Nato a Roma nel 1950, sposato, due figlie, Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, più volte parlamentare, affermato imprenditore ed al vertice del calcio italiano per una vita. Non solo questo ma tante altre belle cose è Giancarlo Abete, uomo distinto e di classe che mi ha ricevuto a Roma, nel suo Quartier Generale sulla Prenestina e mantenendo fede ad una vecchia  promessa mi ha concesso una lunga intervista cui è seguita la visita della location, meravigliosa e molto curata, in cui il Presidente conserva con cura la sua sciabola di Ufficiale della Guardia di Finanza, le foto con i più grandi calciatori e dirigenti di questo secolo, palloni ancora sporchi di erba e gagliardetti passati tra le mani dei capitani delle più gloriose Nazionali e squadre di club di tutto il mondo. L’arredo poi, pari all’eleganza del proprietario è mozzafiato e tra libri antichi, macchine tipografiche rarissime ed in perfetto stato e cimeli vari è caratterizzato da una moltitudine di abeti che troneggiano su un mobile alle spalle del Presidente.  Non solo le orecchie ma anche gli occhi sono usciti gratificati da questa intervista che ha avuto anche, nel finale, imprevisti e personali risvolti commoventi.

Uno degli angoli dell’Ufficio del Presidente

Imprenditore, politico e uomo di sport: qual è l’attività in cui è maggiormente calato Giancarlo Abete?

Quella in cui sono maggiormente calato è l’attività imprenditoriale che è la base poi che ha portato a un impegno, stante anche la passione, nel mondo dello sport e nella politica. Mio padre, che è nato a Benevento,  era un imprenditore ed ha utilizzato il cognome della nostra famiglia -Abete appunto- come acronimo dell’azienda perché era originario di Benevento e quindi “A” puntato, “BE” puntato, “T” puntato ed “E” puntato ha sintetizzato quella che è la nostra   Azienda Beneventana Tipografica Editoriale. Siamo sempre stati su Via Prenestina che è stato il nostro Quartier Generale e dove ci troviamo adesso era sostanzialmente l’abitazione di famiglia perché quando mio padre rilevò alcuni capannoni ed attivò l’azienda decise di vivere all’interno dello stabilimento ed abbiamo sempre vissuto quindi nell’ambito aziendale da un punto di vista direi anche fisico. Poi c’è stata sempre questa grandissima passione per il calcio che ha coinvolto tutta la famiglia perché avevamo una squadra di calcio che si chiamava appunto Abete e che giocava al campo Quarticciolo, a un chilometro di distanza da qui e che arrivò anche in serie D. Questa squadra, che ha operato dal 1957 al 1968 vedeva mio fratello, mia sorella e me essere i suoi primi tifosi e mio padre il Presidente. Poi mio padre divenne Presidente anche del Benevento calcio dal 1967 al 1973 e tutti noi seguivamo la squadra sia in casa sia fuori e questo testimonia la grande passione di tutta la famiglia per questo sport fino a quando nel 1988, quando avevo appena terminato uno dei miei mandati da parlamentare, che poi ritornai successivamente a svolgere, il Presidente Matarrese, che mi aveva conosciuto sui banchi della Camera, mi propose la Presidenza del settore tecnico della Federazione. Sapeva ovviamente, Matarrese, della mia passione per il calcio e delle mie pregresse esperienze nelle squadre dell’Abete e del Benevento e divenni quindi Presidente del settore tecnico della Federazione nel 1988 e da lì è sostanzialmente iniziato un percorso che mi ha sempre visto presente per tre mandati come Presidente della Federazione e prima ancora come Vice Presidente della stessa, Presidente della Lega Pro, Commissario prima della Lega di A e di B e successivamente della Lega di A nel breve periodo intercorso prima dell’elezione di Paolo Dal Pino a Presidente della Lega. In sostanza, caro amico, l’imprenditoria è un’attività professionale, il calcio e la dirigenza ai massimi livelli, anche internazionali (per sei anni Vice Presidente della Uefa), per otto anni complessivi tra Vice Presidente e Presidente della Federazione e per otto anni componente di Giunta del C.O.N.I. è stata una passione sportiva che si è professionalizzata determinando grandi impegni e grandi responsabilità ma che però, lo tengo a precisare, ho sempre svolto a livello volontaristico e questo mi ha consentito anche di essere completamente libero a livello psicologico e decisionale. La politica diceva? Beh è maturata come attenzione al sistema associativo, la nostra famiglia è sempre stata impegnata anche in questo settore ed io ho fatto per quattordici anni il Presidente di Associazioni industriali: dell’Unione Industriali di Roma, di Confindustria Lazio, della Federazione del Turismo di Confindustria e quindi il fatto di avere una dimensione sociale ha sempre fatto parte del DNA della famiglia e nei periodi giovanili, nel 1979 esattamente, mi presentai come indipendente nelle liste della Democrazia Cristiana e fui eletto. Un impegno, quello politico, durato un lungo periodo, dal 1979 al 1992 ma che non è mai stato un’attività professionale ma piuttosto direi un impegno civile proiettato alla risoluzione del bene comune e dell’associazionismo.

