfo… sono eventi che fanno la vita più bella, soprattutto quando sono figli di anni di sacrifici e rinunce per quei giovani campioni.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Oggi il giornalismo corre veloce: c’è qualcosa del “fare informazione” di un tempo che ti manca? E, al contrario, c’è qualche innovazione digitale che consideri davvero un passo avanti nel modo di raccontare le notizie?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In estrema sintesi: si è perso il gusto dell’approfondimento ma si è guadagnata una sconvolgente rapidità di accesso alle informazioni. Riceviamo mille input, ma conosciamo davvero poche cose.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel mare dei social e della disinformazione, che consiglio dai a chi vuole capire cosa è vero e cosa no, senza diventare paranoico?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo che la cosa migliore sia mantenere una quotidiana conoscenza delle cose che accadono (diciamo: per titoli) ma poi approfondire le tematiche che ci interessano davvero, non accontentarsi di una versione, ma confrontare e scavare a fondo. La rete ci offre infinite possibilità.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa ti senti di dire a chi vuole intraprendere il giornalismo o lavorare nei media oggi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo dico con malinconia. Oggi sconsiglio questo mestiere ai ragazzi che mi chiedono consigli. La crisi è profonda. Uno su mille ce la fa… Meglio lasciare la passione, se incontenibile, come passatempo e concentrarsi su un lavoro diverso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sei anche autore e scrittore: hai pubblicato saggi storici e analitici e affrontato anche la narrativa. Quando e come è nata questa tua dimensione? La scrittura è per te una passione parallela al giornalismo?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Scrivere è il mio mestiere da quasi mezzo secolo. Ma la scrittura di un libro è molto diversa. Sono stato costretto a tenerla da parte nel pieno di un lavoro che lasciava pochissimi spazi. Poi ho recuperato… Da quando gestisco il mio tempo ho scritto e pubblicato una dozzina di libri, devo dire anche con riscontri di lettori e riconoscimenti pubblici. I premi ricevuti per i miei romanzi sono tra le più belle soddisfazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sei noto anche come appassionato tifoso della Lazio. C’è un tuo commento, relativo alle recenti vicissitudini della tua amata Lazio, che mi ha colpito molto: “<em>Il calcio non è solo business, ma anche sentimento e ai tifosi è stato tolto il ‘gioco del mercato estivo</em>.”</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tifo per la Lazio mi fa compagnia da sempre. È bello, condisce la vita. È come avere un parente che ci diverte e qualche volta ci fa soffrire. Ma è un legame indissolubile. Ora, con una presidenza molto contestata &#8211; e giustamente &#8211; per la mia Lazio, mala tempora currunt, ma il tifo resiste eccome…</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Due parole sul gol di <em>Fiorini</em> e su quello di <em>Poli</em>, neanche ti dico a quali partite mi riferisco.&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quelle degli spareggi per evitare la serie C furono le mie ultime radiocronache per Rds. Quei gol decisivi furono momenti indimenticabili. Pensa che ogni tanto qualcuno ancora ricorda di aver seguito la partita con il Campobasso ascoltando la mia radiocronaca. Quella sera, tornando a Roma da Napoli (dove si giocò lo spareggio) mi dissi: missione compiuta, basta così. E mi occupai di altro. La Lazio tornò ad essere un parente da seguire con affetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’altro giorno, a pranzo, hai avuto parole di elogio per il mio amico Francesco Repice. È l’unico romanista del quale ti abbia sentito parlare bene.&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È un bravissimo professionista, come lo era Riccardo Cucchi, laziale ma eccellente radiocronista. Repice e Cucchi sono “figli” di Ameri e Ciotti, numeri uno nei decenni del calcio che tutti vivevamo attaccati alla radio, un’epoca romantica che finì con l’avvento, anzi con l’invasione delle pay-tv.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mauro Mazza oggi e progetti futuri: a quali temi o forme narrative ti stai dedicando e su quali vorresti concentrarti nei suoi prossimi lavori?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il futuro è ogni giorno, da vivere serenamente. Sai, con gli anni che corrono, si spera di poter fare ancora molto, ma senza affanno e senza fretta. Si scopre la profonda verità del detto: l’importante è la salute. Finché ce n’è, si possono fare cose belle e raccontare storie è una di queste.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In ultimo ma non per ultimo, due parole sulla Meloni, che conosci da quando era ragazza.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È un fenomeno, comunque la si pensi. Vince per distacco su tutti gli altri. Ha costruito un partito e lo ha portato oltre il 30 per cento. Governa da tre anni, si è conquistata stima e credibilità internazionale. E continua a studiare, come quando imparava l’inglese ascoltando in autobus, con le cuffiette, le canzoni di Michael Jackson. Ma il suo tratto umano, il continuare ad essere semplicemente Giorgia, è il suo valore aggiunto.</p>



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		<title>Aldo Cazzullo: l’arte di scrivere!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Apr 2025 15:26:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cinquantanove anni, piemontese di Alba, giornalista, scrittore e tanto altro. Aldo Cazzullo, sposato, con due figli, ha intrattenuto e intrattiene da quasi quarant’anni milioni di persone tra lettori e telespettatori che lo seguono con interesse, apprezzandone i contenuti, l’assoluta chiarezza ed il suo modo di esporre che lo contraddistingue &#8211;per la sua pacatezza&#8211; in un [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Cinquantanove anni, piemontese di Alba, giornalista, scrittore e tanto altro. Aldo Cazzullo, sposato, con due figli, ha intrattenuto e intrattiene da quasi quarant’anni milioni di persone tra lettori e telespettatori che lo seguono con interesse, apprezzandone i contenuti, l’assoluta chiarezza ed il suo modo di esporre che lo contraddistingue &#8211;<em>per la sua pacatezza</em>&#8211; in un mondo di <em>“strilloni”</em> e di <em>voltagabbana.</em> Ho avuto il privilegio di conoscerlo nel 2017 a Soriano nel Cimino per il <em>“Premio Calabrese”</em> e da quel momento sono rimasto affascinato dal suo <em>savoir faire </em>e dalla sua immensa cultura che è direttamente proporzionale alla sua genuina semplicità. Ho incontrato Aldo nella Biblioteca Alessandrina dell’Archivio di Stato presso Sant’Ivo alla Sapienza e tra libri e manuali antichi ho parlato con lui di Giulio Cesare, Craxi, Trump, Musk, Putin, Meloni e della nostra amatissima Juventus.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="765" height="1024" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/biblioteca-archivio-di-stato-765x1024.jpg" alt="" class="wp-image-1972" style="width:335px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/biblioteca-archivio-di-stato-765x1024.jpg 765w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/biblioteca-archivio-di-stato-224x300.jpg 224w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/biblioteca-archivio-di-stato-768x1027.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/biblioteca-archivio-di-stato-1148x1536.jpg 1148w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/biblioteca-archivio-di-stato.jpg 1196w" sizes="auto, (max-width: 765px) 100vw, 765px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Andiamo per ordine e partiamo dal tuo ultimo libro, dal titolo: “</strong><strong>Craxi. L’ultimo vero politico. I racconti e le immagini”,</strong><strong> edito proprio a venticinque anni dalla morte di Bettino Craxi. Nel libro non fai sconti, evidenziando anche i limiti e gli errori di Craxi, ma riconosci in lui l’essere stato un vero <em>Leader</em>, definendolo per l’appunto “<em>l’ultimo vero politico</em>”.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, è come hai giustamente sintetizzato, Craxi ha commesso errori, ha commesso anche reati, però era un leader politico, prendeva decisioni. Ha posto delle questioni come la riforma del sistema di cui si parla ancora adesso. Poi a un certo punto non riuscì più a capire il tempo, il suo tempo, quando disse agli italiani <em>andate al mare anziché andare a votare per il referendum sulla preferenza unica,</em> che tagliava un po’ le unghie ai partiti; gli italiani andarono invece a votare, qualcuno andò proprio perché Craxi aveva detto di andare al mare e lì fu l&#8217;inizio della sua fine. Io in questo libro faccio un ritratto di Craxi fatto di luci e di ombre, in chiaroscuro. Craxi ha commesso degli errori, ripeto anche dei reati, però ha avuto sicuramente anche dei meriti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="762" height="1024" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/copertina-libro-762x1024.jpg" alt="" class="wp-image-1973" style="width:369px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/copertina-libro-762x1024.jpg 762w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/copertina-libro-223x300.jpg 223w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/copertina-libro-768x1033.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/copertina-libro-1142x1536.jpg 1142w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/copertina-libro.jpg 1190w" sizes="auto, (max-width: 762px) 100vw, 762px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="461" height="1024" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/autografo-libro-461x1024.jpg" alt="" class="wp-image-1974" style="width:364px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/autografo-libro-461x1024.jpg 461w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/autografo-libro-135x300.jpg 135w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/autografo-libro-691x1536.jpg 691w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/autografo-libro.jpg 720w" sizes="auto, (max-width: 461px) 100vw, 461px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Visto che oggi la politica è cambiata, ti chiedo come gestirebbero i nostri attuali politici una crisi come quella di “Sigonella” del 1985? Ci sarebbe ancora un risoluto “NO” agli americani, come quello di Craxi, a preservare la <em>“Sovranità nazionale?”</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Penso che adesso i politici si piegherebbero agli Stati Uniti d&#8217;America.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Politici di qualsiasi schieramento e colore?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Di qualsiasi schieramento e colore, sicuramente sì.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nella classifica dei libri attualmente più venduti in Italia ci sono altri due tuoi grandi successi: </strong><strong>“</strong><strong><em>Il Dio dei nostri padri: il grande romanzo della Bibbia” e </em></strong><strong>&nbsp;</strong><strong>“</strong><strong><em>Quando eravamo i padroni del mondo &#8211; Roma: l&#8217;impero infinito</em></strong><strong>”. Cosa mi dici di questi due capolavori?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Beh, insomma, <em>capolavori</em> è una definizione generosa, sono libri che hanno incontrato il favore dei lettori, io nei miei libri cerco di ricostruire un po’ l&#8217;identità italiana. Ho scritto libri sul Risorgimento, sulla Prima Guerra Mondiale, sul Fascismo, sulla Resistenza, sulla Ricostruzione, poi sono andato all&#8217;indietro nel tempo: Dante padre della nostra lingua, l&#8217;Impero Romano che <em>ha gettato le fondamenta di quello che oggi chiamiamo Occidente; e</em> poi la Bibbia, perché la Bibbia è la radice della nostra civiltà, la civiltà giudaico-cristiana, la civiltà occidentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un altro libro di grandissimo successo è stato &#8220;<em>Una giornata particolare</em>&#8220;, tratto dall’omonima trasmissione televisiva da Te condotta su La 7. Se ti chiedo di scegliete una sola tra le tante giornate “cruciali” raccontate -che hanno cambiato non solo il destino dei protagonisti ma anche la storia- quale scegli?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui siamo proprio nella Biblioteca dove giriamo “<em>Una giornata particolare”</em> che è un lavoro di squadra. Io sono il terminale di un lavoro molto grande, molto duro che però ci sta dando grandi soddisfazioni. Dovessi scegliere una giornata forse sceglierei <em>l&#8217;assassinio di Giulio Cesare</em>, perché Giulio Cesare è stato il primo a scrivere in un documento ufficiale la parola “Italia”. Quando Cesare conquista la Gallia, scrive al Senato un messaggio in cui dice: <em>prima in Gallia avevamo un sentiero che ci serviva ad andare in Spagna, la fascia costiera (</em>che adesso si chiama Provenza, dal latino provincia)<em>. Ora dalle Alpi all’Oceano non c&#8217;è nulla che l&#8217;Italia debba temere.</em> Era la prima volta che la parola Italia veniva scritta in un documento e in questo senso forse Cesare è uno dei padri dell&#8217;Italia, che sia stato assassinato in quella maniera a me un po’ dispiace, perché Giulio Cesare era un grande scrittore, un grande Generale, un grande leader politico. Ed era anche un grande giornalista. <em>Veni, vidi, vici</em>, tre parole, dodici caratteri; non mi viene in mente un tweet più efficace di così. La storia dell’assassinio di Cesare è una grande storia che sono stato felice di raccontare in “<em>Una giornata particolare</em>.”</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Abbiamo parlato del Cazzullo scrittore, parliamo del Cazzullo giornalista: inviato speciale ed editorialista del <em>Corriere della Sera</em> di cui attualmente sei Vicedirettore “<em>ad personam”, </em>fammi capire meglio questo “<em>ad personam</em>”.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ahahah, no, no, <em>ad personam</em> vuol dire che non ho obblighi redazionali ma è in realtà una cosa un po’ ibrida perché dovrebbe essere una cosa onorifica ma io devo anche lavorare, devo un po’ coordinare alcune pagine di interviste e per fortuna non devo farle tutte io perché ci sono dei colleghi bravissimi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai raccontato i principali avvenimenti italiani e mondiali, intervistato le più grandi personalità internazionali, tuttavia, continui a curare in prima persona la pagina “<em>Lo dico al Corriere</em>” in cui dai spazio e rispondi alle lettere dei lettori. Quanto è importante per Te il rapporto con i tuoi lettori?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È fondamentale anche perché senza lettori noi non esisteremmo; arrivano circa seicento mail al giorno al Corriere, quasi tutti scrivono per lamentarsi, ma figurati è legittimo, è normale che sia così. Uno scrive ad un giornale per dire che le cose non vanno e non per dire che le cose vanno bene. Ogni giorno, con l&#8217;aiuto anche lì di una collega si chiama <em>Grazia Maria Mottola</em> -anche lei molto brava- scegliamo la lettera del giorno cui dare una risposta, scegliamo la lettera che è spesso un racconto di vita o una protesta, una testimonianza, poi ci sono altre letterine a cui a volte rispondo in molto breve, beh insomma è una palestra che mi tiene vivo, mi tiene sveglio. È faticoso perché bisogna leggere tantissime mail, però è anche bello perché ti rendi conto di cosa pensa veramente la gente, quindi è un&#8217;esperienza molto preziosa che faccio ormai da otto anni e che vedremo quanto continuerà ma comunque, ti ripeto, è bello farlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che differenza c&#8217;è tra il giornalista e lo scrittore? Hanno tutti due la penna, il taccuino, il computer, però, secondo me, è fondamentale la differenza.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Beh, chiaro, il giornalista ha qualche obbligo in più, deve essere diretto, deve essere sintetico e lo scrittore ha il proprio stile, ogni scrittore ha un suo stile diverso. Io quando scrivo i libri cerco di essere generoso verso il mio lettore, non scrivo per me stesso o pensando ad altri giornalisti, tantomeno pensando agli accademici ma cerco di scrivere per il pubblico, cercando di dargli il meglio. Per questo non amo la parola divulgatore, è una parola che non mi piace, è una parola in cui c&#8217;è l&#8217;idea del volgo e del dotto. Io non sono un dotto e non ho un volgo davanti, ho un pubblico con cui dialogo, a cui propongo dei testi che, quando sono scritti su un giornale magari hanno un certo stile mentre nei libri ne hanno un altro, però credo che ci sia parentela tra la figura del giornalista e quella dello scrittore. In questo momento non sto parlando di me, sto parlando del passato, il Corriere della Sera ha un&#8217;antica tradizione di scrittori che lavorano al Corriere, scrivono sul Corriere. Eugenio Montale era un redattore del Corriere della Sera, Indro Montanelli, Paolo Monelli, Buzzati, Piovene, Parise, qualcuno di loro lavorava proprio al Corriere, tutti scrivevano regolarmente sul Corriere. Quindi c&#8217;è una tradizione letteraria, poi naturalmente noi siamo nanetti sulle spalle di immensi giganti però, ecco, io mi sono sentito una volta dire: <em>hai scritto un romanzo, no, no, al Campiello non ti vogliamo, non prendiamo libri di giornalisti; </em>beh, possono dirmi che non prendono i libri di Aldo Cazzullo e, fanno bene magari ma non possono dirmi che non prendono libri di giornalisti, perché allora penso che sei un accademico, un letterato che bada solo a se stesso e ai suoi accoliti. Ecco la società letteraria, non esiste la società letteraria, esistono gli scrittori.