Lando Fiorini ovvero… “er core de Roma!”

Davvero un numero uno! Sì, ho voluto iniziare questo articolo con la stessa affermazione con la quale ho iniziato qualche mese fa l’intervista a Francesco Totti, riconosciuto indiscutibilmente pure lui, da laziali ed interisti, milanisti e leccesi… un numero uno. Ebbene anche Lando Fiorini è un numero uno, ed è riconosciuto tale oltre che dai suoi fans, anche da chi, “forestiero de Roma”, lo ascolta da quarant’anni per radio o nelle apparizioni in TV cantare a squarciagola la sua romanità. In una freddo sabato romano ho passato due ore piacevolissime con un grande artista che è soprattutto un grande uomo. Così il buon Lando, che ho avuto il privilegio di conoscere trent’anni fa a Castelforte, mi ha raccontato la sua gioventù al fianco di un maestro come Aldo Fabrizi, il suo rammarico per non aver conosciuto Anna Magnani, la sua gioia per aver incontrato Alberto Sordi, la sua passione per la Roma e gli sfottò con Montesano prima, durante e dopo i derby, con un epilogo tutto da raccontare per una stracittadina del ‘74. E ancora, in un crescendo di emozioni e ricordi, la sua felicità per aver lanciato nel mondo artistico attori di grandissimo talento quali Banfi, Montesano, D’Angelo, Gullotta e tanti altri; il suo orgoglio per non avere tessere di partito e per non aver mai accettato proposte che da più parti lo invitavano a sostenere il candidato “x” oggi ed il candidato “y”. E ancora, la fierezza di riuscire ad essere amico dei politici di destra, di centro e di sinistra, perché non conta nell’amicizia -come dice lui- “il colore della pelle o la fede sportiva o politica ma solo la stima e la simpatia”. Così, dopo un caffè, Lando ha ripreso con la freschezza e la purezza del suo accento, marcatamente romano e genuino, a parlare di sociale, di soldati, di sentimenti, del Puff e con commozione ed occhi lucidi, della sua malattia che con la forza della preghiera e della famiglia unita alla tenacia del suo carattere, tipicamente “trasteverino”, il nostro Lando è riuscito a sconfiggere per la gioia non solo sua e dei suoi cari ma anche di tutti noi che lo amiamo e stimiamo prima ancora che per la sua voce per il suo modo di essere. Un uomo dicevo all’inizio, sì un uomo vero che si emoziona ricordando un aneddoto o un amico che non c’è più, che parla con disarmante serenità e naturalezza della sua salute e della morte che ha visto in faccia e respinto, che si commuove descrivendo due innamorati che passeggiano “accarezzati dar ponentino”. Quando si è personaggi famosi, osannati, acclamati e ricchi è difficile mantenere equilibrio e rispetto per certi valori quali la famiglia, la fede, l’amicizia; chi scrive conosce ben altri sentimenti, esternazioni e capricci da parte di taluni personaggi del mondo della politica, dello sport e dello spettacolo. Lando no, lui è rimasto con qualche capello bianco, quel ragazzino che scaricava le cassette ai mercati generali cantando stornellate romane. Quel ragazzino puro e giocoso non scarica più cassette ai mercati generali ma si è spostato solo di un paio di chilometri e a Trastevere, nel cuore di Roma, da trentasette anni intrattiene il suo pubblico che sempre più numeroso lo segue con passione e trasporto.

A che età hai iniziato a cantare, dove e chi ha intuito le tue capacità?

Facevo il facchino ai mercati generali e mentre scaricavo le cassette cantavo e scherzavo con gli altri facchini. A me piaceva cantare e alla gente piaceva ascoltarmi, ho iniziato a fare un po’ di concorsi rionali, poi alla lunga è andata bene e sono arrivato dove sono arrivato. Un giorno, all’improvviso, Garinei e Giovannini mi hanno scritturato per farmi cantare le canzoni di Rugantino poi di seguito Canzonissima che ha smosso le acque e tutte le altre manifestazioni fino ad arrivare nel 1968 ad aprire il Puff, una vera e propria palestra di lancio per grandissimi artisti ed amici che senza questo locale non sarebbero mai arrivati dove sono. E questa, caro Ercole, è una grande vittoria e soddisfazione per me.