Una vita piena la sua, Presidente. Cosa vorrà fare da grande?  

Fermo restando che ognuno di noi ha comprensibili umane aspettative di essere sempre impegnato e partecipe della realtà nella quale opera però onestamente non ho particolari velleità e non ho delle cose delle quali sento particolari esigenze. Se ci dovessero essere delle situazioni che motivino ad assumere degli impegni ovviamente sono in grado di assumerli e farlo volentieri perché abituato ad una dimensione associativa però senza avere l’ansia che onestamente, nonostante abbia ricoperto moltissimi incarichi, sento di poter dire che non ho mai avuto.

22 dicembre 2020: nel Quartier Generale di Giancarlo Abete

Un ritorno a tempo pieno nel mondo del calcio? 

Ho dato e ricevuto tanto dal mondo del calcio e credo nella logica del ricambio anche se le normative relative al limite dei mandati sono molto deficitarie oggi talché sono sempre oggetto di discussione anche sui tavoli della politica però onestamente sto bene così, non ho particolari esigenze, oggi io faccio attività imprenditoriale e resto presente nel sistema associativo imprenditoriale e nel sistema sportivo in termini di relazioni e di rapporti e nel sistema istituzionale attraverso la Camera di Commercio  e seguo il calcio con attenzione e con la passione di una vita.

Sono tre mondi quelli di cui abbiamo parlato sino ad ora, quello imprenditoriale, quello sportivo e quello politico, dei quali la gente comune, seduta al bar, non parla propriamente bene in termini di onestà. Lei che li ha vissuti e continua a viverli da protagonista, cosa può dire in tal senso?

Sa che c’è, che noi non stiamo parlando di un’associazione di trenta o di cinquanta persone che lei può ben definire e quindi quando ha questi numeri può trovarsi un’associazione benemerita o la P2, non so se rendo l’idea. Un contesto di altissimi o pessimi livelli ma non difficile da controllare. Qui stiamo parlando di mondi trasversali nel senso che quando parliamo del calcio per esempio, parliamo di una realtà che ha unmilionequattrocentomila  tesserati e sessantaquanttromila squadre che giocano sotto egida della Federcalcio e sappiamo che unmilionecentomila sportivi sono tesserati o del settore giovanile o della Lega Dilettanti. Di questo mondo parte integrante è anche il pubblico che rappresenta una dimensione immensa in termini numerici. Quando parliamo di mondi in cui ci sono centinaia di migliaia di tesserati e questo vale anche per la politica (ottomila comuni d’Italia, Consigli comunali, Regioni, Province, Municipi) c’è di tutto e non si può pensare quindi né che sia una dimensione positiva né una dimensione negativa a prescindere. Le dimensioni di indirizzo sul versante del valore dello sport, del calcio, della responsabilità della politica sono dimensioni positive, gli interpreti possono essere migliori o peggiori e questo chiaramente a seconda anche dei momenti storici, delle capacità personali dei singoli e delle variabili  che ti trovi dinanzi e che ti fanno essere più o meno fortunato nel trovare momenti o situazioni  più o meno difficili da affrontare. E’ quindi un errore per me generalizzare perché la generalizzazione è sempre contraria ad ogni tipo di capacità di critica e  perché quest’ultima deve essere sempre espressa, in positivo o in negativo, rispetto ai singoli comportamenti delle persone che possono anche, nelle stesse persone, variare ed essere quindi altalenanti.  Il mondo del calcio è un po’ più particolare perché il propellente della faziosità e del tifo lo rende molto emozionale e quindi va gestita la valutazione con più attenzione ma ripeto, generalizzare non è mai saggio, in nessun campo, mi creda.

