Carlo Gambalonga: “… è vero, l’ha detto l’Ansa”

Ho avuto il privilegio di conoscere Carlo Gambalonga per ragioni professionali e di lavorare insieme a lui per un convegno tenutosi a Cagliari nel Novembre del 2004. Ho apprezzato in quel contesto la grande carica umana oltre che l’indubbio ed elevato valore professionale ed ho ammirato lo stile e la fermezza di questo affermato giornalista che mi permetto di definire “uomo dai mille interessi”. Gambalonga è Vice direttore vicario dell’Ansa con il compito di sovrintendere al personale, all’informazione regionale e al coordinamento di nuove iniziative editoriali, tra cui l’ultima nata AnsaMed, la nuova agenzia per il Mediterraneo. È entrato all’Ansa trenta anni fa come redattore allo sport dopo aver lavorato, in precedenza, all’agenzia di stampa Telenews e aver diretto agli inizi degli anni ’70 Radio Capital, una delle prime radio libere di Roma. Dallo sport passa alla cronaca e poi agli interni e si imbatte in avvenimenti che hanno segnato la storia del nostro Paese. È testimone oculare, infatti, dell’attacco dei feddayn palestinesi all’aeroporto di Fiumicino, racconta le vicende legate al rapimento Moro, la tragedia dell’Achille Lauro, la morte di Papa Luciani e l’elezione di Karol Wojtyla. Nel 1990 passa all’ufficio stampa per i Mondiali di Italia ’90 e di seguito assume altri prestigiosi incarichi all’Ansa di Napoli. Quale inviato effettua missioni in Albania, in Francia per i Mondiali di calcio e in Olanda per i campionati europei, sempre di calcio. Nell’Agosto del 2001 è nominato Vicedirettore dell’Ansa ma continua nonostante questo importantissimo incarico a svolgere anche le funzioni di inviato, come dimostra la sua missione ad Atene per le ultime Olimpiadi. Un giornalista di primissimo piano, di elevatissima cultura e un uomo dai molteplici interessi che vanno dalla politica nazionale ed internazionale, al cinema, allo sport, alla medicina. Una persona iperattiva e di buon senso, che riesce a coniugare perfettamente la passione per il suo lavoro con quella per i suoi interessi ed hobby, che spesso e per sua fortuna coincidono. Carlo Gambalonga è stato insignito di diversi riconoscimenti ed è stato autore, tra l’altro, di diverse pubblicazioni, tra cui i piace ricordare in questa sede, la sua ultima fatica letteraria dal titolo “I ragazzi di Tirana”.

Cosa l’ha spinta a diventare giornalista e quale consiglio si sente di dare ad un giovane che vuole intraprendere questa professione?

La passione, è l’unico consiglio che mi sento davvero di dare ad un giovane è di provare solo se ha una passione senza fine. Con il tempo infatti le cose sono diventate più difficili per chi voglia fare questa professione.

Chi sono stati i suoi “maestri”?

Virgilio Crocco e Lamberto Magnoni per quanto riguarda la cronaca e Gianni Melidoni per lo sport. Si tratta di grandi professionisti il cui esempio mi ha guidato nell’affermarmi in questa esaltante e difficile strada.

Crede che i giornalisti siano liberi fino in fondo oppure debbano rispondere e scrivere in base alle indicazioni degli editori?

Va da sé che i giornalisti devono essere liberi fino in fondo. È il fondamento di una stampa onesta. È naturale che con gli editori bisogna pur sempre fare i conti, visto che sono i proprietari dei mezzi di informazione. Ma gli editori veri non hanno alcun interesse nel cercare di condizionare la libertà di stampa: ne avrebbero sì qualche vantaggio ma alla lunga gli si ritorcerebbe contro. I lettori sono dei critici molto severi!

Lei è stato mai condizionato nell’esercizio della sua professione?

Forse perché non ho mai dato l’impressione di non essere disposto a compromessi, nessuno ci ha mai provato. D’atra parte, per come la vedo io, se uno fa questo mestiere non può che avere un senso etico molto spiccato.

Dove inizia e dove finisce la libertà di stampa?

La libertà di stampa non ha altri limiti che quelli posti dal buon senso e dal buon gusto. Si tratta di limiti che cambiano con l’evoluzione culturale di un paese. L’importante é cercare di stare sempre un passo avanti e mai un passo indietro.

Trova giusto che sia abolita per i giornalisti la reclusione per il reato di diffamazione?

Senza alcun dubbio. Ritengo odiosa l’idea di privare della libertà personale chi é impegnato nel difficile compito di informare i cittadini.

Per lei un giornalista deve solo “raccontare” ciò che accade o può anche rappresentare le proprie idee politiche, comportamentali, sportive…

Separando fatti da opinioni, perché no?

Qual è la sua fede sportiva?

Calcisticamente parlando, il mio cuore batte per il Napoli ma ho una forte simpatia anche per la Roma.

Quale giornalismo sogna per il futuro?

Sogno un giornalismo pragmatico, senza confini tra i vari mezzi di espressione. Il futuro é multimediale.

Crede nell’esistenza dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti e nella Federazione Nazionale della Stampa?

Si tratta di istituzioni forse datate ma certo ancora necessarie. Magari da riformare…

La Legge 150/2000 prevede che presso gli uffici stampa operino esclusivamente giornalisti. Crede sia giusto?

Certo: questa norma ha introdotto maggiori garanzie per la correttezza e la trasparenza dell’informazione. Chi lavora negli uffici stampa svolge a tutti gli effetti un lavoro giornalistico.

Se non avesse fatto il giornalista cosa avrebbe fatto?

Francamente non mi riesco a vedere in altri panni. Certo, l’esperienza maturata in tutti questi anni mi consentirebbe di ricoprire anche ruoli di tipo manageriale.

Da giornalista esperto ed affermato quale è, ma soprattutto da Vice Direttore dell’Ansa, che giudizio ha dell’operato dei militari delle Forze Armate e della Croce Rossa Italiana impegnati nelle operazioni di peace-keeping in vari teatri internazionali?

Da inviato mi sono trovato più volte sul campo con i nostri militari impegnati in azioni di peace-keeping. Parlo quindi per esperienza diretta e posso assicurare che professionalità e umanità nelle nostre Forze Armate vanno di pari passo. È soprattutto in questi casi che ci si sente fieri di essere italiani.

Cosa rappresenta per lei l’Ansa?

Cosa è per me l’Ansa? Mi verrebbe da rispondere: è casa mia. Sono entrato giovanissimo, praticamente con i calzoni corti. E oggi che sono vice direttore vicario, posso assicurare che il mio entusiasmo è rimasto lo stesso dei primi avventurosi anni. Mi si passi il paragone, provo quando parlo dell’Ansa lo stesso orgoglio di cui ho detto prima a proposito dei nostri militari. L’Ansa ha una grande responsabilità, essendo una cosiddetta fonte d’informazione primaria. È costretta per statuto ad essere obbiettiva ed imparziale, a riferire tutto ciò che accade con correttezza e tempestività. Ed é per questo che si dice: “È vero, l’ha detto l’Ansa”.

Intervista in esclusiva per “Cento Voci” realizzata in data 18.07.2005

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