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="766" height="1024" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/ALDO-ED-ERCOLE-DA-LONTANO-766x1024.jpg" alt="" class="wp-image-1979" style="width:522px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/ALDO-ED-ERCOLE-DA-LONTANO-766x1024.jpg 766w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/ALDO-ED-ERCOLE-DA-LONTANO-224x300.jpg 224w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/ALDO-ED-ERCOLE-DA-LONTANO-768x1027.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/ALDO-ED-ERCOLE-DA-LONTANO-1149x1536.jpg 1149w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/ALDO-ED-ERCOLE-DA-LONTANO-1532x2048.jpg 1532w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/ALDO-ED-ERCOLE-DA-LONTANO-scaled.jpg 1915w" sizes="auto, (max-width: 766px) 100vw, 766px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nell&#8217;epoca dell’Intelligenza Artificiale, della digitalizzazione, dei social media qual è il futuro della stampa tradizionale?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Guarda, se tu hai mi avessi fatto questa domanda dieci anni fa ti avrei dato una risposta molto pessimista. Era un tempo in cui RCS, sotto la precedente gestione, con “EU Reporter” era come se dicesse: <em>ormai non servono più i giornalisti, chiunque può fare il giornalista, mandateci i vostri video;</em> poi invece c&#8217;è stato un momento anche drammatico, quello della pandemia, in cui sono esplosi gli abbonamenti digitali. La gente voleva sapere cosa stava accadendo, si è abbonata al Corriere, ad altri giornali, non era scritto da nessuna parte che nell&#8217;era digitale si sarebbe ancora passati dai giornali &#8211;<em>sempre meno della Carta</em>&#8211; sempre di più dei siti per informarsi. Adesso è un altro periodo difficile perché, vedi, quando ero ragazzo facevamo i <em>Focus Group</em> con i lettori dei campioni rappresentativi dei lettori di ogni età, di ogni ceto sociale, i quali ci dicevano quello che volevano dai giornali e però loro dicevano esattamente quello che noi volevamo sentirci dire. Vogliamo più inchieste, più reportage dall&#8217;estero, più approfondimenti, più cultura, adesso noi misuriamo i click e sappiamo esattamente quello che legge la gente, sappiamo quello che vuole la gente e la gente non vuole più cultura, non vuole più reportage dall&#8217;estero. Le cose che vanno di più, e tu lo sai, sono le interviste ed io mi sforzo di cercare di farlo, di commissionare interviste che abbiano una storia, un pensiero, un livello, a volte invece funzionano le interviste ancora più basse. Ecco, l&#8217;alto o il basso va bene, il basso compiaciuto di sé stesso no.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="649" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/Laura-Biblioteca-1024x649.jpg" alt="" class="wp-image-1976" style="width:439px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/Laura-Biblioteca-1024x649.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/Laura-Biblioteca-300x190.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/Laura-Biblioteca-768x487.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/Laura-Biblioteca.jpg 1368w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Passiamo alla stretta attualità, citando proprio un passo della Bibbia: “<em>c’è un tempo per la pace e un tempo per la guerra</em>”. Qual è il tempo che stiamo vivendo? Avresti mai immaginato che nel 2025 si parlasse di <em>kit di sopravvivenza</em> e di <em>riarmo dell’Europa?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">No, non l&#8217;avrei mai immaginato, riarmare l&#8217;Europa è giusto non per fare la guerra agli altri ma per evitare che gli altri che facciano la guerra a noi. La Bibbia è più che attuale, la Bibbia è eterna: <em>c&#8217;è un tempo per odiare, un tempo per amare, c&#8217;è un tempo per distruggere, un tempo per costruire, c&#8217;è un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli e c&#8217;è un tempo per la guerra, un tempo per la pace</em>. Questo sembra ancora il tempo della guerra e invece sarebbe veramente il momento di unirci perché abbiamo delle questioni epocali che ci riguardano tutti: i flussi migratori, il cambio climatico, la proliferazione nucleare. Questo stato di guerra permanente va fermato, mai come adesso servirebbe il governo del mondo, il mondo globale vero, il dialogo tra i governi, tra le genti. Purtroppo, la storia sembra avere imboccato un&#8217;altra direzione, il ritorno ai nazionalismi esasperati da cui non mi attendo niente di buono.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai affermato: “<em>più che Trump mi fa paura Musk</em>”. Ti riferisci in particolare a quell’Alleanza tra tecnologia, potere economico e potere politico che ormai in Occidente sembra sia in procinto di soppiantare la “democrazia”?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Beh, la democrazia è più solida, secondo me, di quello che pensiamo&nbsp; però è anche vero che il rischio c&#8217;è e il rischio non è tanto Trump, che ha vinto legittimamente le elezioni, che tra tre anni e mezzo andrà in pensione ma Musk, che è molto più giovane, ha molti più soldi e si candida a fare un po’ il capo di questa <em>internazionale reazionaria</em> -come la chiama Macron- e c&#8217;è in effetti un elemento di forzatura in un uomo immensamente ricco che finanzia movimenti estremisti come &nbsp;<em>Alternative für Deutschland</em>in Germania; addirittura in Inghilterra non vuole più <em>Nigel Farage</em> ma vuole uno ancora più estremista di lui, uno che è in prigione per avere provocato dei tumulti a sfondo etnico. Insomma, Musk onestamente mi preoccupa, è un uomo che ha tanto denaro, disposto a usarlo in modo spregiudicato e &nbsp;Lui, come gli altri padroni della rete, sanno tutto di noi, il big data, i big dei grandi dati sanno tutto di noi e in più col <em>sistema starlink</em> controlla le telecomunicazioni, mi sembra che ci sia troppo potere nelle mani di un uomo solo, anche se mi pare che Musk si stia un po’ rovinando con le sue stesse mani; beh, vediamo come va a finire.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto a Putin, nello spiegare le dinamiche geopolitiche sottese alle mosse del leader russo hai affermato: &#8220;<em>Putin sta cercando di riprendersi quello che considera suo. Sta cercando di ricreare la sfera di influenza tradizionale della Russia, dell&#8217;URSS</em>”: ci riuscirà? Se sì, lo farà con la forza o raggiungendo un nuovo equilibrio <em>neocoloniale</em> con l’America di Trump?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È una domanda molto interessante, Ercole, sicuramente lui vuole ricostruire la storia di influenza sovietica, lo dice lui stesso. A Trump Putin piace perché Putin è un uomo forte, a Trump piacciono gli uomini forti, Putin è un uomo estremamente spregiudicato, ha causato la morte dei principali oppositori da <em>Anna Politkovskaja&nbsp;</em><em>ad Aleksej Naval&#8217;nyj</em>; io spero ancora che sia fermato, se il mondo deve essere diviso tra <em>Xi Jinping, Putin e Trump</em> non mi sento molto tranquillo. Spero che l&#8217;Europa possa farsi valere, perché il vero sovranismo, in questo momento, non è un sovranismo nazionale, è un sovranismo europeo.<strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ti cito il passo di un celeberrimo discorso di John Fitzgerald Kennedy: “<em>Che tipo di pace cerchiamo? Sto parlando di una pace vera. Un tipo di pace che rende la vita sulla terra degna di essere vissuta. Non solamente la pace nel nostro tempo, ma la pace in tutti i tempi</em>.” È corretto dire che la &#8220;<em>pace</em>&#8221; in Ucraina che stanno trattando Trump e Putin è proprio quel genere di pace imposta da potenze neocolonialiste, quel genere di “<em>pax americana</em>” che Kennedy aborriva?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È presto per dirlo, ma il timore che dovremo assistere nei prossimi mesi ad una capitolazione dell&#8217;Ucraina c&#8217;è. Bisogna capire quanto sia filorusso Trump, che sicuramente non sopporta <em>Volodymyr Zelens&#8217;kyj</em> e lo abbiamo visto. Spero che Trump non sia così filorusso come viene rappresentato quindi spero che sappia anche tenere testa a Putin, di certo questa sua pretesa di chiudere la guerra in pochi giorni si è rivelata una velleità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A proposito di Trump, sono di strettissima attualità i dazi imposti con il <em>Liberation day.</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, è un autogol clamoroso per gli Stati Uniti, di fatto una tassa sui consumi interni americani che ha fatto crollare le borse, ha riacceso l&#8217;inflazione; è un bel problema anche per noi italiani e anche per Giorgia Meloni, l&#8217;Italia è l&#8217;unico Paese dell&#8217;Europa Occidentale guidato da una leader che appartiene alla stessa famiglia politica di Trump quindi se non riuscirà ad avere un trattamento privilegiato avrà qualche problema con i suoi elettori mentre se riuscirà ad averlo, avrà qualche problema con Germania e Francia. Vedremo!</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="383" height="750" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/leggio-Sapienza.jpg" alt="" class="wp-image-1977" style="width:196px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/leggio-Sapienza.jpg 383w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/leggio-Sapienza-153x300.jpg 153w" sizes="auto, (max-width: 383px) 100vw, 383px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Passiamo ad un tema più leggero: hai seguito come inviato speciale sei edizioni dei Giochi Olimpici e sei Mondiali di calcio, raccontando tra l’altro nel libro <em>“Italia &#8211; Germania 2 a 0. Diario di un mese mondiale”</em> quella storica vittoria degli Azzurri. Quale impresa sportiva a cui hai assistito ti ha emozionato di più in assoluto?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La semifinale <em>Italia Germania due a zero</em> perché battere i tedeschi a casa loro, davanti a migliaia di immigrati italiani che spesso vengono trattati dai tedeschi con durezza, è stata un&#8217;immensa soddisfazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Chiudiamo con il botto, Aldo. “</strong><strong><em>Ricordate, ci riconosceremo ovunque con uno sguardo. Siamo la gente della Juve. Fino alla fine, Andrea</em></strong><strong>”. Queste le parole con le quali il Presidente Andrea Agnelli si è congedato, qualche tempo fa, dalla Juventus. &nbsp;Noi due, Aldo, ci siamo riconosciuti con uno sguardo a Soriano nel Cimino, nel 2017, in occasione del Premio Calabrese.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ebbene sì, ci siamo riconosciuti, confesso di essere juventino; da ragazzo ero molto juventino, andavo allo stadio con mio papà poi ho avuto un periodo in cui non mi sono molto riconosciuto …in una certa una certa “stagione” della Juventus però adesso poi mio figlio è molto juventino, quindi andiamo allo stadio anche insieme, per cui è una bella passione, una passione forte.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il giocatore della Juve che hai nel cuore? </strong><strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Michel Platini</em>!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ultimissima, domenica ci sarà Roma-Juventus, andremo in Champions o guarderemo la televisione l&#8217;anno prossimo?</strong><strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Vediamo come si trova Tudor. Quest&#8217;anno io mi ero illuso di rivedere la Juve del 1972, una squadra di giovani, la squadra di Causio &#8211;<em>che da giovane era fortissimo</em>&#8211; la squadra di Bettega giovane; tanti giovani che sembravano dover ripetere quell’esperienza ma alla fine non è andata così! Comunque una squadra si deve amare, si deve sostenere soprattutto nella cattiva sorte.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="765" height="1024" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/facciata-santIvo-Sapienza-Roma-765x1024.jpg" alt="" class="wp-image-1975" style="width:344px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/facciata-santIvo-Sapienza-Roma-765x1024.jpg 765w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/facciata-santIvo-Sapienza-Roma-224x300.jpg 224w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/facciata-santIvo-Sapienza-Roma-768x1027.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/facciata-santIvo-Sapienza-Roma-1148x1536.jpg 1148w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/04/facciata-santIvo-Sapienza-Roma.jpg 1196w" sizes="auto, (max-width: 765px) 100vw, 765px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Quattro chiacchiere con Francesco Giorgino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Dec 2024 15:56:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalisti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Ercole FRAGASSO Ho il privilegio di conoscere da alcuni anni il Direttore Francesco Giorgino, stimato ed apprezzato giornalista e docente universitario e di aver condiviso con lui un corso sulla comunicazione tenuto agli Ufficiali della Croce Rossa Italiana. Proprio in quel contesto, al termine delle lezioni e a microfoni spenti, ci confrontammo su alcune [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ercolefragasso.it/2024/12/27/quattro-chiacchiere-con-francesco-giorgino/">Quattro chiacchiere con Francesco Giorgino</a> proviene da <a href="https://www.ercolefragasso.it">Ercole Fragasso</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>di Ercole FRAGASSO</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><kbd>Ho</kbd><strong> </strong>il privilegio di conoscere da alcuni anni il Direttore Francesco Giorgino, stimato ed apprezzato giornalista e docente universitario e di aver condiviso con lui un corso sulla comunicazione tenuto agli Ufficiali della Croce Rossa Italiana. Proprio in quel contesto, al termine delle lezioni e a microfoni spenti, ci confrontammo su alcune caratteristiche che ci accomunano: l’apprezzamento per le Istituzioni militari, la Juventus e i grandi insegnamenti di don Bosco, il prete dei giovani. Molto garbato ed elegante -sia nello stile sia nell’abbigliamento- molto cordiale e professionale, il Direttore Giorgino si è <em>confessato</em> negli Uffici di Viale Mazzini al mio microfono spaziando, come solo chi ha grande cultura sa fare, dal giornalismo alla filosofia, dallo sport ai social. Direttore dell&#8217;Ufficio studi Rai, che ha il compito di analizzare i dossier più importanti che riguardano il presente e il futuro dell&#8217;azienda del servizio pubblico della televisione e che pubblica ricerche, studi, analisi guardando in chiave anche comparativa a quello che succede nei mercati europei, nei mercati internazionali e sempre nell&#8217;ambito dei cosiddetti PSM (acronimo che sta per public service media, cioè i media del servizio pubblico) è altresì professore di comunicazione e marketing ed ha iniziato ad insegnare nell’ormai lontano 2000, un quarto di secolo fa alla<em> Sapienza</em> <em>Università di Roma</em> e, dopo aver svolto il medesimo incarico per un periodo anche <em>all&#8217;Università</em> <em>Lateranense</em>, è approdato nel 2014 alla <em>Luiss </em>ove tuttora insegna<em>.</em> E&#8217; autore di diversi libri in ambito di comunicazione e marketing, gli ultimi sono: <em>Brand Telling</em> (edito da Egea, che è la casa editrice della Bocconi e che è uscito a settembre) e il <em>Manuale di comunicazione e marketing</em> (che è uscito nel mese di novembre per Luiss University Press che è la casa editrice della Luiss) mentre a gennaio sarà pubblicato <em>Sociologia dei  Giornalismi</em> (Edito da Mondadori Università). Appassionato di sport, è istruttore di secondo grado di tennis e ricorda con viva emozione i suoi calci al pallone da ragazzino nell’Oratorio di Andria.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2024/12/GIORGINO-2-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-1905" style="width:578px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2024/12/GIORGINO-2-1024x768.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2024/12/GIORGINO-2-300x225.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2024/12/GIORGINO-2-768x576.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2024/12/GIORGINO-2.jpg 1159w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lo scorso novembre è ripartito in seconda serata il programma che ha ideato, coordina e conduce. Mi parli della sigla (&#8220;No Man No Cry&#8221; di Jimmy Sax) e del titolo del programma (“XXI Secolo, quando il presente diventa futuro”) e concluda scegliendo un aggettivo per entrambi.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto parto dagli aggettivi e <em>No Man No</em> <em>Cry </em>di <em>Jimmy Sax</em> che è sigla coinvolgente ed emozionante. Per quanto riguarda il programma <em>Ventunesimo Secolo</em>, quando il presente diventa futuro, direi che è un programma innovativo. L&#8217;aggettivo che vorrei usare per definire questo nuovo programma è <em>innovativo</em>. Allora perché non usare <em>No Man No Cry</em> . Avevo ascoltato per la prima volta questa canzone durante il <em>covid</em> e vidi e presi atto che c&#8217;erano diversi contenuti video, audio, video sulle piattaforme social che proprio raccontavano di persone che all&#8217;improvviso si mettevano a ballare sui balconi e ascoltando la canzone di <em>Jimmy Sax. </em>Quindi per la prima volta presi atto in quel contesto dell&#8217;esistenza di questo brano che, ammetto, fino a quel momento non conoscevo. Tra me e me dissi: se un giorno dovessi mai fare un programma, questo potrebbe essere la sigla del mio programma, cosa che poi si è puntualmente verificato. Quindi è un po’ nato per caso. Poi credo che sia una sigla molto giusta per quel tipo di programma, perché come dice il sottotitolo <em>Quando il presente diventa futuro</em>, quindi <em>Ventunesimo Secolo</em> è un programma dell&#8217;approfondimento giornalistico della Rai che si muove nell&#8217;ottica di congiungere i tre tempi dell&#8217;esperienza umana: passato, presente e futuro. Nel senso che il presente che raccontiamo è il frutto di quello che evidentemente siamo stati, delle nostre radici, della nostra identità. Ma al tempo stesso raccontiamo un presente che viene sviluppato sempre in chiave prospettica, cioè immaginando quelle che poi possono essere le ricadute future.