<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Uncategorized Archivi - Ercole Fragasso</title>
	<atom:link href="https://www.ercolefragasso.it/category/uncategorized/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.ercolefragasso.it/category/uncategorized/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 17 Mar 2025 11:35:24 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1.2</generator>

<image>
	<url>https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2020/09/cropped-EF-2-32x32.png</url>
	<title>Uncategorized Archivi - Ercole Fragasso</title>
	<link>https://www.ercolefragasso.it/category/uncategorized/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Stefania Craxi: eredità di uno Statista.</title>
		<link>https://www.ercolefragasso.it/2025/02/26/stefania-craxi-eredita-di-uno-statista/</link>
					<comments>https://www.ercolefragasso.it/2025/02/26/stefania-craxi-eredita-di-uno-statista/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2025 17:13:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Politici]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ercolefragasso.it/?p=1933</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ho avuto il piacere di intervistare nella splendida cornice di Palazzo Giustiniani -il “Piccolo Colle”- Stefania Craxi, erede di un grande Statista e Senatrice della Repubblica, che mi ha accolto con grande disponibilità e cordialità. Stefania Craxi, politica, già deputata e sottosegretaria di Stato agli Affari Esteri, oggi Senatrice e Presidente della commissione Affari Esteri [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ercolefragasso.it/2025/02/26/stefania-craxi-eredita-di-uno-statista/">Stefania Craxi: eredità di uno Statista.</a> proviene da <a href="https://www.ercolefragasso.it">Ercole Fragasso</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ho avuto il piacere di intervistare nella splendida cornice di Palazzo Giustiniani -il <em>“Piccolo Colle”-</em> Stefania Craxi, erede di un grande Statista e Senatrice della Repubblica, che mi ha accolto con grande disponibilità e cordialità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Stefania Craxi, politica, già deputata e sottosegretaria di Stato agli Affari Esteri, oggi Senatrice e Presidente della commissione Affari Esteri e Difesa del Senato; ma è vero che da ragazza il suo sogno nel cassetto era fare la giornalista, in particolare modo l&#8217;inviata di guerra?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Assolutamente sì, ci ho anche provato, ma ogni volta che mi affacciavo in qualche redazione mi guardavano e mi dicevano, <em>signorina, con quel cognome?</em> È stata la mia fortuna, poi ho intrapreso un&#8217;altra carriera.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dopo la morte di suo padre ha scelto di abbandonare la carriera televisiva e di entrare attivamente in politica. Fu una scelta d’impulso o un qualcosa maturato nel corso del tempo, che comunque prima o poi sarebbe avvenuto?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà, in quel momento, alla morte di mio padre, la politica è tornata a fare parte prepotentemente della mia vita, anche se forse non se n&#8217;era mai andata. Scelsi di fare una Fondazione, volevo reagire all&#8217;ingiustizia, non so se per moto dell&#8217;animo, ma certamente a un certo punto ho capito che mi serviva una voce e l&#8217;unica cosa che poteva dare voce a una battaglia politica era la politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lei è entrata nella politica attiva trovando “cittadinanza” nelle file di Forza Italia e facendo parte come sottosegretario di Stato del Governo Berlusconi IV. Scelta di campo che prosegue tutt’ora e che ha rafforzato la sua idea politica?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Innanzitutto, la stragrande maggioranza dell&#8217;elettorato socialista dal ‘94 vota centrodestra, quindi, io sto dove sta il mio elettorato. Poi io non ho solo trovato cittadinanza, ho trovato rispetto di questa storia e anche agibilità politica e come me, tanti socialisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Del rapporto tra suo padre e Berlusconi si è detto e scritto tanto. Tutto?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È molto più semplice quello che si è detto, erano due intelligenze che si erano capite e che si erano trovate; si erano simpatici, c’era un rapporto di reale amicizia e condividevano l&#8217;idea di modernizzazione del Paese che passava anche attraverso la televisione privata.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Di recente Lei, nel commentare il film di Gianni Amelio dedicato a suo padre, ha dichiarato: “<em>Gli oltre due milioni di telespettatori che hanno visto su Raiuno il film vogliono dire che quella brutta storia pesa ancora sulla Repubblica italiana e che bisogna fare i conti con Craxi. C&#8217;è però un pezzo d&#8217;Italia che non vuole confrontarsi con questa figura</em>”. Si riferisce alla Sinistra?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Beh, sono venticinque anni che nessun esponente istituzionale o politico di rilievo calca la sabbia di Hammamet.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lei ha dichiarato “<em>non si racconta la storia dal buco della serratura</em>”. Tuttavia ha scelto di scrivere il libro autobiografico “<em>All&#8217;ombra della storia. La mia vita tra politica e affetti</em>”. Perché?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto non racconto la storia dal buco della serratura e tante cose, per amor di Patria, me le sono tenute per me. Però pensavo fosse arrivato il momento di raccontare anche un po’ l&#8217;aspetto umano di quell&#8217;uomo, di quel padre così difficile, straordinario, che è stato spesso descritto come arrogante. In realtà aveva un tratto di ruvidezza del carattere che nascondeva una grandissima tenerezza. E poi mi sembrava giusto anche lasciare memoria di che cosa erano una volta le comunità politiche, cosa erano i partiti, cosa erano quelle famiglie politiche e quindi mi son fatta convincere e l’ho scritto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È appena trascorso il 25° anniversario della morte di suo padre; ma quest’anno cade anche il 40° anniversario di due eventi politici che hanno probabilmente rappresentato due dei punti più alti della carriera politica di Bettino Craxi: il Consiglio Europeo di Milano del giugno ‘85 e la “<em>Notte di Sigonella</em>” dell’ottobre dello stesso anno. Cosa ne pensa?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Personalità straordinaria nel panorama politico italiano e quei due eventi rilevano il fatto che deve ritrovare il suo posto nella storia positiva dell&#8217;Italia repubblicana.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dopo quarant’anni i tragici eventi che portarono alla “<em>Notte di Sigonella</em>”, purtroppo sono più attuali che mai. Quali potrebbero essere gli sviluppi del conflitto arabo-israeliano e quanto questi sviluppi sono interconnessi con altri eventi di stretta attualità nello scacchiere geopolitico internazionale, come la caduta di Assad, il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump e il negoziato USA-Russia per la pace in Ucraina?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto sono passati decenni, quindi panorama politico profondamente cambiato, per dire sulla questione israelo-palestinese Craxi aveva a che fare con Arafat e non Hamas. Io credo anche che nel conflitto attualmente in corso non c&#8217;entri nulla la causa palestinese ma che sia finita ostaggio di chi la pace non la vuole. Craxi nell&#8217;episodio di Sigonella &#8211; e anche questo è una bussola per il domani &#8211; dimostra che si può essere leali alleati degli Stati Uniti senza esserne subalterni. E io continuo a credere, come lui credeva, che per noi il rapporto transatlantico sia un rapporto ineludibile. Bisogna sempre ricordare che è un rapporto non solo militare o politico o rapporto valoriale, insieme, Europa e America, siamo Occidente. Anche nell&#8217;episodio di Sigonella Craxi continua anche qua a indicare una strada che vale anche oggi per il futuro: la via d&#8217;uscita di questo conflitto non può essere che <em>i due popoli e i due Stati</em>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="845" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/02/20250303_193800-1024x845.jpg" alt="" class="wp-image-1952" style="width:534px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/02/20250303_193800-1024x845.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/02/20250303_193800-300x247.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/02/20250303_193800-768x634.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/02/20250303_193800-1536x1267.jpg 1536w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/02/20250303_193800.jpg 1542w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È in discussione presso la commissione parlamentare che Lei presiede in Senato, il disegno di legge inerente revisione e &nbsp;riordino dei Corpi C.R.I., Ausiliari delle Forze Armate dello Stato. Quali sono le sue considerazioni in merito?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’abbiamo appena approvato oggi in Commissione e mandato al relatore, quindi andrà in Aula. I due Corpi C.R.I. fanno un lavoro preziosissimo, hanno una loro specificità di cui bisogna tener conto. Di alcune cose il provvedimento ne tiene conto, di altre non ancora. Ci sarà modo per ritornare su questo tema anche in futuro.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="404" height="498" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/02/Screenshot_20250225-205359_Gallery-1.jpg" alt="" class="wp-image-1940" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/02/Screenshot_20250225-205359_Gallery-1.jpg 404w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/02/Screenshot_20250225-205359_Gallery-1-243x300.jpg 243w" sizes="(max-width: 404px) 100vw, 404px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mi ha colpito moltissimo il racconto della sua amicizia e di quella di suo padre con Lucio Dalla. Qual è il ricordo più bello che ha di questa amicizia?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando lui in una trattoria milanese prende un block notes, si mette a scrivere, poi lo dà Bettino gli dice, <em>questa te l&#8217;ho dedicata</em>; Craxi lo guarda e fa, <em>ma scusa, ma hai scritto un testo in 10 minuti</em>. Lucio lo guarda e fa <em>a volte ci metto anche meno </em>e quella canzone era “Milano”. &nbsp;Ed è la canzone che lui la sera in concerto a Milano, quando muore Craxi, gli dedica perché inizia il concerto dicendo <em>questo pomeriggio è morto un mio amico, gli dedico questa canzone</em>. Era la canzone “Milano” che aveva scritto per lui.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ercolefragasso.it/2025/02/26/stefania-craxi-eredita-di-uno-statista/">Stefania Craxi: eredità di uno Statista.</a> proviene da <a href="https://www.ercolefragasso.it">Ercole Fragasso</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ercolefragasso.it/2025/02/26/stefania-craxi-eredita-di-uno-statista/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quattro chiacchiere con Francesco Giorgino</title>
