Alle otto e mezza precise attraversa Piazza Cavour ed entra nel Palazzo di Giustizia più importante d’Italia ove vi resta per sette, otto ore, quale Addetto per il Processo, figura introdotta dal PNRR. La giornata di Elena Pantaleo, campionessa del mondo di kickboxing, inizia però circa tre ore prima, allorché   suona la sveglia e inizia ad allenarsi per due ore prima di una doccia ed una veloce spennellata di mascara e via verso la Corte da dove intorno alle quindici e trenta esce per tornare ad allenarsi per altre due o tre ore. Quattro o cinque ore al giorno di media (a volte, nei periodi meno intensi, due o tre, a volte, in quelli più intensi, sette o otto) tutti i giorni, festivi compresi, a buttare giù sudore, fare pesi, perfezionare le tecniche per arrivare con la kickboxing -disciplina nata nel sud est asiatico, che combina tecniche di calci ed arti marziali e che ha origini antichissime e negli anni Sessanta si è diffusa in Giappone e negli USA – in vetta al mondo. Un carattere apparentemente ribelle come quello di tutte le persone con spiccata personalità, Elena Pantaleo, nata a Palermo  nel  1996, soffre e combatte le ingiustizie ed è una ragazza molto sensibile e solare che ama esplorare la vita in tutte le sue sfaccettature ed impegnarsi nel sociale perché nessuno …resti indietro. In un caldo pomeriggio romano, Elena si è confessata al mio microfono con disarmante semplicità e la promessa di impegnarsi per portare a casa, già a novembre, un’altra medaglia.

Allora Elena, iniziamo subito con una domanda cattiva, da bambina giocavi con le Barbie o prendevi a calci e pugni tuoi amichetti. 

Avevo sicuramente tantissime Barbie perché i parenti si ostinavano a regalarmene però sicuramente la mia prima occupazione principale era prendere a calci e pugni e farmi prendere a calci e pugni da mio fratello. Abbiamo sempre avuto un rapporto molto conflittuale ma penso che lui abbia dato veramente vita alla mia voglia di difendermi e al mio bisogno di difendermi, di essere aggressiva verso le cose che non sopportavo, come le ingiustizie per esempio. Quindi alla fine grazie Andrea ahahah. 

Perché è nata la tua passione per la Kickboxing? 

Perché quando avevo 13 anni facevo ginnastica ritmica ed ero talmente scarsa che  la mia insegnante mi ha spinto a provare la kickboxing che facevano nella sala accanto perché non voleva più essere lei la mia insegnante. Dalle prime garette si è visto subito che ero molto talentuosa, molto brava e quindi diciamo che poi questa disciplina mi ha “preso” ed ho iniziato così il mio percorso in modo più consapevole e serio.

In famiglia, quando eri bambina, ti preferivano danzatrice, pallavolista, nuotatrice o hanno subito approvato questa tua passione? 

Mio padre fa regate quindi lui ha sempre spinto verso il windsurf e verso la vela ma non c’è mai riuscito mentre mia madre, dal canto suo, spingeva verso la danza. La ginnastica artistica, poi la ginnastica ritmica e anche lei non c’è mai riuscita. Diciamo che hanno accettato però questo mio desiderio e questa mia passione pur non facendo salti di gioia. I miei genitori sono venuti  solo a due gare in quattordici anni quindi diciamo che avrebbero preferito probabilmente una figlia danzatrice o velista però questo è quello che gli è capitato ahahah.

Gian Claude Van Damme ti ha ispirato nella tua formazione sportiva?

No, mi spiace. I suoi film non mi hanno mai appassionato troppo anzi direi quasi per niente.

E cosa ti ha ispirato?

Io amo tutti gli sport follemente e alla fine ne ho trovato uno che ha prevalso sugli altri perché mi ha trovato più talentuosa.

Hai girato il mondo per praticare questo sport e sei sempre tornata con medaglie d’argento e d’oro. Quanti titoli ha vinto? Dove li custodisci e con quale cura? 

