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	<title>Ercole Fragasso</title>
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		<title>Micaela Ramazzotti: la vita è un dono, godiamocela ogni giorno!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 16:22:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Statuaria, bellissima, simpaticissima, travolgente: in una parola autentica! Questa è l’impressione che mi ha fatto Micaela Ramazzotti (che ho intervistato ad Itri), attrice e regista, salita alla ribalta della notorietà per la sua disarmante bellezza che unisce, con assoluta disinvoltura, ad una capacità di interpretazione spontanea, viscerale, magnetica, oserei dire. Un incontro, quello con Micaela, [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Statuaria, bellissima, simpaticissima, travolgente: in una parola autentica! Questa è l’impressione che mi ha fatto Micaela Ramazzotti (<em>che ho intervistato ad Itri)</em>, attrice e regista, salita alla ribalta della notorietà per la sua disarmante bellezza che unisce, con assoluta disinvoltura, ad una capacità di interpretazione spontanea, viscerale, magnetica, oserei dire. Un incontro, quello con Micaela, simpatico, allegro, vero, tra <em>“romani de Roma”.</em></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/06/PRIMO-PIANO-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-2122" style="aspect-ratio:0.6669951112290143;width:305px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/06/PRIMO-PIANO-683x1024.jpg 683w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/06/PRIMO-PIANO-200x300.jpg 200w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/06/PRIMO-PIANO-768x1152.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/06/PRIMO-PIANO-1024x1536.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/06/PRIMO-PIANO.jpg 1312w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Benvenuta ad Itri, Micaela. Come sei stata accolta dai cittadini e che idea hai di questa bella cittadina a due passi da Sperlonga, Gaeta, Scauri, Formia?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie Ercole, beh sono stata accolta benissimo, la gente è cordialissima e vivace, i posti meravigliosi, tra monti e mare e il primo bagno della stagione l’ho fatto con la mia famiglia proprio a due passi da qui, stamattina, a Sperlonga. Un incanto!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Bene, buoni motivi per tornare in questa zona.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ahahah, certamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sei attrice e regista di successo, hai conquistato il pubblico e la critica con i tuoi film. Quando hai deciso di diventare attrice e quando hai capito che saresti riuscita a diventarvi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono sempre stata attratta dal mondo dello spettacolo e dalla macchina da ripresa ma credo che la percezione l’abbia avuta intorno ai trent’anni, allorché le mie doti hanno iniziato ad emergere ed il pubblico ha iniziato ad apprezzarmi. In quel momento ho cominciato a credere maggiormente nelle mie capacità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Eppure, solo qualche anno prima, eri andata a Londra a fare … la cameriera.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ahahah, non ti sfugge niente. Beh, volevo imparare l’inglese, ahahah.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="846" height="900" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/06/ramazzotti.jpg" alt="" class="wp-image-2130" style="aspect-ratio:0.9400080432235841;width:413px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/06/ramazzotti.jpg 846w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/06/ramazzotti-282x300.jpg 282w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/06/ramazzotti-768x817.jpg 768w" sizes="(max-width: 846px) 100vw, 846px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dai fotoromanzi su <em>“Cioè”</em> a Virzì, Verdone, Muccino, Pupi Avati, Placido e tanti altri mostri sacri della regìa. Insomma, un gran salto, complimenti! Il tutto si deve ai tuoi studi e ai tuoi corsi di perfezionamento.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;Sì, guarda, terminato il liceo artistico sono andata all’Accademia delle Belle Arti, a Via Ripetta, a Roma, che poi non ho finito perché ho iniziato a lavorare e poi è arrivata la “<em>dizione</em>” perché sono stata anche doppiatrice, sai? È mia, per esempio, la voce di Samantha nel doppiaggio italiano del celebre film “Lei” (Her) di Spike Jonze, del 2013. Insomma, ho cercato di fare quanto più potevo e di perfezionarmi per lavorare in un mondo che, come ti ho detto, mi ha sempre affascinato. &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nasci nella periferia di Roma, quanto ti sei portata dentro delle tue origini, nelle tue interpretazioni?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Beh, c&#8217;è quello che vedi, quando reciti ti porti dentro un po&#8217; il tuo linguaggio, la tua voce, la tua gestualità poi, però, per fortuna, c’è tanto altro; interpretando altri personaggi parli altri dialetti, nel mio caso il toscano ed il siciliano, per esempio, poi interpreti e quindi “vivi” altre donne, altri periodi storici, alte realtà. Sono arrivata nel film <em>“L’ombra del Caravaggio” </em>di Michele Placido ad interpretare Lena Antonietti, una delle muse e modelle predilette dall’artista, un po’ Santa e un po’, vabbè mi hai capito, dai. Pensa un po’!</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" width="948" height="1024" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/06/RAMAZZOTTI2-948x1024.jpg" alt="" class="wp-image-2126" style="aspect-ratio:0.9259546323567406;width:423px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/06/RAMAZZOTTI2-948x1024.jpg 948w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/06/RAMAZZOTTI2-278x300.jpg 278w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/06/RAMAZZOTTI2-768x829.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/06/RAMAZZOTTI2.jpg 1263w" sizes="(max-width: 948px) 100vw, 948px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai mai confuso Micaela con i personaggi che hai interpretato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi appassiono molto alla parte che devo recitare, la leggo e rileggo, tante volte, cerco di entrarci dentro il più possibile ma poi quando poso il copione in camerino o in una stanza di casa, quando “esco” dalla parte, sono per fortuna me stessa anche perché con tutti i personaggi che ho interpretato e che hanno abitato in me chissà che fine avrei fatto adesso, ahahah. Quando torno a casa ho solo voglia di stare con i miei figli, con la mia famiglia, con gli affetti più cari e di staccare la spina da tutto il resto. Certo, quando il regista ti dice che la scena è andata bene, torni a casa più serena e tutto scorre più piacevolmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai interpretato ruoli diversi e tutti ben riusciti come attrice e come doppiatrice e ti stai affermando anche come regista. Il film “Felicità”, del 2023, che stasera nell’ambito della rassegna Krisis proietteranno in piazza qui ad Itri, segna il tuo straordinario esordio anche come sceneggiatrice. &nbsp;</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="473" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/06/PIAZZA-ITRI-1024x473.jpg" alt="" class="wp-image-2123" style="aspect-ratio:2.1649484536082473;width:568px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/06/PIAZZA-ITRI-1024x473.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/06/PIAZZA-ITRI-300x139.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/06/PIAZZA-ITRI-768x355.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/06/PIAZZA-ITRI-1536x710.jpg 1536w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/06/PIAZZA-ITRI.jpg 2000w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Molto bella questa iniziativa, sono molto contenta di essere qui ad Itri in piazza, a vedere con il pubblico e tra il pubblico, questo film come si faceva negli anni Settanta. Un film che mi riempie di soddisfazioni e mi gratifica e che gira intorno ad un nucleo familiare profondamente disfunzionale e tossico formato da genitori egoisti e manipolatori. Un dramma familiare incentrato sulla ricerca della propria strada e della propria libertà e che denuncia un fenomeno purtroppo frequente e da sconfiggere.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="461" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/06/ERCOLE-MANZO-ADELE-1024x461.jpg" alt="" class="wp-image-2124" style="aspect-ratio:2.2193782768443215;width:532px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/06/ERCOLE-MANZO-ADELE-1024x461.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/06/ERCOLE-MANZO-ADELE-300x135.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/06/ERCOLE-MANZO-ADELE-768x346.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/06/ERCOLE-MANZO-ADELE-1536x692.jpg 1536w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/06/ERCOLE-MANZO-ADELE-2048x923.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai totalizzato cinquanta candidature e ben venticinque premi, tra cui spiccano un David di Donatello e quattro Nastri d’Argento, il Premio degli spettatori di Armani Beauty, il Premio Virna Lisi, il Premio Flaiano, Ciak d’Oro e Golden Ciak. Posso dire di essere tuo amico? &nbsp;Quale, tra questi Premi, ti porti nel cuore?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ahahah, certo, puoi dirlo, ahahah. Guarda, li porto tutti nel cuore perché sono riconoscimenti per la maggior parte inaspettati e quindi maggiormente apprezzati. Sono tutti, davvero tutti, importanti e belli per me. Certo, i riconoscimenti ottenuti per “Felicità” mi gratificano sotto vari profili professionali e mi commuovono ancora.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Prima del caffè e di andare a vedere il film, l’ultima domanda. La tua popolarità, la tua brillantezza e il tuo modo spontaneo di porti, ti portano ad essere modello per tanti giovani. Cosa ti senti di consigliare loro per il lungo cammino della vita?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Che la vita è un bene prezioso, ci è stata donata e allora viviamola e godiamoci la felicità e le tante cose belle che la vita ci regala.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="613" height="1024" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/06/RAMAZZPTTI3-613x1024.jpg" alt="" class="wp-image-2125" style="width:311px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/06/RAMAZZPTTI3-613x1024.jpg 613w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/06/RAMAZZPTTI3-180x300.jpg 180w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/06/RAMAZZPTTI3-768x1283.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/06/RAMAZZPTTI3-919x1536.jpg 919w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/06/RAMAZZPTTI3.jpg 991w" sizes="auto, (max-width: 613px) 100vw, 613px" /></figure>
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		<title>Paolo Paganini: il garbo nella notizia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 15:28:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalisti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Paolo Paganini, classe 1963 da La Spezia, è un noto ed apprezzato giornalista&#160;che lavora per Rai Sport. Volto familiare e dai tratti rassicuranti, lo abbiamo prima ascoltato a “Tutto il calcio minuto per minuto” (ha esordito nel 1993 in Genoa &#8211; Roma 2 a 0 al fianco di tali Sandro Ciotti e Mario Giobbe) e [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Paolo Paganini, classe 1963 da <em>La Spezia</em><strong>, </strong>è un noto ed apprezzato giornalista&nbsp;che lavora per Rai Sport. Volto familiare e dai tratti rassicuranti, lo abbiamo prima ascoltato a “<em>Tutto il calcio minuto per minuto” </em>(ha esordito nel 1993 in Genoa &#8211; Roma 2 a 0 al fianco di tali Sandro Ciotti e Mario Giobbe) e poi iniziato a vedere in TV e sempre nell’azienda alla quale è orgogliosamente legato da un cordone ombelicale, come ha testimoniato con il suo rifiuto alle avances di altre importanti e concorrenti emittenti televisive. Finissimo intenditore di calcio e di calciomercato, profondo conoscitore della Serie B, lo abbiamo visto condurre, negli anni, a<em> “Tutta B”, </em>la<em> “Domenica Sportiva”, “Sabato Sprint”, “90° Minuto”, “Calcio Totale”, “Dribbling Europei”, “Dribbling”, “Non solo mercato” </em>e nelle vesti di opinionista in altri importanti “contenitori” sportivi della Rai in occasione di campionati mondiali e campionati europei di calcio. Il tutto, senza dimenticare che è stato per diversi anni anche telecronista del nuoto (commentando tra l&#8217;altro i Campionati Europei di Berlino, i Mondiali di Fukuoka, varie edizioni dei Campionati Italiani e le tappe delle World Series). Insomma, Paolo, con un inizio giornalistico nella <em>Curia spezzina</em> e <em>all’Avvenire</em>, ci racconta da oltre trent’anni con garbo e pacatezza lo sport ai massimi livelli ed entra nelle nostre case sempre con sorriso ed umiltà.Tanti i riconoscimenti che ha ottenuto nella professione tra cui mi piace evidenziare quello di “Cavaliere” nell’ambito dell’Ordine Nazionale di Cavalieri dello Sport, associazione nata a Genova agli inizi degli anni Duemila e che premia quanti, legati al mondo dello sport, vi operano diffondendone i princìpi più puri. Conosco Paolo dal lontano 2013 allorché, ricoprendo un incarico in ambito governativo, transitavo spesso per Genova e talvolta facevo colazione con lui discettando di Juventus, Genoa, Samp e talvolta anche… La Spezia e Scauri!</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="716" height="776" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/04/Paolo-Paganini-2.jpg" alt="" class="wp-image-2114" style="width:460px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/04/Paolo-Paganini-2.jpg 716w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/04/Paolo-Paganini-2-277x300.jpg 277w" sizes="auto, (max-width: 716px) 100vw, 716px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per te, Paolo, il giornalismo è una vocazione, una passione o una professione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il giornalismo per me è stato una vocazione ed è una passione e una professione. Ho sempre voluto fare il giornalista. Vocazione perché da piccolo prendevo una cornice di un quadro mi sedevo, mettevo la cornice sul tavolo e iniziavo a parlare. Diciamo che così rompevo le scatole ai miei genitori ma era una cosa istintiva che mi piaceva.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa ti ha spinto a diventare giornalista e come e dove hai iniziato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho iniziato nella TV della Curia spezzina (Teleliguriasud) quando &nbsp;ero all’ultimo anno delle scuole superiori, prima facendo servizi per il Tg poi ho iniziato a condurre il Tg e poi le trasmissioni sportive sullo Spezia Calcio. Collaboravo anche per il quotidiano <em>Avvenire</em>. Tanta gavetta ma indubbiamente mi è servita nel corso della mia carriera.   </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Chi è stato il tuo “maestro”?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Beh, in Rai ne ho avuto tanti di maestri da De Laurentis a Galeazzi da Vallone a Giubilo e altri ma i miei veri maestri sono stati principalmente due: Mario Giobbe e Sandro Ciotti. Il mio percorso in Rai è iniziato infatti con le radiocronache per “<em>Tutto il calcio minuto per minuto”</em> e loro sono stati fondamentali nella mia crescita professionale. La radio è una palestra incredibile e mi è servita moltissimo anche quando sono passato alla televisione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E tu, di chi sei stato “maestro” tra i volti giovani del giornalismo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ho la presunzione di essere o essere stato maestro di qualcuno. Ho sempre dato consigli, spero utili questo sì, a tanti giovani colleghi che me li hanno chiesti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;<strong>Sei favorevole all’esistenza dell’Ordine dei giornalisti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&nbsp;</strong>Mi sono iscritto prima come <em>pubblicista </em>poi come <em>professionista</em> all’Ordine dei &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;giornalisti. Un Ordine professionale serve sempre per me perché disciplina e detta le regole deontologiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;<strong>La Legge 150/2000 prevede, come sai, che presso gli uffici stampa pubblici e privati, lavorino -con tale qualifica- esclusivamente giornalisti. Approvi tale obbligo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La professione del giornalista è cambiata con il tempo ed è in continua evoluzione. Per quanto riguarda nello specifico gli uffici stampa pubblici e privati credo vada analizzato caso per caso senza mettere necessariamente barriere insormontabili. È chiaro che chi lavora in questo settore debba avere un bagaglio di conoscenze importanti e un “taglio” comunque giornalistico.