		<link>https://www.ercolefragasso.it/2024/12/27/quattro-chiacchiere-con-francesco-giorgino/</link>
					<comments>https://www.ercolefragasso.it/2024/12/27/quattro-chiacchiere-con-francesco-giorgino/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Dec 2024 15:56:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ercolefragasso.it/?p=1901</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Ercole FRAGASSO Ho il privilegio di conoscere da alcuni anni il Direttore Francesco Giorgino, stimato ed apprezzato giornalista e docente universitario e di aver condiviso con lui un corso sulla comunicazione tenuto agli Ufficiali della Croce Rossa Italiana. Proprio in quel contesto, al termine delle lezioni e a microfoni spenti, ci confrontammo su alcune [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ercolefragasso.it/2024/12/27/quattro-chiacchiere-con-francesco-giorgino/">Quattro chiacchiere con Francesco Giorgino</a> proviene da <a href="https://www.ercolefragasso.it">Ercole Fragasso</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>di Ercole FRAGASSO</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><kbd>Ho</kbd><strong> </strong>il privilegio di conoscere da alcuni anni il Direttore Francesco Giorgino, stimato ed apprezzato giornalista e docente universitario e di aver condiviso con lui un corso sulla comunicazione tenuto agli Ufficiali della Croce Rossa Italiana. Proprio in quel contesto, al termine delle lezioni e a microfoni spenti, ci confrontammo su alcune caratteristiche che ci accomunano: l’apprezzamento per le Istituzioni militari, la Juventus e i grandi insegnamenti di don Bosco, il prete dei giovani. Molto garbato ed elegante -sia nello stile sia nell’abbigliamento- molto cordiale e professionale, il Direttore Giorgino si è <em>confessato</em> negli Uffici di Viale Mazzini al mio microfono spaziando, come solo chi ha grande cultura sa fare, dal giornalismo alla filosofia, dallo sport ai social. Direttore dell&#8217;Ufficio studi Rai, che ha il compito di analizzare i dossier più importanti che riguardano il presente e il futuro dell&#8217;azienda del servizio pubblico della televisione e che pubblica ricerche, studi, analisi guardando in chiave anche comparativa a quello che succede nei mercati europei, nei mercati internazionali e sempre nell&#8217;ambito dei cosiddetti PSM (acronimo che sta per public service media, cioè i media del servizio pubblico) è altresì professore di comunicazione e marketing ed ha iniziato ad insegnare nell’ormai lontano 2000, un quarto di secolo fa alla<em> Sapienza</em> <em>Università di Roma</em> e, dopo aver svolto il medesimo incarico per un periodo anche <em>all&#8217;Università</em> <em>Lateranense</em>, è approdato nel 2014 alla <em>Luiss </em>ove tuttora insegna<em>.</em> E&#8217; autore di diversi libri in ambito di comunicazione e marketing, gli ultimi sono: <em>Brand Telling</em> (edito da Egea, che è la casa editrice della Bocconi e che è uscito a settembre) e il <em>Manuale di comunicazione e marketing</em> (che è uscito nel mese di novembre per Luiss University Press che è la casa editrice della Luiss) mentre a gennaio sarà pubblicato <em>Sociologia dei  Giornalismi</em> (Edito da Mondadori Università). Appassionato di sport, è istruttore di secondo grado di tennis e ricorda con viva emozione i suoi calci al pallone da ragazzino nell’Oratorio di Andria.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2024/12/GIORGINO-2-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-1905" style="width:578px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2024/12/GIORGINO-2-1024x768.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2024/12/GIORGINO-2-300x225.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2024/12/GIORGINO-2-768x576.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2024/12/GIORGINO-2.jpg 1159w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lo scorso novembre è ripartito in seconda serata il programma che ha ideato, coordina e conduce. Mi parli della sigla (&#8220;No Man No Cry&#8221; di Jimmy Sax) e del titolo del programma (“XXI Secolo, quando il presente diventa futuro”) e concluda scegliendo un aggettivo per entrambi.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto parto dagli aggettivi e <em>No Man No</em> <em>Cry </em>di <em>Jimmy Sax</em> che è sigla coinvolgente ed emozionante. Per quanto riguarda il programma <em>Ventunesimo Secolo</em>, quando il presente diventa futuro, direi che è un programma innovativo. L&#8217;aggettivo che vorrei usare per definire questo nuovo programma è <em>innovativo</em>. Allora perché non usare <em>No Man No Cry</em> . Avevo ascoltato per la prima volta questa canzone durante il <em>covid</em> e vidi e presi atto che c&#8217;erano diversi contenuti video, audio, video sulle piattaforme social che proprio raccontavano di persone che all&#8217;improvviso si mettevano a ballare sui balconi e ascoltando la canzone di <em>Jimmy Sax. </em>Quindi per la prima volta presi atto in quel contesto dell&#8217;esistenza di questo brano che, ammetto, fino a quel momento non conoscevo. Tra me e me dissi: se un giorno dovessi mai fare un programma, questo potrebbe essere la sigla del mio programma, cosa che poi si è puntualmente verificato. Quindi è un po’ nato per caso. Poi credo che sia una sigla molto giusta per quel tipo di programma, perché come dice il sottotitolo <em>Quando il presente diventa futuro</em>, quindi <em>Ventunesimo Secolo</em> è un programma dell&#8217;approfondimento giornalistico della Rai che si muove nell&#8217;ottica di congiungere i tre tempi dell&#8217;esperienza umana: passato, presente e futuro. Nel senso che il presente che raccontiamo è il frutto di quello che evidentemente siamo stati, delle nostre radici, della nostra identità. Ma al tempo stesso raccontiamo un presente che viene sviluppato sempre in chiave prospettica, cioè immaginando quelle che poi possono essere le ricadute future.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Passiamo al &#8220;contenuto&#8221;, il Suo è un programma di &#8220;approfondimento&#8221; che vuole coniugare &#8220;tradizione&#8221; (la classica fascia oraria della seconda serata su Rai1) e &#8220;innovazione&#8221; (con contenuti multimediali sulla piattaforma di RaiPlay).</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Esatto, concentriamoci su quelli che sono gli elementi di maggiore innovazione rispetto alla normale programmazione di approfondimento del giorno. Le dico, quando io ho un po’ scritto l&#8217;anno scorso per la prima volta la struttura di questo programma, oltre che naturalmente fare quello che dicevo prima, cioè tenere sempre in evidenza la congiunzione diacronica, tra passato, presente e futuro avevo come intenzione quella di coniugare tre linguaggi diversi. Il primo elemento, primo fattore di innovazione rispetto al resto dei programmi è la coniugazione di tre linguaggi diversi, il linguaggio della parola, che è affidata evidentemente al mio editoriale iniziale e che è affidata alla interlocuzione che io ho con ospiti di primo piano del mondo politico, istituzionale, economico nella prima e nella seconda parte. E poi c’è il linguaggio delle immagini, perché noi abbiamo dei mini reportage sempre in ogni puntata, quindi sono praticamente servizi fatti sul posto dai nostri inviati, piuttosto che montaggi di immagini, con una chiave in grado di restituire anche la dinamicità di certi temi. Il terzo linguaggio, che utilizziamo sempre, è quello dei dati che è una novità nel giornalismo televisivo. Perché di solito le infografiche sono sempre state molto utilizzate dalla carta stampata, io invece ho investito molto sul linguaggio dei dati sul <em>data journalism</em> proprio perché credo moltissimo nel racconto fondato sull&#8217;evidenza. Sono molto importanti le opinioni, però le opinioni hanno un senso nella misura in cui si sviluppano su dei presupposti di pragmaticità di aderenza alla realtà, che soltanto i dati sono in grado di restituire. L&#8217;altra innovazione che riguarda l&#8217;edizione di quest&#8217;anno è appunto la <em>crossmedialità</em>. Noi siamo riusciti a fare un prodotto veramente <em>crossmediale</em>. Nel senso che visto che il lunedì sera in seconda serata andiamo su Rai Uno, il martedì mattina successivo, già molto presto, diciamo già nelle primissime ore della mattina andiamo in onda con il <em>podcast</em> a <em>Ventunesimo Secolo</em>, quando il presente diventa futuro. Mercoledì, giovedì e venerdì abbiamo tre contenuti originali, quindi, che non sono pezzi di programma pubblicati su <em>Raiplay</em>, ma proprio tre contenuti a sé stanti, autonomi che sviluppano anche temi diversi da quelli della puntata su Rai Uno e che noi presentiamo dentro lo studio, ma facendo molto ricorso ai servizi esterni. E poi abbiamo l&#8217;ultimo sabato del mese, il <em>podcast</em> <em>Ventunesimo Secolo</em> <em>celebrities</em>, che raccoglie il meglio delle interviste fatte ai personaggi dello spettacolo durante la puntata su Rai Uno. Adesso però posso annunciare una novità: dal 2025 partiamo anche con un <em>instant-book</em> su <em>Rai libri</em> <em>Ventunesimo Secolo</em> dedicato praticamente a un tema o, ad un insieme di temi, che meritano di essere affrontati e raccontati attraverso anche l&#8217;esperienza della lettura. Poi mettiamoci anche i contenuti che pubblichiamo giornalmente sui nostri account social, quindi è davvero un racconto del mondo dell&#8217;Italia in chiave orizzontale perché riusciamo ad attraversare un po’ tutti i mezzi di comunicazione, quindi sicuramente c&#8217;è tanta innovazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Analizzare e capire il presente per &#8220;prevedere&#8221; il futuro: la struttura narrativa del Suo programma presuppone un giornalismo che non si limita a fare domande, ma che &#8220;spiega&#8221; e cerca anche le risposte&#8230;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, anche questa è un&#8217;altra caratteristica del nostro programma. Io mi sono imposto due regole nel momento in cui ho cominciato questa avventura professionale. La prima regola era quella di raccontare anche le cose più complesse, ma in un modo accessibile a tutti. Io credo che sia una esigenza, questa, assolutamente inderogabile. È un&#8217;urgenza anche del giornalismo. Non è che ci sono dei temi che sono inaccessibili al pubblico generalista, il problema è come quei temi li affronti, come li riesci sostanzialmente a raccontare. Quindi è una questione di linguaggio. Certamente puoi spiegare anche le cose più complesse in un modo che tutti riescano a capire quello che stai raccontando. Il secondo proposito era quello di non limitarmi a fare le domande classiche del giornalismo, ma andare un po’ oltre. Quindi, per esempio. Non solo dove è accaduto, perché è accaduto come è accaduto. Bensì: chi è il protagonista di quella vicenda che si sta raccontando? Ma anche dove altro può accadere? Cos&#8217;altro può accadere? E per quali altri motivi potrebbe accadere? Quello che noi stiamo raccontando, quindi, deve muoversi sul filo delle possibilità, ma anche delle probabilità. Ecco che si ripetono determinati tipi di accadimenti e quindi da questo punto di vista il futuro prossimo è molto presente; non vogliamo fare gli indovini, però vogliamo segnalare i cosiddetti <em>main trends</em> e quindi provare a delineare quelle che sono le più probabili linee di sviluppo delle grandi questioni del secolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nella puntata del 9 dicembre scorso in uno dei “faccia a faccia” del programma ha intervistato Bruno Vespa (che anni or sono Le fece il primo colloquio per entrare in Rai): si può parlare di un &#8220;passaggio di consegne&#8221; tra i &#8220;padroni di casa&#8221; della seconda serata della rete ammiraglia Rai?