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Passiamo al &#8220;contenuto&#8221;, il Suo è un programma di &#8220;approfondimento&#8221; che vuole coniugare &#8220;tradizione&#8221; (la classica fascia oraria della seconda serata su Rai1) e &#8220;innovazione&#8221; (con contenuti multimediali sulla piattaforma di RaiPlay).</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Esatto, concentriamoci su quelli che sono gli elementi di maggiore innovazione rispetto alla normale programmazione di approfondimento del giorno. Le dico, quando io ho un po’ scritto l&#8217;anno scorso per la prima volta la struttura di questo programma, oltre che naturalmente fare quello che dicevo prima, cioè tenere sempre in evidenza la congiunzione diacronica, tra passato, presente e futuro avevo come intenzione quella di coniugare tre linguaggi diversi. Il primo elemento, primo fattore di innovazione rispetto al resto dei programmi è la coniugazione di tre linguaggi diversi, il linguaggio della parola, che è affidata evidentemente al mio editoriale iniziale e che è affidata alla interlocuzione che io ho con ospiti di primo piano del mondo politico, istituzionale, economico nella prima e nella seconda parte. E poi c’è il linguaggio delle immagini, perché noi abbiamo dei mini reportage sempre in ogni puntata, quindi sono praticamente servizi fatti sul posto dai nostri inviati, piuttosto che montaggi di immagini, con una chiave in grado di restituire anche la dinamicità di certi temi. Il terzo linguaggio, che utilizziamo sempre, è quello dei dati che è una novità nel giornalismo televisivo. Perché di solito le infografiche sono sempre state molto utilizzate dalla carta stampata, io invece ho investito molto sul linguaggio dei dati sul <em>data journalism</em> proprio perché credo moltissimo nel racconto fondato sull&#8217;evidenza. Sono molto importanti le opinioni, però le opinioni hanno un senso nella misura in cui si sviluppano su dei presupposti di pragmaticità di aderenza alla realtà, che soltanto i dati sono in grado di restituire. L&#8217;altra innovazione che riguarda l&#8217;edizione di quest&#8217;anno è appunto la <em>crossmedialità</em>. Noi siamo riusciti a fare un prodotto veramente <em>crossmediale</em>. Nel senso che visto che il lunedì sera in seconda serata andiamo su Rai Uno, il martedì mattina successivo, già molto presto, diciamo già nelle primissime ore della mattina andiamo in onda con il <em>podcast</em> a <em>Ventunesimo Secolo</em>, quando il presente diventa futuro. Mercoledì, giovedì e venerdì abbiamo tre contenuti originali, quindi, che non sono pezzi di programma pubblicati su <em>Raiplay</em>, ma proprio tre contenuti a sé stanti, autonomi che sviluppano anche temi diversi da quelli della puntata su Rai Uno e che noi presentiamo dentro lo studio, ma facendo molto ricorso ai servizi esterni. E poi abbiamo l&#8217;ultimo sabato del mese, il <em>podcast</em> <em>Ventunesimo Secolo</em> <em>celebrities</em>, che raccoglie il meglio delle interviste fatte ai personaggi dello spettacolo durante la puntata su Rai Uno. Adesso però posso annunciare una novità: dal 2025 partiamo anche con un <em>instant-book</em> su <em>Rai libri</em> <em>Ventunesimo Secolo</em> dedicato praticamente a un tema o, ad un insieme di temi, che meritano di essere affrontati e raccontati attraverso anche l&#8217;esperienza della lettura. Poi mettiamoci anche i contenuti che pubblichiamo giornalmente sui nostri account social, quindi è davvero un racconto del mondo dell&#8217;Italia in chiave orizzontale perché riusciamo ad attraversare un po’ tutti i mezzi di comunicazione, quindi sicuramente c&#8217;è tanta innovazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Analizzare e capire il presente per &#8220;prevedere&#8221; il futuro: la struttura narrativa del Suo programma presuppone un giornalismo che non si limita a fare domande, ma che &#8220;spiega&#8221; e cerca anche le risposte&#8230;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, anche questa è un&#8217;altra caratteristica del nostro programma. Io mi sono imposto due regole nel momento in cui ho cominciato questa avventura professionale. La prima regola era quella di raccontare anche le cose più complesse, ma in un modo accessibile a tutti. Io credo che sia una esigenza, questa, assolutamente inderogabile. È un&#8217;urgenza anche del giornalismo. Non è che ci sono dei temi che sono inaccessibili al pubblico generalista, il problema è come quei temi li affronti, come li riesci sostanzialmente a raccontare. Quindi è una questione di linguaggio. Certamente puoi spiegare anche le cose più complesse in un modo che tutti riescano a capire quello che stai raccontando. Il secondo proposito era quello di non limitarmi a fare le domande classiche del giornalismo, ma andare un po’ oltre. Quindi, per esempio. Non solo dove è accaduto, perché è accaduto come è accaduto. Bensì: chi è il protagonista di quella vicenda che si sta raccontando? Ma anche dove altro può accadere? Cos&#8217;altro può accadere? E per quali altri motivi potrebbe accadere? Quello che noi stiamo raccontando, quindi, deve muoversi sul filo delle possibilità, ma anche delle probabilità. Ecco che si ripetono determinati tipi di accadimenti e quindi da questo punto di vista il futuro prossimo è molto presente; non vogliamo fare gli indovini, però vogliamo segnalare i cosiddetti <em>main trends</em> e quindi provare a delineare quelle che sono le più probabili linee di sviluppo delle grandi questioni del secolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nella puntata del 9 dicembre scorso in uno dei “faccia a faccia” del programma ha intervistato Bruno Vespa (che anni or sono Le fece il primo colloquio per entrare in Rai): si può parlare di un &#8220;passaggio di consegne&#8221; tra i &#8220;padroni di casa&#8221; della seconda serata della rete ammiraglia Rai?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">No, assolutamente no, perché non è un passaggio di consegne in quanto io occupo un pezzo del palinsesto della seconda serata di Raiuno nella giornata del lunedì. Lunga vita professionale a Bruno Vespa, che considero il mio maestro e quindi speriamo che la Rai possa avvalersi ancora per molto tempo del contributo di Bruno Vespa a <em>cinque minuti</em> e in seconda serata. Io sono già molto gratificato nel fare i lunedì sera, peraltro neanche per tutto l&#8217;anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per anni ha condotto il TG1 delle 13:30 e poi delle 20:00, entrando nelle case di milioni di italiani nei momenti &#8220;sacri&#8221; del pranzo e della cena. Un’indubbia gratificazione professionale ma anche una rilevante responsabilità&#8230;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È vero, la parola chiave è proprio questa: responsabilità. Io sono molto grato alla Rai per avermi consentito di fare gran parte del mio percorso professionale all&#8217;interno del TG Uno. Come è stato ricordato prima, io ho cominciato nel 1991, proprio quando il Direttore era Bruno Vespa e in quella che Bruno Vespa chiamava la <em>nave scuola</em>, che era praticamente <em>Uno Mattina</em>. Ho percorso tutte le tappe. Se sono al TG Uno è perché ho cominciato a <em>Unomattina</em>, poi ho fatto il Redattore della redazione società, poi nella redazione cronaca, poi sono diventato inviato di cronaca, poi sono diventato caposervizio della cronaca e vicecaporedattore della cronaca e cronaca e società insieme. Ad un certo punto sono diventato vicecaporedattore della redazione politica, caporedattore centrale della redazione politica, vicedirettore conduttore. Conduttore delle ore 20 e conduttore di edizioni speciali, anche del TG Uno, quindi, ho davvero fatto tutto il percorso professionale lì dentro, però indubbiamente le conduzioni delle 13 e 30 prima e delle 20 poi sono stati il punto di maggiore impatto rispetto all&#8217;opinione pubblica ed effettivamente la parola più giusta è utilizzare la parola <em>responsabilità. </em>Per Max Weber: la responsabilità e la consapevolezza delle conseguenze sugli altri del proprio agire. E in questo caso si tratta di un agire comunicativo nel senso del termine affermato da Jurgen Habermas. Quindi avere la consapevolezza delle conseguenze sugli altri di quello che tu fai in termini di selezione del materiale notiziabile, in termini di trattamento, in termini di intonazione. Io ho provato sempre a ricordarmi di questa accezione della parola responsabilità dataci da Max Weber e quindi sono sempre entrato in punta di piedi nelle case degli italiani, nella consapevolezza che molti potevano essere condizionati positivamente o negativamente da quello che facevo. Poi ho avuto la fortuna di cominciare a lavorare in un&#8217;epoca in cui c&#8217;erano anche dei giganti del servizio pubblico. Da televisivo, quindi mi sono abbeverato di quella cultura del servizio pubblico che oggi porto avanti anche nei miei nuovi incarichi. Poi ho finito il TG Uno e sono arrivato a Viale Mazzini nella <em>corporate</em>, come vicedirettore della direzione editoriale per l&#8217;offerta informativa. E poi sono stato nominato direttore dell&#8217;ufficio studi e conduttore del programma. Non sarei quello che sono se non avessi fatto quell&#8217;esperienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali sono le differenze più rilevanti tra il giornalismo del &#8220;TG&#8221; e il giornalismo di “approfondimento”? E perché ha lasciato il primo per il secondo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà è stato necessario un avvicendamento professionale. Quindi ho lasciato il TG perché sono stato chiamato a questa nuova responsabilità, prima come vicedirettore della direzione editoriale per l&#8217;offerta informativa e poi come direttore dell’ufficio studi, un incarico in totale continuità col mio impegno accademico. L&#8217;azienda aveva bisogno di una figura che fosse al tempo stesso di una certa esperienza all&#8217;interno dell&#8217;azienda, che avesse anche una forte sensibilità accademica. Ed è quello che appunto, avendo fatto altre attività accademiche contemporaneamente al giornalismo, mi riusciva piuttosto naturale fare. Ho condotto speciali serate di approfondimento su tematiche specifiche o addirittura programmi che comunque avevano il passo lungo della diretta televisiva. Nella fascia pomeridiana tantissimi speciali in occasione delle elezioni politiche, delle elezioni amministrative, delle elezioni europee e le americane o raccontato anche fatti di cronaca in prima serata. Vorrei citare in questa in questa intervista, lo speciale che mettemmo in piedi veramente nell&#8217;arco di pochissimi minuti sull&#8217;incendio alla cattedrale di Parigi, Notre Dame e che è stata anche una grande opportunità. Nazionale. Per non parlare poi degli speciali, che mettevamo anche in quel caso in piedi in pochissimi minuti, sul Covid, durante il periodo della pandemia. C’era già un <em>background</em> di approfondimento. Naturalmente il passo è diverso perché, quando fai un programma come <em>Ventunesimo Secolo,</em> devi pensare a temi e a questioni che sono capaci di sistematizzare tutto di un&#8217;asse diacronico medio lungo. Il TG vive della quotidianità, addirittura vive della copertura ora per ora. E quella la principale differenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa La entusiasma e cosa La disturba di più della Sua professione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi entusiasma la possibilità di dar sfogo alla curiosità e di mettere a disposizione degli altri delle proprie competenze tematiche. Ci credo molto. Il giornalismo si fonda su parecchie competenze. C&#8217;è la competenza tematica, c&#8217;è la competenza espressiva, c&#8217;è la competenza relazionale, vale a dire la conoscenza dei pubblici, infine la competenza tecnica. C&#8217;è la competenza deontologica e questo è garanzia anche della obiettività del giornalismo. Questo mi entusiasma molto, mi disturba talvolta la faziosità. In alcuni casi c&#8217;è la mancanza di studio. Ecco, io credo che per essere un buon giornalista serva studiare tanto, proprio perché abbiamo quella responsabilità di cui parlavo prima, cioè, maneggiamo anche cose molto complesse e molto delicate. E senza rinunciare alle proprie idee, perché penso che sia un diritto di ciascuno maturare e manifestare i propri convincimenti all&#8217;esterno, però essere sempre rispettoso delle posizioni alternative alla propria. Ecco, quando c&#8217;è troppa faziosità, la cosa mi crea un po’ di disagio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La domanda più scontata: se Francesco Giorgino non avesse fatto il giornalista oggi sarebbe…?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Soltanto un professore universitario, perché io avevo due desideri, due sogni nella vita sono riuscito a realizzarli entrambi, per fortuna ad altissimo livello e quello di fare giornalista, tra l&#8217;altro televisivo del servizio pubblico e di Rai Uno; quindi, da questo punto di vista sono stato molto, molto fortunato. E dall&#8217;altro lato, però, avendo cominciato a fare l&#8217;assistente universitario giovanissimo, proprio appena laureato, ho sempre amato il mondo accademico, credo di avere un <em>mindset</em> anche molto scientifico e quindi diciamo poter fare come sto facendo da 25 anni: contemporaneamente sia il giornalista sia il professore universitario. Lo studioso, è una cosa che mi gratifica, se non avessi fatto il giornalista avrei fatto solo il professore. Universitario.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È un giornalista principalmente &#8220;televisivo&#8221;, quindi non può sottrarsi ad una domanda sulla &#8220;Televisione&#8221; in generale. Volendo parafrasare il titolo del Suo programma, è d&#8217;accordo su questa definizione: &#8220;Televisione: quando il passato diventa futuro&#8221;?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, perché la televisione, anche la televisione generalista, è ancora molto forte all&#8217;interno del nostro paese; quindi, non è né passato né solo presente, credo e sono convinto di questo che sarà anche futuro. Noi abbiamo le ricerche che lo dicono. Le ricerche del Censis, le ricerche di molti istituti che si occupano del rapporto tra popolazione e media, personal media and mass media ci dicono che il tasso di penetrazione della televisione è ancora altissimo, addirittura superiore al 95% per quanto riguarda il nostro Paese. Chiaramente c&#8217;è una componente della popolazione italiana che ha un rapporto diverso con la Televisione. Quale direttore sto studiando le modalità di compimento di questo processo trasformativo della Rai. Da semplice <em>broadcaste</em>r a <em>digital media company</em>. Si, di <em>public digital media compan</em>y, perché questo comporta un&#8217;innovazione. Non solo di prodotto, ma anche di processo che vale la pena di essere evidentemente considerata e preservata.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E la televisione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Già ora viene fruita in modalità diverse rispetto al passato, quindi c&#8217;è una componente ancora molto consistente, molto forte di popolazione italiana, che fruisce la televisione in modalità lineare, cioè in modalità sincrona, quindi vede la televisione nel momento in cui la televisione va in onda, vede quel programma nel momento in cui viene trasmesso. Allora poi c&#8217;è un&#8217;altra fetta, che è sempre più crescente, di popolazione che fruisce il contenuto televisivo, anche editato da televisione generalista, in modalità asincrona. Quindi che vuol dire asincrona? Vede il programma il giorno dopo, dopo alcuni giorni, sulla piattaforma Raiplay e non più in modalità sincronica, ma in modalità che appunto poi rispondente a quel <em>claim</em>. Quando nacque Raiplay si creò un clima: la televisione, quando vuoi, dove vuoi. Poi e con chi vuoi? Poi, in definitiva, perché non c&#8217;è più la fruizione contestuale, cioè non c&#8217;è più solo la fruizione contestuale in ambito domestico, prevalentemente quindi a casa, ma si vede la televisione sui tablet, si vede sugli smartphone, si vede sui computer, si vede su tanti <em>device</em> mobili; quindi, chiaramente questo pone una sfida nuova, ma la televisione in quanto tutto è industria culturale, in quanto sistema capace di generare e distribuire contenuti, non morirà mai. Deve naturalmente essere al passo con i tempi ed è quello che noi stiamo cercando di fare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Infine, tre cose ci accomunano: l’Istituzione militare, la Juve ed il nostro caro ed intramontabile Don Bosco.