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	<title>Istituzioni e Personalità Civili Archivi - Ercole Fragasso</title>
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		<title>Don Fabio Attard, il Discepolo di don Bosco sulla terra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jul 2025 12:16:31 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.ercolefragasso.it/2025/07/24/don-fabio-attard-il-discepolo-di-don-bosco-sulla-terra/">Don Fabio Attard, il Discepolo di don Bosco sulla terra</a> proviene da <a href="https://www.ercolefragasso.it">Ercole Fragasso</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Roma, Oratorio Salesiano Pio XI: è lì, in quella che è stata la mia Scuola, il mio Oratorio, la mia Chiesa, il mio Teatro (la S, la O, la C e la T maiuscole sono d’obbligo) che, in un sabato mattina quasi primaverile, incrocio con Ale, nel cortile, un prete dal viso simpatico, solare, con occhi gioiosi e sguardo penetrante; sta parlando confidenzialmente con tale Abdallah, suo e mio amico marocchino e storico portiere del “<em>Pio</em>”. Abdu ci presenta ed iniziamo a parlare con assoluta disinvoltura &#8211; <em>come fossimo due vecchi amici </em>&#8211; di don Bosco, di ragazzini e nonni, di amori o presunti amori naufragati per un perché o senza un perché, di una medaglietta con l’immagine del Santo capovolta (e questa cosa la capiamo solo lui ed io), di giovani e di pallone. Io mi vanto subito, improvvidamente e ignorando (come lui stesso ignorava) &#8211; <em>chi da lì a quarantotto ore sarebbe diventato </em>&#8211; di aver conosciuto e amato il <em>Pio</em> almeno cinquant’anni prima di lui e che sono amico di Abdu da almeno trent’anni prima di lui. Nel frattempo, arriva sotto il porticato dove stiamo parlando, un pallone che il prete simpatico calcia al volo e rimanda al ragazzino che stava giocando. Mi complimento per il gesto tecnico e spostiamo il discorso sul pallone. Lui, nato a Malta, mi dice di tifare <em>Valletta</em> e quindi, con orgoglio, declamo il mio amore per la <em>Juventus</em> e telefono al volo al mio amico <em>Guido Ugolotti</em>, ex bomber della Roma e con un passato da allenatore e direttore tecnico a Malta, per chiedergli se ha una maglietta da calcio maltese per il mio nuovo amico Fabio. Quarantotto ore dopo, mentre sono impegnato in un progetto di lavoro con due amici Giudici ed un amico Ufficiale dei Carabinieri, una delle mie due amiche del cuore, Laura, mi invia su whatsapp una notizia stampa appena lanciata dalle agenzie: “<em>Don Fabio Attard è il nuovo Rettor Maggiore dei Salesiani. È l’undicesimo successore di don Bosco</em>”. E sì, quel prete così semplice, con quegli occhi così profondi, con quella palpabile pazienza e quell’abilità nel calciare il pallone con tocco sopraffino è il Discepolo di don Bosco in terra. A lui, “giovane” sessantaseienne nato a Gozo, che incarna lo spirito e la missione del Santo, spetta il compito di guidare <em>quattordicimila Salesiani sparsi in centotrentasette Paesi nel mondo</em>. È nato così, per caso e per mia fortuna, il rapporto affettuoso e nel nome di don Bosco, con don Fabio che oggi riapre le porte del Sacro Cuore per incontrami ancora.&nbsp;&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="993" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-MAGLIETTA-1-1-1024x993.jpg" alt="" class="wp-image-2023" style="width:378px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-MAGLIETTA-1-1-1024x993.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-MAGLIETTA-1-1-300x291.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-MAGLIETTA-1-1-768x745.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-MAGLIETTA-1-1-1536x1490.jpg 1536w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-MAGLIETTA-1-1.jpg 1586w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Caro don Fabio, mi piace partire con questa frase <em>“Basta che siate giovani, perché io vi ami.”</em> Tra gli innumerevoli pensieri di don Bosco, questo è quello che a me piace di più.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma giustamente, credo che sia una frase che sinteticamente presenta don Bosco, il suo cuore, perché è il buon pastore. Quando noi leggiamo o studiamo la sua vita, troviamo un ragazzo che fin da piccolo ha molto sofferto a causa della morte del papà e che ha dovuto faticare e lavorare perché non avevano mezzi in famiglia per vivere; la mamma, Margherita, con tre figli, ha faticato tantissimo per poterlo far studiare. Questo vuol dire che don Bosco ha sperimentato sulla propria pelle la difficoltà, la fatica del voler andare avanti e questa, in qualche modo, è stata la molla che lo ha spinto per scoprire prima di tutto quale fosse il progetto di Dio per lui, scoprendo poi che era il doversi dedicare completamente ai giovani. Perciò in quella frase lì c&#8217;è tutto, c’è la spinta affettiva di tutta la sua energia a favore dei giovani e che è fortemente radicata nella propria esperienza e <em>illuminata dal Vangelo e vissuta con la forza della fede!</em> Credo che, quando don Bosco disse questa frase che a te piace, non si trovava davanti ad un discorso emotivo ma davanti ad una <em>visione</em>, ad un <em>sogno con gli occhi aperti. </em>Oggi, noi, Ercole<em>, </em>siamo nella Basilica del Sacro Cuore dove don Bosco ha celebrato Messa il 16 maggio 1887, interrompendola una trentina di volte piangendo, perché qui, proprio qui, dove siamo noi, lui ha capito quel famoso sogno che fece a nove anni e in cui gli apparve questa <em>signora luminosa e udì la sua voce e le sue parole</em> “<em>a suo tempo tutto comprenderai</em>.”  E qui, lui ebbe l’intuizione di quella che era la verità del progetto di Dio per lui, qui veramente ha dato la conferma che per i giovani lui ha dato tutta la sua vita, tutta la sua energia. Allora questa frase, così bella, raccoglie in maniera molto sintetica quella che è la sua esperienza, tutta la sua dedizione, tutto il progetto salesiano che per noi oggi continua ad essere un richiamo molto forte.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E qui, al Sacro Cuore, voi siete ritornati come sede principale.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo qui da otto anni e questa è la sede centrale ed è molto significativa per noi perché è la presenza più significativa e più importante che abbiamo su Roma di don Bosco. La costruzione di questa Basilica gli fu affidata da Papa Leone XIII e da qui scrisse la famosa lettera del 1884, la famosa lettera di Roma. Ecco perché questo luogo ha un significato molto forte per noi perché è <em>il passato, una memoria che continua a spingerci nel presente per il futuro.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come, dove, quando e perché è diventato prete e salesiano?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa è una domanda che mi fanno spesso, io vengo, come sai bene, da Malta, sono nato nell&#8217;isola più piccola di Gozo, dove dal 1949 al 1965 c&#8217;erano i Salesiani. Per vari motivi hanno dovuto lasciare quell’area però hanno lasciato un patrimonio che tutt&#8217;ora è ancora vivo. Quando i Salesiani hanno lasciato l&#8217;isola, nel dicembre 1965, io come piccolo ragazzino di sei anni ero all&#8217;Oratorio per tre mesi. Ho cominciato a frequentarlo quando avevo sei anni, nel settembre 1965 e ho avuto una doppia fortuna. La prima è stata quella che papà era l&#8217;unico catechista laico, perciò, era nella famiglia don Bosco, era molto presente e la sua fede a casa c’era e la seconda che, quando i Salesiani sono andati via, la direzione dell&#8217;Oratorio è stata presa da un sacerdote giovanissimo che aveva appena un anno di ordinazione e che era cresciuto con i Salesiani. Un giovane sacerdote che è tuttora vivo, brillante, molto intelligente, che era uno che non solo conosceva don Bosco ma lo studiava anche. Noi come piccoli ragazzi non avevamo idea del cambio perché lui ha continuato sulla stessa linea e io devo dire che da quel luogo, da quell’ambiente è nata dentro di me la vocazione e l’idea di voler nel futuro essere come quel sacerdote. Siccome non c&#8217;erano i Salesiani io sono entrato nel seminario maggiore dell&#8217;isola, a Malta; ci sono tuttora lì due seminari ed io sono entrato aiutando nello stesso Oratorio dove sono cresciuto. Lì poi si è maturata dentro di me la consapevolezza che Dio mi stava chiamando ad una vocazione, più precisamente a quella a favore dei giovani e fatto un cammino di discernimento con il mio direttore spirituale sono andato nell&#8217;isola di Malta e ho cominciato il percorso. Quando guardo indietro vedo tutta una <em>serie di eventi, diciamo provvidenziali</em>, come una fanciullezza iniziata con l&#8217;ultimo salesiano del posto (poi successivamente sono diventato il suo direttore), con un&#8217;eredità forte che i Salesiani hanno lasciato e che provvidenzialmente questo sacerdote diocesano ha mantenuto vivo. Un percorso, quindi &#8211; il mio &#8211; molto sereno, molto tranquillo. Il Signore ci fa capitare delle situazioni, delle occasioni, degli eventi che noi dobbiamo voler e saper cogliere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa si prova a pensare che … undici preti fa era don Bosco e ora è don Fabio?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E già, da quattro mesi sono stato eletto Rettor Maggiore. Devo confessare che ancora non ho capito del tutto cosa mi è capitato, perché io non avevo mai immaginato di trovarmi in questa posizione. Sono stato per dodici anni Consigliere generale, poi mi è stato chiesto dal precedente <em>Rettor Maggiore Angel Fernandez Artime, oggi Cardinale</em>, di continuare a dare una mano nel governo della congregazione, di continuare con l&#8217;animazione dell&#8217;Ispettoria e l’ho fatto con devozione e piacere. Non ero neanche all&#8217;ultimo Capitolo quando <em>mi sono trovato chiamato ad assumere questa che è una cosa troppo bella ancora per me perché la possa capire appieno</em>. Troppo bella però allo stesso tempo, forse, mi supera anche, nel senso, intendo, nella comprensione di cosa mi è capitato e nel capire esattamente cosa Dio vuole. Quello che sto cercando di fare è di vivere il quotidiano con l&#8217;aiuto <em>dei miei fratelli del Consiglio generale che costituiscono un gruppo straordinario di persone molto competenti, molto dedicate e siamo tutti sintonizzati</em>. Mi chiedo spesso cosa Dio voglia da me e la reazione è molto semplice, vivere ogni giorno quello che il Signore mi chiede di vivere e rendermi sempre disponibile con i confratelli, una cosa difficile, molto difficile, che spero di riuscire a fare ogni giorno sempre meglio. Poi mi fermo a pensare e resto sempre con quel senso di stupore, di meraviglia positiva e chiedo al Signore di aiutarmi a rispondere al meglio a quello che mi viene da tutti chiesto. Giustamente tu, Ercole, mi dici sempre quando ci sentiamo o ci vediamo che <em>sono l&#8217;undicesimo successore di don Bosco e mi viene subito alla mente che quando guardavo i due Rettor Maggiori con cui ho lavorato, don Angel Fernandez, oggi Cardinale Artime e don Pascual Chàvez</em>, con i quali ho avuto la fortuna di lavorare, li ammiravo tantissimo quali successori di don Bosco. Adesso che tocca mi trovo un po’ in difficoltà e mi sento un po’ perso ma mi impegno tanto per riuscire ad essere un degno successore.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" width="938" height="1024" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-DON-BOSCO-1-938x1024.jpg" alt="" class="wp-image-2021" style="width:362px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-DON-BOSCO-1-938x1024.jpg 938w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-DON-BOSCO-1-275x300.jpg 275w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-DON-BOSCO-1-768x839.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-DON-BOSCO-1-1406x1536.jpg 1406w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-DON-BOSCO-1.jpg 1443w" sizes="(max-width: 938px) 100vw, 938px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lei è don Bosco sulla terra e vedo e so bene quanta energia mette nella sua attività.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie! Sì, è una cosa bella ma anche grande, grandissima quella che sono chiamato a fare. Per noi Salesiani questa appartenenza a don Bosco viene naturale, lo sentiamo padre e noi ci sentiamo suoi figli, per questo colui che è chiamato a prendere il ruolo di padre della congregazione dei padri della famiglia salesiana noi con gioia lo chiamiamo il <em>successore di don Bosco. </em>Tuttora, quando vedo don Pascual o quando vedo il Cardinale Artime, io li chiamo Rettor Maggiore. Adesso tocca a me questa responsabilità, rappresentare il Santo, seguire le sue orme, <em>devo fare tanto e tutto con molta modestia, con molta umiltà perché don Bosco è troppo grande, forse inarrivabile.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli ex-allievi non dicono mai San Giovanni Bosco ma dicono sempre don Bosco perché lo sentono il prete, l&#8217;amico della porta accanto.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E sì, proprio per quello che stavo dicendo nella domanda precedente, noi non lo sentiamo mai lontano. È stato dichiarato Beato, è stato dichiarato Santo nel 1934 e noi continuiamo a chiamarlo come dici tu, don Bosco. Vuol dire che c&#8217;è una vicinanza umana che in qualche modo nasconde tutta una vicinanza spirituale profondissima; una vicinanza Santa che però vogliamo che non sia messa in alto e lontano ma che vogliamo toccare, vogliamo abbracciare in ogni momento. Vogliamo sentirla vicino a noi sempre perché noi continuiamo a chiamarlo don Bosco perché lo sentiamo come padre. Ovunque uno vada, quando vede la foto o la pittura o un quadro suo non dice San Giovanni ma dice, ecco, don Bosco! E credo che la sua bellezza sia proprio qui. Tu, Ercole, prima <em>hai detto</em> “<em>il prete della porta accanto</em>” che è la <em>stessa frase che usava Papa Francesco</em> <em>quando parlava di lui</em> ed io credo che realmente lui sia il Santo che cammina sempre accanto a noi e il tema della vicinanza, tutto il tema sulla quale noi insistiamo come l&#8217;assistenza nel cortile, la vicinanza ai giovani, l&#8217;ascolto dei giovani lo dimostrano chiaramente. È una vicinanza che non è solo simpatia emotiva ma è sintonia affettiva la sua e l&#8217;adulto e il giovane si pongono accanto a don Bosco con fiducia. Lui non inizia mai a parlare ma ascolta sempre con grande attenzione, ricordi il famoso evento di Bartolomeo Garelli, quel famoso otto dicembre del 1841? Don Bosco dice <em>questo è mio amico</em> eppure non lo conosce. Si pone sempre come amico, come attento ascoltatore, ti mette a tuo agio non in maniera superficiale ma in maniera umanamente valida, umanamente significativa.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="637" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-1-1-1024x637.jpg" alt="" class="wp-image-2029" style="width:534px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-1-1-1024x637.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-1-1-300x187.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-1-1-768x478.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-1-1-1536x955.jpg 1536w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-1-1.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Maria Ausiliatrice e don Bosco, un binomio inscindibile.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiaro! Noi in questo tema della devozione a Maria dobbiamo andare al sogno che fece a soli nove anni; quel sogno di cui un anno e mezzo fa abbiamo celebrato il bicentenario, infatti, lui nacque nel 1815 e il sogno è del 1824. Quel sogno ha indicato il campo dove doveva lavorare in mezzo a situazioni molto difficili e pericolose. La <em>trasformazione</em> <em>in agnelli degli animali feroci è la trasformazione che la Madonna chiede in anime buone per i suoi figli turbolenti. </em>La devozione mariana di don Bosco è una devozione completamente intessuta nella sua vita ed arriverà a dire “<em>siate devoti di Maria e saprete cosa sono i miracoli”. </em>La Basilica di Maria Ausiliatrice è una testimonianza della sua grandissima devozione e possiamo dire che <em>la devozione a Maria è anche qui una devozione di una figliolanza che è accompagnata dalla maternità di Maria.</em> La devozione a Maria è intessuta prima di tutto in una fede veramente sostenuta dall&#8217;Eucaristia e allo stesso tempo intessuta in una risposta verso i giovani e che si sente nel quotidiano.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="719" height="828" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/MARIA-AUSILIATRIUCE-1.jpg" alt="" class="wp-image-2022" style="width:394px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/MARIA-AUSILIATRIUCE-1.jpg 719w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/MARIA-AUSILIATRIUCE-1-261x300.jpg 261w" sizes="auto, (max-width: 719px) 100vw, 719px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto sono importanti per la famiglia salesiana gli ex-allievi, i coadiutori e i laici in generale?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Allora andiamo con ordine. Gli ex-allievi sono importanti, gli ex allievi sono una testimonianza di una riconoscenza verso l&#8217;educazione ricevuta quindi non è che sono importanti, ma sono di più; sono una conferma di tutto quello che è stato recepito, assunto e fatto proprio, credo che qui entri tutto un principio di come è importante comprendere che <em>la quotidianità dell&#8217;esperienza educativa incide pian piano sulla costruzione del carattere delle persone.</em> Io che vado in giro per il mondo questa testimonianza la sento e la vedo, con molto piacere. Poi tu hai menzionato i laici e noi, grazie a Dio, abbiamo un&#8217;armata di laici che collaborano con noi nelle nostre case e che sono persone che hanno sposato veramente il carisma di don Bosco, che lo amano e che sono animate dai valori evangelici, dedite al bene dei ragazzi e dei giovani che educano. Il tema della crisi vocazionale dà anche ulteriore spazio ai laici che sono impegnati e vivono la missione salesiana con dedizione e amore. Poi ci sono i coadiutori, noi nelle comunità abbiamo i Salesiani che sono preti e i Salesiani che sono Salesiani ma non sono preti e li chiamiamo, appunto, coadiutori. Viviamo nelle stesse comunità, abbiamo gli stessi diritti e rispondiamo bene a don Bosco che vedeva di buon occhio l&#8217;elemento laicale che era ed è inserito proprio in tutte quelli che sono i nostri processi educativi. Abbiamo coadiutori straordinari in tutto il mondo, che vivono la laicità consacrata con una capacità straordinaria di dedizione. Abbiamo anche tantissimi animatori, anche molto giovani, specialmente nei nostri Oratori e questa cosa ci rende felici.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lei ha girato il mondo quale Consigliere della pastorale giovanile, cosa accomuna i ragazzi e quali sono i loro sogni e i loro desideri, ma soprattutto quali strumenti possono offrirgli i Salesiani?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando mi chiedono qual è la differenza tra i giovani nelle varie parti del mondo, io mi fermo qualche secondo. E dopo un po’ dico che <em>non c&#8217;è distinzione</em>; io ho incontrato giovani dal Vietnam, ieri ho avuto un incontro con dodici ragazzi dalla Siria che sono animatori dei nostri Oratori in quella terra che ha problematiche note. Ho incontrato i giovani in Africa, i giovani in India &#8211; quando vi sono stato per tre mesi &#8211; ho incontrato i giovani in America Latina e in Europa naturalmente. <em>È interessante quando uno scende nella profondità della propria identità, cioè quando il cuore parla al cuore, come dice Francesco di Salis, ai ragazzi. </em>Tutti presentano la <em>stessa struttura affettiva, il bisogno di sentirsi prima di tutto amati, accolti, accompagnati</em>. Il desiderio di sognare con gli occhi aperti, la gioia quando incontrano adulti autentici. L&#8217;amore, la gioia, la contentezza quando si sentono <em>ascoltati e non giudicati basicamente.</em> E qui, caro Ercole, stiamo parlando di tutta quella che era l&#8217;esperienza di don Bosco a Valdocco. Quindi, per ritornare alla tua domanda, <em>cosa chiedono i giovani oggi</em>? Parliamo di una società in Occidente molto frammentata, molto anonima, dove la casa oramai non è più un focolare, ma piuttosto un luogo dove dormono ma non veramente dove crescono e dunque i giovani stanno cercando adulti capaci di ascoltarli. Adulti capaci semplicemente di mettersi come dei pellegrini in cammino, che sono capaci di comunicare gioia che non sia superficiale, che non sia gioia consumata, ma che sia gioia che alimenta, che fa emergere la speranza e questo, con il mondo globalizzato è lo stesso dappertutto, come ti dicevo. Dieci mesi fa ero in India, ho incontrato molti giovani e a loro ho fatto le stesse domande che ho fatto durante le mie visite in Spagna e le risposte sono sempre le medesime, ovunque. La grossa sfida che abbiamo oggi e, questo noi Salesiani ce l&#8217;abbiamo molto chiaro, è <em>cercare di inserirci dentro la vita dei giovani, ascoltare l&#8217;anelito che loro hanno e allo stesso tempo metterci accanto a loro perché loro scoprano quello che desiderano</em>. Che siano ragazzi cristiani cattolici o che siano ragazzi induisti, che siano i ragazzi che non hanno nessuna religione perché sono cresciuti in ambienti agnostici <em>quando si tocca il cuore di un giovane lo abbiamo tolto da una brutta via.</em> Purtroppo, oggi i giovani si trovano in una società che ha tolto loro le mappe della interiorità, che ha tolto loro i punti di riferimento e i ragazzi se non stanno attenti cadono nelle trappole di un amore che consuma, non di un amore che fa crescere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La congregazione che guida è la più numerosa e la più diffusa al mondo. Appare evidente, quindi, come ancora sia fortemente attuale e al passo con i tempi.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Certamente sì, ma non è merito della congregazione, è merito del <em>carisma che la congregazione ha in relazione ai bisogni dell&#8217;umanità.</em> Avremo sempre i ragazzi, avremo sempre i giovani, avremo sempre il bisogno di aiutarli, di educarli verso quella che possiamo chiamare una crescita integrale. Il carisma salesiano troverà sempre un terreno fertile, per questo io credo che il successo stia nel fatto che noi con grande umiltà ci mettiamo all&#8217;ascolto del grido dei giovani e <em>cerchiamo di essere servi che ascoltano, servi che si donano, servi che accettano di essere loro pellegrini.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto sono importanti le Scuole salesiane e quanto lo è l&#8217;Università Pontificia salesiana?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Bene, andiamo per gradi. Allora, iniziamo con le Scuole; la Scuola salesiana è interessante perché dovunque noi siamo la Scuola salesiana parte, va avanti e cresce. Perché? Perché riesce a sposare la dimensione pedagogica con la dimensione pastorale. Il fatto che noi facciamo <em>processi segnati dallo spirito di famiglia</em> non significa abbassare il livello della professionalità ma significa che il livello della professionalità, tutto il tema pedagogico, tutto il tema &#8211; diciamo così &#8211; di competenza, va gestito all&#8217;interno di un <em>clima di familiarità, di rispetto. </em>Non bisogna essere anonimi e duri per essere professionali e credo che da questo punto di vista la Scuola salesiana riesce a portare avanti questo discorso. Interessante perché in alcuni paesi, i servizi sociali quando hanno dei casi difficili, dei casi impegnativi, se conoscono che c&#8217;è una nostra scuola lì, specialmente per la formazione professionale, i ragazzi li mandano proprio da noi perché sanno benissimo che c&#8217;è il tema educativo nel senso integrale, pedagogico e pastorale, intellettuale e umano. Per questo, nella misura che noi continuiamo ad essere fedeli a don Bosco, la nostra scuola è vincente e non importa il contesto o il Paese dove opera e si afferma ma il <em>principio della nostra educazione che è basato sul rispetto della persona così come si incontra</em>. Noi non cerchiamo di mettere delle condizioni né la misura, <em>un ragazzo noi lo vediamo come creatura di Dio</em>. <em>A quel ragazzo noi ci poniamo come servi e basta!