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">No, assolutamente no, perché non è un passaggio di consegne in quanto io occupo un pezzo del palinsesto della seconda serata di Raiuno nella giornata del lunedì. Lunga vita professionale a Bruno Vespa, che considero il mio maestro e quindi speriamo che la Rai possa avvalersi ancora per molto tempo del contributo di Bruno Vespa a <em>cinque minuti</em> e in seconda serata. Io sono già molto gratificato nel fare i lunedì sera, peraltro neanche per tutto l&#8217;anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per anni ha condotto il TG1 delle 13:30 e poi delle 20:00, entrando nelle case di milioni di italiani nei momenti &#8220;sacri&#8221; del pranzo e della cena. Un’indubbia gratificazione professionale ma anche una rilevante responsabilità&#8230;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È vero, la parola chiave è proprio questa: responsabilità. Io sono molto grato alla Rai per avermi consentito di fare gran parte del mio percorso professionale all&#8217;interno del TG Uno. Come è stato ricordato prima, io ho cominciato nel 1991, proprio quando il Direttore era Bruno Vespa e in quella che Bruno Vespa chiamava la <em>nave scuola</em>, che era praticamente <em>Uno Mattina</em>. Ho percorso tutte le tappe. Se sono al TG Uno è perché ho cominciato a <em>Unomattina</em>, poi ho fatto il Redattore della redazione società, poi nella redazione cronaca, poi sono diventato inviato di cronaca, poi sono diventato caposervizio della cronaca e vicecaporedattore della cronaca e cronaca e società insieme. Ad un certo punto sono diventato vicecaporedattore della redazione politica, caporedattore centrale della redazione politica, vicedirettore conduttore. Conduttore delle ore 20 e conduttore di edizioni speciali, anche del TG Uno, quindi, ho davvero fatto tutto il percorso professionale lì dentro, però indubbiamente le conduzioni delle 13 e 30 prima e delle 20 poi sono stati il punto di maggiore impatto rispetto all&#8217;opinione pubblica ed effettivamente la parola più giusta è utilizzare la parola <em>responsabilità. </em>Per Max Weber: la responsabilità e la consapevolezza delle conseguenze sugli altri del proprio agire. E in questo caso si tratta di un agire comunicativo nel senso del termine affermato da Jurgen Habermas. Quindi avere la consapevolezza delle conseguenze sugli altri di quello che tu fai in termini di selezione del materiale notiziabile, in termini di trattamento, in termini di intonazione. Io ho provato sempre a ricordarmi di questa accezione della parola responsabilità dataci da Max Weber e quindi sono sempre entrato in punta di piedi nelle case degli italiani, nella consapevolezza che molti potevano essere condizionati positivamente o negativamente da quello che facevo. Poi ho avuto la fortuna di cominciare a lavorare in un&#8217;epoca in cui c&#8217;erano anche dei giganti del servizio pubblico. Da televisivo, quindi mi sono abbeverato di quella cultura del servizio pubblico che oggi porto avanti anche nei miei nuovi incarichi. Poi ho finito il TG Uno e sono arrivato a Viale Mazzini nella <em>corporate</em>, come vicedirettore della direzione editoriale per l&#8217;offerta informativa. E poi sono stato nominato direttore dell&#8217;ufficio studi e conduttore del programma. Non sarei quello che sono se non avessi fatto quell&#8217;esperienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali sono le differenze più rilevanti tra il giornalismo del &#8220;TG&#8221; e il giornalismo di “approfondimento”? E perché ha lasciato il primo per il secondo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà è stato necessario un avvicendamento professionale. Quindi ho lasciato il TG perché sono stato chiamato a questa nuova responsabilità, prima come vicedirettore della direzione editoriale per l&#8217;offerta informativa e poi come direttore dell’ufficio studi, un incarico in totale continuità col mio impegno accademico. L&#8217;azienda aveva bisogno di una figura che fosse al tempo stesso di una certa esperienza all&#8217;interno dell&#8217;azienda, che avesse anche una forte sensibilità accademica. Ed è quello che appunto, avendo fatto altre attività accademiche contemporaneamente al giornalismo, mi riusciva piuttosto naturale fare. Ho condotto speciali serate di approfondimento su tematiche specifiche o addirittura programmi che comunque avevano il passo lungo della diretta televisiva. Nella fascia pomeridiana tantissimi speciali in occasione delle elezioni politiche, delle elezioni amministrative, delle elezioni europee e le americane o raccontato anche fatti di cronaca in prima serata. Vorrei citare in questa in questa intervista, lo speciale che mettemmo in piedi veramente nell&#8217;arco di pochissimi minuti sull&#8217;incendio alla cattedrale di Parigi, Notre Dame e che è stata anche una grande opportunità. Nazionale. Per non parlare poi degli speciali, che mettevamo anche in quel caso in piedi in pochissimi minuti, sul Covid, durante il periodo della pandemia. C’era già un <em>background</em> di approfondimento. Naturalmente il passo è diverso perché, quando fai un programma come <em>Ventunesimo Secolo,</em> devi pensare a temi e a questioni che sono capaci di sistematizzare tutto di un&#8217;asse diacronico medio lungo. Il TG vive della quotidianità, addirittura vive della copertura ora per ora. E quella la principale differenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa La entusiasma e cosa La disturba di più della Sua professione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi entusiasma la possibilità di dar sfogo alla curiosità e di mettere a disposizione degli altri delle proprie competenze tematiche. Ci credo molto. Il giornalismo si fonda su parecchie competenze. C&#8217;è la competenza tematica, c&#8217;è la competenza espressiva, c&#8217;è la competenza relazionale, vale a dire la conoscenza dei pubblici, infine la competenza tecnica. C&#8217;è la competenza deontologica e questo è garanzia anche della obiettività del giornalismo. Questo mi entusiasma molto, mi disturba talvolta la faziosità. In alcuni casi c&#8217;è la mancanza di studio. Ecco, io credo che per essere un buon giornalista serva studiare tanto, proprio perché abbiamo quella responsabilità di cui parlavo prima, cioè, maneggiamo anche cose molto complesse e molto delicate. E senza rinunciare alle proprie idee, perché penso che sia un diritto di ciascuno maturare e manifestare i propri convincimenti all&#8217;esterno, però essere sempre rispettoso delle posizioni alternative alla propria. Ecco, quando c&#8217;è troppa faziosità, la cosa mi crea un po’ di disagio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La domanda più scontata: se Francesco Giorgino non avesse fatto il giornalista oggi sarebbe…?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Soltanto un professore universitario, perché io avevo due desideri, due sogni nella vita sono riuscito a realizzarli entrambi, per fortuna ad altissimo livello e quello di fare giornalista, tra l&#8217;altro televisivo del servizio pubblico e di Rai Uno; quindi, da questo punto di vista sono stato molto, molto fortunato. E dall&#8217;altro lato, però, avendo cominciato a fare l&#8217;assistente universitario giovanissimo, proprio appena laureato, ho sempre amato il mondo accademico, credo di avere un <em>mindset</em> anche molto scientifico e quindi diciamo poter fare come sto facendo da 25 anni: contemporaneamente sia il giornalista sia il professore universitario. Lo studioso, è una cosa che mi gratifica, se non avessi fatto il giornalista avrei fatto solo il professore. Universitario.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È un giornalista principalmente &#8220;televisivo&#8221;, quindi non può sottrarsi ad una domanda sulla &#8220;Televisione&#8221; in generale. Volendo parafrasare il titolo del Suo programma, è d&#8217;accordo su questa definizione: &#8220;Televisione: quando il passato diventa futuro&#8221;?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, perché la televisione, anche la televisione generalista, è ancora molto forte all&#8217;interno del nostro paese; quindi, non è né passato né solo presente, credo e sono convinto di questo che sarà anche futuro. Noi abbiamo le ricerche che lo dicono. Le ricerche del Censis, le ricerche di molti istituti che si occupano del rapporto tra popolazione e media, personal media and mass media ci dicono che il tasso di penetrazione della televisione è ancora altissimo, addirittura superiore al 95% per quanto riguarda il nostro Paese. Chiaramente c&#8217;è una componente della popolazione italiana che ha un rapporto diverso con la Televisione. Quale direttore sto studiando le modalità di compimento di questo processo trasformativo della Rai. Da semplice <em>broadcaste</em>r a <em>digital media company</em>. Si, di <em>public digital media compan</em>y, perché questo comporta un&#8217;innovazione. Non solo di prodotto, ma anche di processo che vale la pena di essere evidentemente considerata e preservata.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E la televisione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Già ora viene fruita in modalità diverse rispetto al passato, quindi c&#8217;è una componente ancora molto consistente, molto forte di popolazione italiana, che fruisce la televisione in modalità lineare, cioè in modalità sincrona, quindi vede la televisione nel momento in cui la televisione va in onda, vede quel programma nel momento in cui viene trasmesso. Allora poi c&#8217;è un&#8217;altra fetta, che è sempre più crescente, di popolazione che fruisce il contenuto televisivo, anche editato da televisione generalista, in modalità asincrona. Quindi che vuol dire asincrona? Vede il programma il giorno dopo, dopo alcuni giorni, sulla piattaforma Raiplay e non più in modalità sincronica, ma in modalità che appunto poi rispondente a quel <em>claim</em>. Quando nacque Raiplay si creò un clima: la televisione, quando vuoi, dove vuoi. Poi e con chi vuoi? Poi, in definitiva, perché non c&#8217;è più la fruizione contestuale, cioè non c&#8217;è più solo la fruizione contestuale in ambito domestico, prevalentemente quindi a casa, ma si vede la televisione sui tablet, si vede sugli smartphone, si vede sui computer, si vede su tanti <em>device</em> mobili; quindi, chiaramente questo pone una sfida nuova, ma la televisione in quanto tutto è industria culturale, in quanto sistema capace di generare e distribuire contenuti, non morirà mai. Deve naturalmente essere al passo con i tempi ed è quello che noi stiamo cercando di fare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Infine, tre cose ci accomunano: l’Istituzione militare, la Juve ed il nostro caro ed intramontabile Don Bosco.