E’ ormai una piacevole abitudine, per chi scrive, passare molti momenti l’estate in acqua, da diversi anni, a chiacchierare con quel comunista di Nichi Vendola, ex Governatore della Puglia e brillante politico italiano, entrato in Parlamento in piena crisi della Prima Repubblica e talvolta più stimato dagli avversari politici che non da quelli del proprio schieramento politico. Còlto, pacato ma deciso, simpatico ed a tratti severo, il buon Nichi si è concesso al mio microfono a Suio Terme di Castelforte -a un passo da Scauri di Minturno ed a due da Sessa Aurunca- dove amiamo entrambi andare a rilassare la nostra mente ed il nostro corpo l’estate, circondati dalla bellezza e dalla cultura di una zona ricca di storia, tradizioni, arte e, come spesso amiamo sottolineare, buon cibo e buon vino.

Una certa destra amava Nichi Vendola, una certa sinistra no. Strano o sono giochi della politica?

Ho rappresentato nella coalizione del centrosinistra una novità ed un bisogno di rinnovamento molto grande. Per sconfiggere la destra ho sempre dovuto prima sconfiggere il candidato moderato del centrosinistra. Diciamo che ho dovuto battermi contro il centrosinistra delle nomenclature e che nella mia vita ho fatto tante battaglie contro le organizzazioni criminali e contro le mafie e questo ad una certa parte di elettorato è giunto come il messaggio di un uomo di legalità e quindi il mio consenso elettorale ha travalicato gli ambiti del centrosinistra.

Non amava la politica di Occhetto e Cossutta ed invece era solidale con quella di Bertinotti e Michele Emiliano, suo successore al governo della Regione Puglia.

Sono persone imparagonabili tra di loro, io sono cresciuto con la “stella” di Enrico Berlinguer e il mio padre politico è stato fino alla fine Pietro Ingrao. Sto parlando di due grandi educatori, grandi personalità della politica che insegnavano la necessità di iniettare nelle vene della stessa tanta cultura.

Lei si definisce ancora oggi comunista?

Si, appartiene alla mia biografia, il comunismo è stato la mia famiglia, mio padre e mia madre, i riferimenti anche un po’, mi lasci dire mitologici; sono stato un antisovietico ed un antistalinista ma il comunismo come sogno di una società di liberi ed eguali ce l’ho sempre nel cuore.

Ha abitato per cinque Legislature gli scranni del Parlamento. Mi indichi le differenze esistenti da quando vi è entrato a quando vi è uscito.

Sono entrato nel 1992 proprio al culmine della crisi della Prima Repubblica e a quel tempo c’era persino, si immagini, nell’agonia del sistema dei partiti, qualcosa comunque di grande e di nobile mentre oggi non è rimasto invece quasi più niente di grande ma è rimasto molto di ignobile.

Vendola e la giustizia: alcune volte sono stati puntati i fari su di lei ma ne è poi uscito sempre indenne.

Mah, guardi, io sono una delle persone più perbene che ho conosciuto nella mia vita, penso che chi esercita potere debba sottoporsi alle verifiche di legalità con grande serenità e grande tranquillità.

Facciamo un gioco: io le faccio dei nomi, lei mi dia un aggettivo per ciascuno di loro. Iniziamo con Conte, il Premier non il mister eh!

Rasserenante.

Renzi.

Eccitante.

Di Maio.

Se ci fosse un aggettivo che contiene un sospiro metterei quello.

Vada per il “mah”, ok?

Sì, sì va bene.

Salvini.

Il più grande cialtrone della storia contemporanea.

Giorgia Meloni.

L’espressione, in una tendenza politica e culturale, quella del sovranismo, che è stata semplicemente ridicolizzata dalla pandemia. I problemi del mondo di oggi sono globali, l’idea che si possano affrontare in una logica nazionalista è qualcosa di antistorico.

Berlusconi.

Rispetto ai nuovi emergenti della destra, che sono espressione di una destra estrema che ha confidenza con gli ambienti neofascisti, Berlusconi appare oggi come un moderato. E’ sempre l’espressione del partito della ricchezza e della sfrontatezza della ricchezza ma ripeto, appare un moderato al loro cospetto.

Berlinguer ed Almirante, due personaggi contrapposti politicamente ma che possiamo definire gentiluomini.

Almirante è stato capace di un atto da galantuomo presentandosi a Botteghe Oscure ai funerali di Enrico Berlinguer, una cosa che ha espresso un sentimento di decoro nella lotta politica. Certo, Almirante ha una macchia nera indelebile che è stata quella non soltanto di essere stato protagonista della Repubblica di Salò ma di aver firmato il manifesto della razza che è una delle cose più difficilmente digeribili. Enrico Berlinguer è stato quello che ha preso il più grande partito comunista di Occidente e lo ha completamente liberato dalla subalternità all’Unione Sovietica  sulla strada dell’universalità della democrazia.

Il nome di un politico di oggi, di destra e di sinistra, che apprezza.

Guardando a sinistra apprezzo molto un giovane parlamentare come Nicola Fratoianni ed il sindaco di Milano Beppe Sala che è una bella testa politica mentre se guardo a destra apprezzo il suo amico Guido  Crosetto, una persona perbene con il quale è stato facile diventare amici nei miei anni al Parlamento pur essendo io, mi creda, abbastanza refrattario ai “tarallucci e vino“. Con Crosetto, però, siamo riusciti ad essere sempre molto rispettosi l’uno dell’altro ed anche, appunto, amici.

1978: forse lei stato il primo politico italiano ad aver fatto outing. Un gesto di grande coraggio direi.

Forse anche un po’ prima, epoche in cui il tabù era totale, paesino del sud, ricordi indelebili. Apparteneva questo atto a una caratteristica della mia personalità che era quella di non essere mai stato un ipocrita e di non saper dire le bugie. Ecco io sono uno che non sa assolutamente mentire, te ne accorgeresti (siamo passati automaticamente al TU ah ah ah ) in tre secondi se ho detto una bugia perché proprio non ne sono capace.

Bene, benissimo, ultime due domande, una simpatica ed una dolce. Quella simpatica, “alce e martello” a Sanremo. Che mi dici?

Ah ah ah che sei andato a scovare, sono stato chiamato da Davide Riondino e da Sabrina Guzzanti a partecipare all’avventura del Festival insieme ad altre personalità che componevano questo specie di coro che era la riserva indiana, con belle persone, da Guido Crepax a Mario Capanna a Sandro Curzi a Daria Brignardi. E’ stata un’esperienza molto bella quella di vivere per qualche giorno nel ventre di una macchina magica come il Festival di Sanremo. Vivere accanto a degli artisti veri, non dimenticherò mai la faccia di Pippo Baudo, con il quale avevo conoscenza e mi trattavo da diversi anni, che quando mi ha chiesto come mi chiamavo, perché ognuno di noi aveva un nomignolo indiano, mi venne spontaneo, lì per lì dire “alce e martello“.  Pippo fece una faccia sbalordita che non dimenticherò mai. 

L’ultima: seria, serissima, dolce, dolcissima. Tobia.

Tobia (occhi lucidi ndr) è la meraviglia della vita, io non l’ho rubato a nessuno, cresce come una meraviglia del creato come ogni anno vedi anche tu. Molto tempo lo passiamo qui a Casteforte dove abbiamo passato peraltro come sai tutto il periodo del lockdown e tutta l’estate perché ci sono le radici del nonno, il padre del mio compagno e qui ci troviamo benissimo tra mare e terme. Tobia cresce sano, contento ed è la nostra gioia! 

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