La Juventus e Roberto Bettega: un binomio inscindibile

(Foto Marco Rosi – La Presse Group)

Ho avuto il piacere di incontrare tre volte in pochi giorni Roberto Bettega, grandissimo campione degli anni ’70 ed ’80 della Juventus ed oggi Vice Presidente Esecutivo della squadra più blasonata d’Italia, che conta milioni di tifosi nel bel Paese e nel Mondo. In entrambe le occasioni, dopo colloqui amichevoli e a “tutto campo”, ho avvertito la netta sensazione che “penna bianca” (soprannome acquisito da giovanissimo per la sua folta capigliatura brizzolata) abbia nelle vene -davvero- sangue bianconero, tanto il suo amore per la Vecchia Signora, il modo affettuoso e romantico con cui parla del suo passato, del presente e del suo futuro al servizio della Juventus, un amore che definisce eterno ed incontrollabile. Dopo averlo ringraziato a nome di milioni di supporters bianconeri per quello che ha fatto per la causa comune, prima in calzoncini ed ora in giacca e cravatta, dopo aver rammentato insieme a lui goal storici come quello che ha segnato nel suo esordio con la Juve contro il Catania nel 1970 e quello da cineteca del calcio, di tacco, contro il Milan, in un famoso 4 a 1 per la Vecchia Signora, come quello realizzato al San Mames di Bilbao, grazie al quale la Juventus conquistò la Coppa Uefa e come quello segnato contro la Sampdoria a Marassi, all’ultima giornata di campionato e che regalò uno scudetto ai bianconeri ai danni dei cugini del Toro, superati per un solo punto, abbiamo “rivisto nella nostra mente” anche alcune delle reti segnate con la maglia della Nazionale. Tra queste, memorabili, la quadripletta realizzata contro la Finlandia al Comunale di Torino e ancora, la rete di testa, in tuffo, contro l’Inghilterra allo stadio Olimpico di Roma e quella segnata contro l’Argentina ai Mondiali del 1978; era mezzanotte, in Italia nessuno dormiva, tutti erano davanti la TV a tifare per gli azzurri, la nottata era umida, la partita di quelle “impossibili” ma la banda di Bearzot ce la fece. A centrocampo “Bobby-gol” prese il pallone, lo scambiò con un uno-due rapidissimo con Paolo Rossi e tirò con decisione e precisione in porta. La rete si gonfiò, grida festose e manifestazioni di giubilo in tutto lo stivale, dalle Alpi alla Sicilia, non c’erano più juventini  o  torinisti,  laziali  o  romanisti, napoletani o cagliaritani ma c’erano soltanto italiani, felici ed impazziti perché Roberto Bettega aveva segnato un grandissimo goal all’Argentina, a casa loro e l’Italia aveva vinto. La mattina ci svegliammo con l’Italia invasa dal Tricolore: anche per questo grazie Roberto! Così dopo scene viste e riviste, dopo aver rammentato anche qualche brutto infortunio, l’esperienza con il Toronto Blizard in Canada, l’esperienza quale commentatore televisivo, ho acceso il registratore ed ho ascoltato il Presidente parlare tutto d’un fiato di Juventus, con un tocco anche al sociale e alla beneficenza, che fanno della Vecchia Signora, una “Regina” anche in quel campo.

Cosa ha significato per lei essere ieri un calciatore ed oggi il Vice Presidente esecutivo della Juventus?

Veramente c’è anche un “prima”: quello di un bambino tifosissimo della Juventus che entra a nove anni e nove mesi con i piccoli della Juve e spero che ci sia anche un futuro, ancora lungo e vittorioso come questo mezzo secolo, che mi ha visto in un modo o nell’altro mano nella mano con la Juventus. Questa società e questi colori rappresentano il segno distintivo della mia vita sportiva ed io sono grato alla Juventus.

Cosa è lo “stile Juventus”?

Questa è una domanda infinita. È “tutto” ma è soprattutto il fatto che la Juventus è l’unica società al mondo che da ottanta anni ha la stessa proprietà, che ha una continuità unica in cui passano gli interpreti ma il prodotto resta sostanzialmente sempre lo stesso, proprio per questa storia, per questa continuità, che non è rappresentata appunto dai protagonisti del momento ma da quella che è la sua storia che continua. Credo che così si possa definire lo “stile”, nel senso che la Juve non ha mai avuto “cadute” e “risalite” ma è stata costante nella sua storia.

Un piccolo ricordo di grandi uomini: l’avvocato Agnelli, l’avvocato Chiusano, il dottor La Neve e Gaetano Scirea.

Tanti ricordi tristi hanno attraversato la nostra storia, penso per esempio alla tragedia dell’Hysel, ad Andrea Fortunato, che ci ha lasciato improvvisamente quando aveva ancora tutta la vita davanti a sé. L’avvocato Chiusano era già nella società quando giocavo, era una persona di una sensibilità, un equilibrio, un tatto, davvero unici. Ero molto affezionato a lui così come a Gaetano, un compagno leale, dotato di grandissime doti umane e professionali, mai una parola fuori posto, sempre elegante nei modi. Molto garbato ed un buon amico era anche il dottor La Neve, una persona capace e molto serena, che lavorava con serietà e professionalità. E poi, poi c’è “l’avvocato”, l’avvocato Agnelli, cui ero legato da una totale ed incondizionata stima; quando lei mi ha parlato di “stile Juve” deve sapere che il mio pensiero è andato subito a lui, “all’avvocato”. Tutti grandi amici ed ottime persone, queste di cui abbiamo parlato, che rimarranno per sempre nel cuore mio e di ogni juventino.