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Istituzione militare, nel senso chiariamolo però di grande attenzione da parte mia al ruolo delle Istituzioni del nostro paese. E anche una un&#8217;altra delle cose che io sto facendo mantenere fermo il radicamento alla logica istituzionale che, per esempio considero un valore aggiunto, la capacità di <em>switchare</em> tra comunicazioni politiche e comunicazioni istituzionali. C&#8217;è un momento in cui deve prevalere la comunicazione istituzionale rispetto alla comunicazione. Mia è da questo punto di vista sicuramente l&#8217;attenzione nei confronti delle Forze Armate, le Forze dell&#8217;ordine, delle Istituzioni tutte, le Istituzioni politiche, le Istituzioni economiche, le Istituzioni sociali è sicuramente un qualcosa che fa parte della mia cultura. La Juventus? Come tutti i meridionali, come dire, molti meridionali, è un po’ la squadra del cuore. Ecco, Don Bosco invece credo che sia l&#8217;elemento che ci accomuni di più e perché io ho avuto un grande privilegio che è quello di essere cresciuto in una città di media dimensione come Andria, che per molti anni è stata è stato il comune non capoluogo di provincia, oggi è capoluogo di provincia. Quindi una città, un centro dove si poteva respirare contemporaneamente l&#8217;aspirazione a diventare città e quella dimensione umana che è tipica della provincia italiana; è tra le <em>best practice</em>, diremmo oggi con il linguaggio anglosassone, migliori della mia adolescenza e della mia giovinezza. Sicuramente c&#8217;è stata la frequentazione dell&#8217;oratorio Salesiano di Andria. Lì ho potuto capire i valori fondanti della cultura salesiana, della cultura di Don Bosco e la capacità di sviluppare quell&#8217;approccio direi non solo multi ma anche interdisciplinare. Perché veramente all&#8217;oratorio salesiano di facevamo tante cose, ci siamo avvicinati allo sport, che è stata poi il tennis. In realtà io nel calcio, facevo l&#8217;arbitro e, per molti anni, nella PGS, la Polisportiva Giovanile Salesiana, celeste gialla. Ho imparato, per esempio, a fare l&#8217;arbitro, ho imparato ad applicare le regole, ad avere rispetto delle regole e a vivere anche lo sport dentro una dimensione, diciamo altamente formativa, perché lo sport ha una dimensione che è quella relazionale, che è quella valoriale, che è quella antropologica e che poi ti resta nella vita. Posso raccontare &#8211; e poi termino &#8211; anche un episodio, a un certo punto fui anche leggermente irregolare. Però l&#8217;essere irregolare mi fece comprendere ancor di più il valore di una regola. Perché contestai il Rettore dell&#8217;Oratorio che a un certo punto ci costringeva a lasciare la partita di calcio, fischiava anzitempo la fine della partita per andare a Messa. Io mi permisi di dire bonariamente che si poteva organizzare l&#8217;attività sportiva in funzione della Messa e senza interrompere. Perché poi quando sei ragazzi, stai giocando a calcio, hai voglia di stare in campo, hai voglia di fare l&#8217;attività sportiva. Però poi capii il senso di quella di quella indicazione. Quindi a maggior ragione ho potuto. essere sempre più socializzato a quella cultura e molto nella cultura di Don Bosco. Io ho trovato tante cose che poi ho studiato anche da professore di comunicazione e marketing. Intanto la comunicazione non come semplice connessione, ma come condivisione di senso e di significato. E poi si è abusato nel tempo del termine. Team working? No, lavoro di gruppo che addirittura diciamo è nato come <em>soft skill</em> ma poi è diventata una vera e propria <em>hard skill</em>. Lì si faceva tutto in gruppo e si pregava in gruppo, si giocava in gruppo, si rifletteva in gruppo, quindi, davvero è stata una grande esperienza. Cioè, mettere le proprie individualità a disposizione della logica dell&#8217;insieme, la cultura non dell&#8217;io, ma la cultura del noi. E da qui nasce anche il concetto di responsabilità, ma da cui nasce anche una corretta interpretazione della categoria della libertà. Perché la libertà individuale esiste nella misura in cui esiste la libertà degli altri, cioè, bisogna riuscire, come dire, a correlarsi al contesto, all&#8217;insieme. Il concetto di responsabilità!</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="953" height="1024" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2024/12/GIORGINO-3-953x1024.jpg" alt="" class="wp-image-1904" style="width:432px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2024/12/GIORGINO-3-953x1024.jpg 953w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2024/12/GIORGINO-3-279x300.jpg 279w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2024/12/GIORGINO-3-768x825.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2024/12/GIORGINO-3.jpg 1135w" sizes="auto, (max-width: 953px) 100vw, 953px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://www.ercolefragasso.it/2024/12/27/quattro-chiacchiere-con-francesco-giorgino/">Quattro chiacchiere con Francesco Giorgino</a> proviene da <a href="https://www.ercolefragasso.it">Ercole Fragasso</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ercolefragasso.it/2024/12/27/quattro-chiacchiere-con-francesco-giorgino/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Enrico Vanzina: l&#8217;Italia vista dal Cinema</title>
		<link>https://www.ercolefragasso.it/2023/09/18/carlo-vanzina-litalia-vista-dal-cinema/</link>
					<comments>https://www.ercolefragasso.it/2023/09/18/carlo-vanzina-litalia-vista-dal-cinema/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Sep 2023 16:18:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ercolefragasso.it/?p=1828</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ho avuto il privilegio di incontrare ancora una volta e, in questa occasione, anche di intervistare, nella splendida cornice del Golfo di Policastro, il Maestro Enrico Vanzina. Sceneggiatore, regista e produttore cinematografico, giornalista e scrittore, Enrico è il primogenito del grande regista e sceneggiatore Steno (pseudonimo di Stefano Vanzina) e di Maria Teresa Nati e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ercolefragasso.it/2023/09/18/carlo-vanzina-litalia-vista-dal-cinema/">Enrico Vanzina: l&#8217;Italia vista dal Cinema</a> proviene da <a href="https://www.ercolefragasso.it">Ercole Fragasso</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph"> Ho avuto il privilegio di incontrare ancora una volta e, in questa occasione, anche di intervistare, nella splendida cornice del Golfo di Policastro, il Maestro Enrico Vanzina. Sceneggiatore, regista e produttore cinematografico, giornalista e scrittore, Enrico è il primogenito del grande regista e sceneggiatore Steno (pseudonimo di Stefano Vanzina) e di Maria Teresa Nati e fratello del compianto regista e produttore Carlo Vanzina. Nel corso della sua straordinaria carriera ha ricevuto una moltitudine di riconoscimenti nazionali ed internazionali tra cui spicca il David di Donatello. In  una calda serata estiva, guardando il mare e in compagnia di un gradevole aperitivo, ho parlato con il buon Enrico di Risi e di Monicelli, di Toto e dei De Filippo, della vecchia cara Commedia all&#8217;italiana, di Peppino di Capri e di Luciano De Cescenzo, del Golfo di Napoli e della sua  AS Roma ed ho trovato, come nelle precedenti occasioni, un interlocutore attento e disponibile, modesto e molto codiale.   </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Allora Maestro, iniziamo con la domanda che, come le ho detto durante il caffè, mi ha  chiesto di porle una <em>&#8220;certa&#8221; </em>Giovanna, che desidera sapere perché  lei  ha dichiarato che sarebbe felice di un eventuale inserimento, nelle scuole, della Commedia all&#8217;italiana. Probabilmente, aggiunge la <em>&#8220;Dama bionda&#8221;,</em> perché  rappresenterebbe la fotografia  di un periodo storico che i ragazzi di oggi non hanno vissuto ed è giusto, invece, conoscano?</strong> </p>



<p class="wp-block-paragraph"> Ho detto una cosa che penso da tantissimi anni, ovvero che forse se nei tre anni di liceo  un&#8217;ora o due a settimana o ogni quindici giorni, si proiettasse un film della Commedia all&#8217;italiana, si farebbe un grande regalo ai giovani di oggi. Insegno all&#8217;Università e tocco con mano che oggi i giovani non hanno assolutamente idea di che cosa sia questo Paese, della sua storia e del suo percorso, ma sanno invece quasi tutto delle  periferie di Los Angeles e del Bronx. I ragazzi leggono poco, si legge molto poco e questo non agevola e per questo credo che li si aiuterebbe molto con alcuni film della Commedia all&#8217;italiana che è stata fatta da enormi intellettuali. Pensiamo alle produzioni di mio padre con  Monicelli, per esempio <em>&#8220;Guardie e ladri&#8221; con Totò e Fabrizi</em> oppure oltre a mio padre Steno e a Monicelli, come le ho appena detto, a Ennio Flaiano, Marco Risi e  Vitaliano Brancati, qui insomma c&#8217;è il massimo della letteratura italiana di allora  &#8211; che con uno sguardo lucido e affettuoso, talvolta  meno affettuoso ma sempre lucido comunque &#8211; ha raccontato quell&#8217;epoca in maniera reale e senza esprimere giudizi o condanne. Pensiamo a <em>&#8220;Divorzio all&#8217;italiana&#8221;</em> di Pietro Germi, che capolavoro è stato? I ragazzi di oggi sanno che fino al 1960 e poco più se si ammazzava la moglie che tradiva non si passavano grandi guai? No, non lo sanno!  Quel film li aiuterebbe a comprendere che c&#8217;era un pregiudizio enorme verso le donne e una ingiustizia clamorosa verso di loro che non erano tutelate e sarebbe uno spunto per un approfondimento sulla terribile e sempre più diffusa, purtroppo,  problematica del femminicidio.  Voglio farle qualche altro esempio di film della Commedia all&#8217;italiana che sarebbe bello ed utile far vedere agli studenti per il modo puntuale con cui fotografa un&#8217;epoca. Mi riferisco  alla <em>&#8220;Grande Guerra&#8221;</em>  o a <em>&#8220;In nome del Popolo italiano&#8221;</em> nei quali si affrontano tematiche di primario interesse e di grande attualità che erano stati già visti e posti sotto la luce dei riflettori ben quarant&#8217;anni fa. Del resto anche <em>&#8220;Un americano a Roma&#8221; </em>o<em> &#8220;Un giorno in Pretura&#8221;</em> raccontano drammi e situazioni di un tempo rimasti in qualche modo irrisolti se non addirittura amplificati ai giorni nostri e il mondo della sanità?  