Andrea Carnevale: il calcio è sempre una palestra di vita

È sempre un piacere parlare con Andrea Carnevale, una persona schietta e trasparente che ti parla guardandoti sempre negli occhi e non chiedendoti mai di saltare una domanda o di sostituirla con un’altra, cosa che sovente, personaggi anche più affermati del nostro amico, sono soliti chiedere al giornalista di turno. Andrea no, lui va dritto per la sua strada e non si esime dal rispondere in maniera ferma ed istintiva anche alle domande più “compromettenti”, in piena coerenza con il suo carattere gioviale ma deciso, simpatico ma non remissivo. Andrea è uno che si è fatto da solo e che è arrivato in vetta al calcio che conta, giocando al fianco di tali Zico, Baggio, Giannini e … Diego Armando Maradona, dopo aver fatto una lunga gavetta e dopo aver iniziato a giocare all’oratorio di Montesanbiagio -località laziale nella quale è nato- ad un passo da Terracina e a due da Fondi-. L’estate ti capita di vederlo nella sua città natìa, parlare di calcio con il giornalaio, il barista, il prete, il commercialista, tutti suoi ex compagni di merende ai tempi in cui marinava la scuola per correre a giocare e … segnare. Poi, chi è più fortunato, come chi scrive, può ammirare il bello degli anni ’90, correre e palleggiare nella sua bellissima villa insieme a un nuvolo di ragazzini, figli, nipoti e amici degli amici. Nel salone della sua elegante e funzionalissima dimora campeggia una grande foto che lo ritrae insieme al più grande di tutti i tempi: don Diego Armando Maradona. E come non commuoversi ricordando un calcio che ci appare sempre più vecchio e logoro, un calcio dove contava solo il sudore del campo e dove non si pensava al doping amministrativo e farmaceutico, ai motorini lanciati dagli spalti e a combine più o meno evidenti. Un calcio del quale Andrea è stato uno dei protagonisti più osannati e più amati, per il suo modo, voce bassa e testa alta, di rendersi sempre disponibile con il bambino che gli chiedeva l’autografo, il giornalista che gli chiedeva l’intervista e la curva che lo voleva vedere correre ed esultare lì sotto per un suo goal. Così, questo campione di oltre un metro e novanta è entrato nel cuore dei tifosi ed è riuscito a restare se stesso anche quando formava con Maradona e Giordano il trio delle meraviglie che in tutto il mondo chiamavano MAGICA! Oggi, Carnevale è responsabile del settore giovanile e degli osservatori dell’Udinese.

Per quale squadra tifavi da bambino e chi era il tuo idolo?

Come sai tifavo per la Juve e sognavo Roberto Bettega, al quale sin da bimbo mi ispiravo. Mi piacevano di lui l’elevazione ed il colpo di testa, doti che nel tempo ho copiato a penna bianca.

A che età e in che ruolo hai iniziato a giocare?

A sette anni, a 100 metri da casa. Ricordo ancora che a volte marinavo la scuola per correre a giocare. Ho iniziato a giocare da subito da attaccante, all’oratorio e successivamente nel Fondi. Il mio Presidente era Germinio Lippa, un grandissimo personaggio, un uomo buono e competente di calcio che mi ha fatto in un certo qual modo da secondo padre. Ricordo ancora che la Domenica mattina mi veniva a prendere a casa e mi portava da lui, mi faceva mangiare e poi mi portava al campo a giocare. Tra me e lui c’era un rapporto di amicizia, affetto e stima. Altri tempi e altri personaggi.

Per te il calcio è sempre una palestra di vita?

Ne sono fermamente convinto, il calcio è uno sport bellissimo che appassiona milioni di persone nel Mondo ed è per me uno straordinario mezzo di aggregazione. Il suo valore è altamente educativo e positivo.

Udinese, Napoli e Roma, tre flash importanti della tua carriera, parlane.

Sono arrivato ad Udine via Catania, avevo 22 anni ed ho trovato in Louis Vinicio, un allenatore carismatico, che ha creduto fortemente in me. Era il 1983, c’erano buoni giocatori ma soprattutto c’era un grandissimo campione, Zico. Ho fatto molti goals, tutti mi hanno notato e sono stato acquistato dal Napoli, dove ho trovato campioni grandissimi ed inimitabili. Il numero uno era ovviamente Diego Armando Maradona. Sono rimasto per quattro anni a Napoli ed ho vinto molto: due scudetti, una supercoppa, una coppa Uefa e due volte la coppa Italia. Poi sono andato alla Roma, che per me era un sogno perché mi piaceva tutto, la città, l’ambiente, la squadra, le ambizioni del Presidente Dino Viola (… le donne- ndr-). Viola era una persona eccezionale, un uomo di altri tempi, puntava a vincere tutto e credeva in me. C’erano poi mister Bianchi, Voller, Giannini, Hassler, Cervone, Nela, Aldair e tanti altri campioni. I tifosi mi accolsero bene e tutto lasciava presagire che si potessero conseguire i successi di Napoli ma il calcio è strano, il pallone è rotondo e la Roma fu sfortunatissima, vinse solo una coppa Italia e perse ai rigori con l’Inter una finale di Coppa Uefa. Decisamente poco per una squadra che aveva questi campioni, che aveva sempre 80.000 persone allo stadio e un Presidentissimo. Una delusione grande per tutti noi e per i tifosi ma tre anni che rimarranno comunque per sempre nel mio cuore.