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Credi nella totale libertà dei giornalisti o pensi che siano limitati, nell’esercizio della loro professione e del loro sapere, da una parte, dall’editore che li stipendia e, dall’altra parte, dalla paura della <em>“querela di turno”?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">A proposito di “maestri”, un grande giornalista mi diceva sempre il “mestiere” del giornalista è una brutta bestia cerca di essere sempre te stesso, non ti far condizionare e fai il cronista racconta cioè quello che vedi con la massima chiarezza e trasparenza. È un insegnamento che ho sempre cercato di portare avanti nel corso della mia carriera. Se uno si comporta così non deve temere nulla perché è a posto con la sua coscienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sei stato mai condizionato dall’una o dall’altra cosa?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;No mai, non sono mai stato condizionato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dove inizia e dove finisce la libertà di stampa?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La libertà di stampa è uno strumento prezioso che va salvaguardato. Dove inizia e dove finisce sta anche, penso, nel comportamento di chi la esercita questa libertà di stampa. Senza pressioni o strumentalizzazioni e ognuno si deve prendere la responsabilità di quello che dice o scrive.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Credi che un giornalista debba raccontare solo ciò che vede o possa essere libero di rappresentare anche le proprie idee comportamentali, sportive, politiche. Mi spiego meglio, il grandissimo Francesco Repice non ha mai nascosto di tifare Roma e ciononostante è straordinariamente amato ed apprezzato dai tifosi di tutte le squadre calcistiche.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un giornalista, come dicevo prima, deve essere innanzitutto un cronista, raccontare e descrivere cioè nella maniera giusta, sintetica e corretta, quello che vede poi nulla vieta per me esprimere un parere personale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&nbsp;A proposito, per quale squadra tifi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono nato, cresciuto e ho giocato nello <em>Spezia</em>. È la mia squadra del cuore da sempre.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Domanda, proprio oggi, bruttissima: la Nazionale!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Nazionale è una ferita aperta per tutti. Non partecipare per la terza volta al Mondiale è una cosa assurda. Ma purtroppo è la realtà. Ci vuole un cambio di rotta radicale e profondo a cominciare dai settori giovanili dove devono essere lasciati liberi di giocare senza tatticismi i bambini, i ragazzi e dove deve essere premiata la meritocrazia. Poi credo che serva anche un tetto agli stranieri a partire dalle varie categorie giovanili. Il Lecce alcuni anni fa ha vinto il <em>campionato Nazionale Primavera</em> senza avere un italiano nella rosa. &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Due parole sulla bellissima famiglia di Rai Sport e sul mio amico Marco Lollobrigida.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Rai è sempre stato un punto d’arrivo per me. In passato ho avuto anche la possibilità di passare alla concorrenza ma la Rai è la mia vita e sono orgoglioso di essere un giornalista del servizio pubblico. Marco Lollobrigida è un fratello ed è un grande professionista, si merita di arrivare in cima alla vetta della nostra testata sportiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il calciatore che porti nel tuo cuore e perché.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il calciatore che porto nel cuore è Gigi Riva. Tifo Spezia ma lui era il mio idolo da bambino. Grande giocatore e grande uomo. Ho la maglia bianca del Cagliari con le strisce rossoblù in diagonale, dietro il numero 11 nero e il suo autografo. Un cimelio unico e straordinario per me!</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;<strong>Ci siamo conosciuti ed abbiamo “colazionato” qualche volta a Genova, quindici anni fa, ma alla fine è più buono… il <em>pandolce basso o quello alto</em>?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le nostre colazioni genovesi le ricordo sempre con piacere. Diciamo che tra pandolce basso o alto <em>per me vince sempre la focaccia.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Pascale Lora Schyns: miracolata da Aznavour</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 15:44:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Pascale Lora Schyns&#160;est une écrivaine et comédienne belge. Germaniste de formation, elle se dirige ensuite vers des études théâtrales (mise en scène) qui l&#8217;amènent à vivre aux États-Unis et en Amérique latine. Après une dizaine d&#8217;années passées en Espagne, elle est retournée s&#8217;installer sur le continent américain où elle se partage entre l&#8217;écriture, le théâtre [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph"><em>“Pascale Lora Schyns&nbsp;est une écrivaine et comédienne belge. Germaniste de formation, elle se dirige ensuite vers des études théâtrales (mise en scène) qui l&#8217;amènent à vivre aux États-Unis et en Amérique latine. Après une dizaine d&#8217;années passées en Espagne, elle est retournée s&#8217;installer sur le continent américain où elle se partage entre l&#8217;écriture, le théâtre et la danse. Elle est membre de l&#8217;Association des écrivains belges de langue francaise et de l&#8217;Association Royale des Écrivains de Wallonie…”</em> Questo e tanto altro si legge sui social relativamente a quella che è la biografia di Pascale Lora Schyns, straordinaria donna nata in Belgio e che ha vissuto a lungo in Italia, in Spagna e negli Stati Uniti d’America e che ha girato mezza Europa. A lei mi lega la fraterna amicizia che ho con Alfredo Ciccognani (suo amico), altro straordinario personaggio che conosco da trent’anni e che oltre ad aver ricoperto incarichi di pregio nell’Arma dei Carabinieri è stato anche, tra l’altro, Consigliere del Ministro della Difesa Elisabetta Trenta. A loro li lega tale Charles Aznavour, intramontabile artista, nato in Francia ma di origini armene, che ha allietato e continuerà con la sua musica ad allietare intere generazioni. Insomma, metti le cene a casa di Alfredo che poi… doveva esibirsi con la sua pianola con brani di Charles come faceva mia figlia Elisa a quattro anni con il flauto, metti il fazzoletto che fotografa al volo mentre Aznavour lo lancia tra il pubblico ed una ragazza lo afferra, metti una brillante e vivace donna che scrive un libro sull’ultimo fazzoletto lanciato ai fan da quell’immenso artista, fatto è che mi ritrovo nel cuore di Roma per assistere alla presentazione di <em>“Le dernier mouchoir de Charles Aznavour”</em> ed intervistare con il mio scarsissimo francese ed il suo eccellente italiano Pascale Lora.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/LORA-ERCOLE-1-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-2103" style="width:287px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/LORA-ERCOLE-1-1024x768.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/LORA-ERCOLE-1-300x225.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/LORA-ERCOLE-1-768x576.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/LORA-ERCOLE-1-1536x1152.jpg 1536w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/LORA-ERCOLE-1.jpg 2000w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Allora, chi è Pascal Lora Schyns?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Beh, sono belga e ho viaggiato un po&#8217; in tutto il mondo per lavoro; ho vissuto in tanti Paesi differenti, anche in Italia, a Roma esattamente, tantissimi anni fa. Sono una scrittrice, ho due anime nella mia vita, quella dell’artista e infatti sono scrittrice, dipingo e ho fatto teatro, poi c’è la parte diciamo della terapeuta o qualcosa di simile, una figura che in Italia è poco diffusa, sono insomma una specie di terapeuta che lavora con le scienze somatiche, con la testa, la mente e il corpo. Un lavoro che prevede il movimento del paziente, la danza, l’oscillazione, il disegno, la scrittura, il suo equilibrio fisico e mentale. Possiamo dire che utilizzo l’arte per curare! Non sono un medico, lo dico sempre, sono tutte queste cose che ti ho detto, adesso per esempio andrò tre mesi durante l’estate in Perù con un gruppo di donne che hanno avuto il cancro, che sono ancora nel processo curativo e che ne stanno per uscire e mi prenderò cura di loro nel modo che ti ho detto. Lavoro sul dramma che queste donne hanno dentro!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Chi era invece Charles Aznavour?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle persone più importanti della mia vita e che mi ha permesso di uscire del cancro che ho avuto undici anni fa; mi dissero che avevo pochi mesi da vivere ed eccomi dopo oltre undici anni qui con te e il tuo microfono. Vivevo in Spagna quando mi ammalai ed ero sola, sentivo nostalgia della mia lingua e mi sintonizzavo sempre su una radio francese quando all’improvviso sentii una canzone del grande Aznavour che si intitola <em>“Avec un brin de nostalgie” </em>che racconta la storia di una persona che è arrivata alla fase finale della sua vita e si guarda un po’ indietro. La sentii tante volte, desideravo incontrarlo e fatalità da lì a breve Aznavour venne proprio a Madrid per un concerto. Andai al concerto sulla sedia a rotelle perché avevo fatto la chemio due giorni prima e non potevo muovermi e lì accadde un miracolo, mentre -infatti- lui cantava io sentii una fortissima energia pervadere il mio corpo, la mia mente era serena, avevo gioia e forza e mi alzai in piedi a ballare. Certamente non ero guarita del tutto ma tu capisci, Hercule, io mi sentii miracolata, arrivai al concerto spinta su una sedia e me ne andai in piedi che cantavo. Dopo qualche tempo, Charles tornò in Spagna per un altro concerto, stavolta a Barcellona, e io andai anche lì. Ero seduta tra il pubblico ed avevo un cappello in testa, forse per quello attrassi alcuni del suo staff a fine concerto mi vennero vicino e parlammo per un po’. Raccontai loro la mia incredibile storia e loro rimasero felicemente sorpresi, come Te e Mariassunta, e mi dissero che lui era già andato via ma che avrei dovuto contattarli ad un prossimo concerto perché me lo avrebbero presentato. E così fu! &nbsp;Quando tornò per un altro concerto in Spagna, a San Sebastian, lo conobbi e da quel momento l’ho sempre seguito in giro per il mondo per tutti i suoi concerti, sono entrata a far parte in un certo modo, diciamo, del suo staff. Lui era un per me come una medicina, mi rasserenava vederlo e sentirlo parlare, era sempre discreto e molto educato, si interessava alle mie condizioni di salute. Era una persona straordinaria, con un cuore grandissimo, faceva molta beneficenza ma non voleva si sapesse.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="740" height="1024" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/MARIASSUNTA-PASCALE-740x1024.jpg" alt="" class="wp-image-2101" style="width:352px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/MARIASSUNTA-PASCALE-740x1024.jpg 740w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/MARIASSUNTA-PASCALE-217x300.jpg 217w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/MARIASSUNTA-PASCALE-768x1063.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/MARIASSUNTA-PASCALE-1110x1536.jpg 1110w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/MARIASSUNTA-PASCALE.jpg 1480w" sizes="auto, (max-width: 740px) 100vw, 740px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che rapporto aveva con l’Armenia?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Aveva l’Armenia nel cuore, quando ci fu il terremoto e rimase senza energia per settimane lui intervenne in prima persona e portò la luce in tutto il Paese. Per gli armeni lui era ma è ancora oggi una divinità, toccavano e toccano una sua immagine quasi con devozione. Lui è nato in Francia ma le sue origini sono armene e il suo attaccamento a quella terra era fortissimo. I suoi genitori erano armeni e quando ci fu il genocidio fuggirono prima in Grecia e poi in Francia ed è lì, a Parigi, che nacque il grande Charles. Lui era amato ovunque ma mi sento di dire che in Armenia era più amato che in Francia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel mondo come era percepita la sua arte?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ovunque era stimato e apprezzato, cantava in francese, in italiano, in inglese, in spagnolo, a novant’anni era impressionante, si esibiva ancora con grande successo in Giappone, nel sud America, in Europa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>“Le dernier mouchoir de Charles Aznavour”</em></strong><strong>, cosa racconti in questo libro?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Al termine della canzone <em>“La Bohème”, </em>nella quale Aznavour canta i temi del ricordo e del rimpianto del passato nell’ormai lontana vita bohèmien di un artista parigino, Charlese lanciava al pubblico un fazzoletto con la sua firma. Quel fazzoletto ricorda simbolicamente quello che aveva tra le mani il pittore del periodo della Bohème, appunto. Aznavour in questa canzone, ambientata negli anni Quaranta/Cinquanta, ci descrive una felicità in quell’epoca in cui si era poveri ma bastava dipingere e cantare per essere felici.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="613" height="934" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/COPERTINA.jpg" alt="" class="wp-image-2102" style="width:268px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/COPERTINA.jpg 613w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/COPERTINA-197x300.jpg 197w" sizes="auto, (max-width: 613px) 100vw, 613px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/DEDICA-LIBRO-1-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-2106" style="width:357px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/DEDICA-LIBRO-1-768x1024.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/DEDICA-LIBRO-1-225x300.jpg 225w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/DEDICA-LIBRO-1-1152x1536.jpg 1152w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/DEDICA-LIBRO-1.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Parlami di Alfredo e del “fazzoletto”.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sai bene, Hercule, che Alfredo ha un fazzoletto incorniciato che riuscì a “conquistare” nel concerto di Milano e che tu hai visto a casa sua ma Alfredo è anche l’autore di questa bellissima fotografia che ho messo in copertina nel libro, dove si vede il lancio di Aznavour e il braccio teso di una ragazza che lo afferra. Nel libro racconto l’ultimo concerto di Charles e anche l’ultimo fazzoletto che lanciò e chi lo prese pur non sapendo nessuno di noi che sarebbe stato… <em>le dernier Mouchoir </em>perché quello sarebbe stato, purtroppo, il suo ultimo concerto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/ALFREDO-PASCALE-LORA-1-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-2100" style="aspect-ratio:0.7500091840858161;width:319px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/ALFREDO-PASCALE-LORA-1-768x1024.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/ALFREDO-PASCALE-LORA-1-225x300.jpg 225w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/ALFREDO-PASCALE-LORA-1-1152x1536.jpg 1152w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/ALFREDO-PASCALE-LORA-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="985" height="1024" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/Fazzoletto-Aznavour-Alfredo-985x1024.jpg" alt="" class="wp-image-2105" style="aspect-ratio:0.9619238476953907;width:338px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/Fazzoletto-Aznavour-Alfredo-985x1024.jpg 985w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/Fazzoletto-Aznavour-Alfredo-289x300.jpg 289w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/Fazzoletto-Aznavour-Alfredo-768x798.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/Fazzoletto-Aznavour-Alfredo.jpg 1145w" sizes="auto, (max-width: 985px) 100vw, 985px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che rapporto aveva con l’Italia e con gli artisti italiani?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Eccezionale, veniva sempre con piacere in Italia e gli piaceva tutto, la bellezza della nazione, il cibo, l’arte e la sua musica. Era legato a tanti cantanti e parlava spesso di Massimo Ranieri.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ed eccoci a…</strong> <strong>“L’Istrione”.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un capolavoro, come tutte le sue canzoni. Per lui era un complimento questa parola anche se nel vocabolario non è proprio positiva lui la spiegava e cantava come una capacità della persona di sapersi adattare e saper fare bene tante cose. L’elemento istrionico per Aznavour era molto positivo, era davvero un complimento dire <em>istrione</em> ad una persona.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa ti ha lasciato l’amicizia con Aznavour?