Quindi un grazie particolare lo devi a Garinei e Giovannini?

Beh sì, mi hanno portato all’attenzione del grande pubblico, poi quando vai sul palco spetta alla gente il verdetto e lì come diceva Fabrizi “non puoi più bleffà, la gente non la poi fregà!” Non puoi più dire bugie, il pubblico ti guarda e ti giudica e se ancora sto sul palco…beh, è una bella soddisfazione, non trovi?

A quali canzoni sei maggiormente affezionato?

A tante, tutte quelle che scrivi e che canti fanno parte di te e ognuna ha un motivo, una storia per farti innamorare o affezionare. Tra tutte però ci sono sempre le preferite come per me Roma non fa la stupida stasera”, cantata a “Rugantino”, “Ciumachella de Trastevere”, “Cento Campane” e soprattutto “Er Barcarolo Romano” che ho cantato a “Canzonissima” e che è stata la canzone più votata nella storia della manifestazione. E ancora Ponte Mollo” e “Lella” e tante, tante altre ancora.

E Pupo biondo”, con la quale mi hai fatto diventare rosso quando mi hai fatto salire da bimbo sul palco a Castelforte?

Beh lì ti ho chiamato sul palco come m’aveva detto papà tuo. Una canzone bellissima e molto commovente che la gente mi chiede sempre di cantare.

C’è una canzone che avresti voluto “scippare” a qualche collega?

Due, sì due del mio amico Franco Califano che ho anche cantato, La Nevicata del ‘56″ e “M’ennamoro de Te”.

Che rapporto hai con Edoardo Vianello?

Buono, un cantante bravo che insieme a Wilma Goich ha fatto grandi cose.

Mi viene in mente un’idea: Morandi, Tozzi e Ruggeri e se rispondessimo con Fiorini, Vianello e Califano?

Niente male. Io sto qui, hai visto mai…Quando mi hanno chiamato nel 1994 per “Una vecchia canzone italiana” ho aderito ed è stata una bella canzone. C’è stata anche la possibilità qualche anno fa di cantare con Gabriella Ferri, poi non se ne fece più niente. Gabriella scherzava, diceva che ero troppo bravo, cantavo troppo bene ed ero troppo “ordinato”. Che brava che era…

Fiorini e il Puff.

Sì, una vera istituzione. Trentasette anni che lavoro al Puff, tranne la parentesi dell’anno scorso in cui stavo a fa’ …a pugni con la morte. Fiorini e il Puff hai detto, beh è un po’ come l’edera con l’albero, il cielo con il sole e il mare con la sabbia. E poi oltre a me sai quanti sono saliti sul palcoscenico del Puff vero? Tanti, tanti artisti e tanti amici, da Banfi a Montesano, da D’Angelo a Gullotta e tanti altri ancora. Anche questa per me è una grande soddisfazione, chissà se senza il Puff avremmo non mai applaudito questi artisti. E poi, il Puff offre la possibilità di “guadagnarsi il pane” a trentasei famiglie, mica male eh!

Aldo Fabrizi ed Anna Magnani praticamente da sempre ed Alberto Sordi da quest’anno sono presenti nei tuoi spettacoli. Che rapporto avevi con loro?