Presidente io sono affezionato al calcio di Paolo Valenti e Nando Martellini, di Enrico Ameri e Sandro Ciotti, delle partite giocate tutte lo stesso giorno e dei numeri delle magliette da uno a undici. Quello di oggi, che è un calcio diverso, Le piace?

Anche io sono molto affezionato a quel calcio perché certi momenti di emozione calcistica li colleghiamo a periodi della nostra vita: la prima trasferta per la nostra squadra del cuore, le finali di Coppa Campioni e Champions, la vita della Nazionale e tantissimi altri eventi riportano la mente indietro e ad altri aspetti della nostra vita, quella familiare, quella affettiva e quella professionale che li hanno accompagnati quegli stessi eventi.  Se lei che è molto più giovane di me è legato a quel calcio immagini quanto possa esserlo io, però ciò non toglie che una evoluzione c’è ed oggi sarebbe impensabile solo immaginare di giocare senza sostituzioni per esempio ma quando nacquero le sostituzioni sembravano essere un evento che modificava quella che era la magia del calcio. Un po’ di innovazione ogni tanto ci vuole, negli anni ’92/’93 e ‘93/’94 (ed in molti altri ndr) ero  Presidente  della Lega di serie C ed inventai i playoff e i playout che non erano presenti nel mondo del calcio e questa rappresenta per me una grande soddisfazione come ricordo con altrettanta soddisfazione il fatto che, prendendo spunto dall’esperienza del calcio  inglese, il nostro campionato di serie C per un anno diede i tre punti per la vittoria, esperimento che risultò felice nonostante i tanti dubbi iniziali e rese il campionato più avvincente fino all’ultimo e stimolò una sana competizione.   Il calcio va di pari passo con gli altri settori della vita del Paese e quindi è soggetto ad innovazioni ma certamente ricordo con grande affetto e riconoscenza anche il calcio a cui è più affezionato lei, come potrei dimenticare Alfredo Pigna o Beppe Viola e gli altri giornalisti che ha citato lei?

Il Presidente Abete e Pablito

Qual è la differenza tra il Dirigente del “Palazzo” e quello di una singola società di calcio?

La dirigenza sportiva vissuta in Federazione è effettivamente diversa da quella vissuta in una società di calcio perché è naturale che quella nella società professionistica è una dirigenza che fisiologicamente accompagna il tifo dei propri sostenitori mentre il Dirigente federale deve fare l’operazione completamente opposta e deve mantenersi al di fuori di quelle che sono le passioni sportive e dare tranquillità all’intero “popolo” dei tifosi, essere una persona insomma super partes  perché quando si è all’interno di una istituzione bisogna rendere la stessa credibile e solo l’onestà  e l’obiettività riescono a far perseguire la credibilità che è caratteristica fondamentale, come detto, in ogni istituzione, calcio compreso ovviamente. Sono stato eletto tre volte Presidente della Federazione ed in una circostanza l’elezione avvenne a scrutinio segreto e presi il 96% dei voti. Se per ben tre volte hanno ritenuto di eleggermi al vertice della Federazione evidentemente ho operato con trasparenza assoluta, avrò commesso errori come tutti li commettono ma alla mia azione ed il mio modo di lavorare sono stati riconosciuti sempre, trasversalmente, corretti e trasparenti. La Federazione è per me il Palazzo di vetro dove tutti possono vedere ed apprezzarne la trasparenza dei lavori e delle decisioni. Ecco, per ritornare al suo intelligente concetto di prima, circa la “pulizia” o meno delle Istituzioni alle quali ho appartenuto o nelle quali ho ricoperto un ruolo di vertice, posso tranquillamente dirle che in ciascuna di quelle in cui ho operato ho sempre messo le mie capacità e la mia esperienza al servizio dell’interesse comune e della legalità. Per farle un esempio concreto che lei comunque già conosce, tutti hanno sempre saputo e sanno che io, esattamente come lei, sono fin da bambino tifoso della Juventus e che ero, tanto per dire, all’Heysel in quella drammatica serata ma se superficialmente qualcuno volesse assegnarmi un riferimento di passione sportiva senza conoscermi o chiedermi direttamente, non indicherebbe la Juventus perché proprio negli anni post calciopoli le posizioni tra la società bianconera e la Federazione, di cui ero a quel tempo Presidente, erano diverse  e la mia passione non ha condizionato il mio ruolo. Questo è un esempio di grande credibilità!