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Istituzione militare, nel senso chiariamolo però di grande attenzione da parte mia al ruolo delle Istituzioni del nostro paese. E anche una un&#8217;altra delle cose che io sto facendo mantenere fermo il radicamento alla logica istituzionale che, per esempio considero un valore aggiunto, la capacità di <em>switchare</em> tra comunicazioni politiche e comunicazioni istituzionali. C&#8217;è un momento in cui deve prevalere la comunicazione istituzionale rispetto alla comunicazione. Mia è da questo punto di vista sicuramente l&#8217;attenzione nei confronti delle Forze Armate, le Forze dell&#8217;ordine, delle Istituzioni tutte, le Istituzioni politiche, le Istituzioni economiche, le Istituzioni sociali è sicuramente un qualcosa che fa parte della mia cultura. La Juventus? Come tutti i meridionali, come dire, molti meridionali, è un po’ la squadra del cuore. Ecco, Don Bosco invece credo che sia l&#8217;elemento che ci accomuni di più e perché io ho avuto un grande privilegio che è quello di essere cresciuto in una città di media dimensione come Andria, che per molti anni è stata è stato il comune non capoluogo di provincia, oggi è capoluogo di provincia. Quindi una città, un centro dove si poteva respirare contemporaneamente l&#8217;aspirazione a diventare città e quella dimensione umana che è tipica della provincia italiana; è tra le <em>best practice</em>, diremmo oggi con il linguaggio anglosassone, migliori della mia adolescenza e della mia giovinezza. Sicuramente c&#8217;è stata la frequentazione dell&#8217;oratorio Salesiano di Andria. Lì ho potuto capire i valori fondanti della cultura salesiana, della cultura di Don Bosco e la capacità di sviluppare quell&#8217;approccio direi non solo multi ma anche interdisciplinare. Perché veramente all&#8217;oratorio salesiano di facevamo tante cose, ci siamo avvicinati allo sport, che è stata poi il tennis. In realtà io nel calcio, facevo l&#8217;arbitro e, per molti anni, nella PGS, la Polisportiva Giovanile Salesiana, celeste gialla. Ho imparato, per esempio, a fare l&#8217;arbitro, ho imparato ad applicare le regole, ad avere rispetto delle regole e a vivere anche lo sport dentro una dimensione, diciamo altamente formativa, perché lo sport ha una dimensione che è quella relazionale, che è quella valoriale, che è quella antropologica e che poi ti resta nella vita. Posso raccontare &#8211; e poi termino &#8211; anche un episodio, a un certo punto fui anche leggermente irregolare. Però l&#8217;essere irregolare mi fece comprendere ancor di più il valore di una regola. Perché contestai il Rettore dell&#8217;Oratorio che a un certo punto ci costringeva a lasciare la partita di calcio, fischiava anzitempo la fine della partita per andare a Messa. Io mi permisi di dire bonariamente che si poteva organizzare l&#8217;attività sportiva in funzione della Messa e senza interrompere. Perché poi quando sei ragazzi, stai giocando a calcio, hai voglia di stare in campo, hai voglia di fare l&#8217;attività sportiva. Però poi capii il senso di quella di quella indicazione. Quindi a maggior ragione ho potuto. essere sempre più socializzato a quella cultura e molto nella cultura di Don Bosco. Io ho trovato tante cose che poi ho studiato anche da professore di comunicazione e marketing. Intanto la comunicazione non come semplice connessione, ma come condivisione di senso e di significato. E poi si è abusato nel tempo del termine. Team working? No, lavoro di gruppo che addirittura diciamo è nato come <em>soft skill</em> ma poi è diventata una vera e propria <em>hard skill</em>. Lì si faceva tutto in gruppo e si pregava in gruppo, si giocava in gruppo, si rifletteva in gruppo, quindi, davvero è stata una grande esperienza. Cioè, mettere le proprie individualità a disposizione della logica dell&#8217;insieme, la cultura non dell&#8217;io, ma la cultura del noi. E da qui nasce anche il concetto di responsabilità, ma da cui nasce anche una corretta interpretazione della categoria della libertà. Perché la libertà individuale esiste nella misura in cui esiste la libertà degli altri, cioè, bisogna riuscire, come dire, a correlarsi al contesto, all&#8217;insieme. Il concetto di responsabilità!</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="953" height="1024" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2024/12/GIORGINO-3-953x1024.jpg" alt="" class="wp-image-1904" style="width:432px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2024/12/GIORGINO-3-953x1024.jpg 953w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2024/12/GIORGINO-3-279x300.jpg 279w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2024/12/GIORGINO-3-768x825.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2024/12/GIORGINO-3.jpg 1135w" sizes="auto, (max-width: 953px) 100vw, 953px" /></figure>
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		<title>Maurizio De Giovanni: l&#8217;oracolo di Napoli!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Aug 2023 02:07:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
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<p class="wp-block-paragraph">Nato a Napoli nel 1958, Maurizio De Giovanni è cresciuto, ha studiato ed è vissuto&nbsp; nel capoluogo campano del quale può essere tranquillamente affermato,&nbsp;rappresenta uno degli Alfieri più illustri e più apprezzati. Nei giardini dell&#8217;Albergo Teatro Romano, che si affaccia sul Ponte Ferdinandeo e sul Teatro Romano&nbsp; Minturnae, ho avuto il privilegio di incontrare e&nbsp; -successivamente-&nbsp; intervistare questo straordinario interprete della cultura e della storia italiana non prima però di essermi con lui simpaticamente&nbsp;azzuffato per ragioni &#8220;pallonare&#8221; . Al suo <em>&#8220;siete la seconda squadra&nbsp;di Torino&#8221;</em> non ho potuto infatti non replicare, sempre per amore della storia e della verità, che la <em>&#8220;prima squadra d&#8217;Italia non può essere la seconda di Torino&#8221;</em> e giù reciproche ed affettuose risate che hanno fatto da sfondo ad un serata&nbsp;straordinaria in cui questo immenso drammaturgo e scrittore italiano ha raccontato con disarmante semplicità il suo lavoro e il suo amore per Napoli arrivando a toccare le corde del mio cuore per la sensibilità con la quale ha parlato dei suoi concittadini.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Scrittore, drammaturgo, sceneggiatore, autore di tanti, tantissimi libri. In quale panni ti trovi più a tuo agio?<br></strong>La parola scritta, il racconto è alla base di tutto. Si tratta&nbsp; di storie ed io racconto davvero fatti, situazioni e storie che poi, diciamolo,&nbsp; possono essere raccontate in diverse maniere in un romanzo, in un film o un in un telefilm&nbsp;o, addirittura, in un&#8217;opera teatrale o anche rappresentate in&nbsp; fumetti. Non cambia la sostanza della storia, quindi Io credo che alla base di tutto io sia un raccontatore di storie e tanto basta poi a creare tutto il resto che ti ho appena detto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Giovanna, una mia amica, è curiosa di sapere  perché hai scelto quel periodo storico nell&#8217;ambientazione di alcuni tuoi scritti e,  soprattutto,  come poi ti sei attivato per arrivare a ritrarre tutto perfettamente: costumi, dialetti,  zone. Una scenografia perfetta per ambientazione e rappresentazione del periodo di riferimento e, ancora, sempre Giovanna, chiede  se hai in qualche modo contribuito alla scelta degli attori.</strong><br>Beh, innanzitutto salutamela, ho sentito che tra mezz&#8217;ora vi ritelefonate. Lei parla ovviamente di Ricciardi; dunque, gli anni Trenta sono stati poco e male rappresentati e vengono raccontati con la consapevolezza di quello che è successo dopo. Quindi si vede negli anni Trenta la parte peggiore ovvero quella preparatoria alla guerra mondiale, alle leggi razziali e a tutta la tragedia che ne è seguita. Diciamo sì che comportò l&#8217;alleanza con la Germania, il fascismo e tutte le cose brutte che sappiamo ma in realtà quegli anni, soprattutto la prima parte degli anni Trenta, sono stati un periodo molto fecondo, molto pieno di passioni, molto pieno di gioia, molto pieno di euforia. Un&#8217;epoca difficile ma di grande dignità e credo sia coerente e storicamente importante rilevare anche questi aspetti di quegli anni che nella parte finale degenerarono. E questo, in parte, ho voluto farlo io anche se devo dirti  che è sopravvalutata la presenza dell&#8217;autore all&#8217;interno delle serie televisive che talvolta rispondono a logiche molto distanti da quelle dei romanzi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ci lasci interdetti, Maurizio.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&nbsp;</strong>Assolutamente no, non c&#8217;è spesso&nbsp;quasi alcuna attinenza. Le logiche televisive sono tutt&#8217;altro.&nbsp;<br>Io ho una vicinanza alla serie di Ricciardi perché ogni puntata è tratta da un&nbsp; mio libro mentre ho solo&nbsp; una parziale seppur importante vicinanza ad altre serie. Ti faccio un esempio,&nbsp;situazioni legate all&#8217;amore omosessuale o alla pedofilia&nbsp; che io nei miei romanzi posso sviluppare,&nbsp; per ragioni ovvie in televisione alle 20:30 di domenica sera non possono andare e quindi sono logiche diverse che vengono riviste nelle produzioni televisive in maniera talvolta diverse con buona pace di tutti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><br>Ti hanno mai coinvolto nelle riprese televisive&nbsp;o chiesto consigli?</strong><br>Sono stato cercato, vengo cercato,&nbsp; all&#8217;inizio, nella pianificazione delle storie ma non nella&nbsp;fase successiva dell&#8217;esecuzione o nella scelta degli attori.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br><strong>Napoli fa sempre da sfondo ai tuoi scritti, che rapporto hai con la tua città?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Napoli è esaustiva, Napoli è completa, Napoli è grande ed&nbsp; Io ne sono innamorato pazzamente, non saprei vivere che a Napoli e non&nbsp;saprei scrivere che di Napoli,</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br><strong>Lo scudetto cosa ha portato nel cuore di Maurizio De Giovanni?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Una grande gioia, una grande gioia condivisa, una grande gioia popolare. Ma solo un pazzo o uno senza sentimenti potrebbe non aver avuto coinvolgimento in questa meravigliosa gioia e festa. E&#8217; stata una vittoria coinvolgente ma molto diversa dagli scudetti&nbsp; degli anni Ottanta e fine&nbsp; anni Ottanta perché quella era una città in ginocchio, gravata dal terremoto e prima ancora dal colera mentre questa che vince lo scudetto adesso è una grande capitale d&#8217;Europa che sa di esserlo e quindi è ben diverso. La vittoria è stata vissuta in misura diversa, in modo meno scaramantico e più consapevole, più maturo. Questa volta non si è trattato di riscatto ma&nbsp; è stato un altro&nbsp;riflettore che ha illuminato la città, già illuminata di luce splendente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ok, ritorniamo ai tuoi capolavori. Ricciardi continuerà o meno perché alla fine l&#8217;ultima puntata c&#8217;è stato un qualcosa &#8230; in caminito.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Continuo a scrivere, posso dirti di un Ricciardi che sarà ambientato nel&nbsp;Natale del &#8217;39 e so che stanno preparando una nuova serie televisiva che dovrebbe essere girata il prossimo anno.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/20230810_214239-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-1808" style="width:442px;height:332px" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/20230810_214239-1024x768.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/20230810_214239-300x225.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/20230810_214239-768x576.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/20230810_214239-1536x1152.jpg 1536w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/20230810_214239-2048x1536.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Due parole su Sara, Mina Settembre e i&nbsp;Bastardi di Pizzofalcone.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Storie avvincenti&nbsp;e diverse tra loro che rappresentano altri lati della mia narrazione.&nbsp;È un unico mondo che evidenzia vari aspetti ma sempre, ti ripeto, di un unico mondo. &#8220;Sara&#8221; è il mio total. È una storia nera, profondamente immersa nei misteri italiani negli ultimi trent&#8217;anni, &#8220;Mina&#8221;&nbsp; è un&#8217;assistente sociale, quindi le storie non sono poliziesche, ma sono storie di vita, di vita quotidiana.<br>&#8220;I Bastardi Pizzofalcone&#8221; sono un commissariato di polizia del centro della città, una via di mezzo fra una grande capitale del sud del mondo e una capitale europea, quindi mi consente di raccontarmi, mi consente di raccontare tutti e due gli aspetti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quante ore al giorno lavori? E soprattutto, dove prendi l&#8217;ispirazione?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dipende da quello che intendiamo per lavoro, se per lavoro si intende la scrittura beh, per questa si impiega un mese ed è totalmente immersiva. Il lavoro però non è solo quello, il lavoro è la promozione, è la comunicazione e tu ne sai qualcosa Ercole, è il marketing. Io poi sono uno che si documenta in prima persona e con grandissimo impegno e&nbsp;sono estremamente rigoroso nella ricerca e nello studio e&nbsp;molto attento, quindi tutto questo può prendere diversi mesi di lavoro e non è quantificabile perché magari due giorni sono buttato in un archivio, tre giorni viaggio per promuovere il libro e via dicendo e il tutto senza tempi e senza orari!</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="885" height="534" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/calendario-cri-1-3.jpg" alt="" class="wp-image-1811" style="width:463px;height:278px" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/calendario-cri-1-3.jpg 885w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/calendario-cri-1-3-300x181.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/calendario-cri-1-3-768x463.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 885px) 100vw, 885px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/calendario-cri-1-2-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-1812" style="width:474px;height:266px" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/calendario-cri-1-2-1024x576.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/calendario-cri-1-2-300x169.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/calendario-cri-1-2-768x432.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/calendario-cri-1-2.jpg 1194w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><br><strong><br>Stasera, nella splendida cornice del Teatro Romano di Minturno, a cento metri dal&nbsp;Ponte del&nbsp;Garigliano e a&nbsp;trecento metri dalla bellissima&nbsp; Scauri, di cosa ci parlerai?<br></strong><br>Stasera facciamo un viaggio all&#8217;interno della mia scrittura mediante la lettura di una pluralità di pezzi, con la musica di Marco Zurzolo e di Rocco Zaccagnino&nbsp; e la&nbsp; straordinaria voce di MariAnita Carfora.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="586" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/20230810_214218-1-1024x586.jpg" alt="" class="wp-image-1810" style="width:485px;height:276px" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/20230810_214218-1-1024x586.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/20230810_214218-1-300x172.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/20230810_214218-1-768x440.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/20230810_214218-1-1536x879.jpg 1536w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/20230810_214218-1-2048x1173.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><br><strong>Grazie di cuore, ci vediamo dopo lo spettacolo per la pizza.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie a te, buon divertimento, salutami Giovanna e forza Napoli.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="720" height="354" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/Screenshot_20230815-041112_Facebook.jpg" alt="" class="wp-image-1806" style="width:406px;height:200px" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/Screenshot_20230815-041112_Facebook.jpg 720w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/Screenshot_20230815-041112_Facebook-300x148.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://www.ercolefragasso.it/2023/08/15/maurizio-de-giovanni-loracolo-di-napoli/">Maurizio De Giovanni: l&#8217;oracolo di Napoli!</a> proviene da <a href="https://www.ercolefragasso.it">Ercole Fragasso</a>.</p>
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		<title>Francesco Repice: la più bella voce del “Pallone”.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jun 2023 15:35:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Sportivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Metti insieme il Radiocronista più bravo e più amato dagli italiani, un illustre Magistrato della Suprema Corte e un Colonnello &#8220;istrione&#8221; ed esce fuori una serata meravigliosa iniziata con supplì e terminata con whisky scozzese e toscani aromatizzati alla grappa. Ore passate a parlare di Pallone con la &#8220;P&#8221; maiuscola e non di calcio con [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ercolefragasso.it/2023/06/12/francesco-repice-la-piu-bella-voce-del-pallone/">Francesco Repice: la più bella voce del “Pallone”.</a> proviene da <a href="https://www.ercolefragasso.it">Ercole Fragasso</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Metti insieme il Radiocronista più bravo e più amato dagli italiani, un illustre Magistrato della Suprema Corte e un Colonnello &#8220;istrione&#8221; ed esce fuori una serata meravigliosa iniziata con supplì e terminata con whisky scozzese e toscani aromatizzati alla grappa. Ore passate a parlare di Pallone con la &#8220;P&#8221; maiuscola e non di calcio con la &#8220;c&#8221; minuscola, di giustizia, di musica, di letterati inglesi e italiani, di Maradona, Totti, Gattuso e Gaetano Scirea; di plusvalenze, di idiomi calabresi e di un bar-tabaccheria-ristorante di Corsico che entrambi conosciamo. E, ancora, di colleghi, di amici in comune, di Ministri di ieri e di oggi, dei miei cugini Antonio e Gianluca, di uno spettacolo che a breve il buon Francesco porterà in scena a Frosinone, Roma e Milano e di amori milanesi che&nbsp;<em>“sembravano amori ma erano &#8230; calessi”. </em>Purtroppo! Quattro ore bellissime che sono solo il primo tempo della nostra amicizia, iniziata con una “call” che Francesco mi ha fatto &nbsp;in una serata memorabile per gli juventini, quella del goal di Higuain all’ultimo giro di orologio a San Siro il 28 aprile del 2018 e proseguita con incontri più o meno fortuiti in diverse stazioni ferroviarie e con colazioni consumate in un noto hotel milanese. Di formazione liceale, nato a Cosenza, sposato e padre di due ragazze, tifosissimo della Roma e simpatizzante del Frosinone e del Boca Juniors, &nbsp;“cristiano-sociale”,&nbsp;Francesco è di una cultura eccezionale, poliedrica e profonda e di una simpatia coinvolgente.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/06/repice-colazione-1024x866.jpg" alt="" class="wp-image-1784" width="646" height="546" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/06/repice-colazione-1024x866.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/06/repice-colazione-300x254.