Nel calcio di oggi, Franco Causio e Roberto Bettega, darebbero ancora spettacolo?

… Ah, ah, ma non eravamo gli unici due a dare spettacolo in quella Juve. Il calcio dei nostri tempi era un po’ diverso come interpretazione tattica ed interpretazione atletica e tecnica ma quando un giocatore ha delle qualità indiscusse credo che queste superino i tempi e le interpretazioni, per cui Franco sarebbe un grande protagonista anche oggi.

E anche “Bobby goal”!

La ringrazio ma questo lo dice lei, io non mi sbilancio.

Per lei il calcio è ancora una “palestra di vita”?

Credo e spero proprio di sì. Il calcio è sport, amicizia, confronto, è agonismo e sudore, è amato a tutti i livelli e coinvolge tutti, piccoli e grandi. Non bisogna esasperarlo perché credo che sia ancora, e spero resti per sempre, una “sana palestra di vita.”

Cosa ha lasciato in lei la tragedia di Nassiriya?

Sono cose che ti segnano, ti addolorano e ti restano dentro. Ho provato sgomento soprattutto perché è stato colpito un contingente di pace che era andato in Iraq per portare la pace e la democrazia.

La Juventus si distingue oltre che per meriti sportivi anche nel sociale, dove ha posto in essere una serie di iniziative tese ad aiutare chi soffre. Ha fatto qualcosa anche per i familiari dei caduti di Nassiriya?

Abbiamo alcune iniziative che portiamo avanti da sempre ed altre che abbiamo fatto nascere di recente ma che siamo intenzionati a portare avanti per sempre. Tra queste ricordo il rapporto con la fondazione per la ricerca sul cancro, le borse di studio intitolate a Giovanni e ad Umberto Agnelli, abbiamo creato un rapporto solido con le missioni Don Bosco, abbiamo fatto con i “vincenziani” una casa di accoglienza dedicata ad Edoardo Agnelli. Ci siamo poi concentrati su delle iniziative precise e mirate che hanno una partenza ed un arrivo, come il Gaslini ed il progetto S. Anna ed abbiamo partecipato ad altre iniziative di solidarietà quali per esempio degli spot ai quali abbiamo preso parte in occasione dell’alluvione in Piemonte ed altre iniziative ancora. Per quanto attiene la sua domanda in senso stretto, la Juventus ha aderito al progetto della Lega che ha coinvolto anche gli altri club e darà in questo modo il suo contributo.

L’Onorevole Salvatore Cicu -Sottosegretario di Stato alla Difesa- vuole organizzare una partita di calcio in Sardegna, al fine di destinare l’incasso a favore di tutti quei militari che, indipendentemente dal nesso di causalità o meno con il servizio svolto, si trovano in condizioni di salute precarie. Molti campioni di ieri e di oggi hanno già aderito all’iniziativa, la Juventus farà partecipare qualche suo campione?

Non sono cose che dipendono sostanzialmente da noi se non si è in un periodo di attività ma non dimentichiamo che ci sono anche gli europei quest’anno e la Juventus darà molti giocatori alle varie nazionali. Se qualcuno di quelli che non giocheranno gli europei desidererà prendere parte a questa partita, la Juventus sosterrà la richiesta trattandosi di una nobile iniziativa a scopo benefico.

Sempre l’Onorevole Salvatore Cicu ha intenzione di organizzare un evento sportivo a Torino, in occasione di una delle manifestazioni che si svolgono all’Accademia Militare. Lo scopo, sempre benefico, è anche quello di integrare sempre più, sport e Forze Armate, considerati dal Signor Sottosegretario, due “mondi puliti”, in cui vivono i giovani che rappresentano il nostro presente ed il nostro futuro. La Juventus sosterrà l’iniziativa?

Come ben sa la Juventus è piena di impegni nazionali ed internazionali ma se sarà coinvolta su questa iniziativa del Sottosegretario, troverà il modo per accordarsi per la modalità del supporto che deve fornire e di concordare una data. Quando si parla di beneficenza e di sociale e ci si trova davanti ad iniziative valide, la Juventus, nel limite del possibile, offre sempre il suo contributo, quindi guarderà anche questa iniziativa con favore, sempre con un occhio al calendario e ai propri impegni.

Ho fatto un sogno come quelli di Moggi: vinciamo la Coppa Italia, lo scudetto, la Coppa dei Campioni e l’Intercontinentale a Dicembre. Che ne dice?

Ottimo, ma si è svegliato un po’ sudato…

No, no Presidente, mi sarei svegliato sudato se avessi sognato di perdere un’altra volta una finale di Coppa dei Campioni, dopo aver dominato in Europa tutto l’anno!

Ah. Ah, è vero. Guardi, ogni anno la Juventus si impegna per vincere tutto e le vittorie che lei ha sognato ad occhi aperti rappresentano gli obiettivi della società ma non giochiamo da soli, ci sono gli avversari, gli infortuni, le squalifiche, la sfortuna e tanti altri episodi che incidono. Per quest’anno continuo a sperare da juventino di vincere tutto ma mi accontenterei anche se si avverasse il 50% del suo sogno.

Cosa rientra nel suo 50%?

Ah, ah, micidiale, proprio juventino! Diciamo che non vorrei che si svegliasse … sudato.

Grazie Presidente e forza Juve.

Sempre forza Juve e sentiamoci per quelle iniziative.

Pubblicato su “Il Foglio della Sardegna” in data 15.02.2004

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