Alcuni dei palloni che conserva il Presidente

Ha vissuto tante Nazionali da protagonista assoluto, che giudizio ha della Nazionale del 2020?

La Nazionale del 2020 è una bella Nazionale, si vedono bel gioco, costruzione reale del gioco, intercambiabilità tra i giocatori e per esempio proprio quest’ultimo aspetto, ritornando ad una sua precedente considerazione sul cambiamento del calcio, non ci consente più di    recitare a memoria come facevamo fino a dieci o quindici anni fa la formazione della Nazionale perché i tanti impegni ed il conseguente aumento di infortuni,   il ricorso al turnover e tante altre nuove dinamiche fanno sì che non ci siano eccellenze intoccabili come in passato ma che la rosa sia equilibrata e quindi soggetta a cambi più frequenti rispetto al passato. La Nazionale di Roberto Mancini sta facendo molto bene e ci lascia sperare in un 2021 molto positivo relativamente alle qualificazioni al Mondiale e alle fasi finali dell’Europeo con la prima partita a Roma e della Nations League con la partita il 6 di ottobre con la Spagna ed auspichiamo di poter vincere la semifinale e di poterci poi giocare il trofeo a Milano. Una bella Nazionale davvero questa di Mancini come sono state belle tutte le Nazionali che ho sempre seguito anche quando non ricoprivo incarichi istituzionali all’interno del calcio. In maniera più diretta ho seguito la Nazionale fin dal 1989 quando il Presidente Matarrese mi fece Capo Delegazione della Nazionale in una doppia trasferta contro l’Austria e poi in Romania poi fui Vice Capo delegazione con il grande Giampiero Boniperti che era  Capo della Delegazione nei Mondiali del ’90, poi sono stato Capo Delegazione anche nel 1998 ai Mondiali in Francia e in quelli vinti in Germania nel 2006 e dal 2007 al 2014 Presidente della Federazione quindi per me la Nazionale è un valore assoluto ed è stato un grandissimo orgoglio rappresentarla. Certamente abbiamo avuto una fase discendente negli ultimi anni sul versante della competitività tecnica e questo lo sappiamo bene tutti e due, non dimentichiamo infatti che pochi giorni fa sono stati festeggiati i dieci anni dall’ultima vittoria di una squadra italiana in ambito internazionale. Durante il mio mandato 2007/2014 io ho visto il Milan vincere la Champions nel 2007 e l’Inter nel 2010 ed ora sono tanti anni che aspettiamo la vittoria di una squadra italiana ed inoltre abbiamo fallito la qualificazione ai Mondiali del  2018 e questo testimonia una carenza tecnica del nostro calcio che speriamo di aver superato sia per quanto riguarda i singoli club sia per quanto riguarda la Nazionale.

L’angolo dei Gagliardetti

Concludo scivolando sul personale, due parole su Antonio Fragasso.  

Antonio Fragasso è stata una persona che ha accompagnato i primi anni del mio impegno in Lega di serie C, un periodo bellissimo iniziato il primo novembre del 1990, ormai oltre trent’anni fa. Antonio era, per chi lo ha conosciuto, una bella presenza, un protagonista attivo, competente e simpatico. Attivo perché per lui la partecipazione era un valore nel senso che aveva una dimensione in cui si capiva subito che non veniva ad una Assemblea o ad un Consiglio nella logica di dover rappresentare la società ma lui sentiva la partecipazione come una modalità per  svolgere bene il suo ruolo ed entrare in sintonia con i colleghi di altre società; competente perché chi ha competenza delle normative comprende subito chi studia e chi fa finta di studiare ed Antonio conosceva perfettamente le carte federali ed era davvero molto competente ed aveva inoltre  una grande carica di simpatia umana che lo ha sempre accompagnato. Sono stati anni molto belli quelli vissuti in Lega C e con Antonio che era una persona a cui non potevi non voler bene e nel contempo essere affezionato. Certo era passionale, direi molto passionale ed incappava a volte nelle decisioni degli organi della giustizia sportiva in relazione a sue esternazioni ma era un uomo leale ed un combattente vero.

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