Tanto criticato oggi, non era forse già rappresentato mirabilmente nel <em>&#8220;Medico della mutua&#8221;</em>? Le ho fatto, amico mio, solo alcuni esempi di Commedia all&#8217;italiana che da un lato divertirebbero moltissimo per il modo in cui si pongono e dall&#8217;altro catturerebbero l&#8217;attenzione perché il mezzo visivo certamente è molto più alla portata dei ragazzi di oggi e permetterebbe di fare un ragionato excursus su un&#8217;epoca non vissuta dai giovani ma che devono comunque conoscere. Ho un piccolo osservatorio personale che reputo molto attendibile e le dico che la mia idea della Commedia all&#8217;italiana nelle scuole è finita su  Instagram  ed ho ricevuto migliaia e migliaia di messaggi di persone, anche colte, importanti ed autorevoli che sono d&#8217;accordo con la mia idea. Ho lanciato insomma un sasso, però ora si deve discutere tanto e vedere se è fuori luogo o, viceversa, apprezzabile, perché io non sono assolutamente d&#8217;accordo con chi da anni dice che la Commedia è un genere minore anzi io dico che è un genere spesso addirittura maggiore. Spero di aver risposto in maniera esaustiva a Giovanna, poi mi faccia sapere. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Beh, direi proprio di sì Enrico. Passo alla prossima domanda. Sceneggiatore oltre che regista, produttore, scrittore di innumerevoli produzioni, in quale parte si sente più a suo agio?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Beh, intanto anche giornalista perché il mio secondo lavoro è proprio quello di giornalista ma comunque in tutti ruoli in cui mi sono cimentato e mi cimento cerco di dare sempre il massimo, poi è il pubblico che deve esprimere il giudizio finale. Per quanto mi riguarda io mi trovo bene in tutti i ruoli senza preferirne uno all&#8217;altro tanto l&#8217;impegno e la passione che metto in ogni cosa che faccio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> <strong>Una serie di innumerevoli successi in coppia con il compianto fratello Carlo. Qual è stato il segreto di questo fantastico sodalizio dal punto di vista professionale?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non lo so, me lo domando anche ancora oggi, in realtà Carlo voleva da piccolissimo fare il cinema e non c&#8217;erano dubbi che lo avrebbe fatto, mentre io invece volevo sfuggire a questa specie di cosa che vedevo anche in casa e volevo fare lo scrittore e basta mentre poi invece sono stato trascinato dentro e ho fatto centoventi film. Non abbiamo mai, Carlo ed io, avuto una discussione e insieme a lui ho fatto ben sessanta film insieme.  Eravamo eredi di una Commedia all&#8217;italiana che vedeva quello che succedeva e lo rappresentava, come le ho detto, senza mai giudicare ma così come era la realtà, in maniera leggera, serena. L&#8217;altra sera passeggiando con il mio amico Carlo Verdone ci siamo chiesti &#8230; <em>ma che abbiamo fatto? Abbiamo spiato gli italiani, li abbiamo inseguiti, studiati e rappresentati nei nostri lavori, senza mai criticarli o condannarli. Li abbiamo guardati con affetto e talvolta anche con orrore ma sempre cercando di evitare di dire hai torto, hai sbagliato, sei uno schifoso, quello è il  buono e quello il cattivo. No, non abbiamo mai giudicato. Figli di un&#8217;altra scuola, di un&#8217;altra epoca, ecco, questo è quello che pure con il mio caro fratello Carlo ho fatto. Sempre!</em> Aggiungo che uno può avere le proprie ideologie, per carità, ma mio fratello ed io sapevamo bene che non dovevano influire sui nostri lavori e questa cosa ci ha permesso di lavorare in grande sintonia .</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Oltre che con Carlo ha lavorato insieme ad altri illustri nomi del cinema italiano. A quale interprete è maggiormente legato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho avuto il grande piacere di lavorare anche con mio padre per cui è chiaro che emotivamente questa cosa è stata molto coinvolgente e mi è rimasta e mi rimarrà per sempre nel cuore. Ho avuto un rapporto molto buono umanamente  con Dino Risi ma in genere con tutti i grandi Maestri con cui ho lavorato, ho avuto più o meno rapporti di grande stima ed affettuosa amicizia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Una delle prime sceneggiature in assoluto, è <em>&#8220;Febbre da cavallo&#8221;,</em> film diretto dal compianto papà Steno. Qualche aneddoto su questo film che è diventato un &#8220;cult&#8221;?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Aneddoti? L&#8217;aneddoto più importante è che mio padre non voleva assolutamente che io facessi il cinema ma in realtà io avevo già cominciato perché avevo fatto un film con Lattuada e poi uno con mio fratello e siccome questo film si basava sul gioco dei cavalli ed io ero un giocatore di cavalli fu costretto a chiamarmi e la cosa che ricorderò sempre è che alla fine del film c&#8217;è un processo con un giudice interpretato da Adolfo Celi che si scopre più giocatore degli imputati.  Gigi Proietti fa un bellissimo monologo che io scrissi proprio davanti a mio padre che leggendo questa parte mi disse &#8220;<em>tu da grande potrai fare il cinema&#8221;. </em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Questa è stata una medaglia per lei.<em> </em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Bravo, sì, sì Ercole, lei ha ragione, questa sentenza di mio padre è stata proprio una medaglia che porto ancora oggi nel mio cuore.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quarant&#8217;anni da <em>&#8220;Sapore di mare&#8221;</em> e da <em>&#8220;Vacanze di Natale&#8221;</em>, capostipiti del filone vacanziero, nostalgico e  natalizio. In che cosa eravamo diversi allora e in che cosa era diverso il cinema e  in che cosa invece siamo uguali ancora oggi?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono due film molto diversi, se &#8220;Sapore di mare&#8221; è un film leggermente autobiografico, dove abbiamo raccontato cosa erano state le nostre esperienze da giovani al mare negli anni Sessanta, l&#8217;altro invece è un&#8217;osservazione, in quel momento, di una realtà, di una società, soprattutto di una borghesia in grande trasformazione. Sono due film completamente diversi, il primo ha un passo molto romantico che tutte le generazioni hanno vissuto, chiunque rivede anche oggi quel film ci trova qualcosa di suo, che lo riguarda. <em>&#8220;Vacanze di Natale&#8221;</em> è uno sguardo abbastanza spietato sulla borghesia che si affacciava al benessere degli anni Ottanta e che rinuncia <em>all&#8217;essere per l&#8217;avere</em> con uno scontro &#8211; se vogliamo &#8211; anche di classi sociali piuttosto interessante.&nbsp;La mamma, nel film, cafona ma ricca dell&#8217;amico di Amendola e che apparteneva ad una più che benestante famiglia di costruttori dice al figlio quasi con disprezzo, riferendosi proprio alla famiglia di Claudio, che era una famiglia popolare romana ma molto ricca &#8230; <em>l&#8217;Italia socialista. </em>Sa cosa è cambiato? Che quella signora oggi vota PD e che la famiglia popolare vota a Destra.  Cosa è successo? È successo qualcosa di enorme, non so cosa ma di enorme. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ci sono anche altre sceneggiature tipo <em>&#8220;Eccezzziunale veramente&#8221;</em>,  <em>&#8220;Al bar dello sport&#8221;</em> o <em>&#8220;Fratelli d&#8217;Italia&#8221;,</em> solo per citarne alcune, in cui immagino che già aveva in mente chi fosse il protagonista, perché sembrano proprio tagliate su misura per Abatantuno, Banfi, De Sica e Massimo Boldi.</strong>&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nascono prima i film e poi, dopo, gli attori però è logico che ci sono le eccezioni tipo Villaggio che scrive Fantozzi ed è normale che in questo caso nasce prima Fantozzi.  Per ritornare a <em>&#8220;Eccezzziunale veramente&#8221; </em>con Diego, con il quale già avevo lavorato e mi accumunava l&#8217;amore per il calcio, decidemmo di raccontare insieme chi sono i tifosi e facemmo questo film. &#8220;<em>Eccezzziunale veramente</em>&#8221; insieme <em>&#8220;All&#8217;allenatore nel pallone&#8221;</em> e a quello di Sordi, <em>&#8220;Il Presidente del Borgorosso Footbal Club&#8221;</em> è tra i pochi film della Commedia all&#8217;italiana che racconta il calcio. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Degli oltre 100 film sceneggiati, ce ne è almeno uno che nella testa immaginava diverso rispetto a quello che poi invece è risultato sugli schermi?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">No, certi pensavo che sarebbero andati meglio e sono andati peggio e viceversa. Un vero mistero, pensi una cosa e ne succede un&#8217;altra ma il risultato è il consenso del pubblico e della critica e questa cosa è difficilissima da immaginare prima. Il risultato è dato dal testo, da come sono vestiti, da come si muovono, da quello che dicono, da quello che fanno, da una serie infinite di variabili. Una delle cose  veramente facili del cinema è capire un film dalla scrittura poi dopo può essere interpretato male, può essere ambientato male, può essere diretto male e possono esserci anche delle musiche brutte, la fotografia sbagliata però il film in sé lo giudichi dalla scrittura.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong> A quale dei suoi centoventi film è più legato e perché?</strong>&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non lo so, sono legato a tantissimi però non quelli che lei si aspetta e certamente non quelli che hanno avuto più successo. Sono legato all&#8217;ultimo che ho fatto con mio fratello Carlo, ecco, quello sì.  Sto parlando di <em>&#8220;Caccia &nbsp;al Tesoro&#8221;</em> con Salemme, Buccirosso e Serena Rossi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong> </strong>I<strong>l periodo d&#8217;oro della Commedia all&#8221;italiana sembra passato, è finito. Qual è il pensiero di uno dei massimi esponenti, vincitore, tra l&#8217;altro, del David di Donatello?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è molto complesso, la Commedia all&#8217;italiana nasce perché delle generazioni hanno osservato questo Paese e lo hanno raccontato, senza giudicarlo ma rappresentandolo così come lo vedevano. Negli anni Ottanta, in cui c&#8217;era un cinema di un certo tipo, quello di Sordi e Celentano, hanno iniziato ad emergere dei giovani,  Carlo Verdone, Massimo Troisi, Francesco Nuti, Roberto Benigni e noi che come loro, insieme a loro, abbiamo raccontato  la nostra generazione. In maniera più politica l&#8217;ha fatto anche Nanni Moretti. Ogni generazione ha avuto qualcuno l&#8217;ha raccontata fino ad arrivare a Muccino. Insomma, c&#8217;è stato un ricambio ma poi è arrivato il grande problema, quello che viviamo oggi e che vede i ragazzi considerare il cinema una quarta scelta, non più una prima o una seconda scelta ma addirittura una quarta scelta. I ragazzi di oggi sono più interessati a film sui disagi urbani, sulle periferie, sui rom, sulla delinquenza, sui disagi periferici, quelli sì, perché sono tutti ragazzi che fanno dei film per andare ai Festival ma chi sono i ragazzi di oggi, come vivono, come amano, come scopano, come ballano, quello che pensano non lo sappiamo, per cui c&#8217;è un vuoto pazzesco e la Commedia all&#8217;italiana non esiste più per cui è finito quello sguardo anche divertito che solo quel tipo di Commedia, peraltro ricca di contenuti, sapeva fare. L&#8217;unico, forse, che in qualche modo ancora resiste e che è il più bravo di tutti è Checco Zalone, che ha scelto la strada che era di Totò, si è messo dalla parte dell&#8217;ignorante che critica ma dice la verità. Zalone non ha paura del politicamente corretto, se ne frega e dice quello dice delle cose così al volo come fa l&#8217;ignorante ma che poi capisci sono ben ragionate e ben pensate. Ecco, lui è bravissimo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che emozione Le ha dato il <em>David di Donatello</em> ?