Anna Magnani purtroppo non l’ho conosciuta e questo è il rammarico che mi porto dentro, di lei so comunque tutto perché ho visto decine e decine di volte i suoi film, compro ancora oggi dvd e libri, tutto ciò insomma che possa farmi conoscere sempre meglio e sempre più, ammesso che ancora ce ne sia bisogno, Nannarella mia. Di Alberto Sordi ho un ricordo tenero ed affettuoso, l’ho amato come lo hanno amato e continuano ad amare tutti gli italiani e mi ha fatto piacere ricevere un premio sulla romanità insieme a lui poco prima che morisse. In quella occasione mi disse divertito “a giovanò, me manca solo la voce tua e sto a posto!. Fabrizi? Beh il maestro, quello che mi ha insegnato a stare sul palcoscenico, mi diceva sempre con tono paterno ed amorevole “quando stai là sopra devi esse te stesso, devi esse naturale perché la gente se accorge de tutto e se sei naturale te vole bene e parti già du metri avanti”. Ho fatto tesoro degli insegnamenti di Aldo Fabrizi e quando parli di lui Ercole, fammi il piacere, metti la M di Maestro maiuscola perché Fabrizi è Fabrizi! Quanti ricordi e quante mangiate con lui, nella mia mente scorrono adesso le immagini del tempo e degli spettacoli, ora mi viene in mente quando insieme a lui e a Tony Ucci, a Broadway la mattina ce ne stavamo a leggere i giornali che arrivavano dall’Italia, seduti su una panchina del palcoscenico dove la sera recitavamo. C’era la piazzetta, c’erano le casette e c’era l’osteria di Mastro Titta, c’era pure una campana e noi ce ne stavamo lì seduti a leggere e a parlare e ci sembrava di stare a Roma nostra, a Campo dei fiori o Trastevere. Anche questi sono pezzi di vita!

Un anno difficile per te è ormai alle spalle…

Beh sì, te l’ho detto prima, ho fatto un po’ a pugni con la morte e ho vinto io. Ringrazio la mia famiglia, sono stati tutti splendidi, ringrazio i medici, gli amici, il mio pubblico che mi ha mostrato tanto amore. Ho vinto insieme a tutti loro, a tutti quanti mi vogliono bene ed oggi torno con lo stesso entusiasmo a cantare e a recitare, sicuro di far divertire tanta gente e di regalare un po’ di serenità e di spensieratezza al mio pubblico.

Farai una canzone su questa partita che hai vinto?

Già c’è, l’ha scritta il giovane Scapicchio ed è la canzone con cui chiudo questo nuovo spettacolo “…” È introdotta da quattro versi di Trilussa e ci insegna ad essere tutti più attenti alle piccole cose, che sono poi quelle che contano di più.

Parliamo un po’ di sociale. Che messaggio ti senti di mandare ai giovani delle Forze Armate e della Croce Rossa che operano in teatri lontani per il ripristino della democrazia e della libertà in Paesi che hanno vissuto all’ombra della tirannia e della dittatura?

Di credere fortemente in quello che fanno, di non mollare mai e non abbattersi mai, stanno facendo un qualcosa di grande. Li abbraccio ad uno ad uno tutti quanti, forza ragazzi vi voglio bene!

Roma – Lazio derby tra poverelli quest’anno.

No, Roma – Lazio è sempre Roma – Lazio. Sfottò e scommesse che durano una vita. Trent’anni fa Enrico Montesano mi fece spogliare nudo per un derby, ascolta bene. Scommettemmo che chi perdeva doveva spogliarsi sotto la statua di Garibaldi al Gianicolo ed il Corriere dello Sport riportò la notizia a carattere cubitali. Alla fine del primo tempo vinceva la Roma per uno a zero e quel “vigliacco” venne da me a supplicare, faceva troppo freddo e non era opportuno mantenere fede all’impegno assunto, diceva. Non trovammo l’accordo…tanto pensavo di aver vinto, poi all’improvviso Chinaglia fece due goal e la Lazio vinse per due a uno. Enrico mi venne a prendere e mi propose di gridare ad alta voce forza Lazio in luogo della precedente scommessa ma mi ci vedi fare ‘sta cosa? Mantenni fede alla scommessa ma gridai forza Roma! Il derby è il derby e va vissuto a 360 gradi ma senza violenze e cori stupidi, in amicizia insomma.

Grazie Lando sei troppo forte.

Grazie a te bello.

Dopo il secondo caffè, Lando regalò a Cristina ed a me alcuni suoi cd che rappresentano per me un ricordo affettuoso ed indelebile

Pubblicato sul “Corriere del Sud Lazio”  n.46 del 2004

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