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/06/repice-colazione-768x650.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/06/repice-colazione.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 646px) 100vw, 646px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Da regazzino, come si dice a Roma, &nbsp;giocavi a tennis, a bocce, leggevi fumetti o giocavi a pallone?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Pallone, tutta la vita pallone per strada, sulla pozzolana. In Calabria, a Roma in Lombardia dappertutto, sempre a pallone.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In che ruolo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mezzala.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Alla D&#8217;Amico, alla Beccalossi o alla … Fragasso?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ahahah, mezzo sinistro, mezzo sinistro. Diciamo che ero un presuntuoso quindi&nbsp; uno di quelli che pretendevano che gli altri corressero per me perché pensavo di essere il più bravo tecnicamente ovviamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quando hai capito che quel calcio che tu giocavi da bambino e da ragazzo e che era la tua passione sarebbe potuto diventare il tuo lavoro e il tuo “compagno” per tutta la vita?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Penso di averlo sempre saputo o forse sempre sperato.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Alcuni giornalisti, secondo me errando, non dichiarano la loro fede sportiva mentre tu, secondo me giustamente, lo hai sempre fatto.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché non dirlo? La trasparenza paga sempre. Ci sono tante squadre e tanti legami che nascono per questo o per quel motivo e ci sono tifosi di tutte le squadre e poi, come diceva Agostino (<em>Di Bartolomei ndr</em>) ci sono i tifosi della … AS Roma!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come hai iniziato la tua attività giornalistica?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Facendo la corte a una signora di più di settant’anni quando io ne avevo appena diciassette, perché una radio privata calabrese di Cosenza mi propose di fare le radiocronache e non potendo, essendo minorenne, avere l&#8217;accredito in sala stampa per fare la radiocronaca chiesi a questa signora che aveva il balcone sullo stadio Marco Lorenzon se potevo arrivare con la presa del telefono e attaccarmi lì, farmi chiamare e fare la radiocronaca. Una corte spietata per non so quanti mesi, ora questa signora non c&#8217;è più ma la ricordo con grande affetto perché una domenica sì e una domenica no io andavo da lei ed usufruivo del suo telefono e mi gustavo anche la pasta ripiena che mangiavo con lei. La prima partita che feci fu Rende Paganese, ricordi indelebili.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Vabbeh, ma il nome di questa signora a cui tutti diciamo grazie per averti dato la possibilità di lavorare e quindi di far nascere la voce più bella del pallone?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;Giulia, la cara signora Giulia (<em>gli occhi di Francesco diventano lucidi</em> <em>testimoniando la grandezza dell’uomo prima ancora che del giornalista -ndr-</em>). La ricorderò per sempre con grande affetto perché capì la mia passione e le mie esigenze e mi ospitava nella sua casa facendomi usare il suo telefono, peraltro in duplex e mi preparava la pasta che piaceva a me.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altri momenti salienti prima di arrivare in Rai e che vuoi ricordare?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Potrei dirti che tutto nasce da un battibecco con Clemente Mastella sull&#8217;aborto allorché io contestai certe sue posizioni, ero un ragazzo e lui già un affermato politico. Dieci giorni dopo squilla il telefono di casa mia e si presentano come l’ufficio stampa di De Mita fissandomi un appuntamento. Io rispondo in modo divertito e scocciato immaginando che si trattasse di uno scherzo e prima di attaccare dico&nbsp; <em>sì, sì e io sono Batman e chiudo. </em>In realtà Riccardo Misasi, cosentino doc, era a quel tempo il capo segreteria di De Mita e in famiglia, senza che io ne sapessi nulla, gli dissero una parola per me. Tanta gavetta come tutti i giovani, tanti giri e arrivo alla <em>“Discussione”</em> settimanale della DC nel luglio del 1989. Erano gli anni dei ribaltoni e delle correnti interne, di De Mita, Forlani, Martinazzoli, Andreatta e altri illustri politici. Politici veri! Fatto è che un giorno, dopo elezioni perse e rivinte andai a fare il capo del servizio politico del <em>“Popolo”</em> in piena Tangentopoli. C’era Pio Cerocchi, persona eccezionale a cui devo tantissimo&nbsp; che mi ha aperto duemila orizzonti mentali e poi c’era quale direttore politico tale … Sergio Mattarella.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A questo punto neanche ti faccio la domanda … dammi subito la risposta.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Capacità straordinarie, grandissima umiltà e già a quel tempo il più sereno e di spessore altissimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quando l’approdo in Rai?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi chiedono di sostituire in “Cronaca” una collega per qualche mese, il direttore era Porcacchia poi arriva Marcello Sorgi che mi fà proseguire oltre il tempo inizialmente preventivato quindi arriva Paolo Ruffini&nbsp;&nbsp; che mi dice che mi assume e alla mia richiesta di passarmi allo “sport” mi dà del pazzo. Qualche tempo più tardi una collega dello “sport” vuole andare in “cronaca” e lo scambio è automatico. Dal ‘95/’96 sono in Rai e la mia prima radiocronaca la faccio come secondo del grande Bruno Gentili in un Roma-Juve che finisce zero a zero. Da prima voce esordisco in un Roma &#8211; Bologna &nbsp;in una domenica infuocata perché la domenica precedente la Roma aveva perso tre a uno&nbsp; a Torino e due dei tre goals della Juve erano viziati da irregolarità e oggi con il Var sarebbero stati senz’altro annullati. Vince la Roma due a uno il goal vittoria di Del Vecchio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Qual è il radiocronista a cui sei maggiormente affezionato? Ameri, Ciotti, Provenzali, Carlo Nesti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti splendidi colleghi e straordinari “maestri” ma il mio mito è e resterà per sempre l’uruguaiano Victor Hugo Morales. &nbsp;Tanto per semplificare ti racconto come descrisse il secondo gol di Maradona all&#8217;Inghilterra. &nbsp;Scandiva i dribbling di Maradona che portarono Diego a fare quel goal strepitoso con dei <em>“ta, ta, ta”</em> ovvero con quel suono descriveva e faceva entrare nella mente dei radioascoltatori quell’azione al punto che agli stessi sembrava di viverla, di vederla. Un grandissimo, geniale, che radio! L’ho conosciuto in occasione della finale della Coppa Libertadores in Spagna, al Bernabeu, tra il Boca Junior, la mia squadra e &nbsp;… quegli altri là <em>(neanche li nomina! ndr).</em> Il Boca perde tre a uno in un clima infuocato dagli incidenti. Ma è possibile che la Coppa Libertadores, cioè la Coppa che dà la liberazione a tutto il Sud America vittima e ostaggio della colonizzazione spagnola per secoli si giochi a Madrid? E’ normale per te, Ercole? Per me è una follia, però succede e succede pure che perdiamo tre a uno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cocente per te tipo il 26 maggio?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Assolutamente no, ci sta che perdi una finale di Coppa Italia in una serata che ha rappresentato per me un grande orgoglio professionale perché per settimane se non per mesi addirittura, ogni volta che la Lazio giocava in casa sui tabelloni dell’Olimpico scorrevano le immagini di quella vittoria e in sottofondo c’era la mia radiocronaca quindi devo averla fatta bene per davvero.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ok, dai sbilanciati, un nome fallo, Ameri o Ciotti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I due non erano amici. Erano l&#8217;uno il contrario dell&#8217;altro. Enrico Ameri era una tradizionalista, un cattolico fervente, un uomo di destra che a fine carriera disse che era stato regolarmente &nbsp;iscritto al Movimento Sociale Italiano per molti anni. Sandro, non so se fosse di sinistra, perché non credo che avesse questo genere di problemi circa scegliere un partito o un altro. Si rappresentava da solo, &nbsp;volava alto, altissimo. Era un letterato, un musicista, uno scapolo impenitente… tipo te ahahah. Un uomo a cui piacevano tantissimo le donne, faceva una vita completamente diversa da quella di Enrico. Due grandissimi, Ameri aveva una grande capacità descrittiva, una fluidità di linguaggio e una capacità di farti entrare nella partita, Sandro aveva giocato a pallone veramente e quindi era intenditore come pochi di calcio. E poi aveva un linguaggio e un vocabolario unici, invito i lettori ad ascoltare, se la trovano su internet, la descrizione della sostituzione in un derby &nbsp;perso dal Toro due a uno di “spadino” Selvaggi. Poi Sandro andava sempre a braccio, non scriveva mai nulla. Io sono legato a Sandro anche per un per un aneddoto particolarissimo. Ero appena arrivato al giornaleradio quando mi dicono che dopo la pubblicità devo fare la pagina sportiva per sessanta secondi. Incrocio Sandro sul corridoio e ho con me un foglietto in mano, lui lo legge, si complimenta e poi aggiunge&nbsp; “…<em>se per sessanta secondi ti prepari un foglio quando dovrai fare una radiocronaca di novanta minuti, che fai te la scrivi prima?”, </em>Se mi avessero dato una coltellata avrebbe fatto meno male, appallotto il foglio lo butto. Andò benissimo! Una lezione di vita, per lui era inconcepibile che noi scrivessimo qualcosa, era inconcepibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La frase più bella di una partita di Ciotti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ha diretto il signor Lo Bello davanti a 50.000 testimoni. Un genio!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Raccontami di quando conoscesti un certo Cruyff.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sensazione indescrivibile. Finale di Roma, &nbsp;Manchester City &#8211; Barcellona. C&#8217;è un signore della TV catalana che mi ostruisce il passaggio e aveva un vestito color panna, mi è di spalle, ha i capelli un po’ lunghi, un po’ radi, le spalle molto larghe. Si gira con una sigaretta e comincio a tremare. Mi chiede “fuego”, vuole accendere la sua sigaretta e io resto immobile a guardarlo. Ripete “fuego” e io prendo il mio accendino e gli accendo la sigaretta.&nbsp; Era Johan Cruiff, guarda mi agito pure adesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tranquillo&nbsp; Francesco, io ho l’accendino.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ahahah e io ho portato i sigari per dopo. Il mio ricordo di Cruiff mi porta ai primi anni quando mio padre in ritorno da un viaggio di lavoro mi portò le scarpette arancioni con la sua scritta e io ci ho dormito &nbsp;attaccato per un mese con quegli scarpini. Vedermelo davanti che mi chiede “fuego” beh, tanta roba. Stessa cosa che mi capitò con il povero Giacinto Facchetti. Lui diventa Presidente dell&#8217;Inter e ovviamente mi sbattono alla “Pinetina” a Milano per fargli dire qualcosa, lui doveva fare la conferenza stampa di presentazione il giorno dopo e come tu ben sai il giorno prima non si dice niente. Acqua torrenziale, lui mi vede, abbassa il finestrino e mi dice <em>“posso esserLe utile?” </em>Era un grande signore e mentre mi parlava io pensavo ma questo qui è il terzino sinistro con la fascia da capitano di &nbsp;Italia &#8211; Germania a Città del Messico? Quella del quattro a tre per noi? Sono stato felicissimo quando ho ricevuto il premio alla sua memoria, lo dico sempre a Gianfelice. Un po’ come quando vedo Riccardo Scirea allo stadio, mi sembra di vedere il padre con il quale io non ho avuto mai contatti ma per il quale avevo ed ho un&#8217;ammirazione enorme per l’uomo e per il calciatore. Mi emoziono perché per me il pallone ancora è ‘sta roba qua. Quando da ragazzi&nbsp; giocavamo c&#8217;era sempre la signora che usciva e ti minacciava di bucarti il pallone se facevi casino o rompevi il vetro . Ecco, secondo me qualcuno sta cercando oggi di bucarci il pallone.&nbsp; Un potere imprenditoriale che non ha capito effettivamente di che cosa si tratta.&nbsp; Poteri economici ed imprenditoriali, trasversali, ci vogliono bucare il pallone, ma come si permettono? Quel signore che ha mandato via Francesco Totti, quest’altro che manda via Paolo Maldini, ma come vi permettete? Ma sapete cosa è il pallone? Ma lo capite che questi non sono calciatori per i tifosi ma sono un’altra roba? Sono “la maglia”, sono i colori, sono talismani.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quando commenti la Roma, come stai?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho un&#8217;ansia e un&#8217;angoscia totali anche nelle partite inutili. Io finisco la partita che sono stremato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Finisci anche inevitabilmente per danneggiarla per non far vedere che fai il tifoso?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Può essere capitato. Però poi ci sono state delle volte in cui non ho potuto, in particolare quando giocava, appunto quel ragazzo lì, &nbsp;che faceva delle cose che non erano … normali. Ho avuto la fortuna di fare anche il bordocampista e di vederlo da trenta centimetri, un fenomeno. Una volta a Torino, contro la tua Juve, perdevamo due a zero poi pareggiammo due a due con il famoso goal di Nakata e a fine partita, quando realizzammo che stavamo per vincere lo scudetto, &nbsp;lanciai le cuffie in aria e corsi insieme a giocatori e staff sotto la curva giallorossa dove erano assiepati oltre cinquemila tifosi e festeggiai con loro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quando gioca la Roma e riesci a non fare tu la radiocronaca come la vivi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo sai, o chiuso a casa con lo Xanax o in giro per il Raccordo Anulare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un mio amico “gobbo”, Salvatore Costa, mi ha detto di chiederti perché non passi a fare il telecronista.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Salutamelo e digli perché non me ne frega niente della televisione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&nbsp;L’Ordine giornalisti è un organo che apprezzi o che non ritieni più necessario?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sinceramente penso che ci voglia un Ordine che détti delle regole perché purtroppo, soprattutto con l’avvento dei social, non deve e non può passare il principio che tutti possano scrivere inducendo nel lettore la convinzione della veridicità di quanto riportato. Mi spiego meglio, tutti sono liberi di esprimere le proprie idee ma chi legge deve valutare il grado di attendibilità della notizia che legge e solo un Ordine che detta regole precise e l’osservanza di un codice deontologico può garantire l’accertamento della notizia che viene offerta al lettore e la lealtà, al di là delle appartenenze e dei colori politici, di chi ne fa parte cioè del giornalista.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Legge 150 del 2000, la trovi giusta?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Assolutamente sì, è giusto che in ogni settore ci siano i professionisti di quel settore ed è dunque giusto che anche in un ufficio stampa ci siano giornalisti iscritti all’Ordine professionale di riferimento e questo a tutela dei destinatari del servizio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La tua giornata tipica?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Come sai come primo mestiere sono pescatore, sono di Tropea e quindi io sono pescatore. Mio padre era pescatore, per cui sono da sempre abituato a orari folli ed ogni mattina alle quattro e venti apro gli occhi poi magari dal letto mi leggo i giornali, guardo le prime rassegne stampa fatto è che alle quattro e venti sono in qualche modo già operativo. Quando ero ragazzo, a prescindere dall’orario in cui avevo fatto rientro a casa, mio padre tra le quattro e le cinque veniva a scuotermi e buttarmi giù dal letto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come prepari una radiocronaca?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">A Roma è tutto più facile e gestisco meglio gli spostamenti ma quando molto spesso sono fuori mi organizzo per raggiungere la città della partita, con il treno e non più con l’aereo perché lo trovo molto più comodo quindi arrivo in albergo, Milano, Torino, Genova, Napoli e la prima cosa che faccio è ordinare le idee, non preparo mai le partite perché le partite che faccio io sono partite importanti quindi già conosco i calciatori e di che tipo di partita si tratta. Non perdo tempo a preparare statistiche perché in radio devo dire dov&#8217;è la palla altrimenti chi ti ascolta dice “<em>vabbè, ma la palla dov&#8217;è?”. </em>&nbsp;Quindi come ti dicevo riordino le mie idee, provo a rilassarmi&nbsp; un pochino sai sono un premio <em>transenna d&#8217;oro ahahah</em>, come diceva il mio amico e collega Emanuele Dotto, arrivo tre ore prima perché sono sempre convinto di avere la nuvola di Fantozzi sopra la testa, per cui se parto in un tempo normale, sicuro che si buca una gomma e arrivo tardi. Poi faccio la partita e con il primo treno utile ritorno a Roma. Questa &nbsp;è la mia giornata-tipo lavorativa. Quando invece non lavoro sto a casa con mia moglie e le mie figlie e cucino per loro. Spesso mangio cose calabresi e quando sono in Calabria che te lo dico a fare?&nbsp; Vado il più possibile a pesca.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tanto ti svegli alle quattro e venti…</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ahahah</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Apprezzo tantissimo quei tre o quattro minuti prima dell’inizio delle partite in cui sciorini poesia e prosa insieme, un romanticismo del calcio da tutti amato ma che nessuno fà più.