Luciano Spalletti, un gentleman della panchina

Ho avuto il privilegio di incontrare nel ritiro “romano” dove l’Udinese ha preparato la partita con la Lazio, Luciano Spalletti, un gentiluomo della panchina, serio e leale, determinato e sicuro, cocciuto ma e simpatico. Come al solito disponibile, “avvolto” in una elegante sciarpa nera che gli conferisce charme e signorilità, mister Spalletti, quarantacinque anni ben portati, fisico asciutto ed humor inglese, ha risposto tutto d’un fiato alle domande che gli ho rivolto ed ha mostrato grande sensibilità quando abbiamo toccato temi di attualità, quali l’impiego dei nostri militari nelle missioni di pace ed il calcio sposato alla beneficenza.

A che età è nata mister la sua passione per il calcio?

Appena ho visto…un pallone, praticamente da bambino. Ricordo ancora le arrabbiature che facevo prendere ai miei genitori perché “scappavo” a fare gli allenamenti. La scuola è una cosa seria ed impegnativa e non riuscivo a conciliare questi due impegni.

Per lei il calcio è ancora una palestra di vita?

Direi proprio di sì, è un viatico per l’inserimento di tanti giovani che hanno modo di fare sport e di capire importanti valori della vita quali il “gruppo” e la competizione leale e corretta. Il calcio inoltre è sempre più elemento sociale di grande rilevanza.

Perfetto, di sociale parliamo più avanti. Esistono allenatori passionali, focosi e taciturni. Lei che tipo è e che rapporto ha con i suoi giocatori?

Sono un tipo tranquillo che crede molto nel lavoro e nel gruppo ed ho un buon rapporto con i miei giocatori perché privilegio la schiettezza e la lealtà, per cui preferisco dire sempre quello che penso in faccia e con semplicità.

Un mio caro amico, Carmine Falso, allenatore professionista, mi ha detto qualche tempo fa che non esistono allenatori a uomo ed allenatori a “zona” ma solo allenatori che mettono in campo la squadra in base alle caratteristiche dei giocatori. Che ne pensa?

Sono abbastanza d’accordo. Sono in un certo qual modo le caratteristiche dei giocatori a dettare talvolta moduli e schemi anche se ogni allenatore ha in mente una propria concezione di gioco che talvolta deve mettere da parte o per le diverse caratteristiche dei giocatori o per il tipo di squadra che deve affrontare.

Una delusione ed una gioia che ricorda.

La delusione che ancora mi porto dentro è la retrocessione in serie B con la Sampdoria, le gioie sono molte e tra queste metto anche questa positiva esperienza con l’Udinese.

Dove può arrivare l’Udinese e dove può arrivare il mio amico Dino Fava?

L’Udinese sta facendo un buon campionato, gioca bene e resta in partita contro qualunque squadra fino alla fine, i risultati sono positivi ed io sono molto soddisfatto. Quanto a Dino Fava posso dirti, come del resto già sai, che è davvero un buon giocatore, che ha fatto molto bene lo scorso anno in serie B e che sta facendo molto bene quest’anno in serie A.

Qualche tempo fa ho chiesto ad alcuni amici giornalisti e ad alcuni amici che giocano in serie A e B un giudizio tecnico su Dino e tutti hanno esaltato le sue qualità e lo hanno accostato a questo o a quel campione di ieri…A me ricorda Paolo Rossi, che ne dice mister?

Abbastanza giusto l’accostamento. Dino è un bomber vero, di razza, che non manca mai l’appuntamento con il goal, un giocatore di fondamentale importanza nell’economia di una squadra perché sai di trovarlo sempre pronto lì in mezzo all’area di rigore, per sfruttare una buona giocata di un compagno di squadra o un errore di un avversario. Quanto al paragone con Paolo Rossi posso dirti che Pablito era bravissimo nell’anticipo e che Dino in aggiunta a questa qualità ha una grandissima elevazione che gli consente di fare goal di testa con grande naturalezza. Inoltre Dino ha una grande resistenza fisica….Fagli i complimenti da parte mia.

Che messaggio si sente di dare a tutti quei militari delle Forze Armate e della Croce Rossa e ai volontari delle varie associazioni che si trovano in vari teatri del mondo in nome della pace e della libertà? Si tratta in fondo, nella maggior parte dei casi, di ragazzi della stessa età di quelli che allena lei.

Noi facciamo un bel lavoro e siamo privilegiati da mille attenzioni, loro fanno una grande cosa, lavorano duramente e mettono a rischio la loro vita, in nome della pace, della libertà e della democrazia. Sono vicino a loro e alle loro famiglie. Tra l’altro io ho fatto il servizio di leva e serbo un ottimo ricordo di quella esperienza.

L’Onorevole Salvatore Cicu, Sottosegretario di Stato alla Difesa, vuole organizzare in Sardegna, a fine campionato, un evento sportivo a scopo benefico, permetterà ai suoi giocatori di partecipare e ci onorerà della sua presenza?

Se qualche mio giocatore mi chiederà di giocare sarò lieto e gli darò l’ok, quanto a me se mi invitate verrò ma starò in campo e non in panchina, sai …ancora a riesco a dare due calci al pallone. È una iniziativa apprezzabile, quando si può fare qualcosa per gli altri sono sempre disponibile.

In  ultimo  mister,  perché  porta  sempre  la sciarpetta?

Perché siamo in inverno.

Non sarà mica per motivi scaramantici, come il cappotto che porta a maggio Ulivieri?

…ah, ah, no, no, te lo assicuro.

Grazie e a presto mister.

Grazie a te e ci vediamo in campo allora.

Pubblicato su “Il Giornale d’Italia” in data 20.03.2004

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