</em>&nbsp; Nel momento in cui i ragazzi entrano in un contesto salesiano, immediatamente sentono l&#8217;emergenza, diciamo così, dei <em>valori umani e poi noi li sosteniamo, li nutriamo con la visione evangelica della vita</em>. <em>L&#8217;università Pontificia salesiana è l&#8217;Università della congregazione. </em>Questa è, una stanza molto importante per noi perché è un punto di riferimento per molti Salesiani che vengono qui a Roma per essere formati nelle varie discipline, nella scienza, nella scienza dell&#8217;educazione, nella teologia, nella filosofia, nella comunicazione sociale, perfino nelle lettere classiche. Allora, all&#8217;interno di un contesto universitario, naturalmente hai anche l&#8217;input, la dimensione della formazione salesiana, perché <em>c&#8217;è l&#8217;attenzione allo studio della spiritualità salesiana.</em> Secondo aspetto è che nella formazione che ricevono, c’è anche un microclima, possiamo dire, globale, cioè un salesiano studia qui e torna nella propria Ispettoria <em>porta con sé tutta una visione mondiale della congregazione salesiana.</em> Io ho la fortuna, essendo stato già nel Consiglio generale e di essere stato docente per sette anni all&#8217;Università, di incontrare tanti ex-allievi, che mi parlano della loro esperienza di studio da noi e che tutti mi dicono è un modello che si ripete in ogni parte del mondo nello stesso modo e questo per me è una grande soddisfazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa direbbe oggi Giovanni ai “<em>signori delle guerre?</em>”</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo che la prima cosa che farebbe sia <em>guardarli in faccia, guardarli nei loro occhi</em>. La cultura della guerra è bruttissima, purtroppo stiamo vedendo quello che sta capitando adesso. Una percentuale del pil che va dedicata agli armamenti, la cultura della guerra alla fine lascia solo morte e lascia solo dei poveri e le fatture delle guerre non le pagano i signori, le fatture delle guerre, a livello umano, a livello affettivo, le pagano i poveri, i malati, i rifugiati. Quanto diverso sarebbe il mondo se tutti <em>questi miliardi che si stanno spendendo per le guerre si potessero dedicare ai processi educativi come fanno i Salesiani missionari in giro per il mondo</em> <em>dove con la loro presenza o attraverso la loro presenza comunicano che la vita è un valore, che l&#8217;educazione è una chiave che rompe il ciclo di povertà</em>. Non hanno senso le guerre, provocano morti, strazio, dolore, sofferenza. <em>Le guerre non tolgono le ingiustizie ma piuttosto le aumentano</em>. <em>Don Bosco</em> faceva una cosa che stiamo cercando di fare anche noi, <em>creava alleanze in modo tale che la proposta educativa potesse partire per poi decollare</em>. Quando si diventa credibili anche le autorità, diciamo così, più anticlericali o che hanno poca simpatia per la Chiesa, quando vedono che la nostra proposta è sincera e leale, in qualche modo collaborano con noi. E non dimentichiamo, don Bosco stava operando in un Piemonte del 1800, quando c&#8217;è l&#8217;unità d&#8217;Italia. Non erano tempi facili, l&#8217;unità d&#8217;ideale significava anche la perdita degli Stati pontifici, l&#8217;unità significava una certa prevalenza di anticlericalismo; eppure, don Bosco cercava per il bene dei ragazzi, perché quella era la sua missione, l’alleanza. <em>L&#8217;arte del compromesso</em>! <em>Ma attenzione, non l&#8217;arte del compromesso sui principi ma l&#8217;arte dell&#8217;incontro sugli obiettivi. Don Bosco ha sempre rivendicato con energia il suo essere prete nel</em><em> palazzo del Re come nel palazzo dell&#8217;Arcivescovo e nel cortile con i ragazzi.</em> Non ha mai nascosto la sua identità, non ha mai avuto vergogna di dire quello che era ma ha continuato da prete e con autenticità a lavorare per i poveri, per i ragazzi, per gli ultimi favorendo l&#8217;educazione e il rispetto per tutti e verso tutti senza distinzioni. Questo lo rendeva credibile e questo vedo girando per il mondo anche nei luoghi dove non ci sono cristiani o dove sono una minoranza; i Salesiani si pongono davanti alle autorità locali con credibilità e lealtà perché l&#8217;obiettivo è chiaro, sanno che siamo cattolici, sanno che siamo preti, sanno che siamo persone consacrate, coadiutori, ma sanno anche che <em>non abbiamo nessun altro motivo e nessun’intenzione che non sia quella di aiutare i giovani.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Analogie differenze tra il suo predecessore don Angel Fernandez, oggi Cardinale Artime e lei?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti e due siamo <em>ferocemente</em> <em>dedicati al bene dei giovani</em> così come lo sono stati tutti i Rettori che mi hanno preceduto. Don Pascual e don Angel Fernandez sono stati e sono tuttora per me anche due punti di riferimento. Ogni Rettor Maggiore, nel momento in cui ha assunto l’incarico si è reso conto della grande responsabilità assunta che è <em>l&#8217;eredità del carisma</em>, che va non solo salvaguardato, ma va messo in condizioni che possa crescere. Ogni Rettore viene poi con il proprio bagaglio, la propria cultura, la propria regionalità, <em>don Artime</em> per esempio veniva da una <em>famiglia di pescatori</em> ed aveva ed ha dunque la <em>determinazione nell’affrontare le onde</em>. Io vengo da una piccola isola che è stata una colonia e ho dovuto imparare a crescere nelle grandi città, ma ho avuto la fortuna di avere in qualche modo una miscela di cultura mediterranea e cultura britannica. Ognuno ha caratteristiche e personalità diverse che mette al servizio del carisma e dunque non hanno alcun effetto negativo sulla dedizione e la cura totale verso i giovani. Ho usato la parola feroce che vuole significare determinazione nel carisma e nell’amore di don Bosco.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Bene, e analogie e differenze tra Papa Francesco e Papa Leone XIV?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Guarda, penso ai Papi degli ultimi sessant’anni e mi vengono in mente Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI, Papa Luciani, Giovanni Paolo II, Papa Benedetto e Papa Francesco e non trovo in nessuno di loro una personalità uguale o simile, sono tutti diversi tra loro però il cammino della Chiesa è continuato pur se provenivano da posti diversi e avevano culture diverse. <em>Sono stati i successori di Pietro e si sono donati completamente e totalmente, senza riserve, al bene della Chiesa.</em> &nbsp;Papa Francesco era un figlio di Sant&#8217;Ignazio, di un gesuita, perciò l&#8217;attenzione ai poveri, l&#8217;attenzione al discernimento, il leggere bene le sfide, lo stare attenti di non rimanere ancorati in una visione che sta continuamente evolvendo sono state le caratteristiche che ha messo al centro della sua azione pastorale. Papa Leone XIV, in questi due mesi e mezzo, abbiamo visto e toccato con mano che è un uomo che viene dalla cultura agostiniana, una cultura dove, se ascoltiamo bene le sue omelie, sono delle omelie dove Cristo è saldamente al centro e dove usa spesso la parola <em>amore</em>. Ecco, è l’ora dell’amore!&nbsp; Domenica scorsa ha usato l’espressione <em>la rivoluzione dell&#8217;amore</em>, ma qui non stiamo parlando di cose superficiali, stiamo parlando di una identità saldamente ancorata nella persona di Cristo, che diventa la forza nascosta ma potente dell&#8217;agire sul mondo. E qui siamo in piena cultura agostiniana! <em>“Tu eri dentro di me e io fuori. È là che ti cercavo”</em>. Sono sicuro che Papa Leone XIV continuerà il cammino della barca di Pietro. Come dicevo all’inizio, non ci sarà mai un Papa simile ad un altro per carattere, per cultura, per provenienza ma l’identità cristiana sarà sempre la stessa. <em>E non dimentichiamo che la voce del Papa è l’unica di speranza in questo mondo che sta vivendo momenti tormentati.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il museo di don Bosco a Torino ha migliaia di visitatori l&#8217;anno, si scorge nei loro volti la fede?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Il “museo-casa don Bosco” è stato un progetto ideato e accompagnato da Angel Cardinal Artime</em>. È una cosa straordinaria e perfettamente riuscita, si è arrivati al punto di rappresentare il passato che è presente ed il tutto non ha nulla a che fare con l’archeologia ma è piuttosto memoria del presente. Tu puoi portare in visita un gruppo di giovani o meno giovani, di ragazzi, si fa una riflessione e si avverte la presenza di don Bosco lì, come fosse ancora vivo, tra di noi fisicamente. Sembra proprio, e tu lo sai perché ci vai spesso, che <em>lui stia là dentro insieme ai visitatori, sembra che lui ti stia accompagnando a vedere le stanze.</em> <em>Si avverte il suo carisma che richiama le radici, come ho già detto, del buon pastore che si dona ai giovani, di un sacerdote che, frutto della sua personale esperienza, si è completamente dedicato al bene dei giovani.</em> Perciò lì è una cosa straordinaria, tutte le volte che vado si ripete un’esperienza straordinaria</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Qual è il sogno di don Bosco che Le è rimasto dentro?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Io sogno sempre con gli occhi aperti don Bosco accanto a me</em>, continuamente mi lascio ispirare dalla sua presenza affettiva che è tuttora attuale perché lui non ha enunciato una teoria ma quello che lui ci ha insegnato è un sistema preventivo nel senso di opzionare tutte quelle condizioni dove il bene possa crescere. <em>Il suo genio è favorire la bontà attraverso l&#8217;ambiente, attraverso le persone, attraverso le proposte, in modo che, quando un ragazzo entra in un ecosistema positivo, può essere anche il più discolo che c’è, ma vede il bene che c&#8217;è là dentro e trova, un ambiente che non ha mai conosciuto prima.</em> Siccome è un ambiente positivo, fatto di spirito di famiglia, fatto di affetto, fatto di accoglienza, fatto di attenzione, tu non sei un numero ma hai un nome, hai un cognome, hai una identità. Trovi delle opportunità, un ambiente dove il bene lo vedi, lo senti. <em>Io penso e sogno don Bosco accanto a me e vorrei sempre imitarlo, imitarlo nelle relazioni umane, </em>con il mio ruolo, adesso, non posso seguire un gruppo dei giovani ma posso seguire i nostri ispettori e i nostri collaboratori.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Se don Bosco fosse tra noi oggi, userebbe i social per dialogare con i giovani?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Assolutamente sì</em>, don Bosco incontrava i ragazzi dove si trovavano loro non aspettava il caso per incontrarli ed aiutarli. Se oggi i social sono così diffusi, lui li avrebbe usati per conoscere i ragazzi, allontanarli dal male e portarli nel bene, aiutarli, proteggerli. Anche attraverso i social! Dieci anni fa stavo per chiudere il mio account di facebook ma un salesiano molto esperto di social si infuriò con me e mi disse che non dovevo farlo perché io non potevo sapere quante persone leggessero i miei post e <em>quanta speranza portassi in loro</em>. Chiudere l’account avrebbe rappresentato perdere un’opportunità di aiuto. <em>Il segreto dell’educatore salesiano sta nel non far cadere la sua parola dall’alto, ma piuttosto entrare e camminare insieme ai ragazzi ascoltandoli per poi aiutarli.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ma quanto sono belli gli Oratori?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi stavo leggendo un articolo, proprio su un social, che diceva che <em>le Chiese non sono piene di persone ma gli Oratori sì.</em> Grazie a Dio ancora rappresentano quegli spazi umanamente validi, dove <em>i genitori si fidano</em> e lasciano che i loro figli siano. Oggi, dove nessuno si fida di niente e di nessuno, avere i genitori che ti lasciano i figli per andare a lavorare è per noi una grande gratificazione e testimonia la bontà della nostra opera. Una fiducia che è ripagata con la <em>grande dedizione degli animatori, il lavoro che si sta facendo, specialmente in Italia in relazione ai grest, è eccezionale</em>. &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto è bella la PGS?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Bellissima, è l&#8217;esperienza dove <em>l’Oratorio e lo sport diventano medici</em>, dove la stessa partecipazione diventa educativa perché significa attenzione, significa appartenenza, significa assumere un impegno, significa confrontarsi con gli altri, significa insegnare che non si può fare ciò che si vuole. Quando parliamo di <em>gioco di squadra</em> noi il più delle volte lo identifichiamo con un tipo di sport ma attenzione perché, quando parliamo di gioco di squadra bisogna andare più in profondità. <em>Educazione nello sport, fraternità nello sport</em>, <em>questo ci riporta al tema della solidarietà, al tema dell&#8217;attenzione, al tema che il mio ritmo deve prendere in considerazione il ritmo dell&#8217;altro</em>. <em>Quando un ragazzo vive l&#8217;esperienza sportiva c&#8217;è tutto il senso di disciplina, c&#8217;è tutto il senso di avere un obiettivo, c&#8217;è tutto il senso della consistenza, della perseveranza.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto è bella la scalinata della Chiesa di Santa Maria Ausiliatrice?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>È bellissima tutta la Basilica</em>, dentro e fuori, si inserisce bene nel contesto urbano e io quando vado lì dalla stazione Tuscolana vedo già i campanili e se vado giù dall’Appia verso via Santa Maria Ausiliatrice vedo quella grande scalinata. Una Chiesa bellissima dove ho vissuto per quattro anni fino a qualche mese fa. Quel quartiere mi è piaciuto tantissimo perché si vede che la <em>Chiesa è inserita nel tessuto sociale</em>, <em>la presenza dei Salesiani è una presenza ispiratrice nel territorio</em> e credo che questa sia una cosa meravigliosa, una cosa molto bella.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="610" height="332" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/SCALINATA-1.jpg" alt="" class="wp-image-2025" style="width:527px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/SCALINATA-1.jpg 610w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/SCALINATA-1-300x163.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 610px) 100vw, 610px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che messaggio vuol mandare ai giovani per quest&#8217;estate?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Che riescano a fare gruppo, squadra con altri giovani in esperienze che siano umanamente valide e dove nessuno resti emarginato</em>. Mi vengono in mente i grest che sono gli Oratori estivi dove tanti giovani animatori dedicano agli altri il loro tempo organizzando giochi, esperienze, divertimenti. <em>Auguro ai giovani di trovare uno spazio, un&#8217;entità, una comunità che li aiuti ad essere protagonisti del bene vissuto e condiviso</em> perché guarda, Ercole, i giovani quando riescono ad inserirsi, la loro felicità viene dal fatto che si sentono protagonisti e quando noi togliamo ai giovani la possibilità di essere protagonisti, diventano dei consumatori consumati.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il 31 gennaio è da sempre una giornata di festa per milioni di persone in tutto il mondo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 31 gennaio è per noi Salesiani, preti, ex-allievi, animatori, coadiutori, laci, per tutti, insomma, <em>un giorno speciale e di festa</em> dove ci abbracciamo tutti insieme in don Bosco, dove riflettiamo, preghiamo ed acquisiamo sempre più forza ed energia per diffondere la sua opera.&nbsp; &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ultima domanda, seria, serissima, la Juve è più forte della Valletta?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ahahah, <em>forse un po’</em> ma io sono della <em>Valletta</em> come squadra maltese e del <em>Milan </em>come squadra italiana e tu fai finta di dimenticarlo ahahah.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Grazie per questo pomeriggio don Fabio.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie a te, un bel pomeriggio passato insieme.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-INTERVISTA-3-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-2026" style="width:505px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-INTERVISTA-3-1024x768.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-INTERVISTA-3-300x225.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-INTERVISTA-3-768x576.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-INTERVISTA-3-1536x1152.jpg 1536w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-INTERVISTA-3.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://www.ercolefragasso.it/2025/07/24/don-fabio-attard-il-discepolo-di-don-bosco-sulla-terra/">Don Fabio Attard, il Discepolo di don Bosco sulla terra</a> proviene da <a href="https://www.ercolefragasso.it">Ercole Fragasso</a>.</p>
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		<title>Giuseppe Cricenti: un giudice al confronto con il cambiamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Feb 2025 10:03:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Istituzioni e Personalità Civili]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per anni mi sono confrontato con il giudice Cricenti sulle tempistiche relative alle pubblicazioni delle sentenze, sullo straordinario mare di Scauri, sulle Forze Armate e sulla Juventus (lui contro, io pro Allegri) sui vini rossi, i film d’epoca e le cravatte. Di lui penso il meglio: cultura immensa, eleganza, stile, determinazione e quella pungente ironia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ercolefragasso.it/2025/02/17/giuseppe-cricenti-un-giudice-al-confronto-con-il-cambiamento/">Giuseppe Cricenti: un giudice al confronto con il cambiamento</a> proviene da <a href="https://www.ercolefragasso.it">Ercole Fragasso</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Per anni mi sono confrontato con il giudice Cricenti sulle tempistiche relative alle pubblicazioni delle sentenze, sullo straordinario mare di Scauri, sulle Forze Armate e sulla Juventus (<em>lui contro, io pro Allegri</em>) sui vini rossi, i film d’epoca e le cravatte. Di lui penso il meglio: cultura immensa, eleganza, stile, determinazione e quella pungente ironia che solo <em>&#8220;i pazzi&#8221;</em> come noi sanno avere e diffondere. Geniale dal punto di vista giuridico, il magistrato Giuseppe Cricenti, Consigliere di cassazione e&nbsp; docente universitario ha parlato oggi con me, dinanzi ad un caffè, della riforma della giustizia promossa dal Governo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’Associazione Nazionale Magistrati ha espresso un “giudizio fortemente negativo sulla riforma costituzionale dell’ordinamento giudiziario che non è una riforma della giustizia, che non sarà né più veloce né più giusta, ma una riforma della magistratura che produrrà solo effetti negativi per i cittadini”. Qual è il tuo pensiero?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto una riforma della magistratura è, di per sé, anche una riforma della giustizia. Il giudizio mi sembra poi l’esito dell’ennesimo ragionamento per slogan e frasi fatte. Perché mai ad esempio dal fatto di scegliere i membri del CSM mediante sorteggio dovrebbe derivare un danno per i cittadini?</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Entrando nel merito della riforma, qual è la tua opinione sui due punti focali della separazione delle carriere e delle modifiche sul CSM?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quanto alla separazione è evidente che essa è intesa dal governo come strumentale ad una maggiore imparzialità del giudice. Se è così la ritengo inutile o, meglio, non funzionale. Io non penso che il giudice sia parziale, penso che il giudice non funzioni oggettivamente: se si registra la metà delle assoluzioni a dibattimento vuol dire che il giudice per le indagini preliminari non funziona come dovrebbe. Non credo che separando le carriere questo problema si risolva. Piuttosto occorre rendere il GIP/GUP più efficiente, magari prevedendolo in alcuni casi, come collegiale. Ed inoltre occorre reclutare meglio i giudici e fornire loro un migliore aggiornamento professionale. Quanto al sorteggio, sono del tutto favorevole. Non necessariamente implica avere al CSM dei consiglieri meno adeguati del passato. Anche con il sistema delle elezioni sono stati scelti personaggi di terza fila, e quarta fila, propensi solo a fare l’interesse proprio e quello dei loro sodali. Ne ricordo uno, non tanto tempo fa, che mi ricorda il <em>“Cetto Laqualunque” </em>della Magistratura: parla l’italiano traducendo dal dialetto. Del resto, chi è abituato a fare il giudice, è altresì abituato a risolvere problemi ben più complessi di quelli di cui si occupa normalmente il CSM. Quindi credo che il sorteggio, da questo punto di vista, non porterà ad abbassare il livello del Consiglio. Inoltre, consentirà di ridurre, se non eliminare, l’influenza delle correnti, o delle consorterie. Qualche perplessità ho sulla creazione di una apposita corte disciplinare. Credo che la sua istituzione sia dettata dall’erronea percezione che si ha dei giudizi disciplinari. In realtà il CSM non è stato in questo ambito, in passato, così corporativo come si tende a far credere: anzi, ha agito con maggior rigore di ogni altro organo di autodisciplina. E, per contro, si rischia di affidare la disciplina dei magistrati a soggetti antagonisti, per così dire, in questo caso minando effettivamente l’indipendenza della Magistratura.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’ANM ha messo in campo una serie di iniziative contro la riforma. Che cosa pensi delle manifestazioni di dissenso, con anche l’abbandono delle Aule, adottate in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Giudiziario presso le Corti di appello?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbandonare l’aula in quel modo, mentre parla un rappresentante delle istituzioni, è stato un gesto di scarsa sensibilità. Una caduta di stile. Che avrebbero detto i magistrati se mentre parlava uno di loro, se ne fosse andato il ministro o un suo rappresentante? Ma, al di là dello stile, su cui ognuno ha la propria sensibilità, la singolarità di quella protesta io l’ho vista nel fatto che in una importante Corte d’Appello, il primo ad alzarsi ed a guidare gli altri è stato un magistrato appena condannato per avere occultato prove a favore di un indagato: cosa che di certo quella Costituzione, che costui teneva ben alta, mi pare vieti in modo deciso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un’ulteriore iniziativa di forte dissenso programmata è quella dello sciopero del 27 febbraio. Poiché il successivo 5 marzo si svolgerà l’incontro tra i vertici dell’ANM e la Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni, non sarebbe stato opportuno prima il dialogo e poi, eventualmente, lo sciopero?