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa cosa rientra nel riordino delle idee di cui parlavamo prima , devo capire che mi deve venire in mente una cosa particolare e poi è lo stadio che me la suggerisce, gli umori della gente, dei tifosi, quei cori degli appassionati che sento.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il complimento più grande che ti si può fare, secondo me, è che sei in Europa tifoso di tutte le italiane. Se commenti la Lazio non si vede che sei romanista.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Allora c&#8217;è una cosa fondamentale, Ercole, &nbsp;che si chiama servizio pubblico e che significa canone che anzi non il canone ma è una tassa di possesso. Lo pagano tutti i tifosi, quelli della Lazio e della Roma, quelli dell&#8217;Inter e del Milan, della Juve e del Torino e via dicendo e io devo essere leale e rispettoso nei loro confronti e &nbsp;devo esaltare le gesta della squadra italiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Passo il microfono, Francesco, al mio amico, il Consigliere Stefano Giaime Guizzi per una domanda e poi continuo io.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/06/repice-guizzi.jpg" alt="" class="wp-image-1781" width="523" height="392" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/06/repice-guizzi.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/06/repice-guizzi-300x225.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/06/repice-guizzi-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 523px) 100vw, 523px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Eccomi, volevo chiederti i ricordi, da tifoso, perché all’epoca ancora non eri giornalista, di Roma &#8211; Liverpool.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;Ti dico subito che il giorno dopo avevo l’esame di Diritto Civile, esattamente la seconda parte, quella speciale, con il &nbsp;Professor Bianco. Fino alle quattro di notte sono rimasto in curva, non capivo niente e mi chiedevo come fosse possibile una cosa simile. Una ferita enorme per i romanisti, io sono un figlio del 30 maggio 1984 e quella cosa lì a noi non ce la leverà mai più nessuno dalla mente e dal cuore. Ricordo che la mattina all’esame mi presentai a pezzi e quella povera assistente mi guardava e vedeva che stavo male, rispondevo con gli occhi sgranati, andavo a rilento. Alla&nbsp; fine presi ventotto ma la finale della sera prima non la auguro nemmeno al mio peggior nemico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un ricordo bello del calcio?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Abidal che esce da una sala operatoria dalla quale si diceva non sarebbe mai uscito e che alza la Coppa Campioni perché il grande Puyol gli lascia fare il Capitano e alzare al cielo a Wembley la Coppa dalle grandi orecchie. Lo sport nel senso migliore!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E da italiano quale è stata la gioia più grande nel raccontarci una partita?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Da italiano è stata la vittoria all&#8217;europeo, a casa loro. Da giorni canticchiavano una canzone che avevano composto e secondo la quale la &nbsp;Coppa sarebbe tornata a casa, cioè secondo loro in Inghilterra ed io gli dissi che effettivamente è tornata a casa, in Italia, perché il calcio è nato a Firenze. E poi durante la radiocronaca mi sono concesso la licenza di nominare Tropea, il luogo dell&#8217;anima, la mia anima.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/06/repice2-1.jpg" alt="" class="wp-image-1783" width="662" height="476" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/06/repice2-1.jpg 927w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/06/repice2-1-300x216.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/06/repice2-1-768x553.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 662px) 100vw, 662px" /></figure>



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		<title>A Tu per Tu con Guido D’Ubaldo, Presidente dell&#8217;ordine dei giornalisti del Lazio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Feb 2022 13:54:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalisti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Apprezzatissima firma del Corriere dello Sport, Guido D’Ubaldo è da tre mesi il neo Presidente dell’ordine dei giornalisti del Lazio. Sessantuno anni ma con la verve e l’entusiasmo di un ragazzino di venti ed il portamento di un elegante quarantenne, D’Ubaldo ha girato gli stadi di tutto il mondo per seguire la Roma e la [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Apprezzatissima firma del Corriere dello Sport, Guido D’Ubaldo è da tre mesi il neo Presidente dell’ordine dei giornalisti del Lazio. Sessantuno anni ma con la verve e l’entusiasmo di un ragazzino di venti ed il portamento di un elegante quarantenne, D’Ubaldo ha girato gli stadi di tutto il mondo per seguire la Roma e la Nazionale con la quale è diventato <em>“…campione del mondo sotto il cielo di Berlino”. &nbsp;</em>Profittando di una vecchia promessa durante uno dei nostri incontri a Soriano nel Cimino, per il noto Premio Calabrese, ho incontrato ed intervistato il “Presidente” che mi ha parlato della sua voglia di riforma per un ordine dei giornalisti più snello e al passo con i tempi, della sua passione per il calcio ed il giornalismo e delle sue idee progressiste. Ne è uscita fuori una simpatica chiacchierata cui seguirà senz’altro una gustosa cena.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Caro Presidente ti faccio come prima cosa i complimenti per la tua recente elezione.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie, grazie molte e di cuore.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quando sei diventato giornalista  e, soprattutto, consiglieresti ad un giovane di abbracciare questa professione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi ha questa passione continuo a pensare e a dire che resta la professione più bella del mondo per chi ha potuto farla e per chi riesce ancora oggi a farla come si faceva un tempo. Io ho iniziato a scrivere a vent’anni, sono stato iscritto all’ordine dei giornalisti da pubblicista nel 1984. Ho iniziato &nbsp;a scrivere al Corriere Laziale con il direttore Eraclite Corbi e poi al Corriere dello Sport dove ho fatto la trafila che si faceva un tempo con l’accesso alla professione diciamo da “abusivo”/collaboratore lavorando in redazione e poi sono stato assunto il primo gennaio del 1988 e dopo il praticantato ho fatto l’esame per il transito nei professionisti superando l’orale l’otto febbraio del 1990 e questa è una data che ho scolpita nella mente. Al Corriere dello Sport ho fatto due o tre anni da redattore, &nbsp;&nbsp;nel 1991 ho iniziato ad essere il capo rubrica della Roma e l’ho fatto ininterrottamente fino al 2011 allorché &nbsp;sono stato promosso capo servizio e sono andato all’ufficio centrale dove per quattro anni ho fatto tutto quello che lì si fà, dalle chiusure alle prime pagine ed ho curato l’edizione romana. Nel 2015 per volontà dell’allora direttore De Paola sono tornato ad occuparmi della Roma. Nel periodo che va dal 1997 al 2011 ho fatto anche l’inviato della Nazionale con la quale ho seguito quattro mondiali e due campionati europei.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quindi hai gridato e scritto <em>“campioni del mondo”</em>!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, sì ho gridato e scritto <em>“campioni del mondo sotto il cielo di Berlino” </em>e quella è stata una grande emozione così come lo scudetto della Roma nel 2001 e tanti altri momenti importanti della mia carriera che mi hanno portato sui campi di calcio di tutto il mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto e perché credi all’ordine dei giornalisti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo molto in quest’ordine che con vari ruoli frequento dal 2010. Sono stato eletto infatti in quell’anno quale consigliere nazionale ed ho svolto quell’incarico per due mandati consecutivi oltre ad essere stato anche per un mandato segretario nazionale. Da tre mesi sono orgogliosamente il presidente regionale del Lazio. Credo nell’ordine perché ritengo ci sia bisogno di un organo che controlli la deontologia e questa credo sia proprio la principale <em>mission </em>dell’ordine altrimenti sarebbe una giungla senza il rispetto delle regole. Inoltre dal 2013 l’ordine ha anche il compito relativo alla formazione dei giornalisti che ricordo è un obbligo di legge e che seppur comprendo essere a volte “un disturbo” per i giornalisti è per me importante perché per rispettare le regole bisogna conoscerle queste regole. In ultimo ma non per ultimo vorrei ricordare una cosa che molti non sanno o fanno finta di non sapere ovvero che per svolgere questa professione bisogna essere iscritti all’ordine dei giornalisti &nbsp;altrimenti si configura il reato di&nbsp; <em>esercizio abusivo della professione.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Obiettivo da raggiungere che metti in cima alla tua lista dei desideri durante la tua presidenza?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi sentirei soddisfatto se riuscissi a contribuire concretamente e con successo nel portare avanti la riforma perché per me è necessaria tenuto conto che la legge che disciplina l’ordine è del 1963. Vanno rivisti l’accesso, il regolamento, la deontologia e le regole elettorali. La legge elettorale è assolutamente obsoleta perché votiamo con tre <em>“chiamate” </em>quando secondo me va snellita la procedura del voto proprio per garantire le cariche dei giornalisti che governano l’ordine. Credo che questa riforma debba prevedere che nella <em>governance</em> dell’ordine ci siano sia i professionisti che i pubblicisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Professionisti e pubblicisti</em></strong><strong> sono per Te tra loro colleghi o appartengono a due mondi diversi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono giornalisti appartenenti ad uno stesso ordine e dunque colleghi. Una differenza formale può, nel caso, esservi tra il pubblicista che vive della sua attività giornalistica e il pubblicista che invece fa un altro lavoro e che si occupa di giornalismo per diletto e per passione, a volte, peraltro, anche con spiccata professionalità. Si tratta comunque per me di colleghi!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Stante i tuoi trascorsi credi anche, ovviamente,&nbsp;nella Federazione Nazionale della stampa.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un organismo di tutela, è il sindacato unitario dei giornalisti e ci credo perché ho fatto anche per tre volte il delegato ai congressi. Sono sempre stato eletto con una componente progressista che era prima <em>“autonomia e solidarietà”</em> e adesso si chiama <em>“controcorrente”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Legge 150/2000, ne condivi i dettami?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono addirittura per includere le nuove figure professionali nell’ordine dei giornalisti. Mi riferisco per esempio ai videomaker, a tutti coloro che si occupano di comunicazione sia privata che pubblica, a tutti coloro che declinano questa professione in modo diverso di come si faceva nel passato e quindi per esempio a chi fa comunicazione su siti internet e sul web in generale. Quando abbiamo iniziato noi a fare i giornalisti, Ercole, non c’erano tutte queste possibilità e questi “canali” per scrivere quindi credo che questa nuova <em>“consiliatura”</em> debba farsi carico di riformare anche le modalità di accesso alla professione con l’esame di idoneità professionale possibile anche per chi fa giornalismo in contesti diversi e al momento non previsti solo perché un tempo non esistevano.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="520" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/02/guido-dubaldo-2-1-1024x520.jpg" alt="" class="wp-image-1569" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/02/guido-dubaldo-2-1-1024x520.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/02/guido-dubaldo-2-1-300x152.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/02/guido-dubaldo-2-1-768x390.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/02/guido-dubaldo-2-1-1536x780.jpg 1536w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/02/guido-dubaldo-2-1.jpg 1653w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tifi Roma. La Juve va in finale di champions, come ti approcci alla partita? So bene quella che sarà la risposta a questa mia provocazione ma in realtà voglio porre l’attenzione sul fatto che molti giornalisti, di qualsiasi fede calcistica, per carità, fanno più gli ultras che, appunto, i giornalisti. &nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tifavo Roma e ho sempre seguito e seguo favorevolmente tutte le squadre italiane quando giocano in campo internazionale. La passione del tifo un po’ si perde con gli anni e poi per il lavoro che svolgi devi necessariamente spogliarti in qualche modo dal cieco tifo per una squadra ed essere il più possibile oggettivo altrimenti non puoi fare assolutamente il giornalista sportivo. Ti faccio un esempio, il mio cuore è giallorosso eppure ho un rapporto molto buono con il Presidente della Lazio Lotito che ho frequentato spesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quindi se ti dico <em>“26 maggio”</em> resti impassibile?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ahahah beh anche in quell’occasione, come era giusto che fosse e come sempre è stato e sarà, prevalse il giornalista che raccontò la vittoria della Lazio con imparzialità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Soriano nel Cimino: la castagna d’oro per il Premio Calabrese.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Fin dal primo anno della sua costituzione ho seguìto con interesse questo Premio che è un importante riconoscimento che viene attribuito a giornalisti e calciatori nel nome di un grande giornalista quale era appunto Piero Calabrese. Ho avuto l’onore, come te, di ricevere anche io questo Premio e di aver fatto parte, successivamente, &nbsp;anche della giuria. Ho avuto poi anche l’occasione di conoscere bene la figlia di Pietro, Costanza Calabrese, sempre presente alla manifestazioni in ricordo del padre. Un Premio davvero considerevole che porta avanti nell’organizzazione da anni l’infaticabile Antonio Agnocchetti. Sono poi amico dell’ormai, da pochi mesi ex Sindaco di Soriano, &nbsp;Fabio Menicacci che ho sempre considerato un sindaco illuminato per le tante iniziative culturali che ha promosso nel suo paese. Mi viene in mente il ricordo per esempio di Fabrizio De Andrè che amava quella terra esattamente come la amo io che ho origini nella Tuscia e quindi sento quelle zone e quei luoghi &nbsp;come cari.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Giornalisti con le stellette.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Una forma di giornalismo un po’ diversa per i contenuti che va comunque per me implementata e regolamentata ancora di più. L’informazione, a beneficio del cittadino, deve essere a 360 gradi ed in ogni contesto quindi plaudo e trovo giusto che anche le Forze Armate e i Corpi Militari e di Polizia abbiano propri uffici stampa e di comunicazione con personale, al proprio interno, qualificato ed abilitato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Paolo Corsini: vice direttore di Rai Due, Ufficiale dei Granatieri e mille altre cose</title>