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Una bellissima esperienza di vita, con lui sono guarita, mi ha fatto andare avanti, apprezzare la sua musica e i messaggi delle sue canzoni. Mi ha lasciato la fiducia, la voglia di combattere, di vivere. Lui iniziò a cantare che aveva otto anni e tutti ne parlavano male, dicevano che era brutto, basso, con una voce non bella ma lui ha sempre combattuto contro tutte queste maldicenze e a quarant’anni ha trovato il successo e se lo è tenuto per tutta la vita. Ecco, lui era un istrione!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La sua caratteristica più bella?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono due, la generosità e l’essere sempre disponibilissimo verso i giovani che inseguivano il sogno della musica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E tu, Alfredo nostro, raccontaci qualcosa di Aznavour visto che in trent’anni di amicizia lo avrai fatto con me… appena mille volte.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ahahah, beh, come tu hai fatto con me per don Bosco, ahahaha. Ho scoperto Charles Aznavour quando avevo 14 anni su un album intitolato “E fu subito Aznavour” e da li l’ho ascoltato per i seguenti 46 anni sino ad oggi. Mi ha catturato, con canzoni come <em>“Non mi scorderò mai”,</em> <em>“La Bohème”,</em> <em>“Ed io tra di voi”, “L’amore è come un giorno” “Comme il’s disent” </em>e tante altre meravigliose liriche. Il suo motto era: Canto l’amore perché credo che tutto derivi da esso. Lui cantava l’amore in tutte le sue forme, da quello romantico a quello passionale, con le sue fragilità le sue sofferenze e le sue gioie. Ha affrontato il tema dell’omosessualità, del divorzio, della guerra e del gioco d’azzardo. Ha cantato la fine di una relazione, l’amore nostalgico, quello non corrisposto e l&#8217;amore maturo. Finanche l’amore con una persona sordomuta con la bellissima “<em>Mon emouvant amour”</em>. Ha cantato la caducità della vita con brani come <em>“Sa Jeneusse”.</em> Insomma, ha cantato l’amore a 360 gradi. La sua capacità narrativa ed interpretativa era altissima per questo mi ha portato a seguirlo dai primi anni 2000 in tantissimi suoi concerti in Italia ed in Francia e ritengo senza alcun dubbio che sia uno dei più grandi artisti del mondo. La mia tenacia mi ha portato a conoscerlo a Venezia nel 2010, ad avere il fazzoletto della Bohème che mi ha lanciato alla fine della canzone al teatro degli Arcimboldi a Milano nel 2016 ed infine avendolo fotografato moltissimo in tutti i suoi concerti, sono stato autore con una mia fotografia scattata ad un concerto a Roma, della copertina del romanzo di Pascale Lora Shyns <em>“Le dernier mouchoir de Charles Anznavour”,</em> avendo legato per sempre il suo nome al mio. Canto tantissime sue canzoni in francese, italiano inglese e spagnolo ed ogni volta che le interpreto sento invadermi dalla forza innaturale dell’Amore che, come diceva lui, era la forza trainante della vita.</p>
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		<title>Riccardo Cucchi: il &#8220;Signore” con il microfono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 16:02:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalisti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riccardo Cucchi, romano di nascita, tifoso laziale, laureato in Lettere alla Sapienza di Roma, giornalista e già mitico radiocronista sportivo. Allora Riccardo -iniziamo- Ti chiedo di tornare indietro ai primi anni ’80 per raccontarmi l’inizio della tua “avventura”. Avresti mai immaginato di avere una carriera come quella che poi hai realmente vissuto? Lo sognavo. Lo [&#8230;]</p>
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]]></description>
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<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Riccardo Cucchi, romano di nascita, tifoso laziale, laureato in Lettere alla Sapienza di Roma, giornalista e già mitico radiocronista sportivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Allora Riccardo -iniziamo- Ti chiedo di tornare indietro ai primi anni ’80 per raccontarmi l’inizio della tua “avventura”. Avresti mai immaginato di avere una carriera come quella che poi hai realmente vissuto?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo sognavo. Lo sognavo da ragazzino ascoltando alla radio le voci di Ameri e Ciotti, lo sognavo quando, per gioco, inventavo radiocronache guardando l&#8217;album delle figurine Panini. Non pensavo, sinceramente, di poterlo realizzare. Poi il concorso in Rai, una scommessa vinta nel 79, i corsi di formazione aziendali molto severi e l&#8217;esordio nel 1982 in Campobasso-Fiorentina di Coppa Italia.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Giornalista e radiocronista sportivo per oltre 35 anni: la tua è stata una professione, una passione, una missione o un po&#8217; di tutte queste cose?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È stato un privilegio trasformare una passione in lavoro. Entrare in quella straordinaria redazione e trovarmi al cospetto di Guglielmo&nbsp;Moretti, Sergio Zavoli, Mario Giobbe è stato emozionante. Una scuola straordinaria alla quale ho attinto giorno dopo giorno. Scuola di professione ma anche, e soprattutto, scuola di vita.&nbsp;<strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per anni sei stato una delle voci simbolo di Rai: cosa ha significato raccontare lo sport al microfono del servizio pubblico?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ha significato essere gli occhi di chi non vedeva in un momento&nbsp;storico nel quale la radio aveva 25 milioni di ascoltatori ogni domenica. Ha significato anche avere una grande responsabilità sulle spalle, quella di riuscire a non far rimpiangere troppo i maestri del passato. Ha significato condividere emozioni attraverso il microfono.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In&nbsp;“<em>Tutto il calcio minuto per minuto”</em>&nbsp;hai affiancato voci storiche della trasmissione come Enrico Ameri, Sandro Ciotti e Alfredo Provenzali. Chi è stato per te di maggiore ispirazione.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="562" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/foto-con-riccardo-cucchi-1-1024x562.jpg" alt="" class="wp-image-2094" style="width:565px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/foto-con-riccardo-cucchi-1-1024x562.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/foto-con-riccardo-cucchi-1-300x165.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/foto-con-riccardo-cucchi-1-768x422.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/foto-con-riccardo-cucchi-1-1536x843.jpg 1536w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2026/03/foto-con-riccardo-cucchi-1.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti. Ameri per il ritmo trascinante, Ciotti per la straordinaria competenza tecnica, Provenzali per la duttilità e la passione. Ho avuto la fortuna di avere Sergio Zavoli come direttore. Sono stato fortunato a crescere tra i più grandi di sempre.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto mancano “professionisti” e gentiluomini di quel livello al giornalismo sportivo di oggi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Molto. Non ce ne sono più. Incutevano timore e rispetto e usavano le parole con una maestria inarrivabile. Sono stati i più grandi.<strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per gli italiani,&nbsp;“<em>Tutto il calcio minuto per minuto”</em>&nbsp;è stato molto di più di una trasmissione radiofonica. Hai un aneddoto particolare che ti piace raccontare per spiegare i tempi d’oro della trasmissione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le radio accompagnavano il pubblico negli stadi. I tifosi guardavano la loro squadra giocare e ascoltavano le altre partite. Ricordo un signore ad Ascoli che si voltò verso di me che ero già in cabina mostrandomi la radio che aveva all&#8217;orecchio, quasi per ammonirmi:&nbsp;<em>&#8220;guarda che ti ascolto, non dire sciocchezze.&#8221;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La radiocronaca ha un fascino unico rispetto alla telecronaca televisiva: qual è il segreto per “far vedere” una partita solo con le parole?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Spiegare dove è la palla. È solo così che l&#8217;ascoltatore potrà visualizzare nella sua mente un campo immaginario e &#8220;vedere&#8221; le azioni svilupparsi. Il ritmo deve seguire quello del pallone. Non bisogna arrivare prima, ma neanche dopo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto studio e preparazione ci sono dietro una radiocronaca di novanta minuti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La radiocronaca viene da sé quando conosci tutti i giocatori, hai strumenti per comprendere i gesti tecnici e tattici, sai la storia delle due squadre, sai entrare in&nbsp;sintonia con l&#8217;ambiente. Devi emozionarti per poter&nbsp;emozionare. Pochi appunti, molta memoria, occhio attento, amore per le descrizioni. La radiocronaca non si costruisce prima. Si vive al momento.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai partecipato come inviato a sei Mondiali di calcio, tra cui quello di <em>Germania 2006</em>, con la radiocronaca della finale vinta dall&#8217;Italia che è diventata celebre dopo la sua diffusione su Internet. È stata quella la radiocronaca che più ti ha reso orgoglioso e magari “emozionato”?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ci ho dormito la notte prima, per l&#8217;emozione, e la notte dopo, per la troppa adrenalina che avevo in corpo. È il sogno di ogni radiocronista gridare una volta nella vita: &#8220;Campioni del mondo&#8221;. Prima di me ci erano riusciti alla radio solo Carosio <em>&#8211; due volte &#8211;</em> e Ameri. Ho un brivido lungo la schiena a ripensarci.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Visto che sei stato per anni il Radiocronista (R maiuscola) della Nazionale di Calcio, credo tu sia più che “qualificato” ad esprimere un’opinione sulla crisi della nostra Nazionale.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La crisi della nostra Nazionale è figlia della crisi tecnica del nostro calcio. Non siamo più capaci di allevare talenti. È dal 2006 che mancano giocatori come Totti, Del Piero e Pirlo. E prima ancora come Baggio. Ci siamo illusi con l&#8217;Europeo. Ma la crisi c&#8217;era e c&#8217;è ancora. Un grande in bocca al lupo a Gattuso.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La tua ultima radiocronaca è stata nel 2017. Successivamente nella stagione 2017/2018 hai condotto una trasmissione televisiva “<em>storica</em>” della Rai, come&nbsp;<em>La Domenica Sportiva</em>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È vero. La proposta mi è giunta dopo la mia ultima radiocronaca. Ci ho pensato un po&#8217; e poi ho&nbsp;accettato. C&#8217;è una grande differenza tra radio e tv. Continuo a preferire la radio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dopo l&#8217;addio alle radiocronache hai ammesso il tuo tifo per la Lazio. Tra l&#8217;altro annunciasti lo Scudetto della Lazio nel 2000 in diretta radiofonica, o sbaglio? È stato più un momento bello o piuttosto una situazione “difficile” in cui ha dovuto gestire le emozioni in diretta?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ero, e sono tornato ad essere, un tifoso di curva. Ho la Lazio nel cuore fin da ragazzino. Ma quando si entra in una redazione ci si deve dimenticare della propria squadra. A chi me lo chiedeva,&nbsp;rispondevo&nbsp;sempre: <em>&#8220;se c&#8217;è una squadra del cuore lo saprete solo quando avrò smesso di lavorare&#8221;</em>. E così è stato.&nbsp; Nel 2000 il cuore batteva a mille, ma le parole erano quelle di sempre, rivolte a tutti i tifosi.&nbsp;Ora posso tornare in curva come da giovane e gridare forza Lazio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Eri&nbsp;all’Olimpico di Roma mentre si giocava, sotto un diluvio universale, Perugia vs Juventus…</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ero a Perugia. Il primo campo era Perugia-Juventus perché&nbsp;era la Juve ad essere prima in classifica. Per via del nubifragio il secondo tempo della gara si giocò con oltre un&#8217;ora di ritardo. La mia voce arrivò all&#8217;Olimpico di Roma dove la partita era già finita con la vittoria della Lazio. E alla fine irruppe il mio urlo: Lazio Campione d&#8217;Italia!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il calcio italiano è cambiato profondamente negli ultimi decenni: quali trasformazioni ti hanno colpito di più, dentro e fuori dal campo? Cosa ne pensi del VAR?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È diventato troppo fisico. I gesti tecnici scarseggiano e nessuno dribbla più l&#8217;avversario. Il calcio italiano è diventato più noioso. Il Var? non mi ha mai convinto. La tecnologia delle linee può essere utile, palla dentro &#8211; palla fuori &#8211; fuorigioco compreso. Ma su un contatto varrà sempre l&#8217;interpretazione, in campo come davanti ad uno schermo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lasciamo per un attimo il calcio: hai partecipato a ben otto (!) Olimpiadi come inviato: le più belle?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutte. Le Olimpiadi sono tutte magiche. Ma devo dire che quella di Seul mi è rimasta nel cuore. 1988: ho raccontato le medaglie di Bordin nella maratona, di Numa nel fioretto, degli Abbagnale nel canottaggio. Emozioni forti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A proposito di Olimpiadi, sono appena terminate quelle, splendide, di “Milano-Cortina”: come le hai vissute?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Con meno trasporto, lo confesso. Il clima di guerra, i morti palestinesi, quelli ucraini hanno pesato. Lo sport non è riuscito a riunire il mondo questa&nbsp;volta.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Oggi l’informazione sportiva vive anche sui social network: come giudichi questo cambiamento nel modo di raccontare e consumare lo sport?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Positivamente. Costringe anche i giornalisti a scendere dalla loro torre d&#8217;avorio e a confrontarsi&nbsp;con il pubblico. Un bagno di umiltà che fa bene. E la sfida ad essere competitivi con i mezzi tradizionali &#8211; radio, tv, giornali &#8211; è stimolante secondo me.<strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai sempre mantenuto uno stile sobrio ed equilibrato: quanto conta l’etica professionale nel giornalismo sportivo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Conta nel giornalismo. In tutto il giornalismo, non solo quello sportivo. La definizione più bella del nostro mestiere rimane, a mio avviso quella di Enzo Biagi che diceva: il giornalista è un testimone della realtà. Essere testimoni è una responsabilità, anche etica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che consiglio daresti ad un giovane che sogna di diventare radiocronista sportivo oggi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Di allenarsi alle parole. Occorre conoscerne tante per trovare quella giusta al momento giusto. Quindi: leggere, leggere, leggere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Da giornalista a giornalista ti chiedo un commento sull’attualità ed in particolare sul prossimo Referendum sulla giustizia.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Voterò &#8220;no&#8221; con grande convinzione. È un voto in difesa della Costituzione e della separazione dei poteri. Il testo della riforma non mi convince. È un passo indietro rispetto all&#8217;idea messa su carta dalle madri e dai padri costituenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Due parole sul mio grande amico, quel romanista di Francesco Repice.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È un talento puro. Gli ho consegnato la nazionale nel 2014, dopo vent&#8217;anni. Ho fatto la scelta giusta. È un carissimo amico ed un professionista eccezionale.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://www.ercolefragasso.it/2026/03/13/riccardo-cucchi-il-signore-con-il-microfono/">Riccardo Cucchi: il &#8220;Signore” con il microfono</a> proviene da <a href="https://www.ercolefragasso.it">Ercole Fragasso</a>.</p>
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		<title>Mauro Mazza: lo stile e l’eleganza nel giornalismo</title>
