Gli amori di Buzzanca: gente, cinema e teatro

Nella galleria di Ministri e Sottosegretari, attori e cantanti, calciatori e giornalisti, che ho il privilegio di intervistare da diversi anni, un posto di rilievo occuperà per sempre nei miei ricordi, Lando Buzzanca, un uomo, prima ancora che un attore, di grandissimo spessore morale ed intellettuale, innamorato dei valori veri della vita: la famiglia, la lealtà, l’onestà, l’impegno sociale che affianca con naturalezza ad altre doti personali, quali una sfrenata ed irresistibile simpatia ed una cordialità tipicamente meridionale. In un caldissimo pomeriggio romano, ho passato due ore piacevolissime con il Lando nazionale, che abbiamo imparato ad amare per i suoi simpaticissimi ed intramontabili film di fine anni ’60 e ’70, nei quali era l’indiscusso protagonista di brillanti commedie all’italiana, in chiave strettamente erotica. Il nostro amico però non ha fatto solo film in cui prima ancora del suo talento apprezzavamo le generose forme di avvenenti attrici che lavoravano al suo fianco ma ha interpretato e continua tutt’ora ad interpretare, in teatro, Pirandello e Molière.

Tra una battuta e l’altra, una recitazione e l’altra, ho parlato con Lando di belle donne e soldati, cinema e teatro, politica e costume, apprendendo che si è avvicinato alla destra per la grande stima che aveva per Giorgio Almirante e che è diventato amico di Gianfranco Fini agli inizi degli anni ’90, sugli spalti dello Stadio Olimpico, ove era solito vedere la Lazio in compagnia di Sergio Cragnotti. Un velo di malinconia è sceso sul volto del grande Lando solo quando mi ha raccontato che a causa delle sue idee politiche talune Regioni governate dal centro sinistra gli hanno chiuso in faccia le porte dei loro teatri privando i loro concittadini di vedere teatro di altissimo livello ma il buon Lando che per questo pur si rammarica, va dritto con le sue convinzioni e le sue idee, convinto che la politica non
dovrebbe entrare nello spettacolo e nella cultura e non fa “spallucce” al prepotente e al politico di turno perché solo così riesce a guardarsi allo specchio la mattina quando si fa la barba.

A che età e perché sei diventato attore?

A otto anni dissi a mio padre che volevo fare l’attore e per tutta risposta ricevetti uno schiaffone, lo ricordo ancora. Quello schiaffone fu forte ma mi convinse che ero davvero intenzionato a fare l’attore e cementò questo mio desiderio al punto che poi, quella che era solo una velleità, è diventata la mia professione. La vera fortuna è nascere con un carattere forte e determinato che ti porta anche a sopportare sacrifici enormi pur di raggiungere l’obiettivo che ti sei prefissato. In genere chi ha un naso pronunciato ha un carattere forte e tu ed io…abbiamo un naso niente male. Ricordo ancora le difficoltà da superare in una grande città come Roma, da solo; avevo diciassette, diciotto anni, ero senza protezione e senza soldi, non sempre mangiavo due volte al giorno ma avevo una grande voglia dentro di me, volevo fare l’attore, volevo impormi e ce l’ho fatta con la volontà e l’impegno. Un attore studia, si aggiorna, fatica e solo dopo tanto impegno e tanta gavetta riesce a svoltare e a diventare un bravo attore. Quando preparo uno spettacolo, ancora oggi che ho oltre quarant’anni di esperienza, provo e riprovo per molte ore facendo su e giù per la stanza mille volte al giorno, per perfezionismo e per il gusto di non sbagliare niente. Ecco, questa è Ercole, la mia testa, solo lei alleno, non sono uno che fa sport, che va in palestra o a correre, alleno solo il mio cervello.

Serve la politica nel cinema e nel teatro per far lavorare un attore?