		<link>https://www.ercolefragasso.it/2021/02/26/paolo-corsini-vice-direttore-di-rai-due-ufficiale-dei-granatieri-e-mille-altre-cose/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Feb 2021 15:45:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalisti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Aitante, impegnato da sempre in politica, laureato in Storia Medioevale, giornalista parlamentare di lungo corso, esperto di economia, opinionista, docente universitario, Ufficiale dei Granatieri di Sardegna nella Riserva. E, ancora e soprattutto, sposato, padre di Valerio ed Arianna, attualmente Vice Direttore di Rai Due, Cavaliere del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio ed insignito [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Aitante, impegnato da sempre in politica, laureato in Storia Medioevale, giornalista parlamentare di lungo corso, esperto di economia, opinionista, docente universitario, Ufficiale dei Granatieri di Sardegna nella Riserva. E, ancora e soprattutto, sposato, padre di Valerio ed Arianna, attualmente Vice Direttore di Rai Due, Cavaliere del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio ed insignito di Medaglia d’Oro (1 classe) di benemerenza della Croce Rossa Italiana. “Finge” di essere uomo di rugby ed è mio amico. Tutto questo e tante altre cose che scopriremo nel corso dell’intervista è Paolo Corsini, nato a Rimini nel 1968, che mi riceve affettuosamente con un caffè nella sede Rai di Piazza Mazzini.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Iniziamo con una domanda facile, facile. Vice direttore di Rai Due, oltre gli indubbi e riconosciuti meriti, una nomina politica Paolo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ahahah sì sì, facile, facile! Ma no dai, è risaputo che ti si affibbiano sempre delle etichette e delle appartenenze politiche quando ottieni una nomina e questo capita dappertutto, in tutti gli ambienti ed anche in Rai. Al momento di una designazione parte sempre il &nbsp;totonomine e il gioco del <em>“questo appartiene a questo”</em> e via dicendo. Io sono diventato&nbsp; &nbsp;vice direttore al giornale radio nel 2009 e quindi non si è trattato di un avanzamento o di una promozione ma della conferma del ruolo che ho continuato a svolgere non più in radio ma in TV. Il direttore di Rai 2 lo conosco bene, è un collega giornalista con il quale ho incrociato la mia strada professionale diverse volte nel corso della mia carriera e che mi ha voluto alla vice direzione per migliorare la vocazione informativa del canale che era andata un po’ perdendosi negli anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Bene la prima! Ordine dei Giornalisti e Federazione Nazionale della Stampa: semplici tesserini o cos’altro?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono due cose diverse e nelle quali mi sono cimentato con energia ed impegno. L’Ordine dei Giornalisti, nel quale sono tutt’ora in carica quale Consigliere in attesa delle imminenti elezioni,&nbsp; è un elemento centrale ed importantissimo per i giornalisti e che ha o meglio avrebbe &nbsp;il compito di differenziare al massimo quella che è l’informazione da dare all’opinione pubblica da quella che un tempo era chiamata propaganda e dalle sempre più frequenti fake news e boatos. La Federazione Nazionale della Stampa, che ha una tradizione pluriennale e che ha avuto un ruolo fondamentale in passato, nel tempo mi ha deluso e dopo un impegno ventennale mi sono alla fine cancellato dalla stessa. La Federazione è un sindacato unico cioè una voce unica e&nbsp; siamo l’unica categoria ad aver conservato un unico strumento di rappresentanza e di tutela. Un tempo anche la Polizia di Stato aveva qualcosa di simile che da decenni ha comunque abbandonato e giustamente cambiato noi no, imperversiamo con un unico sindacato che non ha saputo adeguarsi ai tempi e all’evoluzione della professione e che rappresenta solo una parte residuale dei giornalisti -i dipendenti per intenderci- a svantaggio della maggioranza dei colleghi che svolgono dignitosamente ed egregiamente attività giornalistica negli uffici stampa o come freelance e che fanno del giornalismo la loro fonte di sostentamento. Un sindacato che ha esaurito la sua funzione di “pungolo” e di tutela e che non è in grado o non ha voglia di rappresentare e tutelare tutti non può appartenermi!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La legge 150 del 2000 è un traguardo, uno strumento utile o inutile o cosa di preciso?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ritengo che i principi ispiratori della Legge siano stati sacrosanti ed assolutamente condivisibili ma credo che quello che sarebbe potuto essere un punto di partenza è rimasto in realtà qualcosa di inespresso &nbsp;per responsabilità proprio del sindacato, che nell’ultimo decennio è stato a rimorchio della Cgil e della Uil -che è diventata ormai una dependance della Cgil- e che non ha quindi mai voluto, come si suol dire,&nbsp;rompere le uova nel paniere all’Aran nell’ambito delle contrattazioni nazionali e del pubblico impiego. Ne deriva, nel quadro che ti ho appena descritto, che questo atteggiamento non ha certamente aiutato a rendere effettivi i dettami della <em>“150”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Passo indietro, sei laureato in Storia Medioevale e finisci per diventare e fare, <em>&nbsp;pure bene</em>, il giornalista. Spiega ai lettori questo tuo percorso.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Pure bene”</em> te ne assumi Tu la responsabilità Ercole eh, ahahah. Per molti anni ho ripetuto che ero uno storico prestato al giornalismo quando in realtà in quella determinata fase della vita non ero né l’uno né l’altro. Mi ero laureato da poco quando un mio caro amico e collega mi chiese se avessi voluto fare l’addetto stampa a Gianni Alemanno che era consigliere regionale del Lazio e correva per le “politiche” e se contestualmente avessi voluto anche collaborare con la Rivista <em>Area</em>, cult a quel tempo della destra sociale di Alemanno e Storace. L’amico in questione&nbsp; era Marcello De Angelis che a breve divenne il Direttore di <em>Area</em> ed io accettai &nbsp;di buon grado di fare l’addetto stampa ad Alemanno ed iniziai anche il praticantato per l’esame da giornalista &nbsp;sia con <em>Area, </em>appunto<em>, </em>&nbsp;sia con il <em>Secolo d’Italia. </em>Nacque tutto così, poi iniziai la collaborazione con la Radio che è durata per venti anni seguendo tutto l’iter che ben sai, collaborazione, articolo 2, contratti depotenziati sino ad essere assunto definitivamente. La mia laurea in Storia? Beh è rimasta attaccata ad una parete anche se devo dirti che la notte quando non riesco a dormire leggo vecchi saggi medioevali e mi rendo conto che in qualche modo questa formazione universitaria mi è servita e mi serve ancora molto oggi anche come giornalista perché lo storico studia e si rifà a fonti dirette ed indirette dei secoli passati &nbsp;esattamente come il giornalista si rifà a fonti dirette ed indirette contemporanee. Cambia solo il contesto storico delle fonti ma sono elementi essenziali per entrambi le professioni e soprattutto &nbsp;il processo mentale con cui si ci approccia alle fonti e alla scoperta e classificazione delle stesse è praticamente identico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sei stato mai corteggiato da emittenti concorrenti della Rai?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Beh no, questa è una cosa che forse ha interessato più la generazione giornalistica precedente alla mia. Nel momento in cui c’è stata la nascita di Mediaset qualche interscambio di vasi comunicatori o qualche passaggio ad altri contesti, anche per ottenere incarichi che dove si era non si riusciva, a torto o a ragione ad avere, è avvenuto ma ora mi sembra tutto più stabilizzato. Al netto delle mie esperienze ad <em>Area </em>e al <em>Secolo d’Italia</em> io sono nato giornalista in Rai, mi sento pienamente appagato dal prestigio dell’emittente per la quale lavoro e la mia formazione è abbastanza completa avendo fatto tantissima radio ed affacciandomi ora alla TV per cui sono molto soddisfatto di stare qui in Rai.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Chi è stato il tuo maestro?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mah, così a bruciapelo, …diciamo che tutti quelli con cui ho lavorato mi hanno insegnato qualcosa che mi è servito e mi ha formato . Senza nulla togliere a nessuno su tutti però nutro sentimenti di grandissima stima e di riconoscenza per Giano Accame, l’ultimo repubblichino che si arruolò il 24 aprile e che è stato lo storico intellettuale della destra sociale e del <em>Secolo d’Italia</em>. Grandissimo esperto di giornalismo economico, materia che ha ritagliato una fetta predominante nella mia professione, Giano era una persona straordinaria che andava sempre a fondo alla verità dei fatti e che lavorava con grande energia ed entusiasmo. A lui, sì a lui devo davvero tanto.  Tanti sono i colleghi con i quali ho lavorato e sono cresciuto, come dimenticare Paolo Ruffini che ho avuto come direttore al giornale radio e lo stesso Marcello De Angelis, amico di una vita e che anch’egli ho avuto come direttore ad <em>Area.</em> Per non parlare poi di un noto collega che è stato il mio compagno di banco quando ero al giornale radio da precario e mi riferisco a Giovanni Floris con il quale ci si divertiva a quei tempi a fare radio e a ideare programmi di economia in radio. Si era giovani, precari ed innamorati di giornalismo e radio. Mi vengono in mente mentre parlo con te, Ercole, altri amici e colleghi importanti per me come Carmen Santoro, Andrea Buonocore ed Antonio Preziosi e anche colleghi delle agenzie come Paolo Dall&#8217;Orso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Paolo, ti piace di più la radio o la Tv?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La radio ha occupato la quasi totalità, sino ad ora, della mia attività di giornalista quindi ho grande affetto e grande attrazione verso quella che ingiustamente è stata sempre chiamata la sorella povera o la sorella cieca della televisione. La radio è giunta alla sua terza vita perché prima è stata “scavalcata” &nbsp;dalla televisione e nell’ultimo decennio dall’avvento dei social ma ha sempre, e te lo dico con orgoglio, mantenuto la propria identità ed il proprio valore e continuato con dignità ad essere presente arrivando ad avere una media di trenta milioni di ascoltatori al giorno. E’ stata, forse, messa un po’ da parte ma mai doma ed è riemersa con tutta la sua esperienza e la sua longevità ed è ancora, e ne sono felice, strumento di comunicazione indistruttibile e a trecensosessanta gradi e, soprattutto, comunica in tempo reale. Poi ha specificità e regionalizzazioni tutte sue, ha programmi dedicati interamente all’informazione piuttosto che allo sport o alla musica ma se accendi la radio trovi sempre, dovunque sei, &nbsp;qualcosa da ascoltare. In Tv sono di fatto arrivato solo &nbsp;a settembre anche se avevo avuto alcune esperienze con lo schermo negli anni in cui ho lavorato per Rai Parlamento, che era la quinta essenza del servizio pubblico. Raccontavo l’attività parlamentare in base ai numeri ovvero dando spazio ai vari interlocutori in base al consenso elettorale ottenuto dai singoli partiti. E’ stata un’esperienza gratificante ed arricchente &nbsp;per me esattamente come lo è stata quella in cui ho seguito quale inviato <em>“K2 cinquant’anni</em> <em>dopo</em>” in occasione del cinquantenario della conquista della vetta. Queste ed altre le esperienze che prima di settembre già avevo fatto per e con la Rai TV che mi hanno fatto acquisire quei tecnicismi con la televisione che oggi inevitabilmente mi servono e mi rendono già rodato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/02/CORSINI-2-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-1386" width="533" height="400" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/02/CORSINI-2-1024x768.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/02/CORSINI-2-300x225.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/02/CORSINI-2-768x576.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/02/CORSINI-2-1536x1152.jpg 1536w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/02/CORSINI-2.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 533px) 100vw, 533px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mi parli di tempo di un programma di Rai Due che è ormai ai nastri &nbsp;di partenza.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E sì, siamo arrivati, l’undici marzo andrà in onda in prima serata un nuovo programma di Rai Due, <em>“Anni Venti”,</em> che sarà un format dedicato all’informazione che era la vecchia ed originaria vocazione del canale e che con il tempo si era purtroppo persa. Forse <em>“Virus”</em> di Porro è stato l’ultimo contenitore di informazione di Rai Due che tornerà il giovedì sera in diretta a raccontare alla gente fatti di attualità che saranno approfonditi da un parterre di ospiti di livello. Siamo molto soddisfatti di questo nuovo programma che stiamo per lanciare e per l’energia che tutti ci stiamo mettendo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>“Anni Venti”, </em></strong><strong>perché questo titolo Paolo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché fino al diciannove tutti gli anni vengono scanditi anno per anno, 2000, 2001…2018, 2019 poi si passa a scandirli per decenni e questi sono gli anni Venti del 2000. Quando tra decenni si parlerà degli anni Venti inevitabilmente la mente andrà al Covid e a tutto ciò di brutto e -speriamo- anche di bello, che avrà caratterizzato il decennio che stiamo vivendo. Un po’ come l’idea tua e del tuo Generale che avete &nbsp;voluto mettere nella copertina del Calendario 2021 della Croce Rossa Militare <em>(che è proprio qui di rimpetto a me, guarda) </em>una mascherina con lo stemma del Corpo. Quando tra trent’anni si troverà una copia di questo calendario su una bancarella immediatamente l’osservatore ne individuerà il periodo e finirà per acquistarlo. &nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized is-style-rounded"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/02/20210226_162617-315x1024.jpg" alt="" class="wp-image-1388" width="259" height="842" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/02/20210226_162617-315x1024.jpg 315w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/02/20210226_162617-92x300.jpg 92w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/02/20210226_162617-472x1536.jpg 472w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/02/20210226_162617.jpg 588w" sizes="auto, (max-width: 259px) 100vw, 259px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa insegni agli studenti nei corsi di giornalismo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Insegnavo e forse tornerò ad insegnare perché al momento essendo Consigliere dell’Ordine c’è incompatibilità con l’insegnamento. Insegnavo le cose che hanno insegnato a me Giano Accame, l’esperienza di tanti anni di giornalismo &nbsp;e quello che mi diceva quando ero giovane il grande Marcello Zeri, storico, tra l’altro, de <em>“Il Tempo”</em> che mi ripeteva sempre che un giornalista deve raccontare ciò che accerta e ciò che vede ma non perdersi nei commenti e che non deve affezionarsi alla notizia perché con il giornale che contiene il tuo pezzo il giorno dopo ci si incarta il pesce. Curiosità, umiltà e correttezza sono per me le doti che deve possedere un buon giornalista e che lo fanno apprezzare dal lettore.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>“Fingi” di fare rugby e sei Capitano dei Granatieri nella Riserva.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ahahaha, me le aspettavo queste. Da diciottenne mi allenavo con la Primavera Rugby poi abbandonai, preso da mille altre cose, questo sport che ho riabbracciato dieci anni fa sia perché è uno sport si pratica solitamente a tarda sera e questo non mi crea eccessivi problemi con il lavoro sia perché mi consente di allentare la tensione, curare la forma fisica e stare con un gruppo di amici. Ora il covid ci ha dato una mazzata ma spero presto ognuno di noi possa riprendere la propria vita in mano e le proprie abitudini ed io possa tornare a far “finta”, come dici tu, di essere rugbista. Ufficiale dei Granatieri, e già! Mio padre è stato un Generale dell’Artiglieria Controaerea e da bimbo mia madre per farmi addormentare mi metteva in testa un berretto da Capitano di papà. Saranno stati i luccichii, i gradi, l’odore sul berretto di papà ma io mi addormentavo serenamente. A metà del corso universitario feci l’Ufficiale di complemento nei Granatieri, cosa che scherzando mio padre rimproverava sempre a mio fratello (<em>anch’Egli rugbista -seconda linea per la precisione- ed Ufficiale di complemento</em>) dicendo che lui, Artigliere, aveva due figli Fanti. Tutto questo rientrava ovviamente nella goliardia e nel senso di “appartenenza” all’istituzione militare verso la quale tutti in famiglia abbiamo stima ed apprezzamento. Intorno ai ventotto anni, quando ero ancora precario e lavoravo in radio in Rai nove mesi su dodici, si &nbsp;presentò l’opportunità di fare un periodo di richiamo per l’avanzamento di grado e fui richiamato in servizio ed impiegato per i Vespri Siciliani e promosso poi Capitano. Anni dopo le Forze Armate hanno aperto alla Riserva Selezionata ed io ho subito aderito e sono stato impiegato in Bulgaria con i Secondo Granatieri. Insomma, per dirla tutta, non sono un rugbista ed un Capitano in servizio permanente ma sono comunque orgoglioso di far parte, seppur par time, di queste due nobili famiglie.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized is-style-rounded"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/02/CORSINI-7-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-1387" width="538" height="404" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/02/CORSINI-7-1024x768.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/02/CORSINI-7-300x225.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/02/CORSINI-7-768x576.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/02/CORSINI-7.jpg 1175w" sizes="auto, (max-width: 538px) 100vw, 538px" /></figure>