		<link>https://www.ercolefragasso.it/2025/12/15/2070/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Dec 2025 09:46:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho incontrato, per un brindisi natalizio, nel roof&#160; di un Ambasciatore &#8211; comune amico &#8211; il Direttore Mauro Mazza, elegante ed apprezzato giornalista con il quale tra squisite portate, dolci e bollicine, rum ed ottimi sigari, mi sono piacevolmente intrattenuto a parlare di giornalismo, sport, cucina, politica, della “sua” Lignano e della “mia” Scauri. Mauro, [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Ho incontrato, per un brindisi natalizio, nel <em>roof&nbsp; </em>di un Ambasciatore &#8211; comune amico &#8211; il Direttore Mauro Mazza, elegante ed apprezzato giornalista con il quale tra squisite portate, dolci e bollicine, rum ed ottimi sigari, mi sono piacevolmente intrattenuto a parlare di giornalismo, sport, cucina, politica, della “sua” Lignano e della “mia” Scauri.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="730" height="642" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/12/MAZZA-1-1.jpg" alt="" class="wp-image-2072" style="width:348px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/12/MAZZA-1-1.jpg 730w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/12/MAZZA-1-1-300x264.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 730px) 100vw, 730px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mauro, qual è stato il momento in cui hai capito davvero che il giornalismo sarebbe stato il tuo percorso di vita?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Fin da ragazzo amavo la lettura e mi piaceva scrivere. Se devo indicare un momento preciso, ricordo che feci un tema in prima liceo classico (il terzo anno delle superiori) presi un voto altissimo &#8211; nove &#8211; e il prof mi disse che la scrittura doveva essere il mio futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Parlando dei tuoi esordi, c’è qualche episodio “<em>di bottega</em>”, relativo ai tuoi primi passi in questo mondo, che ancora oggi ricordi con affetto o con un sorriso?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordo l’emozione nell’attesa che fosse pubblicato, su una rivista culturale, il primo articolo con la mia firma. Telefonavo ogni giorno in redazione per avere notizie del numero in uscita.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Appena professionista, a partire dal 1979, hai lavorato per&nbsp;<em>Il Secolo d’Italia&nbsp;</em>e successivamente per l’agenzia di stampa&nbsp;<em>Adnkronos</em>. Quanto hanno inciso queste esperienze nella tua carriera professionale?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Esperienze fondamentali. Ogni medium &#8211; giornale, agenzia di stampa, radio, tv &#8211; ha regole precise e conoscerle dall’interno mi ha molto aiutato a capire i meccanismi della comunicazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dopo varie esperienze come cronista e redattore freelance &#8211; <em>comprese le radiocronache delle partite della Lazio negli anni ’80 </em>&#8211;&nbsp;nel 1990 sei entrato in RAI, iniziando al Gr1 e poi passando al Tg1, dove hai condotto l’edizione notturna, hai guidato lunghe maratone elettorali e hai lavorato con grandi nomi del giornalismo. Qual è il ricordo che ti porti nel cuore di quel periodo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Io ho sempre cercato di “<em>rubare</em>” e fare mie le qualità dei grandi giornalisti che ho incontrato. Ho avuto come maestri direttori del calibro di Giovannini, Zanetti, Volcic. Ho lavorato con Frajese e Vespa… L’elenco sarebbe lungo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel tuo percorso in RAI, come Direttore di Tg2, Rai 1 e Rai Sport, hai avuto l’onore e l’onere di costruire palinsesti, inventare programmi di approfondimento, raccontare l’attualità e la cultura popolare attraverso il mezzo televisivo. Nel mondo “social” di oggi, la televisione generalista, spesso data per spacciata, ha ancora un suo perché?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ti dico una cosa. Da decenni esperti e saggi annunciano la morte imminente della tv generalista. Invece è ancora viva e vegeta. Acciaccata dall’avvento dei social, dalla moltiplicazione delle piattaforme, ma ancora viva. Certo, è costretta ad aggiornarsi, gli ascolti calano progressivamente, ma resiste perché c’è un pubblico vasto che chiede certezze, programmi eleganti, serie tv accessibili e ben fatte. Oltre a telegiornali che raccontino la realtà.&nbsp;E poi, una parola sulla Rai. Solo un servizio pubblico può realizzare eventi di grande livello culturale come la storica serata di Benigni su San Pietro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come Direttore, inevitabilmente hai avuto rapporti con il mondo della politica. Ci sono stati momenti in cui ti sei sentito particolarmente messo alla prova quale professionista?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei primi tempi della mia direzione al Tg2. Era il 2002. Quando arrivava qualche telefonata, beh, ascoltavo tutti con rispetto e buona educazione. Ma imparai presto un’arte importantissima: saper dire degli splendidi NO, motivati e inattaccabili. Gli interlocutori intelligenti capivano benissimo e prendevano atto…</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Paradossalmente, però, le scelte che più hanno fatto discutere l’opinione pubblica sono state quelle che hanno riguardato il&nbsp;Festival di Sanremo. Penso ad esempio alla polemica riguardo Adriano Celentano come ospite speciale al Festival del 2012…</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Festival è un mondo a parte: un frullatore straordinario, una bolla che per un paio di mesi condiziona il lavoro di Rai Uno e dell’intera azienda. Con Celentano fu dura. Era riuscito a farsi blindare con un contratto che non lo obbligava a far conoscere prima i testi dei suoi interventi. Scoppiò un putiferio. Ma riuscii a portare a casa la pelle da direttore. E soprattutto ascolti record, che sono per Sanremo la cosa più importante.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Giornalismo sportivo: possiamo dire che oltre la “notizia”, oltre la “cronaca” dell’evento, è qualcosa di più profondo che riguarda le emozioni?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Io ho sempre vissuto lo sport come una parentesi leggera della mia vita. Sport praticato da ragazzo, poi seguito allo stadio o in poltrona… Nella leggerezza dello sport ci sono divertimento e, soprattutto, emozioni. Una vittoria, un record, un trionfo… sono eventi che fanno la vita più bella, soprattutto quando sono figli di anni di sacrifici e rinunce per quei giovani campioni.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Oggi il giornalismo corre veloce: c’è qualcosa del “fare informazione” di un tempo che ti manca? E, al contrario, c’è qualche innovazione digitale che consideri davvero un passo avanti nel modo di raccontare le notizie?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In estrema sintesi: si è perso il gusto dell’approfondimento ma si è guadagnata una sconvolgente rapidità di accesso alle informazioni. Riceviamo mille input, ma conosciamo davvero poche cose.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel mare dei social e della disinformazione, che consiglio dai a chi vuole capire cosa è vero e cosa no, senza diventare paranoico?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo che la cosa migliore sia mantenere una quotidiana conoscenza delle cose che accadono (diciamo: per titoli) ma poi approfondire le tematiche che ci interessano davvero, non accontentarsi di una versione, ma confrontare e scavare a fondo. La rete ci offre infinite possibilità.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa ti senti di dire a chi vuole intraprendere il giornalismo o lavorare nei media oggi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo dico con malinconia. Oggi sconsiglio questo mestiere ai ragazzi che mi chiedono consigli. La crisi è profonda. Uno su mille ce la fa… Meglio lasciare la passione, se incontenibile, come passatempo e concentrarsi su un lavoro diverso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sei anche autore e scrittore: hai pubblicato saggi storici e analitici e affrontato anche la narrativa. Quando e come è nata questa tua dimensione? La scrittura è per te una passione parallela al giornalismo?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Scrivere è il mio mestiere da quasi mezzo secolo. Ma la scrittura di un libro è molto diversa. Sono stato costretto a tenerla da parte nel pieno di un lavoro che lasciava pochissimi spazi. Poi ho recuperato… Da quando gestisco il mio tempo ho scritto e pubblicato una dozzina di libri, devo dire anche con riscontri di lettori e riconoscimenti pubblici. I premi ricevuti per i miei romanzi sono tra le più belle soddisfazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sei noto anche come appassionato tifoso della Lazio. C’è un tuo commento, relativo alle recenti vicissitudini della tua amata Lazio, che mi ha colpito molto: “<em>Il calcio non è solo business, ma anche sentimento e ai tifosi è stato tolto il ‘gioco del mercato estivo</em>.”</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tifo per la Lazio mi fa compagnia da sempre. È bello, condisce la vita. È come avere un parente che ci diverte e qualche volta ci fa soffrire. Ma è un legame indissolubile. Ora, con una presidenza molto contestata &#8211; e giustamente &#8211; per la mia Lazio, mala tempora currunt, ma il tifo resiste eccome…</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Due parole sul gol di <em>Fiorini</em> e su quello di <em>Poli</em>, neanche ti dico a quali partite mi riferisco.&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quelle degli spareggi per evitare la serie C furono le mie ultime radiocronache per Rds. Quei gol decisivi furono momenti indimenticabili. Pensa che ogni tanto qualcuno ancora ricorda di aver seguito la partita con il Campobasso ascoltando la mia radiocronaca. Quella sera, tornando a Roma da Napoli (dove si giocò lo spareggio) mi dissi: missione compiuta, basta così. E mi occupai di altro. La Lazio tornò ad essere un parente da seguire con affetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’altro giorno, a pranzo, hai avuto parole di elogio per il mio amico Francesco Repice. È l’unico romanista del quale ti abbia sentito parlare bene.&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È un bravissimo professionista, come lo era Riccardo Cucchi, laziale ma eccellente radiocronista. Repice e Cucchi sono “figli” di Ameri e Ciotti, numeri uno nei decenni del calcio che tutti vivevamo attaccati alla radio, un’epoca romantica che finì con l’avvento, anzi con l’invasione delle pay-tv.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mauro Mazza oggi e progetti futuri: a quali temi o forme narrative ti stai dedicando e su quali vorresti concentrarti nei suoi prossimi lavori?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il futuro è ogni giorno, da vivere serenamente. Sai, con gli anni che corrono, si spera di poter fare ancora molto, ma senza affanno e senza fretta. Si scopre la profonda verità del detto: l’importante è la salute. Finché ce n’è, si possono fare cose belle e raccontare storie è una di queste.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In ultimo ma non per ultimo, due parole sulla Meloni, che conosci da quando era ragazza.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È un fenomeno, comunque la si pensi. Vince per distacco su tutti gli altri. Ha costruito un partito e lo ha portato oltre il 30 per cento. Governa da tre anni, si è conquistata stima e credibilità internazionale. E continua a studiare, come quando imparava l’inglese ascoltando in autobus, con le cuffiette, le canzoni di Michael Jackson. Ma il suo tratto umano, il continuare ad essere semplicemente Giorgia, è il suo valore aggiunto.</p>



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		<title>‘Na tazzulella e caffè con Tommaso Starace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Nov 2025 16:46:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Sportivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tommaso Starace, nato a Vico Equense, è un giovanotto di settant’anni che ha dedicato quasi mezzo secolo al Napoli calcio, diventando un punto di riferimento per la società e per i calciatori ed un’icona per i tifosi che lo acclamano e braccano per strada, come è avvenuto stamattina, per una fotografia o un autografo. Di [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Tommaso Starace, nato a Vico Equense, è un giovanotto di settant’anni che ha dedicato quasi mezzo secolo al Napoli calcio, diventando un punto di riferimento per la società e per i calciatori ed un’icona per i tifosi che lo acclamano e braccano per strada, <em>come è avvenuto stamattina</em>, per una fotografia o un autografo. Di aspetto robusto e simpatico, goliardico e, al contempo, sensibile nell’animo, Tommaso ha nel cuore e nella testa settant’anni di vita dipinta di azzurro. Lo inseguivo da tempo e alla fine sono riuscito a braccarlo anche io e ad intervistarlo nel cuore di Vico, manco a farlo apposta, al bar “Wembley”. Tre ore di storia del calcio napoletano e, permettetemi, anche mondiale, tre ore di risate, tre ore di commozione nel ricordo di Diego e Franco, tre ore iniziate con cappuccino e sfogliatella e concluse con campari e tarallucci.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="755" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/11/FOTO-DOMANDE-1024x755.jpg" alt="" class="wp-image-2058" style="width:487px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/11/FOTO-DOMANDE-1024x755.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/11/FOTO-DOMANDE-300x221.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/11/FOTO-DOMANDE-768x566.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/11/FOTO-DOMANDE.jpg 1227w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come, quando e perché hai capito che il calcio, che a quei tempi, quarant’anni fa, era “<em>il Pallone”</em>, sarebbe diventato la tua vita?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Beh, diciamo che io da bambino tifavo Napoli e quindi ho sempre seguìto con passione la mia squadra del cuore. Volevo capire, da giovane, come mai il Napoli non vinceva mai uno scudetto e poi, un giorno, all’improvviso ed inaspettatamente, quando ancora mi facevo questa domanda, mi venne data l&#8217;opportunità di andare a lavorare per il Napoli ed io non ci credevo ma la cosa sì avverò davvero. Mi sono ritrovato quasi per magìa in quella che era la sede del Napoli, a Piazza Amedeo all&#8217;epoca e lo chef Maresca mi invitò ad andare a lavorare con lui in cucina perché aveva bisogno di un ragazzo e siccome anche lui era della zona di Vico Equense un compaesano mi propose alla società ed io divenni il <em>suo secondo. </em>Ecco, è così che è nata la mia storia con il Napoli ed io l&#8217;ho vissuta sempre con infinito amore, ogni giorno, ogni minuto, ogni secondo. &nbsp;Poi, nel 1987, il vecchio magazziniere del Napoli, Mastruzzo, andò in pensione e scelsero me al suo posto, così passai dalla cucina al magazzino e agli spogliatoi. Il primo gennaio del 1987 è una data straordinaria e che non scorderò mai, mi sono trovato a lavorare vicino ai miei campioni, ai miei idoli, a lavorare per loro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In questi quarant&#8217;anni qual è stata l&#8217;evoluzione del tuo lavoro?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mi spiego meglio, quali erano i tuoi compiti quando hai iniziato e come si sono trasformati? Oggi tu sei, in qualche misura, un’icona dalla squadra e della città.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ahahah, lo hai detto tu eh Ercole, ahahah. Sì, forse è vero, negli anni la storia è stata questa, una storia bellissima, sono entrato dalla cucina per passare al magazzino, allo spogliatoio e sono poi diventato un punto di riferimento, un po’ uno zio dei calciatori. La gente lo vedi tu, mi ferma, vuole fare fotografie, chiede autografi, i tifosi hanno apprezzato la mia serietà, il mio attaccamento alla squadra, il mio impegno. La storia è bellissima perché poi negli anni si è vinto tantissimo, è arrivato un certo Maradona che ha fatto capire agli altri come si vinceva e il suo merito è stato quello di lasciare una traccia, un sentiero, che ha permesso al Napoli di vincere anche quando lui non ha più giocato. E poi ovviamente c’è la grandezza del Presidente che ha creato una società che funziona come un orologio e che ha messo i calciatori nelle condizioni di rendere al meglio. Ecco, grandi Presidenti, grandi società, grandi allenatori e grandi calciatori. Tutto questo ha fatto un grande Napoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto è stato duro e quanto è stato bello il tuo lavoro e, soprattutto, quanto hai <em>“tolto”,</em> con i tuoi impegni, alla tua famiglia?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mio lavoro è stato duro, durissimo, diciamo che per anni veramente si viaggiava tantissimo, campionato, coppe, allenamenti continui. C&#8217;è stato l&#8217;anno della Coppa UEFA che la mia valigia era sempre dietro la porta di casa, si toglieva solo la roba sporca e si sostituiva con quella pulita per ripartire un&#8217;altra volta. L’anno della vittoria della Uefa con lo Stoccarda fu durissimo ma bellissimo, sempre in viaggio ma dove andavamo &#8211; andavamo, vincevamo e sembravamo veramente delle iene. Sai quando tu arrivi e non vedi nessuno, vedi solo il tuo colore, il nostro colore era l’azzurro e noi vedevamo solo l&#8217;azzurro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cos&#8217;è Napoli per te e cos&#8217;è il Napoli per i napoletani?