Totti: un “numero uno” anche in generosità

Davvero un numero uno. Parecchi sciocchi si soffermano ad analizzare presunti strafalcioni dialettali del “pibe di porta metronia”, per invidia o per sentito dire ma chi ha avuto, come chi scrive, il privilegio di conoscerlo e dopo qualche tempo intervistarlo, può smentire tutto e dire che Totti parla con un simpatico e marcato accento romano, perché è nato a Roma – a porta metronia appunto – che non è un professore di lettere moderne come del resto non lo sono milioni di italiani ma che, nonostante questo, parla un italiano corretto e comprensibilissimo e soprattutto, che è un uomo profondo e molto sensibile. Totti ha affrontato, durante l’intervista, con estrema serietà temi di scottante attualità, quale l’impiego dei nostri militari nelle missioni internazionali, mostrando maturità, acume e rispetto per quei suoi coetanei che hanno il conto in banca con molti meno “0” di lui ma che egli definisce “… eroi e persone per bene che apprezzo e stimo per l’alto contributo umanitario che danno in nome del nostro Paese.” Sì, Totti, quel romano che invidiano a Torino e a Milano, a Madrid e a Londra, a Mosca e a Tokio, quel romano “de porta metronia” che criticano per qualche congiuntivo sbagliato e perché non conosce qualche desinenza latina, quel romano che ha fatto impazzire milioni di persone per il suo modo elegante di giocare, testa alta e petto in fuori, con stop perfetti, lanci millimetrici, goal da cineteca del calcio a ripetizione, che fanno saltare sù dalla sedia milioni di persone, da Torino a Milano, da Madrid a Londra, da Mosca a Tokio. Sì, Francesco Totti è davvero un “numero uno”, capace di sbalordire in campo per le sue grandi gesta così come fuori dal campo per la sua umanità e la sua giovialità. Tra momenti di grande serietà per gli argomenti affrontati, alternati a momenti di estrema simpatia e cordialità, ho passato una giornata a Trigoria, “quartiere generale“ della A.S. Roma, dove ho scrutato Totti in ogni dettaglio, prima mentre faceva con il pallone, quelle cose che ho visto fare molti anni fa a Soccavo, quando ero piccolo, solo ad “uno” che si chiamava …“Diego Armando”, poi mentre scherzava e rideva con i compagni e quindi mentre si è confessato al mio microfono “bianconero”, parlando di pallone, soldati, beneficenza e di …Tudor, sì Tudor, quello delle “4 mappine, zitto e vai a casa”, gesto simpatico che hanno visto, pure questo, a Torino e a Milano, a Madrid e a Londra, a Mosca e a Tokio. Geniale, pure in questo!

Allora Francesco, iniziamo. A che età, in che ruolo ed in quale squadra hai iniziato a giocare?

Ho iniziato a cinque anni, ruolo libero, nella Fortitudo, una squadra che conosci bene, della nostra zona.

Libero con i piedi vellutati!

Direi proprio di sì.

Fammi il nome di un presidente, un allenatore, un dirigente ed un compagno di squadra cui ti senti particolarmente legato.

Presidente Dino Viola, dirigente Pradè, compagno di squadra Cassano e mister Carlo Mazzone.

Che rapporto hai con Del Piero?

Ottimo sia in campo che fuori, Alex è un amico sincero e simpatico.

Per te il calcio è ancora una “palestra di vita”?

Sì senz’altro, il calcio è un gioco, un divertimento, i ragazzi crescono giocando a pallone e milioni di persone in tutto il mondo sono “attaccate” a questo sport, che per me è il più bello che c’è e non va esasperato.

Cosa ha lasciato in te, Francesco, la tragedia di Nassirya?

Un grande vuoto dentro e tanta tristezza, aver appreso che ragazzi della mia età sono stati uccisi e in quel modo, senza potersi difendere, ha lasciato in me rabbia e dolore. Loro erano lì solo per portare pace e sono caduti in nome della libertà. Sono vicino alle loro famiglie.

L’Onorevole Salvatore Cicu, Sottosegretario di Stato alla Difesa, ha in mente di organizzare un evento di natura benefica per essere realmente vicino alle famiglie dei nostri militari caduti in Iraq. Sarai presente all’evento?

Non me lo devi neanche chiedere, sono sempre disponibile ad aiutare il prossimo e l’iniziativa merita l’attenzione ed il plauso di tutti. Sarò senz’altro presente, contaci.

Che differenza c’è tra Totti, Cassano, Del Piero e i loro coetanei che indossando l’uniforme dell’Esercito, della Marina, dell’Aeronautica, dei Carabinieri, del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana lavorano alacremente per riportare la democrazia e la libertà in più parti del mondo?

Hai in parte risposto già tu. Questi ragazzi rischiano la loro vita per permettere ad altri di tornare alla libertà e alla legalità ed offrono in questo modo il loro grandissimo contributo alla nazione. Alex, Antonio ed io corriamo e giochiamo, facciamo un qualcosa di importante, essendo interpreti di uno sport che coinvolge milioni di appassionati, ma non c’è assolutamente paragone tra il nostro gioco ed il loro servizio.

Francesco legge su “Il Foglio della Sardegna”, uno dei giornali per i quali ho collaborato, un articolo sulle missioni internazionali dei militari italiani.

Che messaggio ti senti di dare loro?

Mi sento di dirgli bravi.

L’altro giorno abbiamo parlato per radio di giovani talenti emergenti che ci ha offerto il campionato scorso. Sai che tra tutti sono molto amico di Dino Fava, dove pensi possa arrivare?

Sono stati molti i giovani che si sono imposti all’attenzione della gente quest’anno e devo dirti che Fava è senz’altro un buon giocatore, anche se non è più un ragazzino. Ha fatto bene in C con il Varese tre stagioni fa e benissimo l’anno scorso in B con la Triestina e quest’anno in serie A con l’Udinese. È un attaccante di valore che può arrivare lontano.

Quattro “mappine”, zitto e a casa. Lo avresti detto anche all’Avvocato Agnelli o a Gaetano Scirea?

In campo c’è spesso tensione e l’adrenalina sale, tra Tudor e me c’erano stati degli screzi ed istintivamente ho detto quelle cose che sono state comunque simpatiche e non offensive, poi quando finisce la partita gli animi si calmano e non bisogna ritornarci più sopra. È stata solo una battuta simpatica e divertente, che forse sdrammatizza anche certi stupidi veleni.

È stata molto apprezzata la tua iniziativa di raccogliere in un libro le barzellette che ti riguardano e di devolvere in beneficenza il relativo incasso. Perché l’hai fatto?

Mi ritengo fortunato e cerco di aiutare chi soffre ed è in condizioni disagiate. Si è trattato solo di un piccolo ma sentito contributo.

Pelè, Maradona, Rivera, Zico, Platini, Eusebio, Baggio, Totti, Del Piero e Fragasso: chi è il più forte di tutti i tempi?

Tutti grandissimi campioni ma su tutti il più grande è Ercole Fragasso.

Ciao e grazie, ora il caffè.

Annamo

Pubblicato sul “Corriere del Sud Lazio” n. 38 del 2004

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