</strong>&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non enorme però di grande soddisfazione per il l&#8217;impatto fortissimo con il Presidente della Repubblica che stimo molto. Non enorme perché i premi più grandi me li ha sempre dati il pubblico poi è chiaro che è una soddisfazione enorme stringere la mano del Presidente della Repubblica e sentire la motivazione dell&#8217;alto riconoscimento che è anche, ovviamente, un riconoscimento alla Commedia all&#8217;italiana. Comunque io dico sempre che il più bel premio della mia vita è stato essere andato a Natale a trovare in ospedale una persona che stava molto male e alla quale volevo e voglio molto bene. Era in gravissime condizioni e divideva la stanza con altre persone. A quel tempo c&#8217;erano i videoregistratori dove si infilavano le vecchie cassette oggi desuete. Mentre salivo le scale del Policlinico sentivo fragorose risate provenire da quella stanza perché i pazienti stavano vedendo un mio film. Questa è stata per me un&#8217;altra medaglia, essere riuscito con un mio film a distrarre e far ridere persone gravemente malate. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A Soriano nel Cimino, qualche mese fa, eravamo insieme ad Andrea Purgatori.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un amico carissimo per me, un giornalista serio e preparatissimo, una grandissima perdita per il giornalismo e per la cultura italiana.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/09/vanzina-soriano.jpg" alt="" class="wp-image-1865" style="width:242px;height:323px" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/09/vanzina-soriano.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/09/vanzina-soriano-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I miei amici Angelo S. e Sara S. (Magistrato e Avvocatessa), napoletani doc, che sono qui con noi, vogliono farle una domanda. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong> </strong>Certamente, prego.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Maestro, il suo cinema nasce e vive nel contesto romano ma c&#8217;è molta Napoli, qual è il suo rapporto con la nostra città?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è molta Napoli e c&#8217;è anche molta Milano. Per rispondere alla vostra domanda sul legame che ho con  Napoli posso dirvi che sono stato concepito a Sorrento, ho fatto la gavetta da <em>aiuto-regista</em>  di mio padre a Napoli nelle varie serie di &#8220;Piedone lo sbirro&#8221; e le successive, sono cresciuto ed ho frequentato molto Toto perché mio padre era il suo regista anzi, devo correggermi, ho conosciuto il Principe De Curtis e sul set Toto. E, ancora, sono cresciuto con una grandissima amicizia con la famiglia De Filippo, ero grandissimo amico di Luca e Luigi, i figli di Edoardo e Peppino che vi svelo era l&#8217;attore preferito di mio padre. Sono stato grande amico di Enzo Cannavale, sono amico di tutta la famiglia Maggio, di Dante e di tutti gli altri. Sono stato uno dei migliori amici di Luciano De Crescenzo,  sono grande amico di  Peppino di Capri, lavoro da anni e sono amico di Salemme, Buccirosso, Biagio Izzo, la Laurito, Tosca D&#8217;Aquino. Sono sessant&#8217;anni che vado in vacanza solo nel Golfo napoletano, la mia vita insomma senza Napoli non sarebbe stata la stessa ed io stesso sarei stato diverso. Può bastare tutto questo?</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Torno io Enrico e Le chiedo,</strong> <strong>come arriverà la Roma quest&#8217;anno?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È un calcio molto cambiato che non mi piace più come una volta. Un calcio dei soldi, un calcio degli Arabi, un calcio degli ingaggi, dei procuratori, un calcio insomma diverso dal mio ma continuerò a farmi un fegato grosso così per la Roma che è la passione di una vita. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong> Non ci sono più, Enrico, quei gol in fuorigioco di Turone. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"> Ahahah, tanto per rimanere in tema di fegato grosso, ahahah. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ultima ma non ultima: qual è il modo migliore per far continuare a vivere quello che era il sodalizio con Carlo?</strong> </p>



<p class="wp-block-paragraph">Continuo a pensare che la parte scritta sia quella più importante in un film. In un ristorante ideale romano che non esisteva ma era ed è nella mia testa e  si chiamava <em>&#8220;Steno, Carlo ed Enrico&#8221;</em> ora mancano Steno e Carlo e quindi tocca ad Enrico lavorare in cucina, servire a tavola, lavorare alla cassa, fare tutto insomma, ma c&#8217;è una sola cosa che non è cambiata, <em>il menù è sempre lo stesso!</em>&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="639" height="1024" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/09/vanzina2-639x1024.jpg" alt="" class="wp-image-1864" style="width:244px;height:391px" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/09/vanzina2-639x1024.jpg 639w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/09/vanzina2-187x300.jpg 187w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/09/vanzina2.jpg 680w" sizes="auto, (max-width: 639px) 100vw, 639px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td></td><td>RispondiInoltra</td></tr></tbody></table></figure>
<p>L'articolo <a href="https://www.ercolefragasso.it/2023/09/18/carlo-vanzina-litalia-vista-dal-cinema/">Enrico Vanzina: l&#8217;Italia vista dal Cinema</a> proviene da <a href="https://www.ercolefragasso.it">Ercole Fragasso</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ercolefragasso.it/2023/09/18/carlo-vanzina-litalia-vista-dal-cinema/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I Jalisse: fiumi di parole!</title>
		<link>https://www.ercolefragasso.it/2023/09/02/i-jalisse-fiumi-di-parole/</link>
					<comments>https://www.ercolefragasso.it/2023/09/02/i-jalisse-fiumi-di-parole/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Sep 2023 01:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ercolefragasso.it/?p=1838</guid>

					<description><![CDATA[<p>Fabio Ricci e Alessandra Drusian ovvero i Jalisse, sono un duo di artisti italiani, coniugi e genitori di Angelica e Aurora e sono saliti alla ribalta della cronaca italiana per aver vinto il Festival di Sanremo nel 1997 con &#8220;Fiumi di Parole&#8221; . Tanta gavetta e tanto lavoro prima di quel successo e tanto impegno [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ercolefragasso.it/2023/09/02/i-jalisse-fiumi-di-parole/">I Jalisse: fiumi di parole!</a> proviene da <a href="https://www.ercolefragasso.it">Ercole Fragasso</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Fabio Ricci e Alessandra Drusian ovvero i Jalisse, sono un duo di artisti italiani, coniugi e genitori di Angelica e Aurora e sono saliti alla ribalta della cronaca italiana per aver vinto il Festival di Sanremo  nel 1997 con <em>&#8220;Fiumi di Parole&#8221;</em> . Tanta gavetta e tanto lavoro prima di quel successo e tanto impegno e tanto lavoro successivamente a quel trionfo se è vero che ancora oggi, a distanza di ben ventisei anni, sono ancora apprezzati e stimati dal pubblico e dalla critica. Ciò che però mi ha molto favorevolmente impressionato di questi due giovanotti, simpaticissimo lui e bellissima lei, sono la straordinaria compattezza della coppia e la grandissima umanità che alberga nei loro cuori che li porta ad essere leaders non solo in campo musicale ma anche nel sociale. Con assoluta disponibilità i Jalisse si sono confessati al mio microfono nella splendida cornice delle Terme Vescine  di Suio di Castelforte. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Vi siete conosciuti in una casa discografica nel 1990, tu, Alessandra, eri già stata lanciata da Pippo Baudo nel programma televisivo &#8220;Gran Premio&#8221; e tu, Fabio, eri un cantautore e bravo chitarrista di Vox Populi</strong>.<strong> E&#8217; nato prima l&#8217;amore o il sodalizio musicale?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In un pomeriggio di agosto e dentro una casa discografica si parlava esclusivamente di lavoro; l&#8217;amore è nato nel 1992, quando sono tornata a Roma dopo che per due anni non avevo avuto contatti con Fabio ma lì, alla stazione Termini, quel giorno c&#8217;è stato il &#8220;colpo di fulmine&#8221; ed è nato tutto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Confermi Fabio?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto, ogni singola parola.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa erano trent&#8217;anni fa i Jalisse e cosa sono oggi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Eravamo allora due giovani appassionati della musica e lo siamo anche oggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Con delle piacevoli varianti.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Beh sì, siamo diventati marito e moglie, abbiamo due figlie meravigliose, siamo diventati una famiglia. Angelica ed Aurora sono la nostra forza, la nostra energia, hanno aumentato la nostra positività e poi abbiamo fatto, come Jalisse, anche qualche cosa buona nella musica. </p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained">
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Domanda cattiva che, in qualche modo rivolgo &#8220;simpaticamente&#8221; anche a me stesso in relazione a mia figlia. Angelica ed Aurora apprezzano il vostro lavoro, la vostra musica oppure vi considerano &#8220;vecchi matusa&#8221;?  </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Beh, ascoltano la nostra musica pur avendo scelte totalmente diverse rispetto al nostro genere ma apprezziamo la loro critica che ci spinge a migliorarci ed evolverci; possiamo però dirti che quando passa in radio o a casa <em>&#8220;Fiumi di parole&#8221;</em> si scatenano anche loro, non credere. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ottimo, non avevo dubbi. Ed eccoci a questo vostro capolavoro con il quale siete arrivati primi a Sanremo nel 1997 e quarti, qualche mese più tardi all&#8217;Eurovision di Dublino. Si dice in giro, alla &#8220;francese maniera&#8221;,  che ve l&#8217;hanno proprio rubata a Dublino.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E&#8217; tutta storia Ercole, basta andare su internet dove si trova anche un&#8217;intervista rilasciata da Ettore Andenna, che era un <em>&#8220;personaggione&#8221;</em>, anche presentatore di Giochi senza Frontiere e grande esperto di musica.  Andenna che per quell&#8217;Eurovision era a Dublino quale inviato della Rai, nell&#8217;intervista che, ripeto, sia tu che i lettori potete trovare facilmente in rete, parla di strane telefonate e lancia sospetti.  