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono un tutt’uno, assolutamente, sono la stessa cosa i napoletani, Napoli e il Napoli. Una città ricca di storia, di civiltà, di bellezze naturali, un popolo caloroso, allegro, vivace, il cibo fantastico e una squadra fortissima. Napoli ha tutto, è il mio cuore! &nbsp;Anche quando giocavamo in serie B e in serie C i tifosi ci stavano vicini, ci sostenevano ogni domenica e ci aiutarono a vincere e ritornare in serie A. Napoli per chi ama il calcio è l’ideale perché lo si vive a trecentosessanta gradi tutti i giorni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sei il tesserato del Napoli più vittorioso di tutti i tempi, per far capire meglio ai lettori hai vinto più scudetti tu di… &nbsp;Diego Armando, Ferlaino e De Laurentis.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ahahah, pure questo lo dici tu eh, ahahah.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>No, no, Tommaso, sbagli, lo dice la storia del Napoli (ndr …e gli occhi di Tommaso diventano lucidi).</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono contento di questo che mi dici ma io sono solo la piccola parte di grandi società, fatte da grandi Presidenti e dirigenti e di squadre fortissime e allenatori bravissimi. Abbiamo vinto tutti insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai conosciuto centinaia di calciatori del Napoli, subito dopo Diego, chi metteresti? Io, per esempio, sono innamorato di Bruno Giordano che aveva per me piedi e cervello da numero 10.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono stati tanti i campioni che ho avuto la fortuna di conoscere, tutti eccezionali, tutti bravissimi. Sì, Bruno come dici tu era fortissimo, faceva quello che voleva con il pallone; è arrivato a Napoli in età matura eppure, aveva la freschezza di un ragazzino in campo e il talento dei campioni veri. Anche Mertens un grandissimo, un bravissimo ragazzo, attaccatissimo alla città e alla squadra ed è il capocannoniere di tutti i tempi del Napoli con i suoi 148 gol. Insomma, Giordano e Mertens non male eh, ahahah. &nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fammi il nome del Presidente, dell&#8217;allenatore, del calciatore ai quali sei umanamente più legato e dimmi il perché.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I Presidenti per forza due, impossibile farne uno di nome. Ferlaino, persona eccezionale, perché mi ha assunto e regalato questo sogno e De Laurentis, eccezionale pure lui, perché ha continuato ad avere fiducia in me e mi ha fatto lavorare fino all&#8217;età di settant&#8217;anni. Calciatore? Maradona per me è stato come avere Gesù in squadra, come avere a che fare con una persona che fa i miracoli. Il Gesù del calcio! <strong>(<em>ndr Interviene un ragazzo, tale Armando, che seduto al tavolo di fianco a noi e sentendo l’intervista dice: e Zola?) Replica subito Tommaso</em>: </strong>Sì, Gianfranco un altro grande, pensa è stato un anno intero a calciare in allenamento le punizioni con Diego che gli metteva cinque palloni al vertice destro e cinque al vertice sinistro dell’area di rigore e gli faceva vedere come calciare il pallone. Ovviamente Maradona faceva sempre gol ma Gianfranco ha imparato bene perché poi è diventato anche lui uno specialista. L’altro giorno stavo vedendo un filmato su internet e ho visto che Zola che stava insegnando a dei giovani calciatori a tirare le punizioni e sai come faceva? Metteva cinque palloni sul vertice destro e cinque sul vertice sinistro …</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Bellissima questa cosa, dagli occhi vedo, con piacere, quanto ti emozioni ancora oggi a parlare di Diego.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Stavolta sbagli tu, non mi emoziono ancora oggi, mi emozionerò sempre a ricordare e a parlare di Diego. Perché vedi, lui non è stato solo il più grande calciatore di tutti i tempi ma è stato anche un grandissimo uomo e una persona sensibilissima, di una umiltà immensa. Ti racconto una cosa ma potrei raccontartene mille. Nel 1990 si stavano ultimando i lavori negli stadi per i mondiali e i boiler avevano poca acqua calda quindi si rischiava che chi faceva la doccia per primo si lavasse con l’acqua calda e chi la facesse dopo si lavasse con l’acqua fredda; i compagni quando vedevano Diego si spostavano subito quasi per lasciargli il posto sotto la doccia ma lui non ha mai e dico mai voluto fare la doccia per primo ma ha sempre lasciato che i compagni la facessero prima di lui. Era sempre l’ultimo in tutto ma il primo per tutti! Allora io mi ingegnai e scaldavo una bella pentola di acqua su un fornellino e quando era insaponato gli buttavo l’acqua calda addosso come si fa con i bambini. E poi la generosità, qualcosa ti ho detto prima dell’intervista e qualcosa ti dirò dopo ma Diego era immensamente generoso con tutti. Un esempio in tutto!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quando Maradona inciampò nel doping, in tanti lo hanno denigrato, lo hanno offeso, lo hanno insultato. Dimmi un po&#8217; quella che è la tua verità e, soprattutto, raccontami di quella foto con tuo nipote in quella sera drammatica.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Bravo, qui ritorna il tema della generosità di Diego che in una serataccia della sua vita, quella famosa del doping, mi vide arrivare da lui con le scarpe che andai a prendergli a Soccavo perché lui stava partendo urgentemente per Buenos Aires e in quel clima infuocato di delusione, amarezza, rabbia, con la stampa alle calcagna, mi disse di far entrare Gianni, mio nipote, sapendo che voleva farsi una foto con lui. In quel momento durissimo per lui, non ha pensato a sé stesso ma alla gioia e alla felicità di un bambino.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai girato il mondo con la squadra. Qual è una vittoria che ti porti dentro, che ti ha emozionato di più, il fischio finale dell’arbitro più bello?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti momenti eccezionali ma il fischio finale più bello è stato quello della vittoria della Coppa UEFA a Stoccarda. Sono stati momenti veramente toccanti perché la Coppa UEFA era in quegli anni difficile come la Coppa dei Campioni e noi siamo riusciti a vincerla con grande umiltà e fuori casa, sviluppando un gioco fantastico. Vedere gli italiani e i tifosi del Napoli gioire a Stoccarda e una folla immensa venire ad accoglierci in aeroporto con i vessilli azzurri mi commuove ancora oggi e mi commuoverà sempre.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La curva del Napoli, una delle più belle al mondo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma noi tifosi napoletani siamo i primi al mondo, siamo fantastici ecco perché un calciatore quando arriva a Napoli si emoziona, perché siamo sempre calorosi e tifiamo sempre e dappertutto per i nostri colori.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Conte al Napoli e Spalletti alla Juve? Mio nonno Ercole direbbe “<em>cose di pazzi”</em>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E diciamo che il nonno non si sbaglierebbe per niente. Ma parliamo di due grandissimi allenatori che stimo tantissimo e che sono grandi professionisti e come tali a volte devono cambiare squadre ma è il loro lavoro ed è un loro diritto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="948" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/11/CONSEGNA-PALLONE-1024x948.jpg" alt="" class="wp-image-2060" style="width:459px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/11/CONSEGNA-PALLONE-1024x948.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/11/CONSEGNA-PALLONE-300x278.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/11/CONSEGNA-PALLONE-768x711.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/11/CONSEGNA-PALLONE.jpg 1170w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="918" height="1024" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/11/FIRMA-PALLONE-918x1024.jpg" alt="" class="wp-image-2061" style="width:418px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/11/FIRMA-PALLONE-918x1024.jpg 918w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/11/FIRMA-PALLONE-269x300.jpg 269w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/11/FIRMA-PALLONE-768x857.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/11/FIRMA-PALLONE.jpg 1076w" sizes="auto, (max-width: 918px) 100vw, 918px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tre grandi amici in comune: Franco Anellino, Nello Di Costanzo e Igino Camerota (ndr abbiamo telefonato all’istante, prima della risposta alla mia domanda, sia a Nello sia a Igino).</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tre grandi persone, tre grandi uomini, tre amici veri. Purtroppo, Franco non c’è più e tutti sappiamo che ragazzo era e che valori avesse; era un grande portiere, un grande istruttore, un grande uomo <strong>(…pausa), </strong>ci manca. Tanto! &nbsp;Nello ha vinto lo scudetto <em>Primavera </em>con il Napoli allenato da Mariolino Corso e lo soprannominavamo <em>ù monaco &#8211; </em>come ti ha detto lui al telefono &#8211; perché era molto serio, già un professionista da ragazzo. Studiava e si allenava, si allenava e studiava, un ragazzo d’oro. Igino è un giovane brillante, preparato, energico, cha fa il suo lavoro con passione e successo. Farà tanta strada.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tommaso Starace e il suo caffè: lo prepari sempre con la macchinetta napoletana e lo hai preparato a calciatori, dirigenti, allenatori, giornalisti e … a Diletta Leotta.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ahahah, lo sapevo che arrivavi lì, ahahah, Diletta Leotta se lo merita il caffè, ma come tutti quelli a cui lo preparo. Stavamo a Udine, faceva freddo e per farle riscaldare un po&#8217; il cuore le ho fatto un caffè.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai avuto problemi poi con tua moglie?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ahahah, ma no, mia moglie lo sa che poi ritorno sempre a casa, ahahah.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tommaso tu sei il napoletano più vincente con i tuoi quattro scudetti ma io, però &nbsp;… ne ho trentotto…</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ahahah, questa non me l’aspettavo. <em>Facimm ‘na cosa, tu te tien e toie e io e mmiei, ahahaha.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un giorno potrò dire che Tommaso Starace sì, sì, quello che faceva il caffè a Maradona lo ha fatto anche a me ma tu potrai dire che oltre ad averlo fatto a Diego lo hai fatto anche ad Ercole.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Certamente, diciamo che Ercole è arrivato al momento giusto per un caffè bellissimo. Grazie Ercole e viva lo sport ragazzi. Lo sport deve essere il <em>numero uno</em> poi vinca sempre il migliore.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/11/STRETTA-DI-MANO-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-2059" style="width:530px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/11/STRETTA-DI-MANO-1024x768.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/11/STRETTA-DI-MANO-300x225.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/11/STRETTA-DI-MANO-768x576.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/11/STRETTA-DI-MANO-1536x1152.jpg 1536w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/11/STRETTA-DI-MANO.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



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		<title>Caterina Banti: una Olimpionica per amica!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2025 12:49:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella splendida cornice del Circolo Aniene, ho avuto il piacere di incontrare Caterina Banti, trentotto anni da Roma, tifosa giallorossa, amante della bicicletta, della lettura e della musica. Dai modi affascinanti e gentili, Caterina ha un carattere forte e determinato, ama il rispetto delle regole e non deroga mai ad un forte impegno in qualsiasi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ercolefragasso.it/2025/09/23/2042/">Caterina Banti: una Olimpionica per amica!</a> proviene da <a href="https://www.ercolefragasso.it">Ercole Fragasso</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Nella splendida cornice del Circolo Aniene, ho avuto il piacere di incontrare Caterina Banti, trentotto anni da Roma, tifosa giallorossa, amante della bicicletta, della lettura e della musica. Dai modi affascinanti e gentili, Caterina ha un carattere forte e determinato, ama il rispetto delle regole e non deroga mai ad un forte impegno in qualsiasi cosa nella quale si cimenta. Proprio da questa severità verso sé stessa e dalla grande capacità di sapersi calare in ogni situazione, sono nati i suoi successi nel campo degli studi, della cultura e dello sport. Severità che le ha permesso, ben due volte, di salire per la sua disciplina sul tetto del mondo. Una piacevole chiacchierata nella quale Caterina si è raccontata a trecentosessanta gradi.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Caterina Banti, romana, classe ‘87, velista poliedrica, vincitrice due Ori Olimpici, quattro titoli mondiali ed europei, eletta per ben sei volte velista dell&#8217;anno FIV, vincitrice della Rolex World Sailor of the Year 2022 quale migliore velista mondiale nella categoria femminile. Da ragazza ti sei dedicata anche ad altri Sport ma poi hai scelto la “vela” oppure hai iniziato subito con la “vela”? Quando è nata in realtà questa tua passione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie, innanzitutto, Ercole. Allora io ho cominciato in realtà tardi, ho fatto il primo corso di vela a tredici anni ma è durato un&#8217;estate, pochissimo veramente. E poi ho ricominciato a ventidue anni, quindi tardi, veramente tardi. Ho iniziato su un catamarano, Hobiecat 16, a prua di mio fratello come prodiera<s>i</s>. E prima ho fatto tanti altri sport: ho fatto scherma, ho fatto equitazione, ho fatto danza classica, ho fatto atletica leggera, ginnastica ritmica, insomma ho fatto sicuramente molti sport e penso che questa cosa, soprattutto quando ero piccola, mi abbia aiutato molto anche per acquisire più velocemente i movimenti e le tecniche che mi servivano per la barca, per il Nacra 17.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai vinto le Olimpiadi di Tokyo 2020 e Parigi 2024 nella classe <em>Nacra 17</em> in equipaggio con Ruggero Tita. Se nello sport di alto livello, in generale vincere è difficilissimo, quanto lo è confermare una medaglia d&#8217;Oro Olimpica?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Beh, sicuramente è molto difficile, c&#8217;è una percentuale dello 0,03% a livello mondiale di atleti che rivincono le Olimpiadi. È una percentuale veramente bassissima perché&#8217; effettivamente è molto difficile per tanti motivi. Per noi, tra l’altro, &#8211;<em>ci sarà stata anche questa particolarità che un quadriennio è durato cinque anni e l&#8217;ultimo è durato tre- </em>è stato difficile vincere la prima e la seconda è stata veramente difficilissima e bellissima. Tu pretendi molto da te stesso, tu sei cambiato, sei un&#8217;altra persona, sei un&#8217;altra atleta, pretendi, ripeto, sempre più da te stesso; le dinamiche interne all&#8217;equipaggio sono anche cambiate. E la cosa è che noi oltre ad aver vinto le Olimpiadi in quei tre anni abbiamo vinto praticamente tutto; quindi, c&#8217;erano forti pressioni anche esterne e tutti si aspettavano che lo rivincessimo, ma non è affatto scontata questa cosa. Quindi a parte quello che pensano gli altri, ok, poi quello che conta è quello che tu pensi. Ovviamente avendo vinto tanto anche tu ti autoimponi un livello molto alto per non deludere te stessa.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/image00002-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-2046" style="width:316px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/image00002-683x1024.jpg 683w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/image00002-200x300.jpg 200w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/image00002-768x1152.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/image00002-1024x1536.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/image00002-1366x2048.jpg 1366w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/image00002-scaled.jpg 1707w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Puoi spiegare a noi profani quali sono le caratteristiche e le difficoltà del catamarano classe Nacra 17?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Allora, il catamarano <em>Nacra 17 </em>è stato introdotto dopo Londra. Diciassette piedi, quindi più o meno cinque metri, con equipaggio misto uomo-donna. Questa barca nel tempo ha avuto un&#8217;evoluzione perché prima aveva delle derive a <em>C</em> che svolacchiava un po&#8217; in poppa, non  aveva un volo stabile. Poi per Tokyo invece hanno cambiato i timoni e le derive ed aveva un volo stabile in poppa. Ed infine per Parigi hanno cambiato un&#8217;altra cosa, hanno aggiunto la possibilità di regolare il take di timoni durante la navigazione, per cui si riusciva a volare anche di bolina. Questi sono i tre macro-cambiamenti. E’ una barca molto veloce e molto tecnica, che richiede una grandissima preparazione fisica soprattutto per il prodiere. Molto bella, molto divertente, devo dire anche un po&#8217; pericolosa, però sicuramente è una bella barca. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ma quanto allenamento ci vuole?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se vuoi arrivare ad alti livelli, tantissimo, devi allenarti tutti i giorni e quando dico tutti intendo davvero tutti e per tantissime ore al giorno, non esistono sabato, domenica e feste. La cosa particolare della Vela, rispetto ad altri sport, è che magari in altri sport c&#8217;è la parte tecnica, c&#8217;è l&#8217;atleta che deve gestire l&#8217;atleta. Noi abbiamo anche la gestione del mezzo ma anche tutto quello che comporta il mezzo. Quindi eravamo noi a curare il mezzo, eravamo noi a smontare e a rimontare, a trasportarlo da una parte all&#8217;altra del mondo e a tenere tutto il materiale sotto controllo. Anche un grosso lavoro di segreteria c&#8217;è dietro, poi c&#8217;è la parte tecnica, c&#8217;è l&#8217;allenamento fisico che ti ho detto che è fondamentale, poi c&#8217;è l&#8217;allenamento mentale  pure quello è fondamentale. E poi nella Vela c&#8217;è anche lo studio della meteorologia, della tattica, della strategia, delle correnti, del regolamento di regata, lo studio dei <em>foil </em>per ottimizzare e cercare di migliorare sempre di più la performance della barca. Insomma, è uno sport veramente completo! La giornata comincia alle sei, massimo sette del mattino e finisce alle nove e mezza di sera, full time, no stop.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Hai legato e vinto in coppia con Ruggero Tita. Parlami del rapporto con il tuo compagno di squadra.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo cominciato ad andare in barca insieme nel dopo-Rio, nel 2017. Abbiamo trovato subito una grande sintonia in barca ma, secondo me, la grande forza dell&#8217;equipaggio è stata che avevamo entrambi un obiettivo comune ed entrambi avevamo la voglia di dare il cento per cento, anzi più del cento per cento e, secondo me, anche una bella bellissima cosa è l&#8217;equipaggio misto uomo-donna con caratteri molto diversi anche a livello di persone. Sicuramente è stato difficile per certi aspetti, quindi sicuramente è stato bellissimo, ci sono stati alti e bassi, ma penso che sia fisiologico. Siamo andati in barca insieme per otto, nove anni; è bello perché ci completavamo e ognuno metteva a disposizione dell&#8217;equipaggio tutto sé stesso per arrivare all&#8217;obiettivo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/image00032-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-2045" style="width:480px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/image00032-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/image00032-1-300x200.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/image00032-1-768x512.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/image00032-1-1536x1024.jpg 1536w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/image00032-1-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A proposito di classi miste, nella Vela, almeno in teoria, promuovono l&#8217;uguaglianza di genere. Però poi notiamo che ad esempio in Coppa America gli equipaggiamenti, gli equipaggi scusa misti non esistono e che solo nel 2024, dopo cento settant&#8217;anni, la stessa Coppa America ha istituito la prima categoria femminile sotto questo aspetto. Quanta strada nella Vela e nello sport in generale bisogna ancora fare?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà siamo arrivati alle Olimpiadi di Parigi, come tu sai, alla parità, cinquanta-cinquanta, quindi nello sport a livello Olimpico, abbiamo raggiunto la parità e anche lì a livello di accesso alla pratica sportiva io non mi sento discriminata. Sicuramente ci sono altre difficoltà che non sono legate al genere, questo senza dubbio. Il problema che si vede è ancora la difficoltà quando si passa al professionismo, quello, secondo me, è una cosa culturale che col tempo sta migliorando anche molto. Per la Coppa America, come ben dici, nel 2024 è stata la prima edizione in cui hanno fatto una serie con delle barche più piccole e per la prima volta c&#8217;era un equipaggio solo femminile. E quindi questo è stato un punto di svolta perché ha permesso l&#8217;accesso ad alcune femmine a quel mondo al quale prima era precluso perché vedi Ercole, secondo me la cosa a cui <em>bisogna puntare non è la parità di genere ma le pari opportunità </em>perché poi quello che ci interessa è la qualità, non trovi?</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/image00033-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-2047" style="width:441px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/image00033-1024x683.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/image00033-300x200.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/image00033-768x512.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/image00033-1536x1024.jpg 1536w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/image00033-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/image00031-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-2048" style="width:470px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/image00031-1024x683.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/image00031-300x200.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/image00031-768x512.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/image00031-1536x1024.jpg 1536w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/image00031-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Certamente!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Appunto, quindi le pari opportunità, secondo me, sono una cosa fondamentale e vedrai che adesso il nuovo protocollo sarà un&#8217;altra svolta epocale perché sulla vera Coppa America è prevista la donna a bordo, perché quella del 2024 era una serie, non era la vera Coppa America, non era il vero trofeo ma era di corollario e tra l&#8217;altro le nostre donne, quelle di Luna Rossa, hanno vinto, sono state bravissime e siamo tutti assolutamente orgogliosi di loro. Ma la vera rivoluzione sarà la prossima edizione a Napoli, tra l&#8217;altro per la prima volta in Italia, nel 2027.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La Vela è uno sport adrenalinico, intenso ma anche fatto di lunghe attese, visto che dipende dal vento, di imprevisti, di condizioni che cambiano repentinamente per gestire al meglio tutte queste variabili. Indubbiamente ci vuole esperienza, un grande equilibrio. E cos&#8217;altro?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sicuramente ci vuole tantissima preparazione. Secondo me è una delle cose più importanti, in ogni sport come nella vita, il grande impegno in quello che fai ma soprattutto la Vela ti costringe anche allo spirito di adattamento e l’importante è farsi trovare sempre pronti, a cambi di vento, cambi di direzione, cambi di condizioni meteo, situazioni che si creano. Devi essere sempre pronto a cogliere l&#8217;opportunità che il mare e che la situazione che stai vivendo ti propongono.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Perché, dopo la vittoria della seconda Olimpiade, hai deciso così giovane di ritirarti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ahahahah, ti ringrazio Ercole ma io non sono così giovane, sono dell’Ottantasette, ho trentotto anni ed è stato giusto ritirarsi a trentasette anni dai! Penso che abbia dato, ho dato tantissimo in questi anni, mi sentivo realizzata, arrivata all&#8217;apice di un percorso; quindi, per me è giusto lasciare quando sei all&#8217;apice, no? Ti senti realizzata e chiudi quando sei in vetta e poi sentivo il bisogno di dare priorità ad altre cose perché prima esisteva solo quello, la mia priorità era esclusivamente la Vela ed allenarmi tutto il giorno, tutti i giorni; quindi, sentivo la necessità di dare la priorità ad altro, sicuramente di disinfiammarmi, di disintossicarmi perché comunque si richiede al proprio fisico veramente tantissimo. Ero, insomma, un po&#8217; in overdose di tutto quanto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il tuo è stato il ritiro dalle competizioni, ma non credo possa esistere un ritiro dal mare, dal vento, giusto?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E sì, dici bene, giusto, corretto, sono durata pochi mesi senza andare in barca, stavo malissimo e sono tornata in barca e veramente ho ritrovato me stessa; quindi, sicuramente, non starò mai lontano dal mare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel 2024 sei stata inserita nella prestigiosa rivista Forbes tra le 100 donne di successo, per una donna e una sportiva come te cosa è il successo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà non parlerei di successo, ti parlerei più di realizzazione, di un sogno, di un obiettivo, di uno step. Sentirsi innanzitutto realizzati con sé stessi e poi sentire che sei riuscito a fare quello che volevi fare, che sei serena. Secondo me questa è una realizzazione più che un successo. Ti senti realizzare il tuo pieno potenziale, che non vuol dire per forza vincere una medaglia Olimpica ma aver dato il massimo. Questo è quello che conta, sentirsi realizzati e sereni per aver dato il massimo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dopo il ritiro hai dichiarato “spiegherò ai giovani l&#8217;importanza dei valori nello sport”.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà non è che ambisco a spiegare, lo capiranno da soli, sicuramente sanno che cosa vuol dire. Quello che però vedo e che penso fortemente è che la cosa bella dello sport è che è universale, che parla un linguaggio universale. Vuol dire che innanzitutto le regole valgono per tutti perché i valori dello sport sono universali; sulla linea di partenza si è tutti uguali. E i valori come il rispetto, l&#8217;eccellenza, l&#8217;amicizia, la solidarietà, il fair play, il rispetto dell&#8217;avversario sono propri dello sport e non gli può dire nulla. Sono inattaccabili ed io non voglio spiegare niente ai giovani ma cerco solo di testimoniare questi valori che, se osservati, possono essere un modo per cambiare un po’ il mondo, renderlo un po’ migliore e rendere noi cittadini migliori.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Oltre che nello sport, successi anche nella vita: sei laureata in storia e civiltà dell&#8217;Oriente e del Mediterraneo e in lingue e Civiltà Orientali, con specializzazione in islamistica. Da dove viene questa tua passione? E poi toglimi una curiosità, quante lingue parli?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho studiato arabo, ho cominciato a studiarlo da quando ero ancora al Liceo, poi dopo il Liceo sono stata un anno in Tunisia a vivere e lì ho studiato ancora arabo e francese. Ho fatto, nella vita, anche due viaggi con mio padre, che è professore di linguistica, in Etiopia e in Somalia. Ho interesse per culture diverse, un interesse vero per la cultura, gli studi islamici; in realtà l’Islam raccoglie dentro anche tantissime culture e tantissimi popoli, il Nord Africa, l&#8217;allora Impero Ottomano, la Persia, il Medio Oriente, insomma sono delle culture che in realtà sono molto, davvero molto vicine a noi, molto più di quanto noi pensiamo e sono estremamente vicine a noi che gli dobbiamo tanto. Adesso mi sono rimessa a studiare Public Affairs e Relazioni Esterne alla Luiss Business School, Management olimpico alla scuola del CONI.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Vista la tua specializzazione, colgo l&#8217;occasione e ti chiedo una opinione sull&#8217;attuale situazione in Medio Oriente: secondo te c&#8217;è speranza di arrivare finalmente ad una tregua duratura?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà le guerre non sono solo in Medio Oriente ma ce ne sono tantissime, vedi Russia e Ucraina, Sudan, quello che accade in Venezuela, ma anche in tante altre terre molto più lontane ci sono violenze e guerre. Quello che ci si auspica è in realtà quello che tutto il mondo dello sport cerca sempre di fare, trasmettere e testimoniare, cioè, un messaggio di pace. Ecco perché i valori Olimpici e i valori dello sport sono importanti, direi fondamentali.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa farai da grande? Sta per caso nascendo un futuro dirigente sportivo nel Coni?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">No, nel CONI no, adesso ho un ruolo in Federazione, in realtà sono in Consiglio Federale e sto cercando sicuramente di imparare perché è un mondo nuovo e intanto mi sto formando, sto imparando. Nella priorità c&#8217;è anche la famiglia e inoltre, ripeto, sto anche studiando e quindi sicuramente si vedranno le opportunità che ci saranno e che sono tante nel mondo dello sport.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In ultimo ma non per ultimo, siamo stati insieme qualche mese fa a Soriano nel Cimino per il Premio Calabrese. Che significato ha avuto per te ricevere quel premio?&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sicuramente è stato un onore ricevere quel premio in memoria di un grande giornalista che ha dedicato la sua vita alla comunicazione e all’informazione e sono stata felice abbiano pensato a me per questo prestigioso riconoscimento.&nbsp;</p>
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		<title>Verdiana, un talento di pregio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Sep 2025 16:19:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Carinissima, simpaticissima, disponibilissima, in tre parole Verdiana Zangaro, nota più semplicemente come Verdiana. Calabrese, nata nel 1986 a Rossano, inizia a cantare a soli quattro anni e a nove anni già si esibisce con il papà nei locali. Da lì in poi è tutto un susseguirsi di apparizioni nei programmi di Mike Bongiorno, Gigi Sabani, [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Carinissima, simpaticissima, disponibilissima, in tre parole Verdiana Zangaro, nota più semplicemente come Verdiana. Calabrese, nata nel 1986 a Rossano, inizia a cantare a soli quattro anni e a nove anni già si esibisce con il papà nei locali. Da lì in poi è tutto un susseguirsi di apparizioni nei programmi di Mike Bongiorno, Gigi Sabani, Mara Venier, Raffaella Carrà, Claudio Cecchetto, Maria De Filippi, Pippo Baudo, Caterina Balivo e di grandi, apprezzatissimi successi. In occasione di <em>“Minturno musica estate”</em> Verdiana con disarmante semplicità e dolcezza si è intrattenuta con me sia nel pomeriggio sia nel pieno dell’evento raccontandosi con le note in sottofondo di Michele Pecora e di Mietta.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/VERDIANA-IMMAGINE-PRINCIPALE-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-2039" style="width:488px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/VERDIANA-IMMAGINE-PRINCIPALE-1024x768.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/VERDIANA-IMMAGINE-PRINCIPALE-300x225.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/VERDIANA-IMMAGINE-PRINCIPALE-768x576.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/VERDIANA-IMMAGINE-PRINCIPALE-1536x1152.jpg 1536w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/VERDIANA-IMMAGINE-PRINCIPALE.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quando hai capito che la musica sarebbe diventata davvero la tua professione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà l’ho sempre desiderato, è sempre stato il mio desiderio più grande, quello di poter fare musica e di vivere di musica, sin da quando ero bambina, è stato il mio sogno nel cassetto. Inizialmente era un gioco, poi piano piano abbiamo cominciato a fare sul serio ed è iniziato ad essere quindi il mio lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;esperienza di “Amici” cosa Ti ha lasciato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Beh, “Amici” sicuramente è un palcoscenico che dura per tanti mesi, ti dà la possibilità di fare delle esperienze molto forti. Poi vabbè, io l&#8217;ho vissuto più di dieci anni fa, quando ancora era uno show megagalattico con ospiti internazionali, duetti internazionali; ho avuto la possibilità di incontrare Al Pacino, Harrison Ford, di duettare con Craig David, con Chiba, hai capito con gente di che calibro? E con questo voglio dire che per me è stata una grandissima esperienza, una grande vetrina, un modo anche per potermi mettere in gioco veramente per tanti mesi su un palcoscenico molto impegnativo e in un programma seguitissimo e amatissimo dal pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mia figlia Elisa mi ha detto di chiederti dell&#8217;esperienza con Anna Oxa.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Beh, dille che Anna sicuramente è una grande professionista, una persona che ha una grande aura attorno a sé. Certamente, come tutti gli artisti che ho avuto il piacere di incontrare in questo mio percorso, anche lei mi ha lasciato ovviamente la sua traccia e la sua energia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="726" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/VERDIANA-2-1024x726.jpg" alt="" class="wp-image-2037" style="width:446px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/VERDIANA-2-1024x726.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/VERDIANA-2-300x213.