Xavier Jacobelli: giornalismo e sport le mie passioni

Siamo abituati a vederlo al Processo di Biscardi mantenere sempre la calma anche quando altri illustri colleghi gridano veementi per un rigore dato o non dato o per un fuorigioco di tre centimetri. Lui no, Xavier Jacobelli, una vita nel giornalismo e nello sport, impone a tutti il suo stile, la sua educazione, la sua competenza e con fermezza e risolutezza afferma i suoi principi, che poi, guarda caso, sono sempre quelli più oggettivi e più corretti.Per alcuni impone una certa sudditanza psicologica ai colleghi per il suo modo tutto elegante ma deciso di far rispettare le regole e di evidenziare la “malagestione del Palazzo”, senza far sconti all’editore o al politico di turno. Dopo una brillante carriera che lo ha visto negli anni dirigere programmi sportivi televisivi e due grandi quotidiani quali Tuttosport e il Corriere dello Sport Stadio, il buon Xavier è passato un anno e mezzo fa a dirigere con la stessa lungimiranza e correttezza -che lo hanno contraddistinto nella sua lunga carriera- un altro importante quotidiano, questa volta non sportivo, quale Il Giorno di Milano, senza trascurare però il suo amore per lo sport. Pochi giorni fa inoltre il Direttore ha deciso di assumere anche la direzione di QS, un nuovo quotidiano sportivo, per essere sempre più a contatto con lo sport, che considera uno straordinario mezzo di aggregazione e cultura. Profittando di una vecchia e cordiale amicizia ho incontrato Jacobelli e parlato con lui a 360 gradi di giornalismo e di sport.

Direttore, per lei il giornalismo è una vocazione, una passione o solo una professione?

Questo mestiere si fa essenzialmente per passione, io ho iniziato a fare il giornalista quando avevo superato da poco la maggiore età, nell’anno della maturità liceale ed ora ho 44 anni e festeggio le nozze d’argento con il giornalismo. È un mestiere, il nostro, che si intraprende per passione, che consente di vivere dignitosamente ma che, a differenza di altre professioni e altri mestieri non arricchisce pur comportando sacrifici sotto il profilo umano, personale e mettendo a dura prova le relazioni interpersonali. Stiamo parlando di una professione totalmente fuori dagli schemi dal punto di vista degli orari e, per chi fa il giornalista sportivo, non esistono week end perché la maggior parte degli avvenimenti sportivi sono concentrati proprio nel fine settimana. Un giornalista ovunque svolga il suo lavoro è impegnato mediamente per dodici o tredici ore al giorno; da quanto ho sin qui detto si evince inequivocabilmente la particolarità di questa professione e si comprende facilmente che non si diventa giornalista per mera scelta personale o economica ma ci deve essere molto di più. Il giornalismo è una splendida “malattia” che se ti prende non ti lascia più!

Crede nell’esistenza dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti?

Non credo che un tesserino faccia un giornalista ma credo che siano la carta e la macchina da scrivere a fare di un uomo un giornalista. Sono tuttavia ben disposto verso l’Ordine inteso non come insormontabile istituzione tesa a deliberare la titolarità di un individuo ad essere appunto giornalista ma piuttosto come un’istituzione che si occupa di tenere aggiornato l’albo dei giornalisti e che si adopera per una sempre più approfondita conoscenza e per un sempre più adeguato innalzamento culturale del giornalista a livello nazionale ed in modo uniforme.

Crede nell’esistenza della Federazione Nazionale della Stampa?

Assolutamente sì, credo che il sindacato tuteli l’attività di ogni lavoratore e pertanto sono favorevole verso questa struttura che opera a tutela e salvaguardia di tutti i giornalisti e quindi indirettamente anche della pubblica opinione, che si forma tra la gente solo se i giornalisti possono scrivere e raccontare in maniera libera e senza condizionamenti ciò che sanno e che approfondiscono.

La Legge 150 del 2000 prevede che presso gli uffici stampa pubblici e privati operino esclusivamente giornalisti. Crede siano giusti i dettami di questa legge?

Sì perché, senza offesa per nessuno, penso che ognuno debba fare il mestiere che sa fare e per il quale si è formato, pertanto nessuno meglio di un giornalista può occuparsi degli uffici stampa, dell’informazione e della comunicazione, a tutela sia degli enti per i quali lavora sia degli interlocutori. Inoltre, particolare non di minore importanza, quella del giornalista è una professione in grande crescita ed espansione e quindi con picchi di disoccupazione considerevoli e non trovo giusto che una professione tipicamente giornalistica possa essere sottratta ai giornalisti ed essere affidata a terzi non abilitati all’esercizio della stessa e alla relativa deontologia professionale. Una legge, la 150 del 2000, che rende giustizia ai giornalisti e con la quale sono in totale sintonia per gli elementi che ho esposto.