La Nazionale: ricordi ed emozioni.

Una pagina importantissima della mia vita, tante gioie e tante soddisfazioni, un’emozione unica indossare la maglia della Nazionale, è quanto di più straordinario possa esservi per un calciatore ma onestamente anche una grandissima delusione. Mi aspettavo di essere titolare ai Mondiali di Italia ’90 perché ero in grandissima forma ma finii improvvisamente in tribuna nonostante Vialli non stesse giocando bene e non fosse in condizione. Ok
per Schillaci che si era straordinariamente ed imprevedibilmente imposto a suon di goal ma l’altro posto in attacco spettava di diritto a me perché ero in grande forma ed ero psicologicamente a mille perché si giocava a Roma ed io ero stato appena acquistato dalla Roma. Purtroppo andò male e sai bene come finì.

E il “vaffa” a Vicini.

Lo dissi perché non meritavo di uscire in quella partita ed ero deluso. La gente, i tifosi ed oggi anche Vicini, sono sicuro che hanno capito.

Zico, Maradona, Baggio e Giannini, in rigoroso ordine cronologico, sono quattro leaders con cui hai giocato. Raccontami brevemente come sono fuori del campo.

Quello che hanno fatto in campo lo sanno tutti, fuori sono tutti e quattro bravissimi ragazzi. Zico e Giannini sono due personaggi sereni e taciturni. Baggio racconta ininterrottamente barzellette, se sei con lui tre ore racconta barzellette per tre ore se sei con lui per sei ore te le racconta per sei ore. È un ragazzo allegro e vivace. Diego è Diego. L’estro che ha in campo è lo stesso che ha al di fuori del rettangolo di gioco, dove scherza, è simpatico, allegro, affabile e generoso. Tutti gli aggettivi positivi che conosci mettili perché Diego li ha tutti. Ogni volta che posso lo vedo perché ha una carica incredibile ed è un grande amico.

Che lavoro fai per l’Udinese?

Sono il responsabile del settore giovanile e degli osservatori della società a livello nazionale. Un compito delicato che mi gratifica e che credo, stando ai risultati, di svolgere bene.

Dove può arrivare l’Udinese quest’anno?

L’obiettivo iniziale era quello di tentare migliorare la classifica dello scorso anno che già era stata positiva e che ci ha consentito di partecipare quest’anno alla Coppa Uefa. La nostra società è di primissimo ordine così come lo staff tecnico e tutta la rosa dei giocatori, intorno a noi c’è una sana passione dei tifosi che comunque non ti assillano e ti permettono di lavorare seriamente. Tutto questo fa sì che mister Spalletti lavori senza ansie e con grande entusiasmo ottenendo risultati positivi che, mi auguro, riescano a farci raggiungere quel quarto posto che ci consentirebbe di accedere ai preliminari di Champions League.

Tanti i campioni nati o calcisticamente cresciuti nel sud pontino e nel frusinate: Carnevale, Altobelli, Policano, Faccenda, Di Carlo, Fava, Pecchia, Giannichedda, Serao, Lotti, Brunner, Falso e tanti altri ancora. Chi segue e fa crescere questi giovani?

Sai bene quanto sia attaccato alla mia terra e alle mie origini, conosco praticamente tutti i campi di gioco di queste province che rappresentano zone fertili per il calcio. Purtroppo però non ci sono grandi imprenditori che investono nei settori giovanili o nelle società semi-professionistiche; si è fatto molto ma si potrebbe fare ancora di più per valorizzare questo vivaio che è tra i più floridi in Italia. L’uomo che nella zona è il vero Moggi a cui tutti si rivolgono per sapere il valore di un giocatore è tuo cugino Antonio Fragasso che nei trenta anni di sua attività a fatto esordire in serie A, B, e C decine e decine di giocatori, alcuni dei quali sono poi approdati alle squadre di vertice italiane e addirittura in Nazionale.

Questa estate organizzo a Minturno una giornata di calcio a cui parteciperanno campioni di ieri e di oggi unitamente ad altri amici parlamentari e giornalisti della zona, per ricordare due cari amici deceduti prematuramente. Sarai dei nostri?

Sono sempre pronto ad iniziative di solidarietà perché ritengo che chi è più fortunato nella vita debba aiutare chi è più sfortunato o ricordare chi purtroppo non c’è più. Se non avrò impegni con l’Udinese sarò senz’altro presente a questa giornata di sport e di riflessione.

Grazie Andrea ed in bocca al lupo per l’Udinese.

Grazie a te ci sentiamo presto e un saluto a tutti i lettori del Corriere del Sud Lazio.

Pubblicato sul “Corriere del Sud Lazio” n. 15 del 2005

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