In un libro scritto da Ruggeri si legge chiaramente che Enrico partecipò ad un Eurovision con l&#8217;obbligo di non vincere e questa cosa è comunque angosciante  e terribile da immaginare ed accettare, stento ancora oggi a crederci ma varie testimonianze portano a considerare, purtroppo veritieri, quei sospetti a nostri danni. Gigi Vesigna, importante giornalista di TV Sorrisi e Canzoni e poi anche di Famiglia Cristiana, invitò a Milano Alessandra e me perché voleva illustrare a noi e  un gruppo di persone, giornalisti ed esperti del settore,  un libro che stava scrivendo sulla storia dei sessant&#8217;anni di musica italiana. Ci ritrovammo tutti a casa di Toto Cutugno -cui va il nostro commosso ricordo- e dinanzi a tutti Gigi parlò del boicottaggio di cui i Jalisse furono vittime a Dublino. Capisci bene il nostro rammarico e il nostro disgusto per questa cosa che il &#8220;sistema&#8221; conosce e che ci ha penalizzato, rapinato! Noi siamo come un panettiere, un ristoratore, un artigiano, il nostro è un lavoro come tanti altri lavori e proprio quest&#8217;anno, ad ottobre, ricorrono i trent&#8217;anni da quando abbiamo aperto la nostra <em>&#8220;etichetta personale&#8221; </em> con la quale abbiamo vinto anche il Festival di Sanremo. In questa etichetta personale abbiamo investito i nostri sogni , il nostro tempo e i nostri soldini credendo in un progetto musicale di coppia e di lavoro e sapere che tutto questo potrebbe essere stato o essere in futuro minato da ingerenze esterne disturba parecchio.  Non abbiamo le prove scritte ma soltanto testimonianze raccontate, confermate da autorevoli addetti del settore e capisci che  sapere che un artista partecipa ad una competizione ma non deve vincerla altrimenti si sconvolgono &#8230; delle situazioni,  credimi che ancora oggi faccio fatica a crederlo e, sinceramente, io cosa racconto ai miei figli? Devo raccontare che qualsiasi lavoro si faccia occorre avere una &#8220;copertura&#8221;? E&#8217; sconvolgente tutto questo e mi auguro che invece ci sia sempre più attenzione perché la meritocrazia e la possibilità di poter lavorare in un mondo pulito e sano ci possa essere altrimenti non stiamo tramandando niente di buono ai nostri ragazzi ma gli stiamo facendo capire che esistono &#8220;poteri forti&#8221; che possono schiacciarti e verso i quali non  puoi fare niente. Per ritornare alla tua domanda e al boicottaggio che subimmo, diciamo che una nostra vittoria avrebbe determinato che il successivo Eurovision Song Contest si sarebbe dovuto svolgere in Italia e l&#8217;Eurovision che qualche anno prima si fece in Italia per la vittoria che ottenne Toto Cutugno con &#8220;Insieme&#8221; provocò grandi buchi economici all&#8217;organizzazione pertanto una nostra vittoria non  era gradita a chi aveva forze economiche e volontà solo per organizzare Sanremo &#8230;  .</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="857" height="614" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/09/INTERV-2.jpg" alt="" class="wp-image-1844" style="width:424px;height:303px" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/09/INTERV-2.jpg 857w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/09/INTERV-2-300x215.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/09/INTERV-2-768x550.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 857px) 100vw, 857px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Giovanna, la ragazza della quale vi ho fatto cenno durante il caffè, mi ha parlato del vostro impegno nel sociale e desidererebbe sapere delle vostre interpretazioni musicali in riferimento a Rita Levi di Montalcini, ad un poeta iracheno fuggito alla tirannia di Saddam e a Padre Pio.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, sì abbiamo capito a cosa si riferisce Giovanna. La professoressa Giuseppina Tripodi ha tradotto i saggi di Rita Levi Montalcini  da prosa a poesia consentendoci di poterli musicare; il brano trainante è <em>&#8220;Linguaggio Universale&#8221; ,</em> poi abbiamo<em> &#8220;Ali trainanti di pace&#8221;</em> oltre ad altri saggi della professoressa presenti in questo cd che vengono recitati con il nostro sottofondo musicale. Questa produzione è legata ad un progetto della professoressa che al compimento dei cento anni ha regato millecinquecento borse di studio alle donne africane perché riteneva che una donna africana madre potesse istruire tutta la famiglia. &#8220;L&#8217;istruzione chiave dello sviluppo&#8221; è un libro che lei realizzò proprio per testimoniare questa sua convinzione; la professoressa era molto concentrata sulle donne africane e cercava di dare loro uno sprono affinché  il potere matriarcale potesse educare tutta la famiglia e mandare i ragazzi a scuola. Per quanto riguarda invece Younis Tawfik, il poeta italo-iracheno, il brano si chiama <em>&#8220;Tra rose e cielo&#8221;</em>  ed è una poesia molto bella che lui ha scritto in omaggio a tutti quegli uomini di pace che lasciano le proprie famiglie per andare ad aiutare popoli in difficoltà. Mi riferisco a dottori, infermieri, personale della Croce Rossa, dell&#8217;Esercito e appartenenti a tutte le altre Forze Armate e di Polizia che portano soccorsi e si occupano di sminamento, bonifica e aiuti concreti alle famiglie in difficoltà, un po&#8217; tipo il CIMIC insomma.  Poi c&#8217;è <em>&#8220;Luce e pane&#8221;</em>, una preghiera voluta dai fedeli di Padre Pio, soprattutto di Vitinia, che abbiamo musicato e scritto proprio interpretando il messaggio di fede di questo grande prete che ci ha coinvolto e infatti ti dico che noi ci siamo sposati a San Giovanni Rotondo. E poi, ancora, lo scorso trenta giugno è uscito un nostro singolo che si chiama <em>&#8220;Perdono&#8221;</em> che è un atto di umiltà che si concretizza nel chiedere perdono e nell&#8217;accordarlo, due cose rarissime ai giorni nostri. Crediamo che Giovanna si riferisse a queste canzoni o ad alcune di esse, che nascono dal cuore prima ancora che dalla voce, di due artisti che sono tra loro sposati e che sono genitori e mettono la famiglia, la pace e la correttezza quotidiana al primo posto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Alessandra, escludendo <em>&#8220;Fiumi di parole&#8221;</em>, qual è la canzone cui sei più affezionata?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Senz&#8217;altro a<em> &#8220;Vivo&#8221;</em> che è stato il primo brano che abbiamo portato alle selezioni di Sanremo e che quindi è stato il nostro passe-partout che ci ha permesso di partecipare a &#8220;Sanremo giovani&#8221; a novembre del 1995 e poi a Sanremo nel 1996  per poi arrivare alla vittoria nel 1997 co<em>n Fiumi di parole. </em></p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="722" height="557" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/09/IO-A-LEI.jpg" alt="" class="wp-image-1843" style="width:296px;height:228px" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/09/IO-A-LEI.jpg 722w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/09/IO-A-LEI-300x231.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 722px) 100vw, 722px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fabio, e tu?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Io a tutte perché ognuna ha una storia diversa e fa parte della propria vita. Ora mi viene in mente <em>&#8220;Liberami&#8221;</em>  che parlava del rapimento di una bambina veneta, Patrizia Tacchella, che avevo scritto, pensa, nel 1989 e che avrei voluto cantare io e che poi invece sembrava fosse più adatta ad Alessandra ed avrebbe dovuto cantare lei e che alla fine invece cantammo insieme a Sanremo nel 1996 e fu il preludio alla vittoria con &#8220;<em>Fiumi di parole&#8221; </em>l&#8217;anno successivo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/09/IO-A-LUI-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-1842" style="width:375px;height:281px" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/09/IO-A-LUI-1024x768.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/09/IO-A-LUI-300x225.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/09/IO-A-LUI-768x576.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/09/IO-A-LUI-1536x1152.jpg 1536w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/09/IO-A-LUI.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ultima domanda: vi è mai capitato che qualcuno vi fermasse per strada e vi dicesse che grazie ad una vostra canzone &#8230; è nato un bambino? </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ahahah beh sì, ci viene in mente che in Karzakistan incontrammo una ragazza alla quale i genitori, pugliese il padre e Karzaka la madre,  misero per nome Jalisse in nostro omaggio perché apprezzavano la nostra musica ed erano a Sanremo nel 1997. La ragazza salì sul palco durante il nostro concerto e cantò una canzone con noi, pensa che bel momento, emozionante! Le nostre canzoni si chiudono sempre con un messaggio di pace e di speranza quindi si adattano a chi vuole vivere in serenità e d&#8217;amore. C&#8217;è poi <em>&#8220;Sei desiderio&#8221;</em> che noi abbiamo scritto musicalmente, il testo è di Paolo Audino e che noi abbiamo voluto dedicare alla nostra primogenita Angelica ma in realtà riguarda anche Aurora perché entrambe rappresentano il nostro più grande desiderio che per fortuna  abbiamo realizzato. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="931" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/09/IO-E-LUI-1024x931.jpg" alt="" class="wp-image-1845" style="width:361px;height:327px" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/09/IO-E-LUI-1024x931.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/09/IO-E-LUI-300x273.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/09/IO-E-LUI-768x698.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/09/IO-E-LUI.jpg 1153w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>


</div></div>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained">
<p class="wp-block-paragraph"></p>
</div></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.ercolefragasso.it/2023/09/02/i-jalisse-fiumi-di-parole/">I Jalisse: fiumi di parole!</a> proviene da <a href="https://www.ercolefragasso.it">Ercole Fragasso</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ercolefragasso.it/2023/09/02/i-jalisse-fiumi-di-parole/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dante Richotti, un &#8220;Capitano&#8221; per amico!</title>
		<link>https://www.ercolefragasso.it/2023/08/22/dante-richotti-un-capitano-per-amico/</link>