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Certamente. Io penso che, se si portano ragioni, e non slogan, si riesce a convincere chiunque.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il dialogo appare tutto in salita, viste le posizioni intransigenti delle parti. Da un lato il governo e la maggioranza parlamentare, con diversi membri di quest’ultima che hanno già fatto filtrare la loro contrarietà a modificare il testo della riforma, che sta seguendo un <em>iter</em> parlamentare considerato <em>“blindato”.</em> Dall’altro l’ANM che ha ribadito la ferma contrarietà dei magistrati alla riforma sottolineando che un incontro servirà “<em>per spiegare una volta di più con chiarezza, fermezza, lucidità e senza nessun cedimento quelle che sono le nostre ragioni soprattutto di cittadini e anche di magistrati” </em>ed ancora che:<em> “la magistratura italiana non vuole trattare per una modifica della riforma, ma auspica un ripensamento radicale e il ritiro di quel testo da parte del governo &#8211; ha osservato &#8211; Autonomia e indipendenza non sono materie negoziabili”.</em> Non pensa che l’intransigenza finisca con tradursi in un errore a prescindere?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli organi rappresentativi della Magistratura invocano spesso i valori &nbsp;dell’autonomia e dell’indipendenza, che sono sacrosanti, ma che spesso non sono affatto compromessi dalle riforme della giustizia. Si tratta di slogan, che vengono ripetuti ad ogni tentativo di riforma. Piuttosto la questione è altra: l’Anm fino ad ora ha quasi sempre negato se non trascurato il problema principale della giustizia penale, ossia il fatto che essa coinvolge un numero considerevole di cittadini, che per anni subiscono processi, o privazioni della libertà personale e poi vengono assolti. Lo ha talmente tanto trascurato questo problema che sento spesso dire che, se il cinquanta per cento degli imputati è assolto, vuol dire che la giustizia funziona. In ogni serio paese si direbbe il contrario. Una buona metà degli imputati assolti è segno di una giustizia che non funziona affatto, poiché essa assoggetta a processo ed a volte, non poche, a restrizioni della libertà personale, cittadini che invece risultano infine da assolvere. Questo atteggiamento, che ho notato anche in magistrati autorevoli, o almeno ritenuti tali, spiega perché si sia arrivati a questo punto. Negare il problema significa ovviamente ritenere non necessaria alcuna riforma, ed opporsi ad essa qualunque sia. Forse sarebbe stato atteggiamento più concreto quello di ammettere che quella statistica è segno di mal funzionamento, ma discutere sui rimedi, opporsi semmai ai rimedi e proporne altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Una delle critiche più forti mosse alla riforma è che non affronta realmente le priorità e i problemi della giustizia, dalla lunghezza dei processi alla mancanza di risorse umane, economiche e tecnologiche adeguate. &nbsp;Quindi la migliore soluzione sarebbe rimanere fermi, lasciando tutto immutato, in attesa di (<em>si spera</em>) tempi migliori e di eventuali riforme migliori?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Come ho detto prima, non mi ricordo di concrete proposte della ANM, o di qualche suo epigono, volte a risolvere il problema, proprio perché è il problema che viene negato o sottovalutato. Se si propone di riformare in senso più garantista la custodia cautelare, i magistrati obiettano che in tal modo si lede l’indipendenza della magistratura, fandonia a che non ha fondamento alcuno, ed alla quale fornisce grancassa una buona parte del giornalismo antagonista. E così, se si propone, come è stato fatto in passato, di non pubblicare il nome del Pm che segue una certa inchiesta, per evitare atteggiamenti di protagonismo, che pure ci sono stati, si replica che è lesa la libertà di stampa, o ancora una volta l’indipendenza ed autonomia della magistratura. Anche qui con grancassa di giornalisti antagonisti al seguito. È di questo passo che si è arrivati alle riforme di oggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’esplosione del contrasto sulla riforma è arrivata dopo mesi di scontro tra magistratura e politica su vari terreni, dalla questione del trattenimento dei migranti in Albania al caso Almasri, fino alla vicenda del Procuratore Capo di Roma Lo Voi. In questo modo, non pensi che i cittadini, faticando a comprendere certe dinamiche, rafforzino sempre di più in generale disamore verso le Istituzioni ed in particolare la convinzione che il bene comune della “Giustizia” spesso non sia realmente perseguito o, peggio, sia barattato con altri interessi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo caso entrambe le parti ci hanno messo del proprio. Il risultato è che i cittadini non hanno capito alcunché, non sanno cosa sia successo veramente. In uno Stato “adulto”, ma noi abbiamo solo 154 anni di storia, non sarebbe successo.</p>
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		<title>A Tu per Tu con il Prof. Pregliasco: vaccini, mascherine o “liberi tutti”?</title>
		<link>https://www.ercolefragasso.it/2022/10/18/a-tu-per-tu-con-il-prof-pregliasco-vaccini-mascherine-o-liberi-tutti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Oct 2022 11:20:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni e Personalità Civili]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho il piacere di ospitare sul mio blog il Prof. Fabrizio Ernesto Pregliasco, Associato di Igiene Generale ed applicata all’Università degli Studi di Milano e Direttore Sanitario dell&#8217;IRCCS Ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio sempre di Milano. Salito alla ribalta dei riflettori durante la famigerata Pandemia, il Prof. Pregliasco -padre di due figli trentenni e da sempre dedito [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Ho il piacere di ospitare sul mio blog il Prof. Fabrizio Ernesto Pregliasco, Associato di Igiene Generale ed applicata all’Università degli Studi di Milano e Direttore Sanitario dell&#8217;IRCCS Ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio sempre di Milano. Salito alla ribalta dei riflettori durante la famigerata Pandemia, il Prof. Pregliasco <em>-padre di due figli trentenni e da sempre dedito al volontariato- </em>è specializzato “in igiene e tossicologia”. Distinto e cortese <em>-come sempre-</em> si è concesso con disponibilità al mio microfono per affrontare tematiche attinenti il maledetto virus che ha cambiato, purtroppo e disgraziatamente, concretamente… il mondo!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come Medico e come Ricercatore hai seguito, presumibilmente, prima di tutto una vocazione. Parlami del suo percorso.&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho studiato a Rho in un corso sperimentale, ora chiuso, diventando Perito Industriale in Chimica nucleare appassionandomi sin da giovane ai temi ambientali e già dal primo anno di Università alla Statale di Milano sono stato allievo interno e borsista presso l’allora Istituto di Igiene occupandomi dapprima di igiene dell’ambiente e successivamente di virologia. A seguire la specialità di igiene e successivamente quella in tossicologia. Una passione quella della sanità pubblica che si è unita a quella del volontariato in ambito sociosanitario che mi ha portato a diventare Presidente nazionale dell’ANPAS (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Rispondimi in tutta sincerità: ti saresti mai aspettato di diventare così “famoso”?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non mi pare di essere diventato particolarmente famoso, ho svolto dagli anni ‘90 un’attività di divulgazione scientifica pubblica occupandomi di influenza e poi purtroppo di COVID che rientra nell’ambito dell’educazione alla salute, parte integrante della disciplina che insegno in Università.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A</strong><strong>lcuni tuoi esimi colleghi si sono candidati alle recentissime elezioni politiche. L’epidemiologo Pierluigi Loparco non è stato eletto a differenza del microbiologo Andrea Crisanti, che invece è diventato Senatore della Repubblica. Non hai mai pensato di intraprendere questa strada?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Svolgo da anni attività politica nell’ambito della mia attività di volontario nell’ANPAS sostenendo le istanze del terzo settore, cosa che intendo continuare a fare anche nel futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E&nbsp;</strong><strong>se Ti proponessero di diventare Ministro della Salute?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarebbe carino, come ho detto in una trasmissione radiofonica rispondendo alla stessa domanda, ma improbabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>COVID-19: la comunità scientifica si aspettava davvero che prima o poi un virus del genere potesse causare una Pandemia o anch’essa è stata presa di sorpresa?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le pandemie hanno costellato la vita dell’uomo, stravolgendola pensiamo al Medioevo scatenato dalla pandemia di peste, arrivavamo però con la guardia bassa perché nel 2003 c’era stata l’insorgenza del sars cov-1, nel 2005 l’influenza aviaria, situazioni che si sono ridimensionate in breve e nel 2009 l’influenza H1N1 che ha determinato una vera e propria pandemia ma che non ha causato un impatto pesante di sanità pubblica, tanto che l’OMS fu tacciata di aver ingigantito il pericolo. Tutto ciò ricorderete ha determinato il tentennamento delle istituzioni nella dichiarazione di pandemia per la Covid-19. Alcune altre successive situazioni come l’insorgenza del virus Ebola e poi Zika di fatto non avevano poi causato effetti pesanti. Credevamo quindi di essere in grado di fronteggiare questi pericoli e in tal senso ovviamente ci siamo sbagliati.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Vaccini contro il Covid-19 a mRNA e a vettore virale. Quali sono le differenze, quali i vantaggi e quali gli svantaggi? Personalmente sono stato molto incuriosito dai “fantomatici” vaccini russi e cinesi. Una Tua opinione al riguardo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In quella che è stata una gara scientifica ma anche geopolitica per la messa a punto di vaccini è stata data particolare risonanza a studi che annunciavano imminenti novità poi non realizzate. Questi vaccini comunque sono stati utilizzati ampiamente in quelle nazioni ma non hanno superato le verifiche da parte degli organismi internazionali. Dai pochi dati disponibili sembra che il vaccino sputnik abbia una buona capacità protettiva mentre quello cinese valori di protezione inferiori ai vaccini disponibili in Europa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Permettimi un esperimento psicologico e dimmi &nbsp;la prima cosa che Ti viene in mente per ognuno di questi termini: Lockdown &#8211; Green Pass – Variante.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Termini tristi che descrivono azioni dolorose che sono state necessarie e per la variante la prospettiva di convivenza con il virus che dovremo pianificare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gestione della Pandemia: qual è stato l’errore più grande, rispettivamente, della politica, dei mass media e della comunità scientifica sempre se, a Tuo parere, ce ne sono stati.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">No errori, è facile dirlo a posteriori quando finita l’emozione e risolto i problemi, come per tutte le cose della vita, recriminiamo su cosa si sarebbe potuto o non potuto fare. Scelte dettate dall’emergenza senza un manuale per gestire gli accadimenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come spieghi questa violentissima avversione che una fetta <em>-più o meno piccola-</em> della popolazione, ha sviluppato nei confronti del dell’obbligo vaccino?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La vaccinazione da Jenner nel 1700 ad oggi ha sempre trovato degli avversari accaniti. Del resto, facile è la scelta di un farmaco per curare un problema acuto, come una cefalea lancinante, che non ci fa soffermare sul bugiardino del farmaco, rispetto ad una vaccinazione che ci viene proposta quando siamo sani e soppesiamo il rapporto rischio-beneficio oltretutto pensando che una malattia come il covid non sia poi così grave. Cosa, peraltro, in parte vera perché molti casi decorrono comunque in forma non grave. Poi i complottisti hanno trovato facile terreno per instillare dubbi, che comunque sono pervasivi nel fare tentennare un po’ di persone: <em>“ e se poi fosse vero?” .</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Avversità che inoltre si è riversata anche sugli scienziati. Hai ricevuto addirittura una lettera con un proiettile. Non dev’essere stata una cosa piacevole.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La maggior parte delle persone che incontro e che mi riconoscono in realtà mi esprimono apprezzamenti. Solo due persone dal vivo mi hanno manifestato negatività. Tanti invece i leoni da tastiera che invece di prendersela con il cattivo, il virus, rivolgono le insoddisfazioni e le paure contro chi cerca di trovare soluzioni. La pandemia ha messo a nudo in modo evidente che la scienza insegue la natura e non riesce a risolvere tutte le problematiche emergenti in modo rapido e senza conseguenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Parliamo del futuro prossimo e di cosa ci aspetta. Leggo che hai dichiarato che l’obbligo delle mascherine sui mezzi pubblici potrebbe tornare presto e che sono attesi 90 mila contagi al giorno entro novembre. Sarà un altro inverno di lacrime e sangue?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo in una fase di transizione da pandemia ad endemia con un probabile andamento in una scala temporale di più anni di onde che, se non emergerà una variante particolarmente aggressiva, saranno come le onde determinate da un sasso in uno stagno. Con effetti, via via più ridotti per quanto riguarda i casi gravi. Fondamentale, visto che il virus continua a mutare sono i richiami vaccinali. Nel futuro senza obblighi ma raccomandati soprattutto per le persone fragili, un po&#8217; come per la vaccinazione contro l’influenza che ha lo stesso target di popolazione e che addirittura si può eseguire nella stessa seduta vaccinale in due punti diversi del corpo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>S</strong><strong>tiamo per entrare nel terzo anno della Pandemia e purtroppo le persone sono stanche, piegate dalla crisi economica. Non c’è il rischio che il buon senso venga definitivamente messo da parte in favore di un <em>“liberi tutti”</em> quantomeno inopportuno?</strong><strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Difficile questa situazione di mezzo tra l’emergenza e la normalità che deve tener conto di tanti aspetti e con la necessità di difficili scelte di sanità pubblica per compendiare le esigenze economiche, psicologiche e di salute. Decisioni che devono essere a carico dei politici che si devono assumere la responsabilità degli effetti conseguenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Durante la Pandemia ci si è avvalsi di tutto il mondo sanitario, anche di personale non specificatamente specializzato in malattie infettive, per assicurare in tutte le corsie degli ospedali italiani un’assistenza straordinaria e h24. Nel caso in cui fossero promosse azioni risarcitorie per questo o per quell’errore, come dovrebbero comportarsi i Magistrati, in tema di&nbsp;<em>“responsabilità sanitaria”,</em>&nbsp;verso quei soggetti che, ripeto, non infettivologi, hanno prestato un intervento eccezionale e al limite delle loro competenze professionali.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo argomento è particolarmente caldo e la discussione riguardo all’approccio da tenere a livello giuridico si protrarrà per anni. La ragionevolezza vorrebbe un atteggiamento che tenga conto della situazione di emergenza e incertezza in cui ci siamo trovati a dover operare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai recentemente partecipato ad un Convegno, a Siracusa, del Corpo Militare della C.R.I.. Come giudichi questa esperienza?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un incontro di alto livello scientifico e soprattutto occasione di scambi e momenti di incontro particolarmente piacevoli che dimostrano, ancorché ce ne fosse bisogno, dei valori della Croce Rossa.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="407" height="347" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/10/pregliasco-fragasso-2.jpg" alt="" class="wp-image-1718" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/10/pregliasco-fragasso-2.jpg 407w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/10/pregliasco-fragasso-2-300x256.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 407px) 100vw, 407px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Comprendo perfettamente quale è il compito dei medici e degli scienziati e Ti chiedo di terminare l’intervista con un messaggio&nbsp; di speranza.</strong><strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Come in ogni cosa della vita i momenti di crisi devono essere visti come opportunità per il futuro e occasioni di miglioramento</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="190" height="286" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/10/pregliasco-fragasso-3.jpg" alt="" class="wp-image-1717"/></figure>



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		<title>A tu per tu con il Colonnello Maestro Massimo Martinelli, Direttore della Banda dell’Arma dei Carabinieri</title>
		<link>https://www.ercolefragasso.it/2022/09/14/a-tu-per-tu-con-il-colonnello-maestro-massimo-martinelli-direttore-della-banda-dellarma-dei-carabinieri/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Sep 2022 08:50:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni e Personalità Civili]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella splendida cornice del Teatro Romano di Minturno, a cento metri dal confine tra il Lazio e la Campania, ho avuto il privilegio di incontrare e di intervistare il Colonnello Maestro Massimo Martinelli, Direttore da ben ventidue anni della Banda dell’Arma dei Carabinieri. Più volte, in virtù dei rispettivi ruoli professionali e in particolar modo [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Nella splendida cornice del Teatro Romano di Minturno, a cento metri dal confine tra il Lazio e la Campania, ho avuto il privilegio di incontrare e di intervistare il <em>Colonnello Maestro Massimo Martinelli, Direttore da ben ventidue anni della Banda dell’Arma dei Carabinieri</em>. Più volte, in virtù dei rispettivi ruoli professionali e in particolar modo quando ho ricoperto incarichi in ambito governativo, mi era capitato in questi vent’anni di incontrare il Maestro ma non c’era stata mai occasione proficua per colloquiare ed andare oltre un caffè. In occasione del Concerto che la Banda dell’Arma ha tenuto a Minturno, a due passi da Scauri e a quattro da Napoli, ho avuto il piacere &nbsp;di intrattenermi a lungo con il <em>“Col.”</em> e di scoprire ed apprezzare da vicino la bellezza dei sentimenti che animano la sua persona. Un alto Ufficiale dei Carabinieri, un Maestro di musica con la “M” maiuscola, Direttore di una delle Bande più belle e più apprezzate al mondo, Massimo Martinelli è &nbsp;tutto questo ma prima di tutto questo è una persona semplicissima, profonda, sensibile, dedita alla famiglia e che si emoziona per la foto che gli chiede un bambino.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Colonnello parlami del tuo nucleo familiare perché dietro ad una persona vincente devono evidentemente esserci radici forti e stabili. Sei sposato, hai figli?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono sposato da più di venticinque anni con Paola, anche lei è una pianista, docente di lettere a un liceo artistico e ho una figlia, Marianna, che si sta laureando in <em>musica e in storia</em> all&#8217;Università “La Sapienza” di Roma e che si sta per affacciare al mondo delle professioni e vedremo quindi a breve che cosa farà nella vita perché sta tenendo aperti questi due canali, sia il canale musicale che quello letterario-storico, con il quale potrebbe probabilmente in futuro insegnare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quando è nato il tuo interesse per la musica, perché e, soprattutto, cosa lo ha stimolato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mio interesse per la musica è nato molto presto perché da bambino mia madre mi mise su un pianoforte già all&#8217;età di cinque anni. La passione però si è sviluppata con il passar degli anni e nel tempo è emerso in me, in età un po’ più adulta, il desiderio di farla diventare la mia professione. Quando ero studente al&nbsp; Liceo scientifico Avogadro di Roma decisi infatti di fare il musicista e quindi ho puntato nel proseguo degli studi &nbsp;sugli aspetti prettamente musicali e mi sono poi laureato in <em>Etnomusicologia </em>all&#8217;Università “La Sapienza”. Diciamo quindi che a quattordici/ quindici anni ho messo la freccia per spingere sul “canale musicale” e riconduco sostanzialmente a quell’età l’inizio vero e proprio della mia passione, che nel tempo ha poi sposato interessi sempre più ampi nel settore musicale fino per esempio a farmi innamorare della Banda.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le tue specializzazioni, se così posso chiamarle, quali sono?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Al Conservatorio di Santa Cecilia mi sono diplomato in composizione con Teresa Procaccini e in direzione d&#8217;orchestra con Aprea, nipote del grande musicista Tito Aprea e poi,  nell&#8217;ultimo periodo della mia fase di formazione, mi sono dedicato alla Banda e il percorso è stato abbastanza rapido perché sono transitato dal primo posto vinto nella Guardia di Finanza nelle vesti di <em>archivista </em>a fare il Vicedirettore.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>“Archivista</em></strong><strong>”, spiegami meglio.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, sì, è un incarico abbastanza particolare, è colui che si occupa di collaborare con il Maestro per la distribuzione delle parti agli orchestrali, per la correzione delle partiture qualora ci sia necessità di fare delle modifiche e di tante altre cose. Come ti dicevo ho continuato il percorso iniziato casualmente nella Guardia di Finanza vincendo il concorso da Vice Direttore e Direttore anche nella Marina Militare per poi vincere nel millenovecentonovantanove quello nell’Arma dei Carabinieri e prendervi servizio quale Direttore nel 2000.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Oltre cent&#8217;anni di storia della Banda dell’Arma dei Carabinieri: raccontami come è nata e qualcosa dei quattro Maestri che hanno ti hanno preceduto.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Una storia importante perché è una storia che si lega a doppio filo con i Carabinieri nel senso che, è vero che la Banda dell&#8217;Arma venne istituita nel 1920 e che da poco abbiamo festeggiato il centenario, ma è altresì vero che, &nbsp;in un certo senso, la Banda è nata insieme all&#8217;Arma stessa. Non dico nel 1814, ma fin dagli albori era presente nell&#8217;Arma una formazione di otto <em>trombetti. </em>All&#8217;epoca così venivano chiamati, <em>trombetti </em>e in particolare a cavallo.Loro rappresentano il primo nucleo, il primo embrione musicale all&#8217;interno della Forza Armata. Più tardi, attraverso successive trasformazioni, questo piccolo nucleo di <em>trombetti</em> si trasformò in una Fanfara e più precisamente nella Fanfara della Legione Allievi e poi in Banda assumendo l&#8217;attuale composizione orchestrale di 102 elementi con un archivista, un Maestro Direttore e un Vicedirettore.