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/VERDIANA-2-768x544.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/VERDIANA-2.jpg 1278w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E il personaggio, in assoluto, che ti ha lasciato qualcosa di unico che ti è rimasto dentro e che ti guiderà nel futuro?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Devo dire che ho avuto la fortuna di poter lavorare con i più grandi, molti dei quali non ci sono più. Da Mike Bongiorno a <em>Bravo Bravissimo</em> a Pippo Baudo che mi ha accolto a <em>Sanremo Giovani</em> quando avevo appena sedici anni a Raffaella Carrà con <em>Carramba che sorpresa</em> quando ne avevo addirittura soli dieci sino ad arrivare a Maria. Credo che tutte queste persone, oltre a tanti altri artisti con i quali ho lavorato abbiano profondamente inciso sulla mia formazione, mi hanno migliorato, stimolato, aiutato a diventare quella che sono oggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ok, ok, però dai sbilanciati, tutti importanti ma uno su tutti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non molli eh! Ahahah, che devo dirti Ercole, forse Pippo mi è rimasto inciso nel cuore in particolar modo perché ero una ragazzina e mi sono sentita trattata davvero come una figlia, lui era davvero premuroso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mi piace moltissimo “Un’altra Idea”, parla di un grande amore, è forse autobiografica?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È un pezzo scritto per il <em>progetto Le Deva</em> a Parigi, in Francia. Sì, dopo un viaggio che è stato d&#8217;ispirazione per questo pezzo che racconta un amore in difficoltà e che cerca … un’altra idea appunto. In tutte le canzoni c&#8217;è sempre qualcosa di autobiografico o magari racconti l&#8217;esperienza di qualcosa che vedi o di qualcuno a cui sei legata. Un bel pezzo, hai ragione!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Qui a Minturno, già nella chiacchierata e nel caffè del pomeriggio, eri in forma, che “clima” hai trovato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Molto caloroso, un pubblico calorosissimo, orgoglioso di ascoltare musica. Stasera canterò uno dei miei ultimi pezzi usciti, <em>“Malafemmena&#8221;,</em> che è una canzone contro il pregiudizio che si ha spesso sulle donne. E poi farò un omaggio a due grandi artiste, due grandi voci, una delle quali mi ha dato la vittoria a <em>&#8220;Tale e Quale&#8221;</em> che è Celine Dion e l&#8217;altra, <em>&#8220;Mimì”</em>, perché qualche anno fa le ho dedicato un disco omaggio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1005" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/VERDIANA-1-1024x1005.jpg" alt="" class="wp-image-2038" style="width:422px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/VERDIANA-1-1024x1005.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/VERDIANA-1-300x295.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/VERDIANA-1-768x754.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/VERDIANA-1-1536x1508.jpg 1536w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/09/VERDIANA-1.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ti chiamano devi salire sul palco.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, sì, corro, ascoltami.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E certo! Al volo, cosa farai da grande?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Continuerò a fare l&#8217;operaia della musica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Don Fabio Attard, il Discepolo di don Bosco sulla terra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jul 2025 12:16:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Istituzioni e Personalità Civili]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Roma, Oratorio Salesiano Pio XI: è lì, in quella che è stata la mia Scuola, il mio Oratorio, la mia Chiesa, il mio Teatro (la S, la O, la C e la T maiuscole sono d’obbligo) che, in un sabato mattina quasi primaverile, incrocio con Ale, nel cortile, un prete dal viso simpatico, solare, con [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Roma, Oratorio Salesiano Pio XI: è lì, in quella che è stata la mia Scuola, il mio Oratorio, la mia Chiesa, il mio Teatro (la S, la O, la C e la T maiuscole sono d’obbligo) che, in un sabato mattina quasi primaverile, incrocio con Ale, nel cortile, un prete dal viso simpatico, solare, con occhi gioiosi e sguardo penetrante; sta parlando confidenzialmente con tale Abdallah, suo e mio amico marocchino e storico portiere del “<em>Pio</em>”. Abdu ci presenta ed iniziamo a parlare con assoluta disinvoltura &#8211; <em>come fossimo due vecchi amici </em>&#8211; di don Bosco, di ragazzini e nonni, di amori o presunti amori naufragati per un perché o senza un perché, di una medaglietta con l’immagine del Santo capovolta (e questa cosa la capiamo solo lui ed io), di giovani e di pallone. Io mi vanto subito, improvvidamente e ignorando (come lui stesso ignorava) &#8211; <em>chi da lì a quarantotto ore sarebbe diventato </em>&#8211; di aver conosciuto e amato il <em>Pio</em> almeno cinquant’anni prima di lui e che sono amico di Abdu da almeno trent’anni prima di lui. Nel frattempo, arriva sotto il porticato dove stiamo parlando, un pallone che il prete simpatico calcia al volo e rimanda al ragazzino che stava giocando. Mi complimento per il gesto tecnico e spostiamo il discorso sul pallone. Lui, nato a Malta, mi dice di tifare <em>Valletta</em> e quindi, con orgoglio, declamo il mio amore per la <em>Juventus</em> e telefono al volo al mio amico <em>Guido Ugolotti</em>, ex bomber della Roma e con un passato da allenatore e direttore tecnico a Malta, per chiedergli se ha una maglietta da calcio maltese per il mio nuovo amico Fabio. Quarantotto ore dopo, mentre sono impegnato in un progetto di lavoro con due amici Giudici ed un amico Ufficiale dei Carabinieri, una delle mie due amiche del cuore, Laura, mi invia su whatsapp una notizia stampa appena lanciata dalle agenzie: “<em>Don Fabio Attard è il nuovo Rettor Maggiore dei Salesiani. È l’undicesimo successore di don Bosco</em>”. E sì, quel prete così semplice, con quegli occhi così profondi, con quella palpabile pazienza e quell’abilità nel calciare il pallone con tocco sopraffino è il Discepolo di don Bosco in terra. A lui, “giovane” sessantaseienne nato a Gozo, che incarna lo spirito e la missione del Santo, spetta il compito di guidare <em>quattordicimila Salesiani sparsi in centotrentasette Paesi nel mondo</em>. È nato così, per caso e per mia fortuna, il rapporto affettuoso e nel nome di don Bosco, con don Fabio che oggi riapre le porte del Sacro Cuore per incontrami ancora.&nbsp;&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="993" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-MAGLIETTA-1-1-1024x993.jpg" alt="" class="wp-image-2023" style="width:378px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-MAGLIETTA-1-1-1024x993.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-MAGLIETTA-1-1-300x291.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-MAGLIETTA-1-1-768x745.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-MAGLIETTA-1-1-1536x1490.jpg 1536w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-MAGLIETTA-1-1.jpg 1586w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Caro don Fabio, mi piace partire con questa frase <em>“Basta che siate giovani, perché io vi ami.”</em> Tra gli innumerevoli pensieri di don Bosco, questo è quello che a me piace di più.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma giustamente, credo che sia una frase che sinteticamente presenta don Bosco, il suo cuore, perché è il buon pastore. Quando noi leggiamo o studiamo la sua vita, troviamo un ragazzo che fin da piccolo ha molto sofferto a causa della morte del papà e che ha dovuto faticare e lavorare perché non avevano mezzi in famiglia per vivere; la mamma, Margherita, con tre figli, ha faticato tantissimo per poterlo far studiare. Questo vuol dire che don Bosco ha sperimentato sulla propria pelle la difficoltà, la fatica del voler andare avanti e questa, in qualche modo, è stata la molla che lo ha spinto per scoprire prima di tutto quale fosse il progetto di Dio per lui, scoprendo poi che era il doversi dedicare completamente ai giovani. Perciò in quella frase lì c&#8217;è tutto, c’è la spinta affettiva di tutta la sua energia a favore dei giovani e che è fortemente radicata nella propria esperienza e <em>illuminata dal Vangelo e vissuta con la forza della fede!</em> Credo che, quando don Bosco disse questa frase che a te piace, non si trovava davanti ad un discorso emotivo ma davanti ad una <em>visione</em>, ad un <em>sogno con gli occhi aperti. </em>Oggi, noi, Ercole<em>, </em>siamo nella Basilica del Sacro Cuore dove don Bosco ha celebrato Messa il 16 maggio 1887, interrompendola una trentina di volte piangendo, perché qui, proprio qui, dove siamo noi, lui ha capito quel famoso sogno che fece a nove anni e in cui gli apparve questa <em>signora luminosa e udì la sua voce e le sue parole</em> “<em>a suo tempo tutto comprenderai</em>.”  E qui, lui ebbe l’intuizione di quella che era la verità del progetto di Dio per lui, qui veramente ha dato la conferma che per i giovani lui ha dato tutta la sua vita, tutta la sua energia. Allora questa frase, così bella, raccoglie in maniera molto sintetica quella che è la sua esperienza, tutta la sua dedizione, tutto il progetto salesiano che per noi oggi continua ad essere un richiamo molto forte.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E qui, al Sacro Cuore, voi siete ritornati come sede principale.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo qui da otto anni e questa è la sede centrale ed è molto significativa per noi perché è la presenza più significativa e più importante che abbiamo su Roma di don Bosco. La costruzione di questa Basilica gli fu affidata da Papa Leone XIII e da qui scrisse la famosa lettera del 1884, la famosa lettera di Roma. Ecco perché questo luogo ha un significato molto forte per noi perché è <em>il passato, una memoria che continua a spingerci nel presente per il futuro.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come, dove, quando e perché è diventato prete e salesiano?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa è una domanda che mi fanno spesso, io vengo, come sai bene, da Malta, sono nato nell&#8217;isola più piccola di Gozo, dove dal 1949 al 1965 c&#8217;erano i Salesiani. Per vari motivi hanno dovuto lasciare quell’area però hanno lasciato un patrimonio che tutt&#8217;ora è ancora vivo. Quando i Salesiani hanno lasciato l&#8217;isola, nel dicembre 1965, io come piccolo ragazzino di sei anni ero all&#8217;Oratorio per tre mesi. Ho cominciato a frequentarlo quando avevo sei anni, nel settembre 1965 e ho avuto una doppia fortuna. La prima è stata quella che papà era l&#8217;unico catechista laico, perciò, era nella famiglia don Bosco, era molto presente e la sua fede a casa c’era e la seconda che, quando i Salesiani sono andati via, la direzione dell&#8217;Oratorio è stata presa da un sacerdote giovanissimo che aveva appena un anno di ordinazione e che era cresciuto con i Salesiani. Un giovane sacerdote che è tuttora vivo, brillante, molto intelligente, che era uno che non solo conosceva don Bosco ma lo studiava anche. Noi come piccoli ragazzi non avevamo idea del cambio perché lui ha continuato sulla stessa linea e io devo dire che da quel luogo, da quell’ambiente è nata dentro di me la vocazione e l’idea di voler nel futuro essere come quel sacerdote. Siccome non c&#8217;erano i Salesiani io sono entrato nel seminario maggiore dell&#8217;isola, a Malta; ci sono tuttora lì due seminari ed io sono entrato aiutando nello stesso Oratorio dove sono cresciuto. Lì poi si è maturata dentro di me la consapevolezza che Dio mi stava chiamando ad una vocazione, più precisamente a quella a favore dei giovani e fatto un cammino di discernimento con il mio direttore spirituale sono andato nell&#8217;isola di Malta e ho cominciato il percorso. Quando guardo indietro vedo tutta una <em>serie di eventi, diciamo provvidenziali</em>, come una fanciullezza iniziata con l&#8217;ultimo salesiano del posto (poi successivamente sono diventato il suo direttore), con un&#8217;eredità forte che i Salesiani hanno lasciato e che provvidenzialmente questo sacerdote diocesano ha mantenuto vivo. Un percorso, quindi &#8211; il mio &#8211; molto sereno, molto tranquillo. Il Signore ci fa capitare delle situazioni, delle occasioni, degli eventi che noi dobbiamo voler e saper cogliere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa si prova a pensare che … undici preti fa era don Bosco e ora è don Fabio?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E già, da quattro mesi sono stato eletto Rettor Maggiore. Devo confessare che ancora non ho capito del tutto cosa mi è capitato, perché io non avevo mai immaginato di trovarmi in questa posizione. Sono stato per dodici anni Consigliere generale, poi mi è stato chiesto dal precedente <em>Rettor Maggiore Angel Fernandez Artime, oggi Cardinale</em>, di continuare a dare una mano nel governo della congregazione, di continuare con l&#8217;animazione dell&#8217;Ispettoria e l’ho fatto con devozione e piacere. Non ero neanche all&#8217;ultimo Capitolo quando <em>mi sono trovato chiamato ad assumere questa che è una cosa troppo bella ancora per me perché la possa capire appieno</em>. Troppo bella però allo stesso tempo, forse, mi supera anche, nel senso, intendo, nella comprensione di cosa mi è capitato e nel capire esattamente cosa Dio vuole. Quello che sto cercando di fare è di vivere il quotidiano con l&#8217;aiuto <em>dei miei fratelli del Consiglio generale che costituiscono un gruppo straordinario di persone molto competenti, molto dedicate e siamo tutti sintonizzati</em>. Mi chiedo spesso cosa Dio voglia da me e la reazione è molto semplice, vivere ogni giorno quello che il Signore mi chiede di vivere e rendermi sempre disponibile con i confratelli, una cosa difficile, molto difficile, che spero di riuscire a fare ogni giorno sempre meglio. Poi mi fermo a pensare e resto sempre con quel senso di stupore, di meraviglia positiva e chiedo al Signore di aiutarmi a rispondere al meglio a quello che mi viene da tutti chiesto. Giustamente tu, Ercole, mi dici sempre quando ci sentiamo o ci vediamo che <em>sono l&#8217;undicesimo successore di don Bosco e mi viene subito alla mente che quando guardavo i due Rettor Maggiori con cui ho lavorato, don Angel Fernandez, oggi Cardinale Artime e don Pascual Chàvez</em>, con i quali ho avuto la fortuna di lavorare, li ammiravo tantissimo quali successori di don Bosco. Adesso che tocca mi trovo un po’ in difficoltà e mi sento un po’ perso ma mi impegno tanto per riuscire ad essere un degno successore.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="938" height="1024" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-DON-BOSCO-1-938x1024.jpg" alt="" class="wp-image-2021" style="width:362px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-DON-BOSCO-1-938x1024.jpg 938w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-DON-BOSCO-1-275x300.jpg 275w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-DON-BOSCO-1-768x839.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-DON-BOSCO-1-1406x1536.jpg 1406w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-DON-BOSCO-1.jpg 1443w" sizes="auto, (max-width: 938px) 100vw, 938px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lei è don Bosco sulla terra e vedo e so bene quanta energia mette nella sua attività.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie! Sì, è una cosa bella ma anche grande, grandissima quella che sono chiamato a fare. Per noi Salesiani questa appartenenza a don Bosco viene naturale, lo sentiamo padre e noi ci sentiamo suoi figli, per questo colui che è chiamato a prendere il ruolo di padre della congregazione dei padri della famiglia salesiana noi con gioia lo chiamiamo il <em>successore di don Bosco. </em>Tuttora, quando vedo don Pascual o quando vedo il Cardinale Artime, io li chiamo Rettor Maggiore. Adesso tocca a me questa responsabilità, rappresentare il Santo, seguire le sue orme, <em>devo fare tanto e tutto con molta modestia, con molta umiltà perché don Bosco è troppo grande, forse inarrivabile.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli ex-allievi non dicono mai San Giovanni Bosco ma dicono sempre don Bosco perché lo sentono il prete, l&#8217;amico della porta accanto.