Difficile questa. Talmente tanti che faccio fatica a ricordarli a memoria. Dieci titoli italiani (e questa che indosso e che ti regalo è la medaglia del mio decimo titolo nazionale), tre titoli europei, tre titoli mondiali e tantissimi altri, direi incalcolabili, a livelli di coppe d’europa e coppe del mondo. Ho vinto l’Austria Cup, l’Ungheria Cup per cinque anni di fila, il Best Fighter per tre anni di fila e tanti, tanti altri titoli. Non so, penso di avere più di venti titoli di coppe del mondo e titoli europei e le relative medaglie e i relativi trofei sono tutti quanti esposti a casa dei miei genitori,  a Palermo. E mia madre, caro Ercole, ci tiene a lucidare i miei trofei anche se non sono quelli di una danzatrice ahahah.

Ovviamente i tuoi genitori sono tuoi grandi tifosi.

I miei genitori sono fieri di me, anche se diciamo probabilmente si aspettavano  un percorso un po’ più tradizionale. Comunque, ogni volta che gareggio guardano i miei incontri online e si informano, mi chiedono, partecipano insomma alla mia attività agonistica. Sì, c’è l’orgoglio familiare! Oltre a quella protezione materna che porta mia madre ancora oggi a dirmi quando vado a gareggiare “attenta a no romperti il naso” ahahah.

Qual è stata la tua vittoria più bella e perché? 

La mia vittoria più bella probabilmente è stata quella dell’ultimo europeo, intanto perché ero in Erasmus e ho dovuto allenarmi per l’europeo nonostante lo studio intenso. Nessuno pensava che sarei riuscita a vincere, a non ubriacarsi tutte le sere con gli altri studenti e invece ce l’ho fatta e questa è stata veramente una grande vittoria. E poi, soprattutto, ho vinto la gara a squadre con i miei amici, i miei amici della nazionale, eravamo in nazionale insieme da bambini. Abbiamo inseguito insieme questo sogno e poi abbiamo riconquistato il titolo di campioni europei a squadre. Questo titolo è stato, credo, la cosa più emozionante della mia carriera. Questo titolo condiviso con loro, i miei amici di una vita.

Cosa provi quando a fine gara ti consegnano la medaglia e quando parte l’Inno? 

Quello è il momento di gioia assoluta. Niente può paragonarsi a quel momento, quando c’è l’Inno e tu sei lì con la tua medaglia, con la Bandiera dietro e ti consegnano la coppa. Penso che quello sia veramente l’apice di gioia ma il problema è che subito dopo tutto è già finito e devi allenarti già per la prossima competizione e per il prossimo obiettivo ma ti ripeto che il momento dell’Inno è il momento più perfetto del mondo.

Quante ore al giorno ti alleni? 

Allora, adesso che mi sto iniziando a preparare per l’europeo, mi alleno circa tre o quattro ore al giorno, nei periodi più di calma magari mi alleno solo un’ora al giorno ma in periodi in cui sono più vicina alla competizione mi alleno anche sei o sette ore al giorno. Una media, in sintesi, di quattro o cinque ore al giorno.

Il tuo prossimo impegno sportivo? 

Il mio prossimo impegno sportivo importante sarà l’europeo in Turchia a novembre e sfortunatamente non posso fare gare prima perché la Nazionale ha messo un blocco alle gare di due mesi perché così evitiamo di farci male prima degli europei. Anche se sembra lontano novembre è dietro l’angolo quindi sto già iniziando a prepararmi abbastanza seriamente.

Per il quadriennio 2021/2024, con ben 41 voti, sei stata eletta nel Consiglio Nazionale del Coni. Cosa provi ad essere seduta accanto a tale Giovanni Malagò e a prendere e condividere decisioni insieme a lui? 

E’ un onore incredibile, non avrei mai pensato di arrivare a ricoprire tale carica ed essere lì con lui e lavorare con campioni Olimpici che ho sempre ammirato, Molfetta, la Masciadri, la Pellegrini. Il fatto di poter essere lì e lavorare per il mondo dello sport non so come dirti ma mi fa davvero sentire utile anche per gli altri e per la maggiore conoscenza del mio sport che è uno sport, diciamolo, non di primissimo piano. Non faccio calcio, tennis o basket, non pratico uno sport Olimpico ma essere lì con tutte queste persone e con questi atleti che ti ho citato, so che può sembrarti strano, però per la prima volta mi ha fatto e mi fa sentire un’atleta vera e questo perché quando entri là dentro e vedi che sei davvero al pari con campioni Olimpici, beh, ti senti anche tu atleta con la “A” maiuscola.

