L’Onorevole   Luigi   Ramponi,   Presidente   della Commissione Difesa della Camera dei Deputati

Ho sempre ritenuto che Ministro della Sanità dovesse essere un medico, Ministro delle Pari Opportunità una donna, Ministro della Giustizia un magistrato o un avvocato; purtroppo in Italia questo non sempre accade perché sia i Governi di destra sia quelli di sinistra, impegnati all’atto delle varie nomine a mantenere promesse, a rispondere a sollecitazioni esterne alla politica e a conservare intatti gli equilibri pre-elettorali, non tengono sovente conto di questi criteri. Nel caso della Commissione Difesa della Camera dei Deputati viceversa, migliore scelta l’attuale Governo non poteva fare, nominando Presidente l’Onorevole Generale Luigi Ramponi, che per oltre quaranta anni ha indossato con orgoglio e fierezza l’uniforme, ricoprendo incarichi di primissimo piano e di prestigio assoluto.

Preferisce che la chiami Onorevole, Generale o Presidente?

Bisogna essere chiamati con la funzione che si svolge, quando ero Tenente come lei, era giusto che fossi chiamato Tenente, oggi sono il Presidente della Commissione Difesa della Camera ed è giusto che mi si chiami Presidente.

Nel 1949 è entrato per la prima volta e da studente in una Accademia Militare ed oggi, a distanza di 50 anni, ancora lavora con i militari e per il bene dei militari. Che differenza c’è tra i militari di ieri e di oggi?

Le caratteristiche dei giovani sono negli anni mutate. A quel tempo noi avevamo la stragrande maggioranza di giovani che venivano per di più da una esperienza di lavoro, quindi più induriti, più esperti della vita e più maturi. Oggi la stragrande maggioranza è rappresentata da studenti che hanno caratteristiche diverse dal punto di vista comportamentale. Non c’è dubbio inoltre, che il livello culturale oggi è aumentato e che le generazioni attuali sono più alte e più belle fisicamente, forse però sono meno forti rispetto ai giovani del passato.

Cosa ha rappresentato e cosa rappresenta per Lei l’istituzione militare?

L’Istituzione militare è uno dei pilastri dello Stato e garantisce uno degli elementi fondamentali su cui si basa la vita della società. Sin dai tempi antichi gli uomini hanno cercato di riunirsi in classi, tribù ed organizzazioni sociali per due motivi fondamentali, quello della sicurezza e della giustizia. Oggi la sicurezza è una condizione fondamentale per poter consentire il progresso della società e va vista rispetto alle minacce interne ed esterne e al terrorismo, che può manifestarsi ovunque. La “difesa” della sicurezza è dunque un elemento cui dobbiamo dedicare grande attenzione, anche in chiave internazionale, perché non c’è dubbio che a minacce terroristiche che sono globali, la risposta deve essere indubbiamente globale e naturalmente unitaria anche in sede internazionale. Le Nazioni Unite si sono già espresse molto chiaramente nei confronti di questa minaccia invitando tutti gli stati a lottare e ad impegnarsi contro il terrorismo e di questo hanno preso coscienza la Nato e l’Unione Europea, che nella sua convenzione ha detto a chiare lettere come la minaccia terroristica debba essere respinta.

Dopo i tragici fatti dell’11 Settembre, cosa è realmente  cambiato  nelle  strategie  di  sicurezza adottate dall’Italia?

Non molto, anche dieci anni fa quando ero a capo del Sismi, l’Italia aveva rapporti abbastanza stretti con i Paesi dell’area mediterranea, oltre che con quelli della comunità occidentale. Compito dell’intelligence è quello di operare per la tutela dell’interesse nazionale e davanti a movimenti sotterranei e a tante azioni perverse nei confronti della società e delle Istituzioni, è giusto che lo Stato a sua volta si difenda.

Si sente parlare con sempre maggiore preoccupazione di possibili attentati anche in Italia: dobbiamo essere preoccupati?

Non più di tanto, certo, nessuno è in grado di dire che siamo tranquilli o immuni da attentati ma la nostra intelligence mantiene come al solito un alto livello di guardia e la preparazione degli uomini deputati alla nostra sicurezza è molto elevata.

Forze Armate e Croce Rossa Italiana: i nostri militari sono impiegati in vari teatri internazionali, dia un giudizio sul loro operato.

Eccellente. I nostri soldati, di qualsiasi grado, corpo ed età, operano con una altissima professionalità che è andata sempre migliorando negli anni e che dimostra l’efficienza della nostra struttura. Ovunque sono impiegati lavorano con scrupolosità, serietà, professionalità e determinazione per il ripristino della giustizia e della democrazia in territori martoriati dalla dittatura. La comunità internazionale plaude, come tutti noi, all’operato dei nostri militari che portano alto il nome dell’Italia.

Pubblicato su “Forum” in data 08.09.2003

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