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un archivista, Massimo, che stante &nbsp;i tuoi precedenti guardi con simpatia.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Assolutamente sì, sì sì. Lo seguo con particolare affetto visto che anche io ho iniziato così.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quattro Maestri ti hanno preceduto quali Direttori della Banda dell’Arma, cosa mi dici di loro?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho cercato di prendere da ciascuno di loro il meglio anche se io non ho avuto il piacere di conoscere direttamente <em>-per ragioni anagrafiche ovviamente- </em>i primi tre Maestri. Ho avuto il passaggio di consegne ventidue anni fa con il &nbsp;Maestro Vincenzo Borgia, tarantino di origine e che ancora oggi, seppur alla soglia dei novant’anni, ci segue con simpatia ed affetto che noi ricambiamo. Ho cercato da ognuno di loro, come dicevamo prima, di prendere qualcosa perché alcuni hanno curato, soprattutto all’origine, l&#8217;aspetto militare, l&#8217;assetto formale ed aspetti più pertinenti alle marce che ad altro, mentre i più recenti si sono occupati anche, visto il cambiamento della Banda e la presenza di strumenti sempre più importanti nel numero e nella qualità degli strumentisti, di fare un repertorio sempre più ampio e quindi si è sviluppato anche il repertorio della musica originale per Banda e della musica anche contemporanea scritta da compositori che oggi lavorano con grande capacità &nbsp;professionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il rispetto delle regole e l&#8217;osservanza</strong> <strong>delle stesse</strong> <strong>agevolano le Bande Militari rispetto alle Bande civili?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Certamente! La duplice funzione di essere una Forza di Polizia e una Forza Militare sicuramente forma e responsabilizza ed agevola anche il Maestro, in un certo senso, perché coloro che compongono la Banda hanno anche una formazione militare molto davvero molto importante e severa. Ovviamente bisogna sempre ricordare, avendo loro un doppio cuore, che una parte di questo pulsa vivacemente per la musica e, quindi, è d’obbligo trovare il giusto equilibrio. Non ci sono mai stati problemi perché l’aspetto dell’osservanza delle regole da un lato e dell’estro del musicista dall’altro hanno sempre trovato perfetta sintonia e sincronia nella nostra Banda.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mi stai dicendo che il militare che per passione si occupa anche di giornalismo o di pittura deve tirare fuori, al pari del musicista, quell&#8217;estro che talvolta le regole potrebbero limitare?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E’ esattamente questo il punto, hai centrato alla perfezione quello che volevo dire Ercole ma come ti ho detto non abbiamo mai avuto problemi a far coniugare nei musicisti della Banda dell’Arma la militarità del carabiniere con l’estro del musicista.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Avete rapporti con le altre Bande militari e di Corpi dello Stato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, rapporti di condivisione, pacifica convivenza e stima reciproca. Lunedì prossimo cureremo il concorso che sta volgendo al termine per il reclutamento di un Maestro Direttore nella Banda dell&#8217;Aeronautica e questa prova si espleterà nella nostra sede quindi spesso e volentieri collaboriamo fattivamente anche con le altre Forze Armate. Questo avviene non solo per situazioni concorsuali o di studio ma anche in periodi in cui l&#8217;attività militare è particolarmente intensa come durante la sfilata del 2 giugno per esempio o altre ricorrenze che conosci bene e nelle quali riusciamo a trovare spazi comuni e momenti di aggregazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sei da una vita musicista e Direttore, quando sali su un palco provi ancora emozione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;emozione, quella che ti fa palpitare quando sei giovane, alla mia età riesci maggiormente a controllarla e quindi questo è sicuramente un bene perché il musicista deve essere capace di controllare le proprie emozioni per poterle trasmettere non in modo eccessivo ma nel giusto modo agli altri. Un pianista, un musicista o un solista non potrebbero suonare un programma a memoria se non controllassero le proprie emozioni e il proprio stato d’animo. Dopo tanti anni di vita insieme ci si capisce con un&#8217;occhiata, con un gesto, con pochissime parole. Quindi l&#8217;emozione rimane mediata da una conoscenza di più lunga durata che fa sì che le cose diventino molto più semplici.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Salite sui palchi di tutto il mondo, cosa provate quando vi esibite all’estero dinanzi ai nostri connazionali che vivono a migliaia di chilometri dal loro/nostro Paese?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Che dirti, un senso di gioia sapendo che li allietiamo con la nostra musica e li facciamo sentire, in un certo modo e per un po’ di tempo più vicini all’Italia e un senso di ammirazione per queste persone che sono state costrette a migrare in una terra lontana in cerca di lavoro e a volte alcune di loro hanno fatto anche una bellissima carriera. Ammirazione e rispetto dunque che fanno comprendere anche l’alto senso morale dell’opera della Banda dei Carabinieri.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A seconda delle platee che andate ad allietare, il vostro repertorio cambia oppure è sempre il medesimo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Assolutamente sì, noi lo cambiamo sempre. E’ uno sforzo che faccio da vent&#8217;anni quello di cercare in ogni luogo dove andiamo di fare proposte musicali adeguate alla circostanza e alle persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sulle note della <em>Fedelissima</em> e <em>dell&#8217;Inno di Mameli</em>, il vostro cuore ha vibrazioni più forti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Assolutamente sì, per tutte e due e poi, credimi, che la Banda dei Carabinieri ha un modo unico di suonare l&#8217;Inno Nazionale. Io ho diretto anche altre Bande ma la profondità e l’intensità di come lo esegue la nostra Banda, lasciamelo dire, sarà un qualcosa che si tramanda da musicista a musicista e che parte dai famosi “<em>trombetti” </em>ma sono davvero uniche.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per alcuni sprovveduti le Bande come del resto anche la formazione del personale rappresentano un costo per le casse dello Stato mentre per me rappresenta una risorsa. Qual è il tuo pensiero al riguardo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per me rappresenta assolutamente una risorsa, anzi una grande risorsa ed è uno strumento attraverso il quale il popolo si è avvicinato alla musica. Mi spiego meglio, la diffusione delle Bande in Italia è molto più ampia di quella delle Orchestre sinfoniche, spesso paesini piccolissimi avevano due o tre bande nelle quali i bambini e i giovani musicisti si formavano e poi, in un secondo momento, magari approdavano in Conservatorio per una formazione musicale più completa e più elevata. &nbsp;Recentemente Paolo Fresu, ottimo trombettista jazz italiano conosciuto in tutto il mondo, mi ha confidato che le sue prime note le ha fatte in una Banda di Berchidda in Sardegna e questo conferma come le Bande siano importantissime. La musica anche attraverso le Bande nei paesini più sperduti è stato ed è un luogo di formazione per tantissimi musicisti diventati poi di altissimo livello ed ha inoltre portato avanti una funzione sociale secondo me importantissima. Solo supporre di tagliare economicamente e non supportare più le Bande lo reputo un qualcosa di sbagliato e di anticulturale. La Banda è servita, poi, nel nostro Paese a farlo crescere culturalmente a livello musicale, molto più dell&#8217;Orchestra, allora non ha senso cercare di annientare un qualcosa che per secoli è andato bene invece di implementarlo per far appassionare i giovani come fanno per esempio in altri Stati europei e negli Stati Uniti dove le Bande vengono utilizzate nella scuola come luogo di formazione per i giovani. Ecco, questo sarebbe da fare anche in Italia anziché pensare di ridurre nei numeri le Bande militari o qualsivoglia altra Banda, scrivilo!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In un momento drammatico in cui Pandemia &nbsp;e conflitti internazionali ci tolgono la serenità quanto, e qui non lo chiedo al Colonnello ma al musicista, la musica in generale, sia essa pop, jazz, anni ‘60 o classica, di una Banda militare o di paese, di un cd o dell’amico del piano di sopra che suona la chitarra, può allietare l’animo di chi la ascolta?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Beh sì, la musica allieta e fà superare anche momenti difficili. Noi non abbiamo potuto suonare neanche insieme, essendo un gruppo musicale che suona a stretto contatto di gomito e nel momento di maggiore espansione della Pandemia, siamo stati costretti anche a studiare per gruppi, a lasciare a casa le persone e a non poter andare a fare i concerti tutti quanti insieme. Adesso, piano piano, stiamo riprendendo e questo desiderio di riprendere questa passione che c&#8217;è nei musicisti, in chi fa musica io lo sento quotidianamente &nbsp;quindi per noi questo è un momento di ritorno alla normalità e ne gioveremo tutti, musicisti e appassionati di musica. Durante i momenti di “chiusura” la musica la faceva da padrona, si ascoltava sui gruppi social, su youtube, sulle chat private, da un pianoforte o una chitarra e dai balconi ed è stata comunque elemento di aggregazione in un momento per tutti disperato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un caro amico comune, il Maestro Marco Misciagna, violista e violinista, Tenente riservista nella Croce Rossa Militare, durante quei giorni difficili vestiva l’Uniforme ed andava ad allietare con il suo violino negli ospedali di Bari i degenti. Musica e solidarietà!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Marco è un grande e ho avuto il piacere anche di vederlo recentemente e spero tanto di collaborare un giorno con lui, è tanto che ce lo diciamo ma prima o poi ci riusciremo. È un musicista che esporta spesso anche la sua passione per i valori alti dello Stato attraverso questa sua opera di divulgazione della musica alternando la viola e il violino. Questo è stato un bel modo, insomma, per far sentire alla gente che i musicisti sono vicini alla gente e non è questo un gioco di parole ma la realtà. L&#8217;abbiamo fatto anche noi come Banda dell&#8217;Arma andando a suonare in una struttura di disabili che abbiamo vicino alla nostra caserma &nbsp;a pochi centinaia di metri da San Pietro ed è stata una giornata molto bella perché abbiamo condiviso insieme a queste persone più sfortunate un momento di distrazione e serenità. Facciamo spesso attività del genere e ci riempie il cuore poter portare note di musica ed umanità come quando andiamo per esempio al Bambin Gesù di Roma a trovare quegli splendidi bambini.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La pagina più bella, Massimo, della tua carriera da Direttore della Banda dell&#8217;Arma? In tanti, al termine dei concerto vengono a stringerti la mano, da capi di Stato a governanti, da personaggi famosi e pubblici a semplici cittadini, passando anche per …un Papa. Quale stretta di mano porti nel cuore?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Io sono stato molto fortunato perché ho vissuto un&#8217;epoca d&#8217;oro della Banda dell&#8217;Arma dal momento che nel 2011 c&#8217;è stato il centocinquantesimo Anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia e noi abbiamo suonato alla Scala di Milano, perché il 2014 è stato il bicentenario della Banda dell&#8217;Arma e ci siamo esibiti per una serie di concerti ad esso connessi, perché il&nbsp; 2020 è stato il centenario della Banda dell&#8217;Arma dei Carabinieri. &nbsp;Abbiamo suonato al Senato della Repubblica, alla Camera dei Deputati quando è andato in visita Papa Wojtyla (<em>che andava in vacanza dalla Suore Polacche a Scauri ndr</em>), insomma, per me sono state tutte esperienze bellissime ed emozionanti in particolar modo vedere da vicino e, consentimi, sentire la <em>“santità”</em> di colui che poi è stato proclamato Santo. Un&#8217;emozione unica! Per ritornare alla tua domanda le strette di mano sono tutte belle ed importanti, ricordo quella del Presidente Scalfaro che mi emozionò molto e poi vedere ed incontrare &nbsp;i bambini che vengono ai nostri concerti e potergli stringere la mano alla fine o vedere che sono contenti di aver assistito ad un bello spettacolo è e resta la cosa che mi dà più soddisfazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Minturno, terra di cultura, arte e storia. Tra un’ora, in questo splendido Teatro Romano, vi esibirete…</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarà un grande piacere tenere un concerto in questo splendido sito dove ora noi due siamo seduti con nonchalance ma che segna la storia di un territorio e di un Paese. Sarà bello condividere con tutti voi la nostra musica in uno scenario, ripeto unico e che consente per la prima volta durante gli ultimi ventidue anni, ovvero durante la mia Direzione, la possibilità per la Banda dell’Arma di suonare in un Teatro Romano.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="789" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/09/Maesro-Massimo-Martinelli-2-1024x789.jpg" alt="" class="wp-image-1679" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/09/Maesro-Massimo-Martinelli-2-1024x789.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/09/Maesro-Massimo-Martinelli-2-300x231.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/09/Maesro-Massimo-Martinelli-2-768x592.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/09/Maesro-Massimo-Martinelli-2-1536x1184.jpg 1536w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/09/Maesro-Massimo-Martinelli-2.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ultimissima: cosa farai da grande?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho ancora quattro anni di servizio che onorerò nel migliore dei modi e poi deciderò. La musica è una passione che rimane e la puoi portare con te fino agli ultimi giorni della tua vita quindi io spero sempre di averla con me.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="879" height="1024" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/09/Maestro-Massimo-Martinelli-3-879x1024.jpg" alt="" class="wp-image-1678" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/09/Maestro-Massimo-Martinelli-3-879x1024.jpg 879w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/09/Maestro-Massimo-Martinelli-3-258x300.jpg 258w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/09/Maestro-Massimo-Martinelli-3-768x895.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/09/Maestro-Massimo-Martinelli-3.jpg 1236w" sizes="auto, (max-width: 879px) 100vw, 879px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://www.ercolefragasso.it/2022/09/14/a-tu-per-tu-con-il-colonnello-maestro-massimo-martinelli-direttore-della-banda-dellarma-dei-carabinieri/">A tu per tu con il Colonnello Maestro Massimo Martinelli, Direttore della Banda dell’Arma dei Carabinieri</a> proviene da <a href="https://www.ercolefragasso.it">Ercole Fragasso</a>.</p>
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		<title>Stefania De Vita, la direttrice di Casa don Bosco!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jan 2022 17:47:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni e Personalità Civili]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Due occhi celesti e limpidi come il mare della sua/mia Scauri, un sorriso dolcissimo, un’intelligenza acuta ed  una sensibilità sublime, una fede inossidabile. Stile e grande competenza, questo il biglietto da visita di Stefania De Vita da Scauri, moglie di Marco e mamma di Alberto. Professoressa alle superiori di storia dell’arte e direttrice alla cittadella [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ercolefragasso.it/2022/01/10/stefania-de-vita-la-direttrice-di-casa-don-bosco/">Stefania De Vita, la direttrice di Casa don Bosco!</a> proviene da <a href="https://www.ercolefragasso.it">Ercole Fragasso</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Due occhi celesti e limpidi come il mare della sua/mia Scauri, un sorriso dolcissimo, un’intelligenza acuta ed  una sensibilità sublime, una fede inossidabile. Stile e grande competenza, questo il biglietto da visita di Stefania De Vita da Scauri, moglie di Marco e mamma di Alberto. Professoressa alle superiori di storia dell’arte e direttrice alla cittadella Valdocco di Torino,  del Museo/Casa di don Bosco, il prete dei giovani, il prete sociale, il prete che  vedeva sempre -all’improvviso- intervenire a sua difesa il suo cane di nome Grigio, pronto a salvarlo  dalle minacciose ire dei delinquenti del tempo che lo vedevano alleato e salvatore di tanti giovani che portava nel suo Oratorio e che sottraeva ai malaffari dei quei poco di buono. In una tiepida mattinata di inizio anno, ho incontrato Stefania a Torino, nella casa di don Bosco, e ne è uscita fuori un’affettuosissima chiacchierata ricca di racconti, fatti, circostanze e di occhi lucidi ogniqualvolta si è accennato al nostro impareggiabile mare.  </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quando e perché ti sei avvicinata a don Bosco?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ho conosciuto da adulta, avevo quasi trent’anni e frequentavo la Scuola di specializzazione in beni storico/artistici a Napoli ed era il momento del tirocinio. Il direttore della Scuola mi aveva proposto alcuni musei o uffici della soprintendenza di Napoli o di Roma però non riuscivo a trovare un posto che mi piacesse e non ero soddisfatta di quelli che mi venivano prospettati. Chiamai allora una persona che davvero, credimi, non c’entrava nulla con la storia dell’arte, solo per aver un consiglio e questa persona mi confermò che effettivamente non sapeva nulla della disciplina che avevo studiato e che dovevo approfondire ma che mi indirizzò verso un Salesiano a Roma, in via Marsala, preannunciandomi che lì vi era la “SCS-Cnos, Salesiani per il sociale” e che qualche bella idea sarebbe venuta fuori. La presi in parola e mi recai a Roma a parlare con don Giovanni D’andrea, che era allora il presidente di questo ente Salesiano e da quell’incontro venne l’idea di un percorso legato alla storia dell’arte ma da vivere insieme a rifugiati e/o richiedenti asilo che frequentavano l’istituto di via Marsala che a quel tempo, non so se tutt’oggi sussiste ancora questa possibilità, permetteva loro di imparare l’italiano, di prendere la patente informatica e di frequentare altri corsi e a tutti questi percorsi formativi fu aggiunto questo, appunto, legato all’arte. Ho incontrato così, per la prima volta nella mia vita, i Salesiani. &nbsp;Non esistevano convenzioni in atto con l’Università anzi ti dico che quando ne parlai con il direttore della Scuola di specializzazione di Napoli, questi mi chiese se fossi sicura di voler fare queste duecento ore con <em>“gli sfigati”, </em>sì, li chiamò proprio così. &nbsp;Quando gli confermai la mia volontà a voler intraprendere quel tipo di percorso lui non mi ostacolò e si attivò per far partire la necessaria convenzione. In realtà non feci duecento ore &nbsp;<em>-quelle concordate sulla carta-</em>&nbsp; ma come puoi immaginare molte di più. Da lì è partita la mia avventura con i Salesiani. &nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="1024" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/01/don-Bosco-640x1024.jpg" alt="" class="wp-image-1543" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/01/don-Bosco-640x1024.jpg 640w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/01/don-Bosco-188x300.jpg 188w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/01/don-Bosco-768x1228.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/01/don-Bosco-960x1536.jpg 960w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/01/don-Bosco-1280x2048.jpg 1280w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/01/don-Bosco-scaled.jpg 1601w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Chi è per te, che non sei una Exallieva e chi è per gli Exallievi, don Bosco?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Parto dalla seconda domanda e ti rispondo con grande semplicità perché mi è capitata questa cosa proprio un paio di mesi fa. Accompagnavo &nbsp;per una visita pre-natalizia al nostro Museo il personale dell’ispettorìa. Ci trovavamo nella cameretta dove è spirato don Bosco e si leggeva un documento in cui si raccontava del suo decesso ed in particolare un passaggio di quel documento in cui i ragazzi scrivevano <em>“torna a casa perché papà sta morendo” </em>e il Salesiano mentre leggeva si commuoveva. Ecco, in quell’istante, Ercole, ho capito perché &nbsp;&nbsp;gran parte dei Salesiani quando parlano di lui dicono <em>“papà e</em> leggendo quella sofferenza che vivevano i suoi ragazzi, &nbsp;nell’istante in cui don Bosco stava lasciando la vita terrena, ho capito davvero perché un ragazzo decide di farsi Salesiano. <em>&nbsp;&nbsp;</em>Per tornare alla tua domanda iniziale, &nbsp;beh, a me ha cambiato la vita. &nbsp;La mia vita era in un certo modo, ho fatto l’esperienza a Roma ed ha iniziato a cambiaree poi ho vissuto un’esperienza che mai avrei pensato di vivere in Sicilia in cui la mia vita è stata ribaltata completamente, ti ripeto, completamente, tanto da arrivare da lì ad un anno a trasferirmi a Torino. Ero una guida turistica e mi contattarono dicendo che stava arrivando da Torino un gruppo di quindici ragazzi che volevano fare un giro per l’isola. Figurati, sì guida ok, ma non è che conoscessi Noto proprio come le mie tasche. Mi misi a studiare un po’ e assolsi al compito con quel gruppo di ragazzi tra i quali c’era quello che poi è diventato mio marito. Un torinese che è stato proprio don Bosco a farmi incontrare. E sì, perché era con i ragazzi del Grest (<em>ndr “Gruppo Estivo” ed è la versione estiva dell’Oratorio, dedicata ai più piccoli</em>). Ero andata in Sicilia da mia cugina che aveva una casa famiglia e che mi invitò lì quell’estate, con ragazzi che arrivavano e partivano, con situazioni varie, con il letto che ho cambiato cinque volte in quel periodo perché tutti dovevamo adattarci alle esigenze che con queste continue partenze ed arrivi mutavano. Per quanto religiosa e praticante mai mi ero trovata a vivere quelle esperienze, a fronteggiare due sbarchi, a fare i vespri, a giocare con i minori all’Oratorio. &nbsp;&nbsp;Poi arrivano quelli del Grest e mi innamoro e poi mi sposo. E’ stato proprio don Bosco a prendermi per le orecchie e a portarmi in Sicilia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa provi a vivere e a toccare, anche fisicamente, gli ambienti e le cose che ha inventato, creato, istituito, toccato don Bosco e che grazie a lui ora sono in centotrentaquattro Paesi del mondo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’esperienza duplice, sensazioni diverse perché don Bosco è Santo ma nessuno lo chiama Santo, anche tu, Ercole, come tutti, ogni volta che ne abbiamo parlato, anche per telefono, hai detto don Bosco. Per tutti è don Bosco! Il fatto di chiamarlo “don” implica quasi una confidenza, una mancanza totale di distanza, è don Bosco, semplicemente don Bosco. Cambia quando vedi la sua faccia replicata in tutti i Paesi in cui nel mondo sono i Salesiani, te ne rendi conto quando senti i ragazzini cantare o fare dei giochi in cortile, te ne rendi conto quando vivi un’esperienza di missioni e vedi quanto i Salesiani concretamente fanno per i poveri e vedi che le case e le scuole salesiane sono uguali in tutto il mondo. Capisci di essere un chicco di riso in una risaia e nella consapevolezza che nessun chicco di riso è uguale all’altro, comprendi come in tutto il mondo si vivono lo stesso progetto e la stessa realtà creata da una persona che tutti, tu ed io compresi, chiamano semplicemente don Bosco.