Che consigli si sente di dare ad un giovane che vuole intraprendere questa professione?

Mi sembra davvero eccessivo poter dare consigli, semmai posso provare a dare suggerimenti in virtù della mia età e soprattutto della mia venticinquennale esperienza dietro ad una macchina da scrivere e con un microfono in mano. Per me la cosa ai giorni nostri più importante per un giornalista è avere una solida base universitaria e la conoscenza di almeno due lingue, inglese e francese. La conoscenza dell’inglese deve essere approfondita perché è la lingua di Internet, cioè di quella finestra sul mondo aperta 24 ore su 24. A questi elementi fondamentali bisogna evidentemente aggiungere una grande dose di pazienza e saper aspettare, senza pretendere di volere tutto e subito. Spesso sono invitato nelle scuole, dalle elementari alle superiori, per parlare di questa professione e mi accorgo che esiste e resiste questo stereotipo del grande inviato con la valigia sotto la scrivania sempre pronto a partire. Questo stereotipo affascina lo studente come l’uomo della porta accanto e non riguarda solo l’idea che ci si è fatti del giornalista sportivo ma tutta la categoria dei giornalisti, dall’inviato di guerra a quello di cronaca nera, da quello di cronaca rosa a quello parlamentare; il fascino per il giornalista cresce sempre più ed anima sempre più persone ad inseguire questa professione. Non bisogna però dimenticare che questa è la punta dell’iceberg di una professione che invece comporta un lavoro la maggior parte delle volte oscuro e fatto di capacità di documentarsi, di costruirsi un archivio personale, di cercare di controllare una notizia alla fonte e di non essere travolti o pervasi dalla smania dello scoop ad ogni costo, perché il vero scoop è per me quello di fare bene e seriamente il proprio lavoro e poi certamente, quando si hanno la fortuna, la bravura e la capacità di avere una notizia che la concorrenza non ha, di darla per primo ma questo è ovviamente un altro discorso.

Lei ha conosciuto nel corso della sua affermata carriera personaggi di primissimo piano. Che ricordo ha dell’Avvocato Agnelli?

Un ricordo nitidissimo e bellissimo di quando lo incontrai la prima volta alle nove del mattino nel suo studio al Lingotto. Una persona eccezionale, un grande tifoso della Juventus e del calcio in generale. Mi venne subito incontro con fare cordiale e si lanciò in un grandissimo elogio per i giornalisti sportivi, precisando però che nonostante scrivano benissimo e i loro giornali siano ben fatti non poteva leggerli perché non aveva tre o quattro ore al giorno a disposizione. Mi fece poi contattare dalla sua segretaria per avere la foto che gli scattammo in occasione del classico debutto stagionale della Juventus a Villar Perosa e mi mandò successivamente un biglietto di ringraziamento con su scritto che non aveva tempo per leggere i giornali ma gli piaceva molto vedere le foto. Un personaggio davvero unico con il quale passai tre ore a parlare di tutte le sue Juventus, di Platini, di Ravanelli, di Vialli e di Baggio. Un personaggio unico, pensi che mai, in oltre quattro anni che ho diretto Tuttosport, ho ricevuto una telefonata sua o di un suo collaboratore per criticare un commento o una critica pubblicata sul mio giornale nei confronti della sua Juventus. Un gentiluomo ed un grandissimo intenditore di calcio.

Direttore, come ogni anno anche per questa estate  sto  organizzando  con  il  patrocinio  del Comune, a Scauri di Minturno, una partita di calcio che vedrà scendere in campo giocatori di serie A, B e C. Darà in qualche modo il suo patrocinio all’iniziativa?

È una bella iniziativa che ogni anno lei porta avanti con entusiasmo coinvolgendo calciatori famosi. Plaudo all’evento ed assicuro il patrocinio della mia testata alla manifestazione così come ho fatto quando ero Direttore del Corriere dello Sport Stadio.

La Castagna d’Oro ricevuta da entrambi lo scorso anno, per la categoria “giornalisti” nell’ambito del premio Pietro Calabrese

Pubblicato sul “Corriere del Sud Lazio” n. 17 del 2005

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