					<comments>https://www.ercolefragasso.it/2023/08/22/dante-richotti-un-capitano-per-amico/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Aug 2023 08:20:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Sportivi]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ercolefragasso.it/?p=1816</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nella splendida cornice del Palaborrelli di Scauri ho incontrato Dante e sì perché qui per tutti lui non è Richotti ma Dante un po&#8217; come (e non vorrei che ai superficiali e/o agli stolti apparisse blasfemo il paragone, per gli allievi di don Bosco, quest&#8217;ultimo è don Bosco e non &#8230; San Giovanni Bosco tanta [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ercolefragasso.it/2023/08/22/dante-richotti-un-capitano-per-amico/">Dante Richotti, un &#8220;Capitano&#8221; per amico!</a> proviene da <a href="https://www.ercolefragasso.it">Ercole Fragasso</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Nella splendida cornice del Palaborrelli di Scauri ho incontrato Dante e sì perché qui per tutti lui non è Richotti ma Dante un po&#8217; come (e non vorrei che ai superficiali e/o agli stolti apparisse blasfemo il paragone, per gli allievi di don Bosco, quest&#8217;ultimo è don Bosco e non &#8230; San Giovanni Bosco tanta la simbiosi e la vicinanza con l&#8217;uomo). Dante, scrivevo, perché ormai è parte di Scauri e ne è pienamente inserito nel contesto sociale; in un bar, alla spiaggia dei sassolini (e ne sono stato testimone più volte lo scorso anno), per il lungomare o nella piazza centrale di Minturno, tutti lo chiamano per nome, tutti ci parlano e gli chiedono per loro e per i loro figli una fotografia insieme o un autografo su una maglietta o su un cappellino. Ma la grandezza del &#8230; Richotti (tanto per non ripetere ancora Dante ed evitare i rimbrotti di mia figlia) varca i confini regionali ed arriva anche in Puglia se è vero come è vero che stamattina  il mio amico Angelo Fabrizio Salvatore -direttore della Procura Europea in Bari- quando mi ha telefonato per augurarmi (in realtà ha buttato solo &#8230;una seccia) un buon campionato per la Juve,&nbsp; appena ha saputo che avevo&nbsp; terminato l&#8217;intervista &#8230; al &#8220;Dante&#8221; mi detto di averlo seguito con passione ed ammirazione assieme ad un Sostituto Procuratore della Repubblica per due anni su vari parquet pugliesi e  ne ha esaltato oltre alla riconosciuta bravura, nota a livello nazionale, anche una straordinaria correttezza dentro e fuori dal parquet. Nato in Argentina e trasferitosi a diciotto anni in Puglia, Richotti ha trovato lungo le sponde del Mar Tirreno, nella &#8220;nostra&#8221; Scauri&nbsp;&#8211; appunto- la consacrazione professionale ed ha qui coronato anche la sua vita sentimentale sposando la bellissima Jenny Vacca , giocatrice di Volley in serie B anche con il Minturno ed ha avuto con lei &#8220;le due Principesse di papà&#8221;, Elena ed Elisa. Dante, che ama come chi scrive, le mozzarelle di bufala ed il colore verde, in mezzo a tante&nbsp; belle virtù ha però anche un &#8230; tallone d&#8217;Achille perchè  simpatizza in onore di Xavier Zanetti per la squadra che ha la maglietta degli stessi colori &#8230; del Pisa e dell&#8217;Atalanta. Dopo esserci deliziati con ciambelle e cappuccio è iniziata una piacevolissima chiacchierata in compagnia dei miei amici Massimo Ranieri, che è il Basket a Scauri e Vincenzo Pontecorvo che&nbsp; è un coach di straordinaria serietà e di grande competenza. </p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/Dante-spiaggia-sassolini.jpg" alt="" class="wp-image-1822" width="375" height="393" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/Dante-spiaggia-sassolini.jpg 613w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/Dante-spiaggia-sassolini-286x300.jpg 286w" sizes="auto, (max-width: 375px) 100vw, 375px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dove e quando sei nato?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono nato in Argentina, più precisamente a Bahia Blanca il 22 maggio del 1985.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A che età sei venuto in Italia?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono arrivato che avevo diciott&#8217;anni, nel 2003.&nbsp;All&#8217;epoca c&#8217;era in Puglia un allenatore  della mia stessa città,  Pablo Coleffi che parlò con il mio procuratore Antonio Ruggiero e  mi portarono a Massafra. Pablo aveva addirittura allenato in Argentina mio zio e mi conosceva bene perchè io provenivo dal &#8220;Pacifico&#8221;, la  Polisportiva dove sono nato e cresciuto cestisticamente io e dove tutta mia famiglia vi ha fatto sport, mio padre per esempio il calcio. Mio zio è addirittura arrivato in serie A con la squadra di Basket. Arrivato in Puglia feci due settimane diciamo di prova e fui preso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Coleffi conosceva già bene le tue doti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"> Sì, sì, ti ho detto che provenivo dal &#8220;Pacifico&#8221; che è super, ai massimi livelli. Pensa che a Bahia Blanca ci sono ventidue   squadre di pallacanestro, che so, Ginòili, Montecchia, Pepe, provengono tutti da lì&nbsp;dove si vive il Basket 24 ore al giorno, sette giorni su sette e ci sono oltre venti Palazzetti. </p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/microfono.jpg" alt="" class="wp-image-1824" width="302" height="164" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/microfono.jpg 840w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/microfono-300x163.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/microfono-768x418.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 302px) 100vw, 302px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">I<strong>n Italia come hai iniziato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho fatto due anni di under 20, pensa il regolamento mi permetteva di fare l&#8217;under 20 con il Taranto e di giocare contemporaneamente la C con il Massafra ( a Massafra in quegli anni eravamo in ben sette argentini). Dopo la Puglia sono stato in Basilicata e ho giocato in B con il Basket Bernalda.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E il passaggio al Basket Scauri (oggi Fortitudo Scauri)?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mio procuratore Antonio Ruggiero mi disse che mi volevano a Scauri, piazza rinomata nel mondo cestistico e andai a parlare con Massimo Ranieri ed eccomi qui da quasi quindici anni ormai. Enrico Fabbri e Vincenzo Pontecorvo apprezzarono le mie qualità tecniche e Massimo Ranieri curò tutta la parte amministrativa e mi portò a Scauri.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il tuo idolo in Argentina e il tuo idolo in Italia.&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho ammirato tanti campioni ma su tutti Ginòbili in Argentina e Pozzecco in Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La vittoria che ti è rimasta nel cuore?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mah guarda, tantissime, per esempio la prima stagione quando arrivai eravamo una squadra molto giovane e facemmo molto bene, vincemmo tanto, indimenticabili le vittorie con Anagni e con il  Castelfiorentino fuori casa ma come non dirti la vittoria della Coppa Italia contro il San Severo ottenuta contro una squadra ostica e rivale da sempre ed in modo inaspettato?  Anche due vittorie a Rieti e quella a Palermo sono rimaste nella mia mente e nel mio cuore come i playoff per l&#8217;accesso in serie A2.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il coach al quale sei rimasto più affezionato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"> Io sono sempre stato uno che cerca di prendere qualcosa di tutti quanti e tutti gli allenatori riescono a trasmetterti sempre qualcosa. Sia con Enrico Fabbri e Renato Sabatino prima che con Tiziano Addessi oggi, ho instaurato un ottimo rapporto dentro e fuori dal parquet.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Con chi di loro ti sei sentito più libero?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Con tutti e tre, diciamo che anche loro sono stati bravi a capire il mio tipo di gioco, che penso che sia un qualcosa che un allenatore deve fare perchè non deve soltanto imporre uno stile di gioco ma deve anche essere bravo a capire come è il giocatore e dargli quella libertà di esprimersi sul campo come meglio crede tirando fuori anche il suo estro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il compagno al quale sei più legato?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tanti, tantissimi, mi vengono in mente al volo Andrea Lombardo, con il quale ho giocato sei anni insieme e con il quale mi sono sempre trovato molto bene e poi Tonetti e Pignalosa che sono  altri due amiconi e Santiago Boffelli, anche lui argentino e bravissimo ragazzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il canestro più bello?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Guarda su due piedi non so proprio scegliere piuttosto posso dirti l&#8217;assist più importante che è stato quello che ho fatto a Simone Bagnoli nella finale di Coppa Italia. Avevo appena sbagliato un tiro ma fui bravo a riprendere la palla a spicchi e a darla subito a Simone che fece canestro e ci consegnò con quel tiro la Coppa Italia. L&#8217;assist più bello lo feci invece a Bertoldo contro la Tiber Roma facendomi passare la palla dietro la schiena e lanciando Berto che tagliò benissimo e fece canestro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il tuo nuovo impegno quest&#8217;anno con la Fortitudo Scauri?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Avvincente ed impegnativo, ci credo molto e darò tutto me stesso. Oltre a giocare ancora e cercare di dare una mano alla Prima squadra starò anche nel minibasket; ho preso il patentino da istruttore con la Federazione e mi dedicherò ai bambini per cercare di dare loro quella passione per questo bellissimo sport e di far crescere talenti che un giorno potranno giocare nella Prima squadra. Il settore giovanile, il vivaio insomma, è fondamentale in una Società e sono contentissimo che Scauri abbia ripreso un percorso che aveva fatto tanti anni fa con molto successo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Due parole sugli Ultras.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Straordinari, sempre vicini alla squadra, sono realmente il sesto uomo sul parquet. Folcloristici e rumorosi, cantano, ballano e ci sostengono sempre.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Due cognomi: Ranieri e Pontecorvo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Due straordinari appassionati di Basket che sono qui, di una domenica mattina di piena estate e con questo caldo  al Palazzetto per questa intervista. Due professionisti serissimi, competenti, capaci e vitali per la squadra che sono diventati per me due amici insostituibili e poi quella foto lì di Gigi Ranieri che illumina questo Palazzetto la dice lunga su chi siano i Ranieri per il Basket a Scauri.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/quartetto.jpg" alt="" class="wp-image-1823" width="346" height="331" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/quartetto.jpg 974w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/quartetto-300x288.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2023/08/quartetto-768x736.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 346px) 100vw, 346px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ciao Capitano, ti voglio Coach dello Scauri in A.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ahahah, ciao Colonnello ti voglio qui a intervistarmi quando saremo in A!</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ercolefragasso.it/2023/08/22/dante-richotti-un-capitano-per-amico/">Dante Richotti, un &#8220;Capitano&#8221; per amico!</a> proviene da <a href="https://www.ercolefragasso.it">Ercole Fragasso</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ercolefragasso.it/2023/08/22/dante-richotti-un-capitano-per-amico/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