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E sì, proprio per quello che stavo dicendo nella domanda precedente, noi non lo sentiamo mai lontano. È stato dichiarato Beato, è stato dichiarato Santo nel 1934 e noi continuiamo a chiamarlo come dici tu, don Bosco. Vuol dire che c&#8217;è una vicinanza umana che in qualche modo nasconde tutta una vicinanza spirituale profondissima; una vicinanza Santa che però vogliamo che non sia messa in alto e lontano ma che vogliamo toccare, vogliamo abbracciare in ogni momento. Vogliamo sentirla vicino a noi sempre perché noi continuiamo a chiamarlo don Bosco perché lo sentiamo come padre. Ovunque uno vada, quando vede la foto o la pittura o un quadro suo non dice San Giovanni ma dice, ecco, don Bosco! E credo che la sua bellezza sia proprio qui. Tu, Ercole, prima <em>hai detto</em> “<em>il prete della porta accanto</em>” che è la <em>stessa frase che usava Papa Francesco</em> <em>quando parlava di lui</em> ed io credo che realmente lui sia il Santo che cammina sempre accanto a noi e il tema della vicinanza, tutto il tema sulla quale noi insistiamo come l&#8217;assistenza nel cortile, la vicinanza ai giovani, l&#8217;ascolto dei giovani lo dimostrano chiaramente. È una vicinanza che non è solo simpatia emotiva ma è sintonia affettiva la sua e l&#8217;adulto e il giovane si pongono accanto a don Bosco con fiducia. Lui non inizia mai a parlare ma ascolta sempre con grande attenzione, ricordi il famoso evento di Bartolomeo Garelli, quel famoso otto dicembre del 1841? Don Bosco dice <em>questo è mio amico</em> eppure non lo conosce. Si pone sempre come amico, come attento ascoltatore, ti mette a tuo agio non in maniera superficiale ma in maniera umanamente valida, umanamente significativa.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="637" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-1-1-1024x637.jpg" alt="" class="wp-image-2029" style="width:534px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-1-1-1024x637.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-1-1-300x187.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-1-1-768x478.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-1-1-1536x955.jpg 1536w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-1-1.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Maria Ausiliatrice e don Bosco, un binomio inscindibile.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiaro! Noi in questo tema della devozione a Maria dobbiamo andare al sogno che fece a soli nove anni; quel sogno di cui un anno e mezzo fa abbiamo celebrato il bicentenario, infatti, lui nacque nel 1815 e il sogno è del 1824. Quel sogno ha indicato il campo dove doveva lavorare in mezzo a situazioni molto difficili e pericolose. La <em>trasformazione</em> <em>in agnelli degli animali feroci è la trasformazione che la Madonna chiede in anime buone per i suoi figli turbolenti. </em>La devozione mariana di don Bosco è una devozione completamente intessuta nella sua vita ed arriverà a dire “<em>siate devoti di Maria e saprete cosa sono i miracoli”. </em>La Basilica di Maria Ausiliatrice è una testimonianza della sua grandissima devozione e possiamo dire che <em>la devozione a Maria è anche qui una devozione di una figliolanza che è accompagnata dalla maternità di Maria.</em> La devozione a Maria è intessuta prima di tutto in una fede veramente sostenuta dall&#8217;Eucaristia e allo stesso tempo intessuta in una risposta verso i giovani e che si sente nel quotidiano.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="719" height="828" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/MARIA-AUSILIATRIUCE-1.jpg" alt="" class="wp-image-2022" style="width:394px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/MARIA-AUSILIATRIUCE-1.jpg 719w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/MARIA-AUSILIATRIUCE-1-261x300.jpg 261w" sizes="auto, (max-width: 719px) 100vw, 719px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto sono importanti per la famiglia salesiana gli ex-allievi, i coadiutori e i laici in generale?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Allora andiamo con ordine. Gli ex-allievi sono importanti, gli ex allievi sono una testimonianza di una riconoscenza verso l&#8217;educazione ricevuta quindi non è che sono importanti, ma sono di più; sono una conferma di tutto quello che è stato recepito, assunto e fatto proprio, credo che qui entri tutto un principio di come è importante comprendere che <em>la quotidianità dell&#8217;esperienza educativa incide pian piano sulla costruzione del carattere delle persone.</em> Io che vado in giro per il mondo questa testimonianza la sento e la vedo, con molto piacere. Poi tu hai menzionato i laici e noi, grazie a Dio, abbiamo un&#8217;armata di laici che collaborano con noi nelle nostre case e che sono persone che hanno sposato veramente il carisma di don Bosco, che lo amano e che sono animate dai valori evangelici, dedite al bene dei ragazzi e dei giovani che educano. Il tema della crisi vocazionale dà anche ulteriore spazio ai laici che sono impegnati e vivono la missione salesiana con dedizione e amore. Poi ci sono i coadiutori, noi nelle comunità abbiamo i Salesiani che sono preti e i Salesiani che sono Salesiani ma non sono preti e li chiamiamo, appunto, coadiutori. Viviamo nelle stesse comunità, abbiamo gli stessi diritti e rispondiamo bene a don Bosco che vedeva di buon occhio l&#8217;elemento laicale che era ed è inserito proprio in tutte quelli che sono i nostri processi educativi. Abbiamo coadiutori straordinari in tutto il mondo, che vivono la laicità consacrata con una capacità straordinaria di dedizione. Abbiamo anche tantissimi animatori, anche molto giovani, specialmente nei nostri Oratori e questa cosa ci rende felici.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lei ha girato il mondo quale Consigliere della pastorale giovanile, cosa accomuna i ragazzi e quali sono i loro sogni e i loro desideri, ma soprattutto quali strumenti possono offrirgli i Salesiani?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando mi chiedono qual è la differenza tra i giovani nelle varie parti del mondo, io mi fermo qualche secondo. E dopo un po’ dico che <em>non c&#8217;è distinzione</em>; io ho incontrato giovani dal Vietnam, ieri ho avuto un incontro con dodici ragazzi dalla Siria che sono animatori dei nostri Oratori in quella terra che ha problematiche note. Ho incontrato i giovani in Africa, i giovani in India &#8211; quando vi sono stato per tre mesi &#8211; ho incontrato i giovani in America Latina e in Europa naturalmente. <em>È interessante quando uno scende nella profondità della propria identità, cioè quando il cuore parla al cuore, come dice Francesco di Salis, ai ragazzi. </em>Tutti presentano la <em>stessa struttura affettiva, il bisogno di sentirsi prima di tutto amati, accolti, accompagnati</em>. Il desiderio di sognare con gli occhi aperti, la gioia quando incontrano adulti autentici. L&#8217;amore, la gioia, la contentezza quando si sentono <em>ascoltati e non giudicati basicamente.</em> E qui, caro Ercole, stiamo parlando di tutta quella che era l&#8217;esperienza di don Bosco a Valdocco. Quindi, per ritornare alla tua domanda, <em>cosa chiedono i giovani oggi</em>? Parliamo di una società in Occidente molto frammentata, molto anonima, dove la casa oramai non è più un focolare, ma piuttosto un luogo dove dormono ma non veramente dove crescono e dunque i giovani stanno cercando adulti capaci di ascoltarli. Adulti capaci semplicemente di mettersi come dei pellegrini in cammino, che sono capaci di comunicare gioia che non sia superficiale, che non sia gioia consumata, ma che sia gioia che alimenta, che fa emergere la speranza e questo, con il mondo globalizzato è lo stesso dappertutto, come ti dicevo. Dieci mesi fa ero in India, ho incontrato molti giovani e a loro ho fatto le stesse domande che ho fatto durante le mie visite in Spagna e le risposte sono sempre le medesime, ovunque. La grossa sfida che abbiamo oggi e, questo noi Salesiani ce l&#8217;abbiamo molto chiaro, è <em>cercare di inserirci dentro la vita dei giovani, ascoltare l&#8217;anelito che loro hanno e allo stesso tempo metterci accanto a loro perché loro scoprano quello che desiderano</em>. Che siano ragazzi cristiani cattolici o che siano ragazzi induisti, che siano i ragazzi che non hanno nessuna religione perché sono cresciuti in ambienti agnostici <em>quando si tocca il cuore di un giovane lo abbiamo tolto da una brutta via.</em> Purtroppo, oggi i giovani si trovano in una società che ha tolto loro le mappe della interiorità, che ha tolto loro i punti di riferimento e i ragazzi se non stanno attenti cadono nelle trappole di un amore che consuma, non di un amore che fa crescere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La congregazione che guida è la più numerosa e la più diffusa al mondo. Appare evidente, quindi, come ancora sia fortemente attuale e al passo con i tempi.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Certamente sì, ma non è merito della congregazione, è merito del <em>carisma che la congregazione ha in relazione ai bisogni dell&#8217;umanità.</em> Avremo sempre i ragazzi, avremo sempre i giovani, avremo sempre il bisogno di aiutarli, di educarli verso quella che possiamo chiamare una crescita integrale. Il carisma salesiano troverà sempre un terreno fertile, per questo io credo che il successo stia nel fatto che noi con grande umiltà ci mettiamo all&#8217;ascolto del grido dei giovani e <em>cerchiamo di essere servi che ascoltano, servi che si donano, servi che accettano di essere loro pellegrini.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto sono importanti le Scuole salesiane e quanto lo è l&#8217;Università Pontificia salesiana?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Bene, andiamo per gradi. Allora, iniziamo con le Scuole; la Scuola salesiana è interessante perché dovunque noi siamo la Scuola salesiana parte, va avanti e cresce. Perché? Perché riesce a sposare la dimensione pedagogica con la dimensione pastorale. Il fatto che noi facciamo <em>processi segnati dallo spirito di famiglia</em> non significa abbassare il livello della professionalità ma significa che il livello della professionalità, tutto il tema pedagogico, tutto il tema &#8211; diciamo così &#8211; di competenza, va gestito all&#8217;interno di un <em>clima di familiarità, di rispetto. </em>Non bisogna essere anonimi e duri per essere professionali e credo che da questo punto di vista la Scuola salesiana riesce a portare avanti questo discorso. Interessante perché in alcuni paesi, i servizi sociali quando hanno dei casi difficili, dei casi impegnativi, se conoscono che c&#8217;è una nostra scuola lì, specialmente per la formazione professionale, i ragazzi li mandano proprio da noi perché sanno benissimo che c&#8217;è il tema educativo nel senso integrale, pedagogico e pastorale, intellettuale e umano. Per questo, nella misura che noi continuiamo ad essere fedeli a don Bosco, la nostra scuola è vincente e non importa il contesto o il Paese dove opera e si afferma ma il <em>principio della nostra educazione che è basato sul rispetto della persona così come si incontra</em>. Noi non cerchiamo di mettere delle condizioni né la misura, <em>un ragazzo noi lo vediamo come creatura di Dio</em>. <em>A quel ragazzo noi ci poniamo come servi e basta!</em>&nbsp; Nel momento in cui i ragazzi entrano in un contesto salesiano, immediatamente sentono l&#8217;emergenza, diciamo così, dei <em>valori umani e poi noi li sosteniamo, li nutriamo con la visione evangelica della vita</em>. <em>L&#8217;università Pontificia salesiana è l&#8217;Università della congregazione. </em>Questa è, una stanza molto importante per noi perché è un punto di riferimento per molti Salesiani che vengono qui a Roma per essere formati nelle varie discipline, nella scienza, nella scienza dell&#8217;educazione, nella teologia, nella filosofia, nella comunicazione sociale, perfino nelle lettere classiche. Allora, all&#8217;interno di un contesto universitario, naturalmente hai anche l&#8217;input, la dimensione della formazione salesiana, perché <em>c&#8217;è l&#8217;attenzione allo studio della spiritualità salesiana.</em> Secondo aspetto è che nella formazione che ricevono, c’è anche un microclima, possiamo dire, globale, cioè un salesiano studia qui e torna nella propria Ispettoria <em>porta con sé tutta una visione mondiale della congregazione salesiana.</em> Io ho la fortuna, essendo stato già nel Consiglio generale e di essere stato docente per sette anni all&#8217;Università, di incontrare tanti ex-allievi, che mi parlano della loro esperienza di studio da noi e che tutti mi dicono è un modello che si ripete in ogni parte del mondo nello stesso modo e questo per me è una grande soddisfazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa direbbe oggi Giovanni ai “<em>signori delle guerre?</em>”</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo che la prima cosa che farebbe sia <em>guardarli in faccia, guardarli nei loro occhi</em>. La cultura della guerra è bruttissima, purtroppo stiamo vedendo quello che sta capitando adesso. Una percentuale del pil che va dedicata agli armamenti, la cultura della guerra alla fine lascia solo morte e lascia solo dei poveri e le fatture delle guerre non le pagano i signori, le fatture delle guerre, a livello umano, a livello affettivo, le pagano i poveri, i malati, i rifugiati. Quanto diverso sarebbe il mondo se tutti <em>questi miliardi che si stanno spendendo per le guerre si potessero dedicare ai processi educativi come fanno i Salesiani missionari in giro per il mondo</em> <em>dove con la loro presenza o attraverso la loro presenza comunicano che la vita è un valore, che l&#8217;educazione è una chiave che rompe il ciclo di povertà</em>. Non hanno senso le guerre, provocano morti, strazio, dolore, sofferenza. <em>Le guerre non tolgono le ingiustizie ma piuttosto le aumentano</em>. <em>Don Bosco</em> faceva una cosa che stiamo cercando di fare anche noi, <em>creava alleanze in modo tale che la proposta educativa potesse partire per poi decollare</em>. Quando si diventa credibili anche le autorità, diciamo così, più anticlericali o che hanno poca simpatia per la Chiesa, quando vedono che la nostra proposta è sincera e leale, in qualche modo collaborano con noi. E non dimentichiamo, don Bosco stava operando in un Piemonte del 1800, quando c&#8217;è l&#8217;unità d&#8217;Italia. Non erano tempi facili, l&#8217;unità d&#8217;ideale significava anche la perdita degli Stati pontifici, l&#8217;unità significava una certa prevalenza di anticlericalismo; eppure, don Bosco cercava per il bene dei ragazzi, perché quella era la sua missione, l’alleanza. <em>L&#8217;arte del compromesso</em>! <em>Ma attenzione, non l&#8217;arte del compromesso sui principi ma l&#8217;arte dell&#8217;incontro sugli obiettivi. Don Bosco ha sempre rivendicato con energia il suo essere prete nel</em><em> palazzo del Re come nel palazzo dell&#8217;Arcivescovo e nel cortile con i ragazzi.</em> Non ha mai nascosto la sua identità, non ha mai avuto vergogna di dire quello che era ma ha continuato da prete e con autenticità a lavorare per i poveri, per i ragazzi, per gli ultimi favorendo l&#8217;educazione e il rispetto per tutti e verso tutti senza distinzioni. Questo lo rendeva credibile e questo vedo girando per il mondo anche nei luoghi dove non ci sono cristiani o dove sono una minoranza; i Salesiani si pongono davanti alle autorità locali con credibilità e lealtà perché l&#8217;obiettivo è chiaro, sanno che siamo cattolici, sanno che siamo preti, sanno che siamo persone consacrate, coadiutori, ma sanno anche che <em>non abbiamo nessun altro motivo e nessun’intenzione che non sia quella di aiutare i giovani.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Analogie differenze tra il suo predecessore don Angel Fernandez, oggi Cardinale Artime e lei?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti e due siamo <em>ferocemente</em> <em>dedicati al bene dei giovani</em> così come lo sono stati tutti i Rettori che mi hanno preceduto. Don Pascual e don Angel Fernandez sono stati e sono tuttora per me anche due punti di riferimento. Ogni Rettor Maggiore, nel momento in cui ha assunto l’incarico si è reso conto della grande responsabilità assunta che è <em>l&#8217;eredità del carisma</em>, che va non solo salvaguardato, ma va messo in condizioni che possa crescere. Ogni Rettore viene poi con il proprio bagaglio, la propria cultura, la propria regionalità, <em>don Artime</em> per esempio veniva da una <em>famiglia di pescatori</em> ed aveva ed ha dunque la <em>determinazione nell’affrontare le onde</em>. Io vengo da una piccola isola che è stata una colonia e ho dovuto imparare a crescere nelle grandi città, ma ho avuto la fortuna di avere in qualche modo una miscela di cultura mediterranea e cultura britannica. Ognuno ha caratteristiche e personalità diverse che mette al servizio del carisma e dunque non hanno alcun effetto negativo sulla dedizione e la cura totale verso i giovani. Ho usato la parola feroce che vuole significare determinazione nel carisma e nell’amore di don Bosco.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Bene, e analogie e differenze tra Papa Francesco e Papa Leone XIV?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Guarda, penso ai Papi degli ultimi sessant’anni e mi vengono in mente Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI, Papa Luciani, Giovanni Paolo II, Papa Benedetto e Papa Francesco e non trovo in nessuno di loro una personalità uguale o simile, sono tutti diversi tra loro però il cammino della Chiesa è continuato pur se provenivano da posti diversi e avevano culture diverse. <em>Sono stati i successori di Pietro e si sono donati completamente e totalmente, senza riserve, al bene della Chiesa.</em> &nbsp