Per essere un bravo attore servono solo la gavetta e l’impegno costante, la politica non dovrebbe entrarci anche se non ti nascondo che per le mie idee politiche non posso lavorare in molti teatri della Toscana e dell’Umbria perché coloro che governano quelle Regioni temono che faccia opinione e che faccia perdere i voti ai loro partiti. La gavetta è importante perché se Leonardo non avesse saputo tenere uno scalpello in mano non sarebbe mai diventato Leonardo e perché se un Generale non è stato un soldato non può fare il Generale. L’esperienza e la consapevolezza di ogni livello di difficoltà è tutto nella vita e in qualsiasi professione. La politica non dovrebbe entrare nella cultura e nello spettacolo perché lì contano solo la preparazione ed il talento, chi non capisce questo è in malafede e non va lontano. Io non sono come Dario Fò e Paolo Rossi che non salgono sul palcoscenico se non hanno battute contro i loro avversari politici e che affiancano alle loro doti le loro idee politiche in maniera esacerbata ed inopportuna. Io no, non faccio questo, per me lo spettacolo e la recitazione sono altra cosa e la deontologia professionale vale ancora qualcosa. Molti anni fa interpretai un sindacalista e mi calai perfettamente nella parte di un lavoratore che rappresentava i compagni di lavoro e che era di sinistra. Il film fu un successo perché evidentemente io avevo pensato solo a fare l’attore e non alle  mie  idee  politiche  diametralmente  opposte  da quelle del sindacalista che interpretavo. Prova a vedere se un attore di sinistra riesce ad interpretare in maniera corretta un personaggio di destra. Io ti dico di no e questo, purtroppo per loro, è una grande limite per un attore.

Anche Beppe Grillo usa colorire politicamente i suoi spettacoli.

Ma tutti quelli di sinistra ci mettono sentimenti politici nei loro spettacoli, anche Montesano se vogliamo fa spesso riferimenti che potrebbe talvolta evitare essendo un bravo attore. Ma nessuno è così diretto e costante in questa azione come Fò e Rossi, due vere e proprie bandiere della sinistra italiana sul palco. Grillo scherza ed ironizza su tutti, anche su personaggi di sinistra ed è meno pesante da sopportare rispetto agli altri due che agiscono a senso assolutamente unico. Grillo no, lo ripeto, ha più buon senso ed è un po’ più…equidistante.

Quindi laddove governa la sinistra Lando Buzzanca non lavora.

In diversi posti è proprio così purtroppo, ma in altri, dove governano i Generali e non i caporali piccoli ed invidiosi, per fortuna non è così. Gasbarra e Veltroni mi offrono spesso lavoro e si mostrano affascinati dalla mia verve e dalla mia bravura al punto che spesso mi invitano alle loro manifestazioni e mi fanno fare spettacolo. Gasbarra in particolare mi vuole spesso a Palazzo Valentini ed ogni volta che mi presenta al pubblico magnifica le mie doti in maniera fin troppo generosa.Ma loro sono due “Generali della sinistra” e non due caporali!

Hai parlato di invidia prima, a cosa ti riferivi in particolare?

A tutti coloro che vedendoti scendere da una bella macchina che ti sei comprato con fatica, non pensano che quarant’anni fa eri solo a Roma, al freddo e sotto la pioggia e mangiavi un panino al giorno per tentare di inseguire un sogno, ma sospirano e dicono: “guarda un po’ Buzzanca i soldi che ha…”, non considerando i tuoi sacrifici e soprattutto non considerando che loro non li avrebbero mai fatti quei sacrifici.

Germi, Pietrangeli, Lattuada, Zampa, Risi, Loy e De Sica. Chi è stato il più grande?

Germi, senz’altro Germi, si differenzia da tutti gli altri -di grandissima levatura artistica pure loro- per la passione che aveva per la sua professione. Aveva un senso della professione e una serietà encomiabile, lavorava di continuo. Era un uomo onesto, umile e di grande spessore umano. Al mio debutto, quando ero poco più di un ragazzino, mi venne vicino e mi disse sei contento Lando, ti è piaciuta la parte, sei contento?

A casa di Lando, nel cuore di Roma

Divorzio all’Italiana, “La Parmigiana”, Sedotta e Abbandonata, Il Magnifico Cornuto, Don Giovanni in Sicilia, Caccia alla Volpe: quali di questi film ti è rimasto nel cuore?

Ho visto qualche giorno fa in prima serata su Sky, Don Giovanni in Sicilia ed ho avuto un momento di malinconia ricordando quei tempi, era il 1967 e ho pensato alla bellezza di lavorare con un altro grande regista quale era Lattuada e a un testo tirato fuori da un libro che avevo letto quando avevo fatto l’Accademia artistica e ho pensato per un istante che forse, a quei tempi, ero più bravo di quanto non lo sia oggi. Vedi Ercole, io vivo di dubbi, di incertezze, penso sempre chissà se ho recitato bene e se ho trasmesso al pubblico quello che volevo. E forse, se a distanza di quarantaquattro anni, ancora lavoro a tempo pieno, vuol dire che sono bravo davvero e che vivere con i dubbi e l’umiltà di quando ero un giovane attore mi fa impegnare sempre più, ricercare la perfezione e lavorare ancora. Come ti dicevo prima, quando preparo uno spettacolo, mi apparto da tutti e rimango da solo per tre o quattro mesi a studiare e provare mille volte.

De Filippo, Visconti e De Sica. Chi è il “Don dei Don”?

Bella, bella davvero questa! Il più aristocratico era Visconti ma il Don vero, quello più Don di tutti era Don Edoardo. Che persona, che signorilità, che uomo! Pensa, un giorno mi chiamano per interpretare un film a puntate tratto dal Cilindro di De Filippo e la mattina presto, prima di iniziare le prove, mi sento chiamare prima di entrare in scena da una voce marcatamente napoletana. Era Don Edoardo, mi offrì il caffè e mi disse che era venuto a vedere se davvero io interpretavo quel personaggio perché lui aveva dato l’ok solo se Buzzanca faceva il protagonista perchè… voleva lasciare il suo Cilindro in buone mani, mi disse. Ma i De Filippo hanno segnato una pagina intramontabile nella storia del cinema e del teatro italiano, anche Peppino era grandissimo e anche a lui mi sono rivolto qualche volta con il Don”. Peppino era semplicemente geniale, un personaggio unico, un grandissimo attore, per certi versi addirittura più bravo di Don Edoardo. Una sera mi offrì la cena alla Scala di Milano e mi disse: “giovanotto, tu farai i soldi perché tieni ‘na bella faccia e sei simpatico”. Effettivamente mi è andata bene nella vita e negli anni ho sperimentato che la simpatia in ogni campo è un bel biglietto da visita e tu pure… ne sai qualcosa.

Hai interpretato Pirandello, cosa ha lasciato in Te questo grandissimo autore?

Fin da bambino sono stato inseguito da due personaggi, uno era Liolà e l’altro era Petruccio della Bisbetica Domata. Liolà mi è piaciuto molto interpretarlo, mi ha commosso ed esaltato. Era il saggio del paese, impersonificava l’amore per la vita, per la natura, per la terra. Per la prima volta l’ho interpretato a cinquant’anni, dieci anni fa. Pirandello è molto discorsivo, va studiato a fondo prima di interpretarlo, va parlato non puoi recitarlo.

Chi è per te il più grande attore di tutti i tempi?

Rispettando la bravura di Sordi e di tutti gli altri, il più bravo in assoluto è stato per me Tognazzi, l’attore per eccellenza. Gli altri hanno sempre fatto le stesse parti, Sordi il romano un po’ guascone, l’altro l’attore drammatico, l’altro ancora l’attore comico, Tognazzi ha sempre cambiato personaggio ed è sempre stato bravissimo.

Chi è oggi Lando Buzzanca?

È lo stesso del 1958 quando sono arrivato a Roma, oggi sono con i capelli magari un po’ più bianchi ma con la stessa energia e la stessa grandissima voglia di fare l’attore sempre, comunque e dovunque.

Pubblicato sul “Corriere del Sud Lazio” n.18 del 2005

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