Per venticinque anni ha indossato maglie prestigiose nel palcoscenico mondiale del calcio, da quelle del Real e del Barca, a quelle dello Steaua Bucarest e del Galatasaray, passando per quella del Brescia ove ha giocato per due anni. Da vent’anni, con lo stesso entusiasmo di quando era in calzoncini, ha messo la tuta  per fare l’allenatore e insegnare ai suoi calciatori tattica e tecnica e mostrare loro il suo sinistro  che al di là del colore della maglia che indossava, abbiamo tutti -sempre e indistintamente- ammirato.   Una videointervista con il Maradona dei Carpazi, lui dalla sua macchina e  io dalla scrivania di un prestigioso e noto studio legale romano. Ne è nata una conversazione simpatica e divertente in cui abbiamo parlato di calcio e a microfoni spenti…di cibo!

Caro Gheorghe, entri nella galleria dei grandissimi numeri 10 che ho intervistato: Gianni Rivera, Francesco Totti, Giancarlo  Antognoni, Gianfranco Zola, Giuseppe Giannini e … Antonio Pingue, un mio amico di Scauri che dava e dà, tutt’ora, a cinquantanni, del “tu” al pallone come poi sanno fare.

Ciao Hercules, beh possiamo dire che qualcosa di buono ho fatto. Il calcio è la mia vita e mi ha permesso di fare un lavoro che mi piace e di stare bene fisicamente e con la testa. Sono felice!

Sei stato eletto più volte come il miglior giocatore rumeno di tutti i tempi, è una grande soddisfazione per te questa.

Quando cominci da piccolo a giocare pensi e speri di diventare il più forte, il migliore. Quando fai vedere tutto il tuo impegno i compagni e i tifosi sono contenti e apprezzano e io mi sono sempre impegnato tanto e allenato tanto per avere risultati ottimi e sono contento di averli avuti e di essere stato giudicato il giocatore più forte del mio Paese.

Tanto apprezzato e stimato da essere ancora oggi giudicato “il Maradona dei Carpazi”. Essere accostato a Diego credo sia per te un grandissimo onore.

Diego è stato un fenomeno 100&100, inarrivabile e per me essere avvicinato a lui è stato e è ancora oggi un grandissimo onore e un piacere.  In quegli anni c’erano tantissimi straordinari campioni ma Maradona era di un altro pianeta!

A che età hai capito che il calcio non era più uno sport e un divertimento per te ma stava diventando un lavoro?

A quindici anni quando la Federazione rumena selezionava i migliori giovani del Paese e io ero sempre chiamato. Mi resi conto che ero bravo, lo sapevo, lo vedevo sul campo, me lo dicevano i compagni e le convocazioni della Federazione sono state per me solo una conferma.

In che ruolo tu hai iniziato a giocare?

Numero 10 sempre, Hercules.

Se  eri fortissimo in serie A immagino quanto lo fossi a scuola o con gli amici da bambino.

Sempre numero 10 con la testa, anche da bambino, a scuola, per strada. Ovunque giochi, tra le pietre in strada o a San Siro o Wembley, se hai il 10 devi fare la differenza, devi avere creativo e devi essere determinante.

Hai giocato con grandissime squadre, però a me piacerebbe parlare la tua esperienza al Brescia. Come ti sei trovato in Italia e che tipo di rapporto hai avuto con il mister e con i  tuoi compagni?

Chi non si troverebbe bene in Italia? Perché al di là di vivere benissimo, mangiare bene, avere gente bella, in Italia tatticamente si impara tanto, tantissimo e l’esperienza fatta da voi mi è servita in tutte le squadre dove ho giocato e in tutti gli stadi del mondo. In Italia impari a curare tutti i dettagli da come preparare una partita, conoscere gli avversari, allenarti per migliorarti. Italia top! Due anni in Italia sono stati per me, anche se ho giocato nel Brescia che non era club per vincere e non con Juventus, Milan o Napoli, esperienza di grande formazione tattica.

Qual è stato il compagno di squadra a Brescia con il quale ti sei trovato meglio, calcisticamente parlando?

C’erano un paio di giocatori forti davvero ma la squadra era tutta unita e buona però giocatori come Radu e Neri erano bravissimi.

Torni mai in Italia, a Brescia?

Non posso perché alleno Farul Costanza  adesso e devo stare lì  perché il calcio è come la borsa, devi ogni giorno lavorare e stare attento, ti cambia tutto da un’ora all’altra. Devo essere sempre concentrato e presente in Romania ma Italia e Brescia sono nel mio cuore e nella mia testa.

Hai incontrato tantissimi campioni nella tua carriera, vorrei un nome, solo un nome di un di un allenatore e di un calciatore che hai stimato particolarmente.

Mircea Lucescu e Joahan Cruijff, basta nominarli, cos’altro potrei dire di questi due mostri del calcio?

A Barcellona giocavi con un certo Romario.

Grandissimo campione, fortissimo.

La tua carriera di allenatore ti soddisfa più o meno rispetto a quella di calciatore?

Il calciatore deve fare sempre bene il professionista e pensare a se stesso e a giocare mentre l’allenatore deve essere padre, professore, mentore e deve saper fare la tattica, deve saper far giocare la squadra con una direzione chiara tatticamente che porta tutti a spingere nella stessa direzione. Bellissime soddisfazioni tutte e due le cose ma fare l’allenatore è più complesso e difficile.

Calcio = soldi?

No, cioè porta soldi ma io l’ho sempre fatto per passione e lo avrei fatto anche se non portava soldi.

Per te il calcio è ancora una palestra di vita?

E’ un fenomeno sociale importantissimo e ti permette di stare con gli altri, di crescere e di stare bene in salute.

Gheorghe, vuole farti un’ultima domanda il mio grande amico, l’avvocato Marco Tocci, che è qui con me.

M. T. Sono un avvocato ma sono appassionato di calcio e sono grande amico di Ercole e di Renzo e innanzitutto voglio complimentarmi con te per quello che hai rappresentato per il calcio. Con quel sinistro hai fatto cose inanerrabili come altri mancini,  fuoriclasse assoluti come Maradona, Ronaldinho, Savicevic, insomma estro pazzesco, dribbling secco e facilità nel tirare. Ho però due curiosità: chi è stato è stato per te il difensore più ostico e chi è oggi il più forte difensore al mondo?

Due su tutti i più difficili con cui giocare contro, Baresi e Maldini, durissimi e fortissimi. Il più forte di tutti oggi è per me Sergio Ramos.

Riprendo il microfono io per chiederti di tuo figlio. Un talento vero che gioca con i Rangers. Quali sono le differenze tra voi?

Lui ama il calcio come me, è uno che ha molto talento e lo ha  confermato in un Paese difficile e con un calcio difficile come la Scozia ma in breve tempo è diventato uno dei migliori della sua squadra. Ha tutti e due i piedi mentre io ne avevo solo uno, l’altro solo per guidare ahahah.  

Però tu sei il Maradona dei Carpazi.

Ahahah, vero!

Dai Gheorghe l’ultima, chi vince il Campionato in Italia quest’anno?

Vorrei la Roma, è una buona squadra.

Grazie di tutto e a presto grande Gheorghe.

Di niente Hercules, se vieni tu in Romania o io vengo in Italia ci vediamo per un caffè!

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