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		<title>Quattro chiacchiere con Maurizio Martinelli, voce del Tg2</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Feb 2021 17:06:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalisti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cinquantasette anni da Roma, Maurizio Martinelli è uno dei volti più noti di Rai Due ed irrompe nelle nostre case, con la sua voce graffiante e decisa, alle 20.30 in punto, mentre stiamo … scolando lo spaghetto. Giornalista da oltre trent’anni, Martinelli  ha lavorato, prima di approdare in Rai, per “l’Ora”, “Il Tempo” e  “l’Infomazione” [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Cinquantasette anni da Roma, Maurizio Martinelli è uno dei volti più noti di Rai Due ed irrompe nelle nostre case, con la sua voce graffiante e decisa, alle 20.30 in punto, mentre stiamo … scolando lo spaghetto. Giornalista da oltre trent’anni, Martinelli  ha lavorato, prima di approdare in Rai, per <em>“l’Ora”,</em> <em>“Il Tempo”</em> e  <em>“l’Infomazione”</em> occupandosi in particolar modo di fatti di cronaca nera e giudiziari. Maurizio ha condotto per <em>Rai Tre</em> “speciali” importanti <strong>“Parla Buscetta”</strong> dedicato al Processo Andreotti e <strong>“Il caso Contrada” </strong>e per <em>Rai Uno</em> è stato l’autore di un ciclo di trasmissioni dedicato a Sergio Zavoli e ai temi della giustizia prima di approdare nel 1997 al <em>Tg2 </em>del quale è stato anche inviato speciale a Bagdad per il famigerato conflitto iracheno. Dall’ottobre del 2002 al 2008 ha condotto l’edizione del telegiornale diretto da Mauro Mazza e una rubrica di approfondimento chiamata prima <strong>“Tg2-Dieciminuti”</strong> e poi <strong>“Tg2 Puntidivista”. </strong>Dal 2008 conduce l’edizione delle 20.30 del Tg2. Maurizio Martinelli è però tante altre cose ancora, padre affettuoso, appassionato e talvolta praticante di rugby, amante del mare e della barca e provocatore inesauribile su facebook dove non si esime con un tono sarcastico molto apprezzato dalle sue fans, di ironizzare su temi più svariati che vanno dalla situazione politica attuale agli usi e soprattutto ai costumi del popolo italiano. Mantenendo una vecchia promessa ed estorcendomi una pizza nel cuore di Roma e a due passi dalla culla della giustizia, tanto cara a lui quanto a me, oggi il buon Maurizio si è confessato al mio microfono. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quando e perché sei diventato giornalista e, soprattutto, sei rimasto soddisfatto di questa scelta?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono diventato giornalista nel 1988, sono assolutamente soddisfatto di questa scelta e lo sono diventato perché mio padre era giornalista ed ho respirato a casa questo mestiere fin da quando sono nato. La stessa strada l’ha seguita mio fratello che è anch’egli giornalista ed è il direttore de <em>Il Messaggero</em>. Quando ero piccolo capitava che mio padre, che si occupa di cronaca giudiziaria, spesso mi portasse con sé a seguire i grandi processi e ricordo perfettamente, ad esempio, che seguii da ragazzino il processo di Piazza Fontana a Catanzaro ma non perché mi interessasse ma semplicemente perché mio padre per “alleggerire” mia madre dal peso di quattro figli a volte, direi spesso, mi portava con lui. Ho passato pomeriggi interi nella sede romana del Corriere della Sera, dove lavorava mio padre, che mi lasciava nella stanza di Vincenzo Lucrezi che era il segretario di redazione e mentre lui lavorava io cercavo di fare i compiti. Non avevo alternativa e tra le carte e le mazzette&nbsp; del&nbsp;&nbsp; <em>Corriere della Sera</em> studiavo. Ho cominciato praticamente quasi subito, appena terminata la scuola -come si cominciava all’epoca- non esistevano per questo mestiere scuole o corsi a quei tempi ed era&nbsp; la strada che ti insegnava.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-style-default"><img loading="lazy" decoding="async" width="896" height="758" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/02/20210218_150336.jpg" alt="" class="wp-image-1369" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/02/20210218_150336.jpg 896w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/02/20210218_150336-300x254.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/02/20210218_150336-768x650.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 896px) 100vw, 896px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Chi sono stati i tuoi maestri?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Beh, ovviamente mio padre in primis e poi ho avuto dei grandi direttori, Vittorio Nisticò a <em>L’Ora</em> di Palermo,&nbsp; Gaspare Barbiellini Amidei a <em>“Il Tempo”, </em>Mauro Mazza al<em> Tg2, </em>insomma diversi buoni maestri da ciascuno dei quali ho cercato di carpire ed imparare qualcosa. A Mauro Mazza devo in particolare molto perché non ci conoscevamo, l’ho incontrato al Tg2, ci siamo subito presi e lui mi ha proposto di condurre il telegiornale. Però voglio dirti che ho avuto anche altre persone e figure professionali dalle quali ho imparato e molto, mi riferisco ai fotografi. Ricordo perfettamente che sia a L’<em>Ora di Palermo sia a Il Tempo &nbsp;</em>io ero giovane e c’erano personaggi espertissimi che conoscevano benissimo il mestiere e che io osservavo. Questi fotografi mi hanno aiutato a crescere professionalmente, a <em>L’Ora </em>c’era Letizia Battaglia una fotografa di mafia eccezionale, una freelance bravissima e al <em>Il Tempo </em>c’era una squadra straordinaria composta da Rino Barillari, da Piero Torrisi e Maurizio Picirilli. I fotografi con il loro modo di stare sulla “scena del crimine” e di muoversi ti insegnavano il mestiere, ti indicavano quale porta aprire o non aprire, dove bussare o non bussare. A quel tempo non c’erano i social e tu se c’era il morto dovevi rientrare al giornale in un modo o nell’altro con la foto del morto, tutto, diciamolo, era insomma lecito purché tu tornassi con quella foto.&nbsp; Oggi nelle scuole, seduti sui banchi, si fa un praticantato virtuale secondo me e non si vive la famosa strada cui ti ho sino ad ora parlato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/02/20210218_103945-1024x1021.jpg" alt="" class="wp-image-1370" width="488" height="486" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/02/20210218_103945-1024x1021.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/02/20210218_103945-300x300.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/02/20210218_103945-150x150.jpg 150w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/02/20210218_103945-768x766.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/02/20210218_103945.jpg 1080w" sizes="auto, (max-width: 488px) 100vw, 488px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Credi nell’esistenza dell’Ordine dei giornalisti e della Federazione Nazionale della Stampa o credi siano solo…dei tesserini?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo all’idea di un Ordine ma non a questo Ordine, credo all’idea di un sindacato ma non a questo sindacato. Lamento verso queste due organizzazioni una eccessiva politicizzazione e non seguo le loro dinamiche. Le poche volte che ho avuto a che fare sia con l’Ordine che con la Federazione sono rimasto abbastanza deluso da entrambi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La Legge 150 del 2000, la trovi un traguardo o una legge inutile?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La trovo un controsenso perché la figura dell’addetto stampa non la trovo strettamente in linea con la figura del giornalista. L’addetto stampa fa gli interessi della persona o dell’istituzione per cui lavora mentre il giornalista mi sembra possa agire con maggiore libertà. Indubbiamente occupandosi sia l’addetto stampa sia il giornalista di “comunicazione” le note di linguaggio sono le medesime e ne beneficia una maggiore e reciproca comprensione ma ripeto, senza volerne fare una questione di lana caprina, credo, in generale, che il giornalista di un quotidiano o di una TV goda di maggiore libertà rispetto ad un addetto stampa. Sono mestieri, i due, paralleli ma non uguali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Con una botta hai fatto fuori Ordine, Federazione e Legge 150.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ah, ah, ah, prima di iniziare mi hai detto “senza peli sulla lingua”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Non credendo all’impostazione attuale di Ordine e Federazione, immagino, conoscendoti, che coerentemente non partecipi alle elezioni.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E’ vero, non voto e non partecipo alla vita associativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tu che sei diventato giornalista con la <em>Olivetti lettera 22</em> e il taccuino e la biro e che andavi a cercarti la notizia per la strada, come vedi i giornalisti di oggi che twittano e riportano sui social notizie -spesso neanche verificate- e che ascolti ai Tg tre ore dopo o leggi su un quotidiano addirittura dieci o quindici ore dopo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La strada, manca la strada, quella gavetta che la mia generazione e quelle che mi hanno preceduto hanno fatto. Credo però che il giornalista debba rispettare sempre e comunque la verità dei fatti e della notizia e quindi se sui social leggi una cartella di Feltri o Travaglio l’attendibilità della fonte comunque c’è. Il giornalista deve, ripeto deve, sempre raccontare la verità, ovunque la racconti ma è indubbio che ci sia stata un’inflazione di notizie e di giornalisti. Ti faccio un esempio, quando ho iniziato io e c’era un fatto o succedeva qualcosa, correvo sul posto ed eravamo al massimo cinque o sei giornalisti e due telecamere mentre oggi per fatti uguali trovi cinquanta o sessanta giornalisti o… comunicatori con venti telecamere e trenta telefonini. Una folla! Una folla che poi scrive da ogni parte e che ti racconta la “sua” e la qualità ne risente. Spetta a noi il compito e il dovere di informarci selezionando.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La più bella e la più brutta notizia che hai dato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Beh io mi sono occupato sempre di cronaca nera e giudiziaria poi sono passato alle guerre per cui fatico a ricordare una bella notizia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Raccontami allora lo scoop&nbsp; di cui vai più&nbsp; fiero.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Bahh, più fiero no, ti racconto quello che è stato il mio primo scoop. Parliamo di mafia, parliamo di Capo d’Orlando, parliamo di antiracket. C’era un tizio che imperversava in tutte le televisioni e si dichiarava, calamitando l’attenzione ’dell’opinione pubblica e delle istituzioni, vittima del racket che diceva di combattere strenuamente. Aveva simulato minacce, aggressioni, estorsioni ed addirittura un tentato sequestro, per i siciliani stava diventando un eroe per la sua inflessibilità e per il suo coraggio.&nbsp; Era stato ucciso da poco Libero Grassi, insomma era una Sicilia diversa da quella di oggi. Io non credetti a questo personaggio e fui il primo giornalista a scoprire che dalle indagini che stavano conducendo i Carabinieri, emerse poi la verità, a seguito dell’ennesima denuncia di questo genio del male e delle intercettazioni telefoniche degli uomini dell’Arma. Fui il primo giornalista a dare questa notizia come fui il primo, ahimè,&nbsp; a dare la notizia dell’attentato di Nassirya, del sequestro dei quattro italiani in Iraq, il primo ad arrivare a Fukuschima quando ci fu lo tsunami in Giappone, insomma per ritornare alla tua domanda di prima, Ercole, notizie belle non ricordo di averne date. Ovviamente da conduttore di Tg notizie belle ne ho date anche perché in un telegiornale ci sono notizie belle e brutte, anche se per la verità sono sempre più quelle brutte ma il ruolo del conduttore del Tg è per me diverso da quello del giornalista.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sei stato in teatri di guerra, che idea hai dei militari italiani?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho una stima infinita per i militari delle Forze Armate e per il personale militare e civile della Croce Rossa Italiana. Ero a Bagdad, vivevo in albergo ma non era certamente vita da hotel, era rischioso ed altamente adrenalinico il lavoro in quei giorni terribili poi ci fu la strage di Nassirya&nbsp; ed ovviamente mi spostai immediatamente lì. C’erano la “Sassari”, i Carabinieri, i militari appartenenti alle altre Forze Armate, la Croce Rossa ed &nbsp;ho incontrato e conosciuto, in quei drammatici giorni, &nbsp;soldati straordinari, forti, determinati, che lavoravano alacremente per assolvere il mandato per cui erano stati spediti laggiù. All’indomani dell’attentato di Nassirya&nbsp; arrivò dall’Italia l’allora&nbsp; Ministro della Difesa Antonio Martino e al momento dell’alzabandiera tra i monti iracheni vidi salire il nostro Tricolore ed intonare l’Inno di Mameli e subito dopo “Dimonios”, piansero dalla commozione loro e piansi io . Un pianto forte e pieno di dignità che ancora oggi e per sempre ricorderò e che sono onorato di aver condiviso con gli uomini e le donne d’Italia &nbsp;con le stellette!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Parlami ora del bombardamento all’hotel Sheraton di Bagdad.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Beh si, ce l’hanno bombardato, erano le sei di mattina, ci si stava per svegliare quando uno o due razzi colpirono l’ascensore che era adiacente alle trombe delle scale e quindi un’ala dell’hotel venne completamente distrutta. Fortunatamente&nbsp; era l’alba ed ancora nessuno, me compreso, girovagava per la reception altrimenti non saremmo qui a farci quattro chiacchiere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ti sei interessato nei tuoi “speciali” anche di Andreotti e Contrada, raccontami.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Si quelli furono incarichi che mi assegnò Luigi Locatelli, direttore&nbsp; all’epoca del Tg3. Sul caso Andreotti che era di assoluta attualità ed interesse facemmo solo un paio di servizi perché un giudice a latere ebbe un problema serio ad un occhio e fu ricoverato ed il Processo fu sospeso e slittò ed allora virammo subito su un processo altrettanto importante e che era quello che riguardava Bruno Contrada. Convinsi l’imputato a passare una giornata intera di un’udienza con lui. Vissi il suo phatos, lo vidi arrivare in Tribunale, lo vidi partecipare &nbsp;emotivamente all’udienza ed aspettare la sentenza insieme che poi commentammo &nbsp;con gente che di mafia ne capisce e che tra questa c’era anche Ciccio La Licata che è forse il più grande giornalista esperto di mafia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dimmi di quella volta che apostrofasti un tizio che voleva darsi fuoco in diretta.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E’ passata alla storia questa cosa ma io il giorno dopo chiesi pubblicamente scusa ai telespettatori. Vidi in un programma un signore che raccontava una storia tristissima come una delle tante che capitano a molti padri, la cosa mi colpì e lo contattai ed invitai a <strong><em>“Punti di vista</em></strong>”, un approfondimento del Tg2. La puntata la intitolai “Padri separati” e questo signore che per tanti anni non aveva potuto vedere il figlio perché la moglie lo portò all’estero, quando il ragazzo divenne maggiorenne  ebbe l’opportunità di incontrarlo e riabbracciarlo nuovamente. Una storia difficile che voleva porre l’accento sulle difficoltà di tanti papà separati e che vide questo ospite improvvisamente diventare protagonista assoluto perché   prese  una bottiglietta con della benzina tipo quella che si usa per gli zippo per intenderci e se la versò addosso minacciando che si sarebbe dato fuoco se non avessi letto un documento che aveva portato  in studio. Accoremmo tutti, il cameramen, i colleghi in studio ed io per farlo desistere da quell’insano gesto e poi lessi una parte di quel suo scritto. Al termine della trasmissione, quando partì la sigla ed il microfono del giornalista dovrebbe essere di norma silenziato, con l’odore della benzina ancora addosso e la tensione del momento,  lo apostrofai come ben ricordi. Mi assumo la responsabilità ma il microfono sarebbe dovuto essere spento ah ah ah.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized is-style-default"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/02/20210218_112608.jpg" alt="" class="wp-image-1371" width="336" height="225" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/02/20210218_112608.jpg 314w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/02/20210218_112608-300x201.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 336px) 100vw, 336px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Bene, parliamo ora di rugby. Che c’entri tu, che non sei una roccia, con questo sport?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi, oggi è così ma il mio rugby non era così.Era uno sport per tutti, il basso, l’alto, il magro, il ciccione, il rugby era uno sport per tutti davvero. Mentre quando io giocavo “all’apertura” i miei ottanta chili bastavano, oggi ce ne vogliono cento, ci sono venti chili e dieci centimetri in più. &nbsp;Un <em>pilone</em>” che pesava novanta chili era un buon <em>pilone</em> adesso ci vuole un <em>pilone</em>&nbsp; che pesi almeno centodieci chili, C’è stata una forte evoluzione in questo sport con l’avvento prima del semiprofessionismo e poi del professionismo,&nbsp; con l’aumento di chili e centimetri e dove arrivano i soldi cambia sempre la natura delle cose e quindi anche il rugby è diventato un’azienda con pro e contro. C’è stata l’esplosione di interessi economici, l’aumento dei traumi, non è più il rugby che praticavo io.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized is-style-default"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/02/20210218_150255-978x1024.jpg" alt="" class="wp-image-1375" width="404" height="423" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/02/20210218_150255-978x1024.jpg 978w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/02/20210218_150255-286x300.jpg 286w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/02/20210218_150255-768x804.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/02/20210218_150255.jpg 1039w" sizes="auto, (max-width: 404px) 100vw, 404px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto ti diverti su facebook? Stai sempre sul pezzo, dimmi la verità, ti piacciono i like delle tue amiche, fai un po’ il piacione</strong> .</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ah ah ah ma no guarda neanche li vedo i like. Sono pensieri i miei, lì butto lì per ridere. Sai bene che una volta i social non esistevano e le notizie passavano per le agenzie e si prendevano da lì. Oggi il politico di turno se deve fare un annuncio o una dichiarazione va su un social e scrive il suo pensiero o la sua dichiarazione quindi chi fa il nostro mestiere deve necessariamente abitare anche i social ed allora, in un momento tranquillo, quando non ci sono notizie da acquisire, sto lì e scrivo due minchiate innocue.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Parliamo di mare. Qual è il più bello?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ah ah ah, il mare più bello è quello di Palmarola ma io sono molto affezionato e legato a quello di Scauri, al tuo mare. Fino all’età di nove,  dieci  anni andavamo con la mia famiglia lì in vacanza poi ci spostammo ma io per qualche altro anno ancora sono ritornato perché andavo a passare qualche giorno dai miei nonni che erano rimasti lì. Ricordo tutto, monte d’oro, monte d’argento dove abitava mia zia alle pendici di una sorgente di acqua dolce, la darsena e le sue barche, lo scoglio, la spiaggia dei sassolini, la villa di Manfredi e Minturno più in alto. Noi abitavamo proprio a monte d’oro, vicino la casa del Generale Umberto Nobile. Andavamo al lido Tirreno da Nicandro e dalla moglie Teresa che avevano due figlie una delle quali si chiamava Lucia. Tempi bellissimi e spensierati, a Scauri ho imparato a nuotare, a prendere cozze, ad andare in barca, mi divertivo e ricordo con grande affetto quegli anni. Guarda questo video, me lo ha mandato mio cugino qualche giorno fa, sono io insieme ai miei fratelli e ai miei cugini sulla spiaggia di Scauri…</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ercolefragasso.it/2021/02/20/quattro-chiacchiere-con-maurizio-martinelli-voce-del-tg2/">Quattro chiacchiere con Maurizio Martinelli, voce del Tg2</a> proviene da <a href="https://www.ercolefragasso.it">Ercole Fragasso</a>.</p>
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