Nel 2028, forse, ci saranno le Olimpiadi Kickboxing, dove sarai e cosa farai tu in quella data?

Non abbiamo la certezza che realmente ci saranno, l’avessimo sarei già ad allenarmi per sette o otto ore al giorno pur se mancano sei anni. Quello che posso dirti è che spero che nel caso in cui ci siano, possa essere lì come dirigente e possa essere concretamente la persona che si è adoperata perché a questo sport si aprissero le porte delle Olimpiadi.

Oltre a questo, quale altro obiettivo ti prefiggi quale Consigliera Nazionale del Coni?

Mi sto concentrando tantissimo sulla dual career perché ritengo che la possibilità di collegare l’impegno universitario con l’impegno sportivo sia fondamentale ma in Italia non si può fare. Devi scegliere se essere atleta o se portare avanti gli studi e se non sei talmente fortunato ad avere una famiglia che ti supporta come la mia, in generale questa cosa non si può fare. Penso che sia veramente gravissimo, sia per la società che si priva di avere degli atleti di livello sia per gli stessi atleti che vengono sostanzialmente privati del loro diritto allo studio.  Quindi per me spingere sulla dual career, dialogare con le istituzioni perché le Università pubbliche mettano dei programmi dual career è il mio obiettivo per questo quadriennio e per il prossimo se sarò rieletta.

Al di fuori del tatami non puoi praticare le tue abilità marziali ma se ti dessero fastidio a Roma o a Palermo piuttosto che a New York o Singapore, come reagiresti? E’ mai accaduto qualcosa del genere?

Già verificato, io viaggio moltissimo da sola anche per la Kick. Ben due volte mi è successo che dei ragazzi per strada, mentre ero sola di notte, mi hanno aggredita e la verità è che ho reagito per difendermi in un caso con un laterale molto secco in pancia (avevo in quell’occasione tacchi a spillo) e nell’altra occasione con una bella ginocchiata. Mi sono difesa e poi sono fuggita per non essere coinvolta in una rissa dove non avrei potuto trattenermi ed avrei dovuto necessariamente difendermi provocando evidentemente del male agli aggressori.

E se Emanuele, il tuo fidanzato, decide di non andare a buttare l’immondizia e se ne sta “sbracato” con la birra sul divano a vedere la partita, come reagisci?

Ahahah   premesso che saprebbe in qualche modo come difendersi perché è un giavellottista ed ha iniziato a fare anche pugilato, diciamo che ci siamo divisi equamente i compiti a casa infatti io passo il mocio sui pavimenti che è una cosa a lui assolutamente sconosciuta e lui getta l’immondizia che è cosa che io non gradisco fare.

In ultimo ma non per ultimo: cosa farai da grande? 

Questa è una domanda impegnativa perché io ho sempre voluto fare il magistrato, è stato il mio sogno per tutta la vita ma si è bruscamente infranto quando ho fatto il tirocinio in Procura in Cassazione e ho capito che il diritto non mi piaceva così tanto come credevo e adesso sto facendo un master in geopolitica e comincerò probabilmente un corso per diventare dirigente sportivo. Ho sempre voluto migliorare il mondo e volevo farlo attraverso la Magistratura vorrà dire che lo farò portando magari lo sport nelle periferie e nei contesti più difficili perché penso che la possibilità di rilancio che dà lo sport alle persone sia veramente qualcosa di unico e ha un effetto poi su tutta la comunità veramente concreto, quindi l’idea di portare avanti dei progetti come la dirigenza sportiva per portare lo sport nelle periferie mi renderebbe felice.

Ti ringrazio per la tua disponibilità ed in bocca al lupo per novembre.

Sono io Ercole che ti ringrazio ed essere entrata a far parte della galleria dei tuoi intervistati mi inorgoglisce ed onora. Davvero una bella intervista, scorrevole e divertente. Ne ho rilasciate tante ma solitamente le domande sono sempre le stesse e spesso banali mentre le tue sono state interessanti e profonde. Felice di essere la tua centonovantanovesima intervistata, aspetto di vedere chi sarà il o la numero duecento.

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