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Museo di don Bosco ha tante migliaia di visitatori l’anno. &nbsp;&nbsp;Si scorge nei volti di costoro “la fede”?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Te ne accorgi perché quando arrivano la prima cosa che ti chiedono è quella di vedere le camerette di don Bosco. Poi si lasciano prendere da quello che vedono attorno, dai seminterrati a tutto il resto e restano rapiti da ciò che osservano ma comprendono di non essere, per così dire, nel Museo ma piuttosto nella casa di don Bosco cioè in quella di un tuo amico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Qual è il sogno di don Bosco che ti è rimasto più “dentro”?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando cresci da bambino con don Bosco, nelle sue scuole e nei suoi oratori, sei forgiato in un certo modo &nbsp;e apprendi ciò che ti insegnano, che ti raccontano ma quando lo conosci da donna adulta, a trent’anni, con esperienze di vita diverse, culture diverse, resti estasiata e ti chiedi <em>“ma come hai fatto tu, &nbsp;don Bosco, a fare tutte queste cose? Come faccio io da adulta a fare qualcosa per aiutare gli altri?” </em>Perché è un dono grande, Ercole, stare qui, io non ho raggiunto niente ma è lui che mi ha raggiunto, mi ha preso da Scauri mi ha fatto fare un giro dalla Sicilia e mi ha portato qui a Torino. Già avere questa consapevolezza, analizzare il percorso che mi ha fatto fare passo dopo passo, i giovani in difficoltà che mi ha fatto incontrare anche in Spagna, a Valencia, sempre con don Giovanni D’andrea, &nbsp;beh tutto questo lo ha donato lui a me.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che esperienza è stata in Spagna?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’esperienza di qualche giorno con ragazzi in difficoltà, anche detenuti, ma che vivevano la loro reclusione all’interno di una struttura, in cui non c’erano neanche le sbarre alle finestre, con i Salesiani. Mi sono resa conto anche con questa esperienza che ho appena descritto, di tutto il cammino che mi ha fatto fare don Bosco, accompagnandomi per mano ed aspettandomi anche, riconoscendo che non ero sempre pronta in un certo momento. Alla fine sono arrivata a casa sua. Il chiedere di stare sempre allegri &nbsp;è stato un forte insegnamento, io per esempio che sono un po’ tutta perfezionista, precisina, &nbsp;&nbsp;<em>“pistina”</em> &nbsp;come dicono in Piemonte, ho compreso il suo insegnamento che ci dice di come e quanto la perfezione sia nemica del bene. Ecco, quando tu ti affidi ai suoi insegnamenti ti senti più vicina a lui.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Pensi che ai giorni nostri esista un don Bosco?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Allora, sarebbe facile e forse retorico risponderti il Papa. Beh lui si, può essere realmente un don Bosco per la sua forza, per la sua necessità di aiutare i giovani i poveri, le donne, non dimentichiamo di quanto nella sua vita don Bosco abbia aiutato anche le donne. Papa Bergoglio ha una grande verve, è un altro uomo latino quindi siamo un po’ sulla sua scia.&nbsp; Però ecco, il Papa è il Papa. Io però ho due persone in mente che vedo come <em>“i don Bosco”</em> di oggi e mi riferisco a don Stefano Mondin che è stato delegato alla pastorale giovanile sino allo scorso anno e adesso è direttore della casa Michele Rua. A parte &nbsp;il fatto che è anche somigliante a lui ma poi per quello che fa per gli altri, per come ti guarda e ti aiuta, per i rapporti che crea con le Istituzioni, è proprio don Bosco. &nbsp;L’altra persona è una donna, Eugenia Carfora, &nbsp;una preside di Caivano, &nbsp;che fu destinata ad una scuola praticamente inesistente sia per reale mancanza di studenti che per reale mancanza di locali e che è riuscita a tirare su da sola, con forza e testardaggine, un istituto importante, un alberghiero. E’ andata e &nbsp;va ancora, casa per casa, a salvare quelli che lei definisce i suoi ragazzi. Lo fa in un ambiente difficile dove si spaccia e si delinque, dove si ignora e calpesta la legge. Ha avuto minacce, ritorsioni eppure lei va dritta per la sua strada per salvare quei ragazzini. Quanti più ragazzini possibile. Ecco, in un modo e nell’altro, vedo in &nbsp;queste due persone l’azione di don Bosco.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/01/Gruppo-don-Bosco-Mamma-De-Vita-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-1545" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/01/Gruppo-don-Bosco-Mamma-De-Vita-1024x768.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/01/Gruppo-don-Bosco-Mamma-De-Vita-300x225.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/01/Gruppo-don-Bosco-Mamma-De-Vita-768x576.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/01/Gruppo-don-Bosco-Mamma-De-Vita-1536x1152.jpg 1536w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/01/Gruppo-don-Bosco-Mamma-De-Vita-2048x1536.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quante ore al giorno ti richiede l’impegno al Museo ops casa di don Bosco?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono stata chiamata per il progetto museologico ovvero “cosa esporre” e ne sono diventata la direttrice di questa casa. Ho iniziato nel 2018 questa avventura per arrivare fin qui ma sai bene come non si finisca mai, non si stacchi mai. Per impegno, per senso di responsabilità, per affetto. Quando sei a casa pensi a ciò che hai fatto, a ciò che devi fare, programmi, idei, progetti, per migliorare sempre anche il servizio che offri ai visitatori. Vivo con mio marito a Venaria eppure la domenica invece di attraversare la strada ed andare a Messa nella Chiesa a cento metri da casa nostra noi prendiamo la macchina e veniamo qui a Valdocco. Non mi stacco mai da questa casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Non sai distinguere, Stefania, se casa tua è quella dove vivi o questa, vero?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ahahah esattamente te lo stavo dicendo io!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le Istituzioni, internazionali, nazionali e locali, come si rapportano con la casa di don Bosco e con te?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Allora, questo Museo/casa è stato voluto dalla Congregazione cioè ti spiego meglio, la casa generalizia, la Congregazione, &nbsp;ha chiesto proprio al Rettore Maggiore di interessarsi al ripristino di casa Pinardi ed è così che nasce quindi &nbsp;il Museo che è quindi un museo del mondo. E tutto il mondo ha gli occhi puntati su questa casa. Con le Istituzioni locali si sta lavorando tantissimo proprio per permettere al museo di “volare”, di viaggiare. Tanti segnali ci sono dalle autorità locali. Quando per esempio &nbsp;ci fu lo scorso anno l’alluvione in Piemonte che creò danni e disagi, il Presidente Cirio che era “sul campo” in quelle terribili ore , fece un videomessaggio in mezzo al fango per salutare l’inaugurazione del nostro Museo ristrutturato e spese parole ovviamente di elogio per don Bosco e per la sua opera. Don Bosco era l’amico di Pio IX, il prete sociale, è da tutti apprezzato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E della famiglia Reale?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Beh un po’ meno ahahah. Volevamo creare un rapporto con le Istituzioni museali locali e considerando che Palazzo Reale è a due passi da Valdocco avevamo proposto&nbsp; loro una chiacchierata per una eventuale collaborazione. Siamo andati lì ma ancor prima di aprirci le porte del Palazzo sarcasticamente hanno fatto notare come don Bosco non fosse stato buono con il Re. Si riferivano a due sogni luttuosi e premonitori che lui fece e dei quali ammonì i Reali. Sogni che realmente poi si avverarono e per i quali loro hanno ancora il dente avvelenato. Comunque, di fatto poi, difendendo ognuno le rispettive posizioni, la collaborazione è venuta fuori e ci siamo imbattuti sull’idea di un ragazzo di “cortile”, un po’ scapestrato e al quale fu messo vicino Domenico Savio per calmarlo, vissuto nel cortile di Valdocco che iniziò a studiare ed appassionarsi alla musica e divenne poi il trombettiere di Corte. Quindi il titolo del progetto <em>“ragazzo di cortile ragazzo di Corte”</em> sembra quanto mai appropriato ed è imminente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Stefania De Vita e Scauri.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Stefania sì è fatta mandare lo scorso anno un po’ di foto del Golfo dal papà e le ha date a un’artista al quale ha chiesto di portarle il mare in casa. Sul divano ho un bellissimo dipinto del Golfo, Monte d’Oro <em>(ndr e gli occhi di Stefania diventano lucidi)</em> Gaeta sul fondo, la spiaggia e il mare. Scauri è il mare e ti accorgi, quando non ci sei, che ti manca non solo l’immagine ma anche il suo suono. Io mi sono commossa quando qualche anno fa ero a Torino e con Marco andammo una domenica ad un lago qui vicino e una barchetta accese il motore, in quell’istante, quel suono ha innescato in&nbsp; me il ricordo delle barchette e del mare di Scauri e scoppiai a piangere ininterrottamente e dissi a mio marito di portarmi al mare. Scauri è la passeggiata, Scauri è il lungomare, la spiaggia, Scauri è la voglia di andare a Gaeta ma c’è traffico e non vado. C’è la Scauri che ho raccontato da guida quando facevo quel lavoro, c’è la Scauri intima, personale. Scauri è Scauri!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Don Bosco: “basta che siate giovani perché vi ami” . Tutto parte da lì!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche se non lo conosci da giovane, come è capitato a te, te ne innamori a qualsiasi età, come è capitato a me. Conoscere e sentire quella frase da adulta &nbsp;ti fa capire che quel concetto devi farlo tuo e cercare di metterlo in pratica. Ogni giorno!</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="552" height="1024" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/01/Vi-aspetto-TUTTI-in-PARADISO-d-Bosco-552x1024.jpg" alt="" class="wp-image-1544" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/01/Vi-aspetto-TUTTI-in-PARADISO-d-Bosco-552x1024.jpg 552w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/01/Vi-aspetto-TUTTI-in-PARADISO-d-Bosco-162x300.jpg 162w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/01/Vi-aspetto-TUTTI-in-PARADISO-d-Bosco-768x1424.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/01/Vi-aspetto-TUTTI-in-PARADISO-d-Bosco-829x1536.jpg 829w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/01/Vi-aspetto-TUTTI-in-PARADISO-d-Bosco-1105x2048.jpg 1105w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2022/01/Vi-aspetto-TUTTI-in-PARADISO-d-Bosco-scaled.jpg 1381w" sizes="auto, (max-width: 552px) 100vw, 552px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://www.ercolefragasso.it/2022/01/10/stefania-de-vita-la-direttrice-di-casa-don-bosco/">Stefania De Vita, la direttrice di Casa don Bosco!</a> proviene da <a href="https://www.ercolefragasso.it">Ercole Fragasso</a>.</p>
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		<title>Marco Misciagna: eccelso violinista/violista internazionale e soldato di pace!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Nov 2021 09:19:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Istituzioni e Personalità Civili]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Solo lo spazio senza confini ed infinito di internet sarebbe in grado di descrivere, talmente tanti sono, i pregi, le virtù, i riconoscimenti ottenuti da un giovane violinista e violista italiano salito alla ribalta della cronaca internazionale per il suo talento naturale e per la grandezza e la maestria con la quale allieta le platee [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Solo lo spazio senza confini ed infinito di internet sarebbe in grado di descrivere, talmente tanti sono, i pregi, le virtù, i riconoscimenti ottenuti da un giovane violinista e violista italiano salito alla ribalta della cronaca internazionale per il suo talento naturale e per la grandezza e la maestria con la quale allieta le platee dei palcoscenici più prestigiosi del mondo. Sto parlando di Marco Misciagna,&nbsp; nato a Bari nel 1984 e <em>“Artista di chiara fama”, “Messaggero di pace” ed “Ambasciatore di pace nel mondo”</em> così come recitano solo alcuni degli innumerevoli premi assegnati al musicista italiano che a quindici anni era già diplomato in violino e viola presso il Conservatorio Niccolò Piccini di Bari con il massimo dei voti e la menzione d’onore e che, successivamente, ottenne il Diploma presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia in Roma, sempre <em>-ovviamente-</em> con il massimo dei voti. Invitato a tenere concerti da diversi Capi di Stato e insignito dei più alti riconoscimenti internazionali, Misciagna, del quale mi pregio di essere amico, è titolare di diverse cattedre ed ha avuto l’onore di varcare l’entrata del Quirinale su invito diretto del Presidente Carlo Azeglio Ciampi. Vivaldi, Shubert, Ravel, Brams, Mozart, Beethoven, per Marco non c’è differenza, lui prende il suo violino e la sua viola e suona i pezzi di grandissimi ed immortali musicisti che lui vede, giustamente, come miti immortali. Ma c’è dell’altro, Marco Misciagna suona anche spesso e con orgoglio l’Inno di Mameli perché la bontà di questo giovane trentasettenne lo ha portato ad arruolarsi volontariamente, quale Ufficiale,&nbsp; nei riservisti del Corpo Militare della C.R.I. <em>-Ausiliario delle Forze Armate dello Stato-</em> e come tale viene sovente richiamato in servizio per adempiere ai suoi doveri di Ufficiale e per suonare nei concerti che tiene la prestigiosa Banda del Corpo che lui accompagna per il Canto degli italiani e per altri pezzi di autentica ed unica bellezza.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quando nasce la tua passione per la musica?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho avuto sin da bambino una passione infinita per la musica. I miei genitori non sono musicisti ma mio padre, amante della musica, aveva un vecchio pianoforte in casa ed io ancora in carrozzina ascoltavo mio fratello suonare. All’età di 3 anni iniziai anch’io con lo studio del pianoforte.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Perché la scelta del violino e non del pianoforte?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un pianoforte in due era una impresa ardua e come tra buoni fratelli si litigava. Mio padre mi disse: <em>“Caro Marco, tu sei arrivato dopo e devi scegliere un altro strumento”_ </em>ed io, senza indugio, scelsi il violino, affascinato dal suono che usciva da quella piccola “scatoletta” di legno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I tuoi coetanei giocavano a pallone, a tennis, a basket ed andavano in piscina, tu ti chiudevi in una stanza a studiare musica e a fare prove con lo strumento. Questa cosa, da adolescente, non ti ha creato disagi e problemi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Iniziai tutto per gioco. Ricordo che con il mio primo insegnante fra una nota e l’altra al violino, si giocava a pallone. Poi con il tempo lo studio si è fatto più serio. La mattina mi alzavo molto presto per dedicare circa un’ora alla tecnica dello strumento e poi…velocemente a scuola, per poi tornare a casa e dedicare ore ed ore allo studio della Musica. Alcune volte anche 16 ore giornaliere. Ma la verità è che non mi è mai pesato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Chi ti ha fatto innamorare della musica e a quale grande interprete ti sei ispirato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I grandi interpreti del ‘900. I giovani d’oggi dovrebbero avvicinarsi molto di più al passato, alla storia ed alla tradizione di questo Paese. L’Italia è la Patria della Musica e del Belcanto. Sicuramente all’epoca non si usava l’Auto-Tune come oggi!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&nbsp;Quanto hai dovuto studiare e faticare per arrivare dove sei arrivato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tanto. Il talento è importante ma va supportato con lo studio, la costanza e con tanta passione e sacrificio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Continui a studiare e ad esercitarti ogni giorno?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre. Non mi sono mai fermato. Di certo non ho più il tempo che avevo quando ero ragazzino. Ma adesso ho più consapevolezza e maturità musicale. Risolvo certe problematiche in altra maniera. La Musica è sempre una costante. Suono il violino e la viola, che sono due strumenti simili nella forma e nella costruzione, ma molto diversi. Gran parte della mia carriera l’ho dedicata all’ampliamento del repertorio della viola, uno strumento a torto ritenuto secondario. Il colore del timbro è più scuro, intenso, malinconico ed umano, rispetto al violino. Ho arrangiato, trascritto e curato più di 100 composizioni per viola ed in diverse occasioni ho anche suonato mie composizioni originali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&nbsp;Hai calcato i più importanti palcoscenici del mondo, quando ti è sceso e perché, un brivido sulla schiena?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Devo dire la verità, non ho mai avuto paura del pubblico e della gente, anzi. Adoro il momento prima di salire sul palco, quell’adrenalina è necessaria e mi stimola sempre. Ho suonato da solista nelle più famose e importanti sale d’Europa come la Berliner Philarmonie, Essen Philarmonie, Hamburg Laieszahalle, Mannheim Rosengarten, la Meistersingerhalle Nurimberg, la Prinzeregententheatre di Monaco, Musikverein di Vienna, Teatro Arriaga di Bilbao, Teatro Victoria Eugenia de San Sebastian, Sala Sinopoli Auditorium Parco della musica di Roma, e nelle più prestigiose sale d’America come il Balboa Theatre di San Diego in California, Fox Tucson Theatre, S. Francis Auditorium di Santa Fe in New Mexico, C.W. Eiseman Center, Rudder Theatre, Empire Theatre in Texas, American Theatre di Hampton in Virginia, Lehman Center e Carnegie Hall di New York e in molte altre. In Cina ho suonato in sale da concerto enormi. L’energia che trasmette il pubblico è impressionante.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-rounded"><img loading="lazy" decoding="async" width="495" height="359" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/11/misciagna-smoking.jpg" alt="" class="wp-image-1492" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/11/misciagna-smoking.jpg 495w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/11/misciagna-smoking-300x218.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 495px) 100vw, 495px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&nbsp;Cosa provi quando suoni il violino e la viola?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando suono, generalmente entro in un’altra dimensione. L’energia che si crea con il pubblico è importante, ecco perché è vitale per me suonare concerti dal vivo e durante la pandemia è stata dura. In poche occasioni (solo per beneficenza) ho accettato concerti in streaming.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&nbsp;Sei anche docente, cosa provi quando insegni e cosa consigli ai tuoi allievi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre ad essere docente titolare presso il Conservatorio “N.Rota” di Monopoli, sono Professore Onorario in diversi Istituti come l’Institut Supérieur de Musique de Sousse (Università di Sousse, Tunisia), il Conservatorio “Estaban Salas” di Santiago de Cuba, la “Pettman National Junior Academy of Music” (Auckland, Nuova Zelanda), il Conservatorio Statale “Komitas” di Yerevan (Armenia), il Conservatorio Statale “S.V.Rachmaninov” di Tambov (Russia) e la Far Eastern State Academy of Art di Vladivostok (Russia). Ho insegnato in Francia ed in Belgio e ho tenuto Masterclass presso il “Real Conservatorio Superior de Musica Reina Sofia” di Madrid, la “Royal Irish Academy of Music” di Dublino, l’Istanbul University State Conservatory, l’Hacettepe University Ankara State Conservatory (Turchia), il Conservatorio “P.Tchaikovsky” di Kiev ed in molte altre istituzioni. Perciò di allievi ne ho avuti tanti. Essere insegnanti significa trasmettere le proprie esperienze. Quando incontro alunni appassionati che amano lo studio mi riempio di gioia e faccio il possibile per aiutarli. Purtroppo, in Italia, stanno diventando casi sempre più rari. La serietà è la cosa che consiglio sempre.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&nbsp;Differenze e analogie del Misciagna violinista/violista e del Misciagna docente.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Stessa passione e sacrificio.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized is-style-rounded"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/11/misciaglia-violino-abito-grigio.jpg" alt="" class="wp-image-1493" width="407" height="305"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&nbsp;La tua più grande interpretazione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuna. La verità è che ogni volta che mi riascolto penso a come avrei potuto suonare meglio. In effetti, il bello della Musica è che l’interpretazione cambia di continuo. Fattori importanti sono il tempo, l’esperienza, la crescita personale, la maturità. Anche il momento stesso dell’esecuzione, magari in quel momento particolare si è stanchi dopo un viaggio, oppure si è innamorati, oppure si è tristi…cambia completamente l’interpretazione!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sei mai stato deluso da una tua prova?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Essendo molto critico con me stesso, penso sempre a fare meglio la prossima volta.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&nbsp;Sei Tenente del Corpo Militare della C.R.I.. Perché?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Da sempre affascinato dal mondo militare. È partito tutto per una promessa fatta al mio amatissimo e compianto nonno paterno, un Ufficiale Superiore della Marina Militare, durante la 2° Guerra Mondiale imbarcato sui MAS, Croce di Guerra e Medaglia d’Onore quale italiano deportato ed internato nei Lager nazisti 1943-35. Ho ricevuto la nomina di Ufficiale nel giorno del suo compleanno!</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-rounded"><img loading="lazy" decoding="async" width="480" height="360" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/11/Misciagna-in-uniforme-con-cordelle-e-violino.jpg" alt="" class="wp-image-1494" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/11/Misciagna-in-uniforme-con-cordelle-e-violino.jpg 480w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/11/Misciagna-in-uniforme-con-cordelle-e-violino-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 480px) 100vw, 480px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&nbsp;L’invito del Presidente Ciampi al Quirinale.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Fui invitato quindicenne dall’allora Presidente Carlo Azeglio Ciampi, quale miglior allievo del Conservatorio. Che persona rara, aveva un grande amore per i giovani e per la Patria. Attento ascoltatore ed amante dell’arte e della musica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai ottenuto riconoscimenti da mezzo mondo, quale ti ha gratificato maggiormente?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Si, ricevere premi e riconoscimenti è sempre gratificante. Sono molto affezionato alla Medaglia d’Oro ricevuta per il 150° Anniversario del Teatro dell’Opera di Kiev, dopo un concerto da solista con l’orchestra ed una platea da più di 1600 persone. Aver ricevuto una cittadinanza onoraria in Turchia ed essere allo stesso tempo Professore Onorario del Conservatorio Statale di Yerevan in Armenia dimostra che la musica e l’arte possono andare oltre ogni confine ed ostacolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&nbsp;Nella pandemia ci siamo ritrovati tutti disperati e sofferenti e la musica ci ha aiutato ad andare avanti. Un giorno hai indossato la mimetica del Corpo Militare della C.R.I., hai preso il tuo strumento e hai suonato. Ricordi ed emozioni.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante la pandemia ho indossato l’Uniforme in diverse occasioni. Ricordo di essere stato in servizio presso il Centro Mobilitazione Meridionale di Bari quando ci fu il primo lockdown. Ogni giorno andavo a controllare personalmente le tende montate presso gli ospedali pian piano sempre più pieni. Nel giorno in cui tutte le radio d’Italia trasmisero in contemporanea l’Inno Nazionale, accompagnai l’Alzabandiera con le note del mio strumento presso la sede del Comando del CMM CRI. È diventato presto un video virale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&nbsp;Hai suonato anche per il giudice Gratteri.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/11/20211102_155204-1024x688.jpg" alt="" class="wp-image-1496" width="485" height="326" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/11/20211102_155204-1024x688.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/11/20211102_155204-300x202.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/11/20211102_155204-768x516.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/11/20211102_155204-1536x1032.jpg 1536w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/11/20211102_155204-2048x1376.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 485px) 100vw, 485px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Come dicevo, durante la pandemia ho indossato l’Uniforme in varie occasioni. Sono stato Ufficiale Addetto in servizio al ROE (Reparto Operativo Emergenza) presso l’Ispettorato Nazionale del Corpo Militare della C.R.I. a Roma e ho collaborato anche presso il Tribunale di Catanzaro dove ho avuto la fortuna di incontrare il dottor Gratteri. Una persona splendida. Ovviamente, portando sempre con me lo strumento non potevo non omaggiare un grande uomo con la mia musica. Alla fine della mia esibizione dedicata a lui e tutti i suoi collaboratori mi ha regalato il suo libro con dedica personale, che conservo gelosamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa farai da grande?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Preferisco rimanere “piccolo”. Umile servitore della Musica e Ambasciatore di Pace nel Mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quando suonerai per me?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre a tua disposizione, caro Ercole. Grazie per la bella intervista.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-rounded"><img loading="lazy" decoding="async" width="599" height="497" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/11/Misciagna.jpg" alt="" class="wp-image-1495" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/11/Misciagna.jpg 599w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/11/Misciagna-300x249.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 599px) 100vw, 599px" /></figure>
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		<title>“Chi siete, chi vi manda?” Ultimo: &#8220;Ci mandano Falcone e Borsellino&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Oct 2021 12:09:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Istituzioni e Personalità Civili]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se è vero, come è vero, che “gli ultimi saranno i primi” (dal Vangelo secondo Matteo), Sergio De Caprio, alias “Ultimo” -sessant’anni da Montevarchi- è destinato a diventare &#8220;primo&#8221; o forse, anzi senza forse, tale già lo è.  Lo è perché si è distinto encomiabilmente nella sua carriera allorché sprezzante del pericolo si è adoperato [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Se è vero, come è vero, che “gli ultimi saranno i primi” (dal Vangelo secondo Matteo), Sergio De Caprio, alias <em>“Ultimo”</em>  -sessant’anni da Montevarchi- è destinato a diventare &#8220;<em>primo</em>&#8221; o forse, anzi senza forse, tale già lo è.  Lo è perché si è distinto encomiabilmente nella sua carriera allorché sprezzante del pericolo si è adoperato per anni, quale Ufficiale dei Carabinieri,  ad indagare, inseguire e combattere la criminalità organizzata e la mafia ai più alti livelli al punto di divenire protagonista assoluto negli anni Novanta  arrestando il “capo dei capi”. Lo è <em>-primo-</em> perché invece di godersi la pensione in bermuda d’estate alle Maldive e con la tuta da sci l’inverno a Cortina, continua a combattere per aiutare chi soffre senza pause e senza soste e talvolta anche senza pedinamenti ed inseguimenti  ma armato solo della grande fede che alberga nel suo cuore e che lo sostiene e lo ha portato a fondare un’associazione <em>“i Volontari del Capitano Ultimo”</em> con la quale si occupa dei più sfortunati e ai quali, in pieno spirito evangelico, offre la possibilità del riscatto umano e sociale. Lo è <em>-primo- </em>perché affronta la quotidianità con quella straordinaria e disarmante semplicità che ha fatto da filo conduttore per tutta la sua vita. In un clima di assoluta cordialità e convivialità l’ho incontrato ed intervistato rimanendo favorevolmente impressionato da un uomo di grande sensibilità ed umanità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sto parlando con Sergio De Caprio o con il “Capitano Ultimo”?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Con il “Capitano Ultimo” anzi con “Ultimo”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quando nasce e perché la scelta di diventare militare ed entrare nell’Arma dei Carabinieri?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nasco in una stazione dei carabinieri dove il mio babbo era il giovane comandante e quindi sono stato da subito in contatto con i carabinieri. Erano Carabinieri di basso grado, appuntati, brigadieri, facevo i compiti insieme a loro, giocavo con loro, mi hanno insegnato a mangiare, parlare, scrivere e piano piano sono cresciuto e diventato uomo insieme a loro. Quando ero piccolo vedevo questi Carabinieri per il paesello cercare di impedire la violenza e la sopraffazione e mi piaceva il loro modo di operare e rimanere comunque in disparte senza andare al centro della scena. Mi piaceva il loro modo di vivere in semplicità e di dividere quello che avevano in parti uguali nella caserma. Tutto questo mi ha portato a decidere di essere come loro, di essere uno di  loro e l’ho fatto, sono andato alla Nunziatella, poi in Accademia e ho vissuto come loro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quando sei diventato Sottotenente, immaginavi, pensavi, sognavi che un giorno saresti diventato … “Ultimo” o è stata una cosa arrivata per caso, cammin facendo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per voi io sono “Ultimo” ma per me io sono sempre quel ragazzo di quindici anni che ha lasciato quello che aveva per donarsi agli altri senza volere nulla in cambio. L’ho fatto, sono contento di averlo fatto, sono contento di aver incontrato altre persone che la pensavano come me e che si sono donate senza pretendere nulla in cambio e sono felice di aver incontrato il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e di aver “combattuto” nel nome della sua cultura, della sua tecnica e di averlo fatto vivere nella “battaglia” -ancora una volta- vincente sui criminali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come nasce CRIMOR&nbsp; e cosa è per te ancora oggi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Crimor è un&#8217;espressione altissima dello spontaneismo militare, quindi è la forza, la consapevolezza dei militari, la voglia e l’orgoglio dei militari di praticare  l’egualitarismo  di fronte al pericolo che è costituito dalla morte. Vivere da militari nella battaglia vuol dire dividere quello che si ha ma soprattutto dividere in parti uguali il pericolo ed è questa una cosa bellissima che ovviamente in nessun’altra organizzazione civile si ripropone in quei termini e con quei rischi  e questo rappresenta il vero senso della disciplina militare che oggi  vedo invece abbandonata ad altro, a pagliacciate diciamolo pure. Questa ovviamente è la mia opinione, non dico io ho ragione ma dico quello che penso magari altri diranno che io invece sbaglio ma io sono fiero di aver praticato l’egualitarismo e Crimor nasce i questo modo e porta avanti la tecnica e la cultura che è quella del Generale Dalla Chiesa e mette semplicemente delle radici di fratellanza che poi rimangono indissolubili, che sono per sempre e che anche quando uno se ne va rimane ancorato a questi valori, a questa esperienza, a questa vita come ci hanno insegnato i vecchi soldati, i vecchi “combattenti” che invece da qualcuno vengono disprezzati. Queste cose vengono viste come un pericolo, come un problema. Per me quegli insegnamenti che ti ho detto significano essere militari quelle altre forme invece sono antimilitarismo di casta, di lobby e devono essere abbattute; i soldati si devono unire e rivendicare questa loro fratellanza, praticarla tra di loro ed insieme alle loro famiglie ed essere fieri di essere militari e si devono sottomettere solo alla Costituzione e alla Bandiera. Nessun’altro può essere padrone delle Forze Armate, via i pagliacci dalle Forze Armate, via le lobby dalle Forze Armate, riprendiamoci quello che è nostro, la Patria.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come nasce l’appellativo “Ultimo”?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per esigenze operative dettate dalla necessità di non rendere nota la propria identità e per difendersi da possibili intercettazioni bisognava avere un “nome di battaglia” ed io scelsi questo perché non volevo appartenere al mondo dei “primi” che era lontano dal mio essere. Per me non conta l’apparenza ma sono le azioni ed i comportamenti che fanno grande o piccolo un uomo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Se ti dico 15 gennaio 1993, cosa mi rispondi?&nbsp;&nbsp; &nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Una battaglia vinta praticando le tecniche del Generale Dalla Chiesa, insieme ai carabinieri che erano accanto a me. Abbiamo fatto il nostro dovere, abbiamo catturato Riina ma poteva essere un altro e non cambiava niente, quello che conta è la tecnica, il modo con cui si arriva al risultato. Abbiamo praticato le tecniche del Generale Dalla Chiesa e abbiamo pedinato giorno e notte A. F. P., G. R., G. D., G. C. cioè quelli che avevano pedinato giorno e notte impunemente Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa stesso, il Capitano Basile. Li abbiamo annientati, superiorità completa sul nemico cioè il popolo italiano vince!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel momento dell’arresto, ti ha detto qualcosa, ti ha guardato in modo particolare, si è arreso?&nbsp;&nbsp;&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Aveva paura, aveva paura di morire e diceva chi siete, chi vi  manda, non respiro, non respiro, in maniera vile. Mi ha fatto un po’ senso questa sua fragilità. Ho risposto dicendo che ci mandavano Falcone e Borsellino!</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/10/ULTIMO3-1024x404.jpg" alt="" class="wp-image-1481" width="562" height="221" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/10/ULTIMO3-1024x404.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/10/ULTIMO3-300x118.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/10/ULTIMO3-768x303.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/10/ULTIMO3-1536x606.jpg 1536w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/10/ULTIMO3.jpg 1984w" sizes="auto, (max-width: 562px) 100vw, 562px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>“Senso” che -immagino- non sta per pena.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">No, no, per disprezzo. Dobbiamo però rispettare i prigionieri perché quando uno ha perso è un perdente e quindi è un prigioniero che va rispettato come tale. I soldati rispettano il nemico che ha perso perché rispettano quello che lui non rispetta, la dignità delle persone. Questa è la differenza tra noi e loro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quando sei rientrato a casa, la sera, ti sentivi più leggero?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">No, perché pensavo già al lavoro che dovevo reimpostare daccapo su altri settori perché dovevo portare aventi il lavoro che avevamo iniziato perché non&nbsp; è che si era conclusa la nostra attività con quella operazione.&nbsp; Dovevamo seguire i fratelli S. che erano quelli che poi lo avevano tenuto nella latitanza e quindi stavo pensando a come fare, a punti di forza e ai punti di debolezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quindi mi stai dicendo che non hai avuto un momento di rilassatezza mentale?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">No, no, non l’ho avuto!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come capita nella vita di ciascun essere umano ci sono giorni di sole, giorni di nuvole, giorni di pioggia e giorni di bufera. Chi ti è stato vicino sempre, anche in quelli burrascosi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I carabinieri, specialmente di basso grado, che lavoravano con me, che vivevano con me. E poi non è che dobbiamo avere gente vicino, siamo “combattenti” e nella battaglia dobbiamo stare soli e non temere la solitudine ma riempirla con il coraggio e la consapevolezza di essere combattenti e quindi organizzare la battaglia, prepararla. Loro ti attaccano da una parte e tu ti metti da un’altra parte e mentre loro ti cercano tu sei già alle loro spalle. Combattere sempre, la battaglia non finisce mai!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ti senti più fiero di aver creato CRIMOR o di aver fondato un’associazione che porta il tuo nome e con la quale aiuti 24 ore al giorno i più vulnerabili?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Crimor e la Casa Famiglia sono figli della stessa natura perché sono sempre assetti che sostengono una lotta, una lotta militare e una lotta contro la povertà e contro l’abbandono sociale. Non sono fiero di niente, continuo ad organizzare&nbsp; una lotta per sconfiggere i problemi che affronto in maniera sistematica. Metto in campo degli assetti organizzativi con legami forti di fratellanza ed uguaglianza ma non mi metto mai a celebrare un successo, dico solo che siamo mendicanti che dobbiamo aiutare chi ha bisogno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai passato una vita e passerai il resto dei tuoi giorni a coprirti con una bandana, una sciarpa, una pashmina. Hai paura?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Con la paura ci parlo, la considero, mi fa riflettere quando faccio delle cose dove avverto potrebbe esserci un rischio e la utilizzo molto per prendere decisioni sagge. Con la paura ci convivo da molti anni, mi fa piacere di averla conosciuta però non mi intimorisce in alcun modo, è ormai una cara amica. Vivo nascosto perché il Generale Dalla Chiesa ci ha fatto capire che i punti di forza della nostra tecnica sono la clandestinità e la compartimentazione. La clandestinità ti impone l’istinto di nasconderti sempre e non farti mai vedere quindi nella consapevolezza che cercano di ucciderti ti viene naturale cercare di nasconderti ma non perché scappo ma per rendere difficile a loro l’azione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ma loro, costoro, sanno dove sei.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ehh lo sanno e che ti devo dire, li aspetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Una parola ed un pensiero per un’amica comune che non c’è più, Iole Santelli.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Aveva un modo bello di fare politica, mi ha chiesto di aiutarla come assessore all’ambiente in Calabria e per me è stata un’esperienza bellissima. L’ho vista lavorare in modo pulito, fare politica&nbsp; senza alimentare&nbsp; odio tra fazioni diverse, senza esercitare dominio. Una politica, la sua, fatta con il cuore e l’impegno per il bene comune, per l’amore&nbsp; per il suo popolo del quale Iole era una espressione bellissima e quindi la ringrazio ancora oggi per l’opportunità che mi ha dato e che ho contraccambiato dando tutte le mie capacità. La porto nel cuore ricordandola positivamente come donna, come politica e come italiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La tua fede. Parlamene.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La nostra vita, il nostro impegno sociale è una povera preghiera. Cerchiamo in maniera goffa ed imperfetta di imitare gli antichi cristiani che si spogliavano di quello che avevano e lo vendevano portando poi il ricavato ai piedi degli Apostoli che lo ridistribuivano secondo i bisogni di ciascuno. Questi meccanismi di comunità sono la rivoluzione cristiana che vogliamo portare avanti con umiltà, amore, semplicità e soprattutto&nbsp; con l’esempio. A volte ci riusciamo ed a volte no però non c’è cosa più grande.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Grazie di cuore “Ultimo”.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie a te, Ercole.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized is-style-rounded"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/10/ULTIMO-2.jpg" alt="" class="wp-image-1482" width="396" height="343" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/10/ULTIMO-2.jpg 490w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/10/ULTIMO-2-300x260.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 396px) 100vw, 396px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Prof. Francesco Introna: il medico che fa parlare i cadaveri!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Oct 2021 09:13:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Istituzioni e Personalità Civili]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho il privilegio di “incrociare” da diversi anni il Professor Francesco Introna nei convegni del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana. Non si può non restare rapiti dalle lezioni che tiene sia per il suo sapere sia per la sua dialettica ricca e al contempo fluida. Ordinario di Medicina legale nell’Università di Bari, il [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Ho il privilegio di “incrociare” da diversi anni il Professor Francesco Introna nei convegni del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana. Non si può non restare rapiti dalle lezioni che tiene sia per il suo sapere sia per la sua dialettica ricca e al contempo fluida. Ordinario di Medicina legale nell’Università di Bari, il “nostro Prof” ha un curriculum di primissimo piano e colmo di specializzazioni, master, corsi di formazioni e docenze. Il doctor ha altresì approfondito i suoi studi negli Usa ed è un professionista stimato ed affermato anche oltre i confini nazionali. Barese e di fine umorismo, ho avuto il piacere di intrattenermi con lui, nella recente mission del Corpo Militare della C.R.I. a Pescara &nbsp;e di bearmi in sua compagnia, &nbsp;in una fredda notte abruzzese, &nbsp;di un Toscano Antica Riserva e di whisky Bushmills.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&nbsp;</strong><strong>Quando ha deciso di diventare medico e, soprattutto, quando è nata il lei la passione per la medicina legale?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono medico legale per caso, in realtà volevo fare l’Otorino, mi sono laureato in ORL con una tesi sperimentale di Microscopia elettronica sul Ganglio di Scarpa nella sindrome di Ménierè. Poi mi sono accorto che l’ORL era un campo un po’ troppo settoriale ed i miei interessi erano altri. Dopo la laurea ho shiftato nel campo più vasto ed ampio che esista, ove ogni caso è assolutamente diverso dall’altro. Nessuna routine. Studio ed approfondimento diversificato per ogni singolo caso. E quindi ho iniziato a fare il medico legale, occupando gli spazi residui nell’Istituto di Medicina legale, quelli che nessuno voleva trattare: identificazione personale di cadaveri sconosciuti, decomposti, putrefatti, entomologia cadaverica, mass disaster, antropologia forense, tutto ciò che Cristina Cattaneo definisce “il marcio”. La passione è nata progressivamente perché mi sono accorto che la criminalistica forense, nella medicina legale è la scienza più bella che possa esistere in quanto ogni singolo caso rappresenta un rebus da risolvere e spesso bisogna applicare metodiche o conoscenze diversificate anche non di tipo strettamente medico quali, ad esempio, le archeologiche, le botaniche o le informatiche che già caratterizzavano nel 1979 il mio background culturale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/10/prof-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-1466" width="590" height="393" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/10/prof-1024x683.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/10/prof-300x200.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/10/prof-768x512.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/10/prof-1536x1024.jpg 1536w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/10/prof-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 590px) 100vw, 590px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali sono state e quali sono le difficoltà di un lavoro che non è certamente “comune” e che si discosta dalla Medicina clinica?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le maggiori difficoltà le ho avute quanto, rientrato in Italia dagli Stati Uniti, dopo tre anni necessari per conseguire nel 1986 la specializzazione in Forensic Pathology presso l’Office del Medical Examiner di Baltimora, ho cercato di introdurre nell’ Istituto di Medicina legale di Bari le tecniche e le metodiche operative americane. Tecniche autoptiche differenti, metodiche diverse, accorgimenti settori maggiori, una mentalità operativa più rapida e concreta, meno ancorata al filosofeggiare ipotetico e possibilistico proprio della vecchia guardia della medicina legale. Pensa, un collega anziano quando scesi per la prima volta in sala settoria in tuta autoptica (così come oggi è prassi) mi disse “Introna ma perché ti sei messo il pigiama?” Per fortuna, grazie a CSI, da allora tutto è cambiato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali sono stati i casi che l’hanno maggiormente coinvolta a livello psicologico?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti i casi ove ci sia una violenza su bambini, minori o su donne. Lì dove la violenza è inusitata o gratuita. Purtroppo il dolore di una madre che perde il figlio inaspettatamente, dopo averlo lasciato in vita poche ore prima, è un dolore estremo, incommensurabile, straziante a cui dobbiamo assistere inermi ma che comunque introitiamo. Dopo quarant’anni di attività non riesco più a vedere neanche il film di Biancaneve. Ogni volta che c’è la scena del cacciatore che insegue Biancaneve per ucciderla mi alzo e cambio canale. Chi non ha esperienza al riguardo non può capire. L’identificazione dei cadaveri nei mass disaster è un altro momento durissimo. Nella identificazione dei 52 cadaveri recuperati dal relitto della Kater I Radez, motovedetta albanese affondata nel cadavere d’Otranto, stracolma di donne e bambini stipati nelle stive, avevo perennemente gli occhiali da sole, perché’ piangevo con i parenti al momento della identificazione delle salme. Non è vero che il medico legale che fa autopsie ha i “peli sullo stomaco” ed è un freddo automa davanti al dolore. Certo, siamo a perenne contatto con la morte, vediamo spesso l’esito di storie violente, estreme o raccapriccianti, siamo un po’ abituati alla fatalità, ma il dolore lo introitiamo, non tutto ci scorre addosso come l’acqua.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La cronaca l’ha vista protagonista, quale esperto e consulente, dinanzi a casi di grande rilevanza nazionale come quelli di Elisa Claps, il delitto di Gravina, il mostro di Firenze e tanti altri. Ci sono fattispecie che ha già trattato e che a distanza di anni rivedrebbe forse con un giudizio parzialmente diverso o quando un caso è chiuso c’è l’assoluta certezza e l’immodificabilità del parere espresso?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’assoluta certezza non c’è mai. Rivedendo a ritroso i casi importanti trattati, sinceramente e non per orgoglio o vanagloria, ma non cambierei nulla. La cosa che mi sconforta maggiormente è la faziosità o ignoranza di certi consulenti spesso associata alla prosopopea di certi avvocati, pronti ad assumere posizioni assurde sotto il profilo medico legale, riprese poi a gran voce dalla pruriginosa stampa scandalistica, dai social, dai mass media, a cui poi tutti finiscono per credere. Mi chiedo quanti credano realmente nell’ innocenza di Sollecito e di Amanda Knox, o quanti siano convinti della estraneità del padre nella morte dei Fratellini Pappalardo di Gravina, o quanti abbiano compreso realmente come siano andati gli eventi nell’ omicidio di Sara Scazzi o nel caso del Mostro di Firenze. In medicina legale diciamo: “Non esistono casi impossibili, solo le indagini iniziali incomplete o fatte male rendono poi inesplicabili i casi”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tanto interesse da parte dei media e di molti … “non addetti ai lavori” per la “criminalistica”. Cosa mi risponde?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogna pure far notizia, avere lo share più alto o quanti più “I like” possibili.&nbsp; Il numero di pollici riversi verso l’alto nei <em>social</em> gratifica tantissimo i <em>parvenu</em> della medicina legale o della criminalistica. Molti sedicenti criminologi anche quelli maggiormente gettonati in TV sono spesso lontanissimi dalla realtà operativa dei casi, dai sopralluoghi, dalle sale autoptiche, forse non hanno mai visto neanche un cadavere in vita loro o assistito ad una autopsia. E’ facile etichettarsi “criminologo”; chiunque può farlo, il titolo non corrisponde ad alcun diploma di laurea o di specializzazione universitaria, basta approfondire la conoscenza epidermica dei casi più rilevanti su riviste scandalistiche e poi parlarne o discuterne, in TV, sui social, al bar. Tutti possono improvvisarsi criminologi. Ma ciò accade solo in Italia. A fronte di ciò esiste però una sparuta minoranza di persone preparate realmente, in specifici settori della criminalistica e mi riferisco ad esempio a Luciano Garofano con il quale abbiamo diviso un periodo comune di formazione presso l’ FBI Academy di Quantico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&nbsp;Nei casi che hanno avuto una grande rilevanza mediatica ha mai tentato “qualcuno” di condizionarla?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ricordo, forse hanno tentato ma non ci sono mai riusciti. Tantissime volte le mie conclusioni sono state contrarie all’opinione pubblica creata da una stampa scandalistica e giustizialista che vorrebbe fare processi sommari sui giornali e non nelle aule dei tribunali.&nbsp; Si pensi a tutti i supposti casi di omicidio per impiccamento, precipitazione, da me chiusi come suicidio, a cui nessuno vuole credere perché nessuno vuole avere un suicida in famiglia e perché il suicida non fa notizia. Per contro penso di aver rotto coperture inspiegabili. Sono stato il primo ad ammettere in un Procedimento d’Ufficio che Cucchi fu picchiato, eppure i parenti hanno fatto di tutto per farmi recusare, pensando che essendo una persona notoriamente di destra dovessi per forza essere vicino ai Carabinieri. Nella nostra branca quando affronti un caso, ti devi spogliare di tutto, amicizie, credi, ideologie; devi andare avanti e fendere le acque come la prua di una nave, alla ricerca della verità impipandotene di tutto e di tutti. Liberi da imposizioni vincoli o padroni, liberi di esplicitare il proprio pensiero purché sempre frutto di studio, riflessione, ricerca ed approfondimento e mai di becera improvvisazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La sua quarantennale esperienza ed affermazione in un campo della medicina così difficile, la porta ad incoraggiare o scoraggiare un giovane venticinquenne che vuole seguire le sue orme?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La patologia forense associata alla criminalistica è un settore di nicchia della medicina legale, difficile, irta di ostacoli e di difficoltà, a volte fisicamente stressante, ove se sbagli paghi, ove sei sempre sul filo del rasoio, ove devi studiare ed approfondire i tanti aspetti che caratterizzano ogni singolo caso, ove devi porre sempre in discussione il tuo pensiero per valutarne la solidità, &nbsp;ove c’è sempre qualcuno che ti dà ragione ma c’è sempre qualcun’altro che ti dà torto, dove devi affrontare dibattimenti lunghi e difficili sostenendo attacchi spesso faziosi motivati solo a discreditarti per affondare le tue conclusioni. È una attività dove le scariche di l’adrenalina ed i caffè regnano sovrani, ma, per me, è il mestiere più bello del mondo perché vario, ricco di difficoltà ed imprevisti da affrontare e superare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Qual è il messaggio che rivolge ai suoi studenti quando iniziano ad interessarsi allo studio della Medicina legale?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto è molto bello ed affascinante da vedere, ma non si impara a nuotare vedendo nuotare gli altri, gettatevi in piscina e poi vedremo cosa sapete fare e di che pasta siete fatti. Non hai idea di quanti studenti curiosi, anche di giurisprudenza, chiedano di assistere alle autopsie e poi svengano in sala settoria.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized is-style-rounded"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/10/prof-1.jpg" alt="" class="wp-image-1471" width="521" height="521" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/10/prof-1.jpg 640w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/10/prof-1-300x300.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/10/prof-1-150x150.jpg 150w" sizes="auto, (max-width: 521px) 100vw, 521px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dopo una giornata in sala settoria quando rientra a casa riesce a gustare un calice di vino e a vedere con disinvoltura un bel film o resta ostaggio dello stress e della grande responsabilità che le procura il suo lavoro?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Assolutamente mai. A casa sanno solo marginalmente quello che faccio, non parlo mai della mia attività. Una volta mi permisi di raccontare un piccolo particolare operativo, pensarono stessi scherzando. Lo stretto contatto con la morte e con il dolore mi ha reso uno strenuo amante e sostenitore della vita a tutti i livelli.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Professore, lei è sempre molto presente alle attività del Corpo Militare Volontario della C.R.I.. Intravede futuri sviluppi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Certo, anzi certissimo.&nbsp; È dal 1990, dai tempi del Generale Melorio, che sostengo la indispensabilità’ della Croce Rossa a supporto dell’attività medico legale nei Mass Disaster, così come già occorso per il disastro di Melilli. Non pensiamo ai disastri ove può esserci il supporto logistico di un vicino grosso ospedale, pensiamo ad un disastro che occorra in siti impervi. Negli USA l’Americam Forensic Institute of Pathology (AFIP) ha perennemente pronti container aviotrasportabili per allestire un ospedale da campo completo modulabile in tempi brevissimi. Per certo la C.R.I. è attualmente in grado di montare in tempi brevissimi una struttura modulabile per effettuare tutte le operazioni medico legali, dalla autopsia, all’ assemblaggio di cadaveri depezzati, alle indagini radiologiche e di laboratorio, nonché’ shelter per l’assistenza psicologica anche ai parenti delle vittime.&nbsp; Bisogna però anche pensare anche alla sussistenza e logistica degli operatori con refettori, dormitori, cucine, ricambio di strumentazione, lavanderie e ciò anche per tempi lunghi. Insomma, una collaborazione stretta, ove nell’interesse collettivo, si riesca a realizzare moduli operativi che poi nella sciagurata occorrenza siano realmente utili ed utilizzabili in tempi rapidissimi. Tutto ciò è consentito e lo sarà sempre di più grazie alla presenza di medici legali nella Croce Rossa come il Generale Lupini e l’amico Roberto De Montis, particolarmente attenti a questi aspetti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized is-style-rounded"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/10/prof-5-1-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-1470" width="510" height="383" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/10/prof-5-1-1024x768.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/10/prof-5-1-300x225.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/10/prof-5-1-768x576.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/10/prof-5-1-1536x1152.jpg 1536w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/10/prof-5-1.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 510px) 100vw, 510px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Passiamo a cose “serie”… preferisci il Toscano come stasera, il &nbsp;cubano o il domenicano?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ahahah, preferisco il Mini Mehari’s all’anice</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Rum o whisky?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Whisky leggermente torbato single malt 12 anni di invecchiamento, magari 18, delle isole, preferibilmente Caol Ila.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/10/prof-4.jpg" alt="" class="wp-image-1469" width="567" height="458" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/10/prof-4.jpg 946w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/10/prof-4-300x243.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/10/prof-4-768x621.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 567px) 100vw, 567px" /></figure>



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		<title>Il &#8220;Tempo&#8221; che regola la nostra vita: parola al Capitano Stefania De Angelis</title>
		<link>https://www.ercolefragasso.it/2021/03/25/1397/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Mar 2021 15:51:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni e Personalità Civili]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche ai nostri nonni e ai nostri genitori era dato sapere le condizioni del tempo del giorno successivo e questo grazie all’Aeronautica Militare che da sempre ha, tra le sue eccellenze, anche il servizio metereologico. Ma oggi questo servizio così delicato ed importante anche sotto altri aspetti e che nel corso dell’intervista abbiamo analizzato, è [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Anche ai nostri nonni e ai nostri genitori era dato sapere le condizioni del tempo del giorno successivo e questo grazie all’Aeronautica Militare che da sempre ha, tra le sue eccellenze, anche il servizio metereologico. Ma oggi questo servizio così delicato ed importante anche sotto altri aspetti e che nel corso dell’intervista abbiamo analizzato, è sempre più preciso e più puntuale e ci viene proposto su più reti televisive e radiofoniche in diversi orari della giornata da Ufficiali molto preparati e chiari nelle loro esposizioni. Siamo passati, negli anni, dalla voce rassicurante e familiare del Colonnello Edmondo Bernacca a quella dolcissima ma decisa del Capitano Stefania De Angelis, quarantatré anni da Roma, che irrompe nelle nostre case a cavallo tra l’ultimo Tg della notte e le interviste di Gigi Marzullo. Un Ufficiale -la<em> De Angelis</em>&#8211; che ho avuto il privilegio di conoscere per ragioni &nbsp;&nbsp;professionali circa quindici anni fa e dalla quale si resta rapiti oltre che per l’assoluta competenza anche per lo stile e l’eleganza che ne fanno uno degli Ufficiali e dei volti più noti e più apprezzati dell’Arma Azzurra. Ringrazio l’Aeronautica Militare italiana per averni concesso l’opportunità di varcare il cancello dell’Aeroporto Militare Mario de Bernardi di Pratica di Mare sotto altre vesti, dandomi così l’opportunità di intervistare, in una fredda giornata di inizio primavera, il Capitano Stefania De Angelis che ha risposto alle mie domande con la disponibilità e la cordialità che da sempre la contraddistinguono.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quando eri bambina cosa sognavi di fare da grande?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho sempre sognato di fare la carriera militare se non anche, come molti altri bambini, l’astronauta. Quando ero piccola però alle donne non era aperta la carriera nelle Forze Armate pertanto con il passar degli anni lo ritenevo sempre più e solo un sogno. Poi quando non ero ormai più bambina venne data la possibilità di accedere nelle carriere militari anche alle donne e quello che era un sogno, mai sopito in realtà in me, è divenuto fortunatamente realtà e nel migliore dei modi perché mi ha permesso di fare un lavoro che ho sempre sognato e di mettere a frutto i miei studi in fisica e la mia passione per la matematica. Potrebbe sembrare banale questa cosa ma purtroppo la vita non ti permette sempre di fare un lavoro per cui hai studiato e a me invece lo ha concesso.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/03/Stefania-3-800x1024.jpg" alt="" class="wp-image-1400" width="543" height="695" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/03/Stefania-3-800x1024.jpg 800w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/03/Stefania-3-234x300.jpg 234w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/03/Stefania-3-768x983.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/03/Stefania-3-1200x1536.jpg 1200w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/03/Stefania-3.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 543px) 100vw, 543px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Raccontami i tuoi primi incarichi nella Forza Armata e le tue missioni all’estero.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo l’addestramento sono stata assegnata a quello che era il Centro Nazionale di Meteorologia e Climatologia di Pratica di Mare ove ho prestato servizio per alcuni anni e dove facevo principalmente previsioni a livello nazionale e da dove ho iniziato con le prime apparizioni in televisione. Ho poi iniziato con le prime missioni all’estero: sono stata 8 mesi in Kosovo, sei mesi in Afghanistan, ho partecipato alla missione di aiuti a L’Aquila alla popolazione colpita dal terremoto e a varie altre missioni. Negli anni successivi a queste missioni sono stata trasferita all’Ufficio Pubblica Informazione dello Stato Maggiore dell’Aeronautica e sono diventata anche addetto stampa, qualifica questa che mi ha visto partecipare ad &nbsp;altre nuove missioni anche con questo nuovo e gratificante incarico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quando hai iniziato a lavorare nel settore meteorologico e a quando risale la tua prima apparizione in TV?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho iniziato nel 2006 ed ho fatto un paio di anni nel settore della climatologia contribuendo a formare vari dati statistici per poi andare nella sala previsioni nazionali e dopo un paio di anni approdare al grande schermo prima attraverso registrazioni e poi arrivando in diretta all’interno di Uno Mattina e via via in tutti gli altri “spazi” dell’Aeronautica nelle reti nazionali.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized is-style-rounded"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/03/Stefania-2-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-1399" width="530" height="706" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/03/Stefania-2-768x1025.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/03/Stefania-2-225x300.jpg 225w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/03/Stefania-2.jpg 925w" sizes="auto, (max-width: 530px) 100vw, 530px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto è impegnativo il tuo lavoro che immagino sia di staff al di là poi della persona che appare in televisione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Innanzitutto è una vita di sacrificio che ti impone di andare molto presto a letto la sera perché già alle quattro di mattina devi stare in piedi per studiare i modelli matematici, che escono ogni dodici ore e che ti consento di fare le proiezioni metereologiche della giornata. Un lavoro di staff, come hai sottolineato tu, Ercole, perché davanti alla telecamera va solo una persona a rappresentare un lavoro in realtà di gruppo al quale in tanti hanno dato il loro contributo ed il loro apporto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Meteo ed istituzione militare: correlazioni.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Italia e la Grecia sono gli unici due Stati al mondo dove il servizio meteorologico è attestato alle rispettive Aeronautiche Militari quindi nel nostro caso la correlazione è netta. Il nostro servizio è riconosciuto come erogatore ufficiale dall’organizzazione mondiale della meteorologia quindi ad un grande impegno ed una grande dedizione corrisponde anche una grande soddisfazione da parte della Forza Armata.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un lavoro delicato e che spesso porterà te ed i tuoi colleghi a rapportarvi anche con staff di autorità governative ed istituzionali per informare delle condizioni meteo in occasioni di viaggi impegnativi o al di fuori dei confini nazionali. Puoi accennare qualcosa?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">A dire la verità è capitato e capita non solo con le “Istituzioni” che hanno necessità di conoscere le condizioni metereologiche di un dato giorno o di un determinato Paese ma anche con il cittadino comune che attraverso il web può fare richieste specifiche alle quali, nei limiti del possibile, l’Aeronautica non si è mai sottratta di dare risposta.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai mai sbagliato clamorosamente una previsione del tempo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ahahah sì, sì, come tutti. Ne ricordo una clamorosa durante gli aiuti post terremoto dell’Aquila, in cui avevo detto che non ci sarebbe stata pioggia il giorno successivo ed invece all’alba fui svegliata dal ticchettio della pioggia sul tetto dello shelter nel quale dormivo a Preturo. Purtroppo “i modelli” non l’avevano calcolata e quindi la previsione fu errata.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fino a quanti giorni si riescono a fare previsioni attendibili?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Fino a tre giorni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il 23 marzo del 1950, appena settantuno anni e un giorno fa, nasceva</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>l’Organizzazione mondiale della meteorologia.&nbsp; Quest’anno il tema è &nbsp;l’Oceano e la sua interazione con l’atmosfera. Che mi dici?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Si, vero. Ieri abbiamo festeggiato questa giornata mondiale della meteorologia. Ogni anno l’OMM decide a cosa dedicare questa giornata e quella di ieri, come hai detto, era dedicata all’Oceano e la sua interazione con l’atmosfera e questo perché per fare le previsioni si pensa che l’elemento su cui doversi basare sia solo l’atmosfera quando in realtà fanno la loro parte anche i fluidi dell’Oceano. Tutto questo soprattutto se vogliamo parlare, in termini di clima, l’interazione dei due fluidi è fondamentale e diventa determinante.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che frequenza di rapporti avete, come Aeronautica Militare, con i vostri corrispettivi di altri Paesi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo scambio culturale e scientifico c’è ed avviene anche attraverso dei consorzi nei quali inserita ovviamente anche l’Aeronautica Militare italiana. Si affrontano in questi interscambi nuovi studi, nuove modellistiche e rispettive conoscenze al fine di migliorare sempre più il servizio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Siete/siamo i più bravi, vero?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ahahah Sì dai siamo bravi perché al rigore militare aggiungiamo l’esperienza di un qualcosa che effettivamente è nata con noi ed un’applicazione costante. Negli ultimi anni però c’è anche da dire che stanno nascendo altri enti e comparti che si dedicano allo studio combinato della fisica e della meteorologia e che sicuramente danno il giusto contributo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/03/Stefania-1-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-1401" width="620" height="827" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/03/Stefania-1-768x1024.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/03/Stefania-1-225x300.jpg 225w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/03/Stefania-1-1152x1536.jpg 1152w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2021/03/Stefania-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Meteorologia e soggetti meteoropatici.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Beh sposo completamente questa massima perché io stessa sono meteoropatica e …sfido chi non lo è. E’ indubbio per me, infatti, che il tempo non influenza solo a livello fisico ma anche a livello mentale nella scelta anche dell’approccio alle attività quotidiane.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quante volte ti hanno parlato del Colonnello Bernacca?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per ragioni anagrafiche non ho avuto la fortuna di conoscerlo ma lo ricordo perfettamente nelle sue previsioni in televisione. E’ per me e per tutta l’Aeronautica un mito che ricordiamo con ammirazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Stefania De Angelis: Montalcini,&nbsp; Conservatorio e buon vino.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Rita Levi Montalcini è un personaggio unico da guardare come esempio ed il Conservatorio ed il buon vino sono una parte di Stefania che nella vita si è impegnata anche nello studio della musica ed ama bere un calice di buon vino in compagnia degli amici.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In ultimo ma non per ultimo, nel prossimo week dovrò recarmi a Scauri di Minturno. Che tempo farà?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ahahah la tua Scauri. Le temperature non tendono ancora a salire quindi è prevista una temperatura un tantino rigida ma nel complesso belle giornate che dal punto di vista meteorologico -prescrizioni covid escluse- non precludono di stare all’aria aperta.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Non è che hai fatto come Preturo ed hai sbagliato, no?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ahahah no, no, i modelli dicono questo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ercolefragasso.it/2021/03/25/1397/">Il &#8220;Tempo&#8221; che regola la nostra vita: parola al Capitano Stefania De Angelis</a> proviene da <a href="https://www.ercolefragasso.it">Ercole Fragasso</a>.</p>
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		<title>Giancarlo Abete: imprenditore, politico e gentiluomo del calcio.</title>
		<link>https://www.ercolefragasso.it/2020/12/28/giancarlo-abete-imprenditore-politico-e-gentiluomo-del-calcio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Dec 2020 15:52:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Istituzioni e Personalità Civili]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nato a Roma nel 1950, sposato, due figlie, Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, più volte parlamentare, affermato imprenditore ed al vertice del calcio italiano per una vita. Non solo questo ma tante altre belle cose è Giancarlo Abete, uomo distinto e di classe che mi ha ricevuto a Roma, nel suo Quartier Generale [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Nato a Roma nel 1950, sposato, due figlie, Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, più volte parlamentare, affermato imprenditore ed al vertice del calcio italiano per una vita. Non solo questo ma tante altre belle cose è Giancarlo Abete, uomo distinto e di classe che mi ha ricevuto a Roma, nel suo Quartier Generale sulla Prenestina e mantenendo fede ad una vecchia  promessa mi ha concesso una lunga intervista cui è seguita la visita della location, meravigliosa e molto curata, in cui il Presidente conserva con cura la sua sciabola di Ufficiale della Guardia di Finanza, le foto con i più grandi calciatori e dirigenti di questo secolo, palloni ancora sporchi di erba e gagliardetti passati tra le mani dei capitani delle più gloriose Nazionali e squadre di club di tutto il mondo. L’arredo poi, pari all’eleganza del proprietario è mozzafiato e tra libri antichi, macchine tipografiche rarissime ed in perfetto stato e cimeli vari è caratterizzato da una moltitudine di abeti che troneggiano su un mobile alle spalle del Presidente.  Non solo le orecchie ma anche gli occhi sono usciti gratificati da questa intervista che ha avuto anche, nel finale,  imprevisti e personali risvolti commoventi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized is-style-rounded"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2020/12/20201222_180816-Copia-1-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-1333" width="511" height="383" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2020/12/20201222_180816-Copia-1-1024x768.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2020/12/20201222_180816-Copia-1-300x225.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2020/12/20201222_180816-Copia-1-768x576.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2020/12/20201222_180816-Copia-1-1536x1152.jpg 1536w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2020/12/20201222_180816-Copia-1-2048x1536.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 511px) 100vw, 511px" /><figcaption>Uno degli angoli dell&#8217;Ufficio del Presidente</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Imprenditore, politico e uomo di sport: qual è l’attività in cui è maggiormente calato Giancarlo Abete?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella in cui sono maggiormente calato è l’attività imprenditoriale che è la base poi che ha portato a un impegno, stante anche la passione, nel mondo dello sport e nella politica. Mio padre, che è nato a Benevento, &nbsp;era un imprenditore ed ha utilizzato il cognome della nostra famiglia -Abete appunto- come acronimo dell’azienda perché era originario di Benevento e quindi “A” puntato, “BE” puntato, “T” puntato ed “E” puntato ha sintetizzato quella che è la nostra&nbsp;&nbsp; Azienda Beneventana Tipografica Editoriale. Siamo sempre stati su Via Prenestina che è stato il nostro Quartier Generale e dove ci troviamo adesso era sostanzialmente l’abitazione di famiglia perché quando mio padre rilevò alcuni capannoni ed attivò l’azienda decise di vivere all’interno dello stabilimento ed abbiamo sempre vissuto quindi nell’ambito aziendale da un punto di vista direi anche fisico. Poi c’è stata sempre questa grandissima passione per il calcio che ha coinvolto tutta la famiglia perché avevamo una squadra di calcio che si chiamava appunto Abete e che giocava al campo Quarticciolo, a un chilometro di distanza da qui e che arrivò anche in serie D. Questa squadra, che ha operato dal 1957 al 1968 vedeva mio fratello, mia sorella e me essere i suoi primi tifosi e mio padre il Presidente. Poi mio padre divenne Presidente anche del Benevento calcio dal 1967 al 1973 e tutti noi seguivamo la squadra sia in casa sia fuori e questo testimonia la grande passione di tutta la famiglia per questo sport fino a quando nel 1988, quando avevo appena terminato uno dei miei mandati da parlamentare, che poi ritornai successivamente a svolgere, il Presidente Matarrese, che mi aveva conosciuto sui banchi della Camera, mi propose la Presidenza del settore tecnico della Federazione. Sapeva ovviamente, Matarrese, della mia passione per il calcio e delle mie pregresse esperienze nelle squadre dell’Abete e del Benevento e divenni quindi Presidente del settore tecnico della Federazione nel 1988 e da lì è sostanzialmente iniziato un percorso che mi ha sempre visto presente per tre mandati come Presidente della Federazione e prima ancora come Vice Presidente della stessa, Presidente della Lega Pro, Commissario prima della Lega di A e di B e successivamente della Lega di A nel breve periodo intercorso prima dell’elezione di Paolo Dal Pino a Presidente della Lega. In sostanza, caro amico, l’imprenditoria è un’attività professionale, il calcio e la dirigenza ai massimi livelli, anche internazionali (per sei anni Vice Presidente della Uefa), per otto anni complessivi tra Vice Presidente e Presidente della Federazione e per otto anni componente di Giunta del C.O.N.I. è stata una passione sportiva che si è professionalizzata determinando grandi impegni e grandi responsabilità ma che però, lo tengo a precisare, ho sempre svolto a livello volontaristico e questo mi ha consentito anche di essere completamente libero a livello psicologico e decisionale. La politica diceva? Beh è maturata come attenzione al sistema associativo, la nostra famiglia è sempre stata impegnata anche in questo settore ed io ho fatto per quattordici anni il Presidente di Associazioni industriali: dell’Unione Industriali di Roma, di Confindustria Lazio, della Federazione del Turismo di Confindustria e quindi il fatto di avere una dimensione sociale ha sempre fatto parte del DNA della famiglia e nei periodi giovanili, nel 1979 esattamente, mi presentai come indipendente nelle liste della Democrazia Cristiana e fui eletto. Un impegno, quello politico, durato un lungo periodo, dal 1979 al 1992 ma che non è mai stato un’attività professionale ma piuttosto direi un impegno civile proiettato alla risoluzione del bene comune e dell’associazionismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Una vita piena la sua, Presidente. Cosa vorrà fare da grande? &nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Fermo restando che ognuno di noi ha comprensibili umane aspettative di essere sempre impegnato e partecipe della realtà nella quale opera però onestamente non ho particolari velleità e non ho delle cose delle quali sento particolari esigenze. Se ci dovessero essere delle situazioni che motivino ad assumere degli impegni ovviamente sono in grado di assumerli e farlo volentieri perché abituato ad una dimensione associativa però senza avere l’ansia che onestamente, nonostante abbia ricoperto moltissimi incarichi, sento di poter dire che non ho mai avuto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized is-style-default"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG-20201222-WA0167-1024x932.jpg" alt="" class="wp-image-1334" width="497" height="451" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG-20201222-WA0167-1024x932.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG-20201222-WA0167-300x273.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG-20201222-WA0167-768x699.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG-20201222-WA0167-1536x1398.jpg 1536w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG-20201222-WA0167.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 497px) 100vw, 497px" /><figcaption>22 dicembre 2020: nel Quartier Generale di Giancarlo Abete</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un ritorno a tempo pieno nel mondo del calcio?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho dato e ricevuto tanto dal mondo del calcio e credo nella logica del ricambio anche se le normative relative al limite dei mandati sono molto deficitarie oggi talché sono sempre oggetto di discussione anche sui tavoli della politica però onestamente sto bene così, non ho particolari esigenze, oggi io faccio attività imprenditoriale e resto presente nel sistema associativo imprenditoriale e nel sistema sportivo in termini di relazioni e di rapporti e nel sistema istituzionale attraverso la Camera di Commercio&nbsp; e seguo il calcio con attenzione e con la passione di una vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sono tre mondi quelli di cui abbiamo parlato sino ad ora, <em>quello imprenditoriale, quello sportivo e quello politico,</em> dei quali la gente comune, seduta al bar, non parla propriamente bene in termini di onestà. Lei che li ha vissuti e continua a viverli da protagonista, cosa può dire in tal senso?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sa che c’è, che noi non stiamo parlando di un’associazione di trenta o di cinquanta persone che lei può ben definire e quindi quando ha questi numeri può trovarsi un’associazione benemerita o la P2, non so se rendo l’idea. Un contesto di altissimi o pessimi livelli ma non difficile da controllare. Qui stiamo parlando di mondi trasversali nel senso che quando parliamo del calcio per esempio, parliamo di una realtà che ha unmilionequattrocentomila&nbsp; tesserati e sessantaquanttromila squadre che giocano sotto egida della Federcalcio e sappiamo che unmilionecentomila sportivi sono tesserati o del settore giovanile o della Lega Dilettanti. Di questo mondo parte integrante è anche il pubblico che rappresenta una dimensione immensa in termini numerici. Quando parliamo di mondi in cui ci sono centinaia di migliaia di tesserati e questo vale anche per la politica (ottomila comuni d’Italia, Consigli comunali, Regioni, Province, Municipi) c’è di tutto e non si può pensare quindi né che sia una dimensione positiva né una dimensione negativa a prescindere. Le dimensioni di indirizzo sul versante del valore dello sport, del calcio, della responsabilità della politica sono dimensioni positive, gli interpreti possono essere migliori o peggiori e questo chiaramente a seconda anche dei momenti storici, delle capacità personali dei singoli e delle variabili&nbsp; che ti trovi dinanzi e che ti fanno essere più o meno fortunato nel trovare momenti o situazioni&nbsp; più o meno difficili da affrontare. E’ quindi un errore per me generalizzare perché la generalizzazione è sempre contraria ad ogni tipo di capacità di critica e &nbsp;perché quest’ultima deve essere sempre espressa, in positivo o in negativo, rispetto ai singoli comportamenti delle persone che possono anche, nelle stesse persone, variare ed essere quindi altalenanti.&nbsp; Il mondo del calcio è un po’ più particolare perché il propellente della faziosità e del tifo lo rende molto emozionale e quindi va gestita la valutazione con più attenzione ma ripeto, generalizzare non è mai saggio, in nessun campo, mi creda.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Presidente io sono affezionato al calcio di Paolo Valenti e Nando Martellini, di Enrico Ameri e Sandro Ciotti, delle partite giocate tutte lo stesso giorno e dei numeri delle magliette da uno a undici. Quello di oggi, che è un calcio diverso, Le piace?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche io sono molto affezionato a quel calcio perché certi momenti di emozione calcistica li colleghiamo a periodi della nostra vita: la prima trasferta per la nostra squadra del cuore, le finali di Coppa Campioni e Champions, la vita della Nazionale e tantissimi altri eventi riportano la mente indietro e ad altri aspetti della nostra vita, quella familiare, quella affettiva e quella professionale che li hanno accompagnati quegli stessi eventi.&nbsp; Se lei che è molto più giovane di me è legato a quel calcio immagini quanto possa esserlo io, però ciò non toglie che una evoluzione c’è ed oggi sarebbe impensabile solo immaginare di giocare senza sostituzioni per esempio ma quando nacquero le sostituzioni sembravano essere un evento che modificava quella che era la magia del calcio. Un po’ di innovazione ogni tanto ci vuole, negli anni ’92/’93 e ‘93/’94 (ed in molti altri ndr) ero&nbsp; Presidente&nbsp; della Lega di serie C ed inventai i playoff e i playout che non erano presenti nel mondo del calcio e questa rappresenta per me una grande soddisfazione come ricordo con altrettanta soddisfazione il fatto che, prendendo spunto dall’esperienza del calcio&nbsp; inglese, il nostro campionato di serie C per un anno diede i tre punti per la vittoria, esperimento che risultò felice nonostante i tanti dubbi iniziali e rese il campionato più avvincente fino all’ultimo e stimolò una sana competizione.&nbsp; &nbsp;Il calcio va di pari passo con gli altri settori della vita del Paese e quindi è soggetto ad innovazioni ma certamente ricordo con grande affetto e riconoscenza anche il calcio a cui è più affezionato lei, come potrei dimenticare Alfredo Pigna o Beppe Viola e gli altri giornalisti che ha citato lei?</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-style-rounded"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2020/12/20201222_180739-Copia-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-1335" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2020/12/20201222_180739-Copia-1024x768.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2020/12/20201222_180739-Copia-300x225.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2020/12/20201222_180739-Copia-768x576.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2020/12/20201222_180739-Copia-1536x1152.jpg 1536w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2020/12/20201222_180739-Copia-2048x1536.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Il Presidente Abete e Pablito </figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Qual è la differenza tra il Dirigente del “Palazzo” e quello di una singola società di calcio?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La dirigenza sportiva vissuta in Federazione è effettivamente diversa da quella vissuta in una società di calcio perché è naturale che quella nella società professionistica è una dirigenza che fisiologicamente accompagna il tifo dei propri sostenitori mentre il Dirigente federale deve fare l’operazione completamente opposta e deve mantenersi al di fuori di quelle che sono le passioni sportive e dare tranquillità all’intero “popolo” dei tifosi, essere una persona insomma super partes &nbsp;perché quando si è all’interno di una istituzione bisogna rendere la stessa credibile e solo l’onestà&nbsp; e l’obiettività riescono a far perseguire la credibilità che è caratteristica fondamentale, come detto, in ogni istituzione, calcio compreso ovviamente. Sono stato eletto tre volte Presidente della Federazione ed in una circostanza l’elezione avvenne a scrutinio segreto e presi il 96% dei voti. Se per ben tre volte hanno ritenuto di eleggermi al vertice della Federazione evidentemente ho operato con trasparenza assoluta, avrò commesso errori come tutti li commettono ma alla mia azione ed il mio modo di lavorare sono stati riconosciuti sempre, trasversalmente, corretti e trasparenti. La Federazione è per me il Palazzo di vetro dove tutti possono vedere ed apprezzarne la trasparenza dei lavori e delle decisioni. Ecco, per ritornare al suo intelligente concetto di prima, circa la “pulizia” o meno delle Istituzioni alle quali ho appartenuto o nelle quali ho ricoperto un ruolo di vertice, posso tranquillamente dirle che in ciascuna di quelle in cui ho operato ho sempre messo le mie capacità e la mia esperienza al servizio dell’interesse comune e della legalità. Per farle un esempio concreto che lei comunque già conosce, tutti hanno sempre saputo e sanno che io, esattamente come lei, sono fin da bambino tifoso della Juventus e che ero, tanto per dire, all’Heysel in quella drammatica serata ma se superficialmente qualcuno volesse assegnarmi un riferimento di passione sportiva senza conoscermi o chiedermi direttamente, non indicherebbe la Juventus perché proprio negli anni post calciopoli le posizioni tra la società bianconera e la Federazione, di cui ero a quel tempo Presidente, erano diverse&nbsp; e la mia passione non ha condizionato il mio ruolo. Questo è un esempio di grande credibilità!</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-style-rounded"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2020/12/20201222_181443-Copia-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-1336" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2020/12/20201222_181443-Copia-1024x768.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2020/12/20201222_181443-Copia-300x225.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2020/12/20201222_181443-Copia-768x576.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2020/12/20201222_181443-Copia-1536x1152.jpg 1536w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2020/12/20201222_181443-Copia-2048x1536.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Alcuni dei palloni che conserva il Presidente </figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ha vissuto tante Nazionali da protagonista assoluto, che giudizio ha della Nazionale del 2020?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Nazionale del 2020 è una bella Nazionale, si vedono bel gioco, costruzione reale del gioco, intercambiabilità tra i giocatori e per esempio proprio quest’ultimo aspetto, ritornando ad una sua precedente considerazione sul cambiamento del calcio, non ci consente più di&nbsp;&nbsp;&nbsp; recitare a memoria come facevamo fino a dieci o quindici anni fa la formazione della Nazionale perché i tanti impegni ed il conseguente aumento di infortuni,&nbsp;&nbsp; il ricorso al turnover e tante altre nuove dinamiche fanno sì che non ci siano eccellenze intoccabili come in passato ma che la rosa sia equilibrata e quindi soggetta a cambi più frequenti rispetto al passato. La Nazionale di Roberto Mancini sta facendo molto bene e ci lascia sperare in un 2021 molto positivo relativamente alle qualificazioni al Mondiale e alle fasi finali dell’Europeo con la prima partita a Roma e della Nations League con la partita il 6 di ottobre con la Spagna ed auspichiamo di poter vincere la semifinale e di poterci poi giocare il trofeo a Milano. Una bella Nazionale davvero questa di Mancini come sono state belle tutte le Nazionali che ho sempre seguito anche quando non ricoprivo incarichi istituzionali all’interno del calcio. In maniera più diretta ho seguito la Nazionale fin dal 1989 quando il Presidente Matarrese mi fece Capo Delegazione della Nazionale in una doppia trasferta contro l’Austria e poi in Romania poi fui Vice Capo delegazione con il grande Giampiero Boniperti che era &nbsp;Capo della Delegazione nei Mondiali del ’90, poi sono stato Capo Delegazione anche nel 1998 ai Mondiali in Francia e in quelli vinti in Germania nel 2006 e dal 2007 al 2014 Presidente della Federazione quindi per me la Nazionale è un valore assoluto ed è stato un grandissimo orgoglio rappresentarla. Certamente abbiamo avuto una fase discendente negli ultimi anni sul versante della competitività tecnica e questo lo sappiamo bene tutti e due, non dimentichiamo infatti che pochi giorni fa sono stati festeggiati i dieci anni dall’ultima vittoria di una squadra italiana in ambito internazionale. Durante il mio mandato 2007/2014 io ho visto il Milan vincere la Champions nel 2007 e l’Inter nel 2010 ed ora sono tanti anni che aspettiamo la vittoria di una squadra italiana ed inoltre abbiamo fallito la qualificazione ai Mondiali del &nbsp;2018 e questo testimonia una carenza tecnica del nostro calcio che speriamo di aver superato sia per quanto riguarda i singoli club sia per quanto riguarda la Nazionale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized is-style-rounded"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2020/12/20201222_180720-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-1337" width="475" height="632" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2020/12/20201222_180720-768x1024.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2020/12/20201222_180720-225x300.jpg 225w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2020/12/20201222_180720-1152x1536.jpg 1152w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2020/12/20201222_180720-1536x2048.jpg 1536w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2020/12/20201222_180720-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 475px) 100vw, 475px" /><figcaption>L&#8217;angolo dei Gagliardetti </figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Concludo scivolando sul personale, due parole su Antonio Fragasso. &nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Antonio Fragasso è stata una persona che ha accompagnato i primi anni del mio impegno in Lega di serie C, un periodo bellissimo iniziato il primo novembre del 1990, ormai oltre trent’anni fa. Antonio era, per chi lo ha conosciuto, una bella presenza, un protagonista attivo, competente e simpatico. Attivo perché per lui la partecipazione era un valore nel senso che aveva una dimensione in cui si capiva subito che non veniva ad una Assemblea o ad un Consiglio nella logica di dover rappresentare la società ma lui sentiva la partecipazione come una modalità per&nbsp; svolgere bene il suo ruolo ed entrare in sintonia con i colleghi di altre società; competente perché chi ha competenza delle normative comprende subito chi studia e chi fa finta di studiare ed Antonio conosceva perfettamente le carte federali ed era davvero molto competente ed aveva inoltre &nbsp;una grande carica di simpatia umana che lo ha sempre accompagnato. Sono stati anni molto belli quelli vissuti in Lega C e con Antonio che era una persona a cui non potevi non voler bene e nel contempo essere affezionato. Certo era passionale, direi molto passionale ed incappava a volte nelle decisioni degli organi della giustizia sportiva in relazione a sue esternazioni ma era un uomo leale ed un combattente vero.</p>
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