Cagliari ieri, oggi e domani: a tu per tu con Mario Brugnera

È nato, calcisticamente parlando, inseguendo il mito del grande Omar Sivori: calzettoni abbassati e ricerca spasmodica del tunnel irriverente all’avversario di turno. Mario Brugnera è stato uno dei leader indiscussi ed è tuttora una delle bandiere più amate del Cagliari delle meraviglie, quello, per intenderci, dello scudetto del 1970, nel quale militavano anche Albertosi, Riva, Cera, Domenghini, Gori e tanti altri campioni.

Che ricordi ha del calcio dei suoi tempi e dei suoi ex compagni?

Un calcio affascinante e molto diverso da oggi, a quel tempo vi erano sei o sette giocatori davvero forti in ogni squadra mentre oggi, a parte l’Inter, che ha praticamente tre squadre, ogni società ha solo due o tre veri campioni. Le rose delle squadre erano di sedici giocatori che giocavano tutte le competizioni nazionali ed internazionali. Forse era un calcio un po’ più lento ma senz’altro più divertente. Quanto ai miei ex compagni con loro ho tuttora un ottimo rapporto e con quegli otto che si sono stabiliti in Sardegna, a conclusione della carriera, mi vedo ogni mese per la cena di rito e quattro risate tra vecchi … campioni d’Italia.

Perché un veneziano come Lei è rimasto in Sardegna tutta la vita?

Io sono veneziano e mia moglie è di Firenze e siamo attaccati alle nostre terre nelle quali ritorniamo due volte l’anno ma la Sardegna la conosce bene anche lei per il suo lavoro: paesaggi incantevoli, clima sempre mite, mare sereno e tanta cordialità nella gente.

Per lei il calcio è ancora una palestra di vita?

Ad un ragazzo consiglio di avvicinarsi a questo sport così come a Zola ho detto qualche tempo fa di non lasciare, perché è lo sport più bello del mondo ma certamente non è il mio calcio, quello fatto di allenamenti, sudore e partitelle ma piuttosto è oggi il calcio dei miliardi, delle televisioni e degli sponsor. Più che di palestra di vita parlerei di palestra …di guadagno.

Cosa bisogna fare per diventare un campione?

Oggi come ieri, per essere un campione, bisogna fare tanta gavetta e tanti sacrifici: niente discoteca, niente abbuffate, niente alcool, niente sigarette, tanto sudore e poche donne. Solo seguendo una condotta irreprensibile si può sperare, se si hanno le qualità tecniche, di sfondare.

Sembrano regole ferree ma poi sentiamo parlare di doping amministrativo e farmaceutico…

Cose che non conosco perché ai miei tempi si prendevano solo reintegratori ma credo onestamente che anche oggi non si abusi in medicine e non si faccia, nella stragrande maggioranza, ricorso a sostanze proibite perché lo sportivo è in genere un uomo puro e che tiene alla sua salute. Ai miei tempi il doping erano gli spaghetti alle aragoste, il pesce e il minestrone ma credo che anche oggi le ricette di un calciatore onesto non siano tanto lontane dalle nostre.

L’immagine più bella che conserva nella sua mente?

La vittoria dello scudetto e la gioia incontenibile di una intera Regione. Non c’è sardo, oggi come ieri, che non ricordi a memoria la formazione dello scudetto.

Chi è il più bravo giocatore con il quale ha giocato?

Tutti forti, come faccio a fare solo un nome, a scegliere tra Riva e Cera, Albertosi e Nenè, Tomasini e Nastasio, Domenghini e Gori, Greatti e Niccolai, Reginato e … Brugnera?

E Scopigno com’ era?

Un filosofo, aveva le sue idee e nessuno lo smuoveva dalle sue posizioni. Non sostituiva mai nessuno tranne che qualcuno non si rompeva una gamba. Ma il rapporto migliore l’ho avuto con Mario Tiddia, un grande uomo e un grande allenatore.

Se le dico Cellino cosa mi risponde?

Che è un uomo che ha fatto tanto e bene per il Cagliari ma che dodici anni fa ha sbagliato con me e gli altri sette campioni d’Italia del Cagliari che siamo rimasti a vivere qui togliendoci le tessere per la tribuna. Anche noi abbiamo fatto tanto per il Cagliari e la Sardegna, abbiamo vinto uno scudetto ma siamo stati messi da parte immotivatamente. Il tempo cancella tutto e siamo tutti più maturi e vogliamo tutti bene al Cagliari, se Cellino ci chiama siamo pronti a dargli la mano e a fare qualcosa di concreto per il nostro Cagliari. Non siamo da buttare ma abbiamo capacità, esperienza e sentimento.

Intervista effettuata presso lo stabilimento balneare militare di Cagliari

Come sarà il Cagliari senza Zola?

Come un cavallo senza le redini, il Cagliari ha buoni giocatori ma senza Zola perde il faro. Mi auguro che Gianfranco cambi idea e ritorni a deliziarci con le sue giocate.

Che rapporto ha con i tifosi?

Ottimo, perché anche io sono tifoso del Cagliari.

Lo segue ancora?

Sempre e con immutato affetto.

Cosa pensa dei giovani che difendono pace e libertà in terre straniere?

Ho un figlio, Enrico, che è Caporal Maggiore Scelto dell’Esercito Italiano e guardo con fierezza al suo servizio e a quello dei suoi colleghi che coraggiosamente girano il mondo per la salvaguardia di valori fondamentali, quali la pace e la libertà.

L’Onorevole Salvatore Cicu, Sottosegretario di Stato alla Difesa, vuole organizzare a Cagliari un evento sportivo a scopo benefico e a favore delle famiglie di quanti sono caduti nell’adempimento del proprio dovere o di quanti hanno patologie connesse all’espletamento del servizio prestato. Darà il suo contributo?

Conosco bene Cicu e lo stimo come uomo e apprezzo come politico, lui vuole bene alla Sardegna e a Cagliari tanto quanto me pertanto sosterrò la sua iniziativa e assicuro la partecipazione totale di tutti gli ex rossoblu, “campioni d’Italia del settanta”, per questa bellissima iniziativa che mi auguro nessuno voglia ostacolare o stupidamente strumentalizzare. Ce ne fossero di queste idee e di queste iniziative per chi soffre sarebbe un Mondo più bello e solidale.

Allora forza Cagliari.

Forza Cagliari e viva la Sardegna.

Pubblicato su “Lazio Sud Notizie” in data 16.10.2005

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