Nato a Napoli nel 1958, Maurizio De Giovanni è cresciuto, ha studiato ed è vissuto  nel capoluogo campano del quale può essere tranquillamente affermato, rappresenta uno degli Alfieri più illustri e più apprezzati. Nei giardini dell’Albergo Teatro Romano, che si affaccia sul Ponte Ferdinandeo e sul Teatro Romano  Minturnae, ho avuto il privilegio di incontrare e  -successivamente-  intervistare questo straordinario interprete della cultura e della storia italiana non prima però di essermi con lui simpaticamente azzuffato per ragioni “pallonare” . Al suo “siete la seconda squadra di Torino” non ho potuto infatti non replicare, sempre per amore della storia e della verità, che la “prima squadra d’Italia non può essere la seconda di Torino” e giù reciproche ed affettuose risate che hanno fatto da sfondo ad un serata straordinaria in cui questo immenso drammaturgo e scrittore italiano ha raccontato con disarmante semplicità il suo lavoro e il suo amore per Napoli arrivando a toccare le corde del mio cuore per la sensibilità con la quale ha parlato dei suoi concittadini.

Scrittore, drammaturgo, sceneggiatore, autore di tanti, tantissimi libri. In quale panni ti trovi più a tuo agio?
La parola scritta, il racconto è alla base di tutto. Si tratta  di storie ed io racconto davvero fatti, situazioni e storie che poi, diciamolo,  possono essere raccontate in diverse maniere in un romanzo, in un film o un in un telefilm o, addirittura, in un’opera teatrale o anche rappresentate in  fumetti. Non cambia la sostanza della storia, quindi Io credo che alla base di tutto io sia un raccontatore di storie e tanto basta poi a creare tutto il resto che ti ho appena detto.

Giovanna … da Dubrovnik, è curiosa di sapere  perché hai scelto quel periodo storico nell’ambientazione di alcuni tuoi scritti e,  soprattutto,  come poi ti sei attivato per arrivare a ritrarre tutto perfettamente: costumi, dialetti,  zone. Una scenografia perfetta per ambientazione e rappresentazione del periodo di riferimento e, ancora, sempre Giovanna, chiede  se hai in qualche modo contribuito alla scelta degli attori.
Beh, innanzitutto salutamela, ho sentito che tra mezz’ora vi ritelefonate. Lei parla ovviamente di Ricciardi; dunque, gli anni Trenta sono stati poco e male rappresentati e vengono raccontati con la consapevolezza di quello che è successo dopo. Quindi si vede negli anni Trenta la parte peggiore ovvero quella preparatoria alla guerra mondiale, alle leggi razziali e a tutta la tragedia che ne è seguita. Diciamo sì che comportò l’alleanza con la Germania, il fascismo e tutte le cose brutte che sappiamo ma in realtà quegli anni, soprattutto la prima parte degli anni Trenta, sono stati un periodo molto fecondo, molto pieno di passioni, molto pieno di gioia, molto pieno di euforia. Un’epoca difficile ma di grande dignità e credo sia coerente e storicamente importante rilevare anche questi aspetti di quegli anni che nella parte finale degenerarono. E questo, in parte, ho voluto farlo io anche se devo dirti  che è sopravvalutata la presenza dell’autore all’interno delle serie televisive che talvolta rispondono a logiche molto distanti da quelle dei romanzi.

Ci lasci interdetti, Maurizio.

 Assolutamente no, non c’è spesso quasi alcuna attinenza. Le logiche televisive sono tutt’altro. 
Io ho una vicinanza alla serie di Ricciardi perché ogni puntata è tratta da un  mio libro mentre ho solo  una parziale seppur importante vicinanza ad altre serie. Ti faccio un esempio, situazioni legate all’amore omosessuale o alla pedofilia  che io nei miei romanzi posso sviluppare,  per ragioni ovvie in televisione alle 20:30 di domenica sera non possono andare e quindi sono logiche diverse che vengono riviste nelle produzioni televisive in maniera talvolta diverse con buona pace di tutti. 


Ti hanno mai coinvolto nelle riprese televisive o chiesto consigli?

Sono stato cercato, vengo cercato,  all’inizio, nella pianificazione delle storie ma non nella fase successiva dell’esecuzione o nella scelta degli attori.


Napoli fa sempre da sfondo ai tuoi scritti, che rapporto hai con la tua città? 

Napoli è esaustiva, Napoli è completa, Napoli è grande ed  Io ne sono innamorato pazzamente, non saprei vivere che a Napoli e non saprei scrivere che di Napoli,


Lo scudetto cosa ha portato nel cuore di Maurizio De Giovanni?

Una grande gioia, una grande gioia condivisa, una grande gioia popolare. Ma solo un pazzo o uno senza sentimenti potrebbe non aver avuto coinvolgimento in questa meravigliosa gioia e festa. E’ stata una vittoria coinvolgente ma molto diversa dagli scudetti  degli anni Ottanta e fine  anni Ottanta perché quella era una città in ginocchio, gravata dal terremoto e prima ancora dal colera mentre questa che vince lo scudetto adesso è una grande capitale d’Europa che sa di esserlo e quindi è ben diverso. La vittoria è stata vissuta in misura diversa, in modo meno scaramantico e più consapevole, più maturo. Questa volta non si è trattato di riscatto ma  è stato un altro riflettore che ha illuminato la città, già illuminata di luce splendente.

Ok, ritorniamo ai tuoi capolavori. Ricciardi continuerà o meno perché alla fine l’ultima puntata c’è stato un qualcosa … in caminito.

Continuo a scrivere, posso dirti di un Ricciardi che sarà ambientato nel Natale del ’39 e so che stanno preparando una nuova serie televisiva che dovrebbe essere girata il prossimo anno.

Due parole su Sara, Mina Settembre e i Bastardi di Pizzofalcone.

Storie avvincenti e diverse tra loro che rappresentano altri lati della mia narrazione. È un unico mondo che evidenzia vari aspetti ma sempre, ti ripeto, di un unico mondo. “Sara” è il mio total. È una storia nera, profondamente immersa nei misteri italiani negli ultimi trent’anni, “Mina”  è un’assistente sociale, quindi le storie non sono poliziesche, ma sono storie di vita, di vita quotidiana.
“I Bastardi Pizzofalcone” sono un commissariato di polizia del centro della città, una via di mezzo fra una grande capitale del sud del mondo e una capitale europea, quindi mi consente di raccontarmi, mi consente di raccontare tutti e due gli aspetti.

Quante ore al giorno lavori? E soprattutto, dove prendi l’ispirazione? 

Dipende da quello che intendiamo per lavoro, se per lavoro si intende la scrittura beh, per questa si impiega un mese ed è totalmente immersiva. Il lavoro però non è solo quello, il lavoro è la promozione, è la comunicazione e tu ne sai qualcosa Ercole, è il marketing. Io poi sono uno che si documenta in prima persona e con grandissimo impegno e sono estremamente rigoroso nella ricerca e nello studio e molto attento, quindi tutto questo può prendere diversi mesi di lavoro e non è quantificabile perché magari due giorni sono buttato in un archivio, tre giorni viaggio per promuovere il libro e via dicendo e il tutto senza tempi e senza orari!



Stasera, nella splendida cornice del Teatro Romano di Minturno, a cento metri dal Ponte del Garigliano e a trecento metri dalla bellissima  Scauri, di cosa ci parlerai?

Stasera facciamo un viaggio all’interno della mia scrittura mediante la lettura di una pluralità di pezzi, con la musica di Marco Zurzolo e di Rocco Zaccagnino  e la  straordinaria voce di MariAnita Carfora. 


Grazie di cuore, ci vediamo dopo lo spettacolo per la pizza.

Grazie a te, buon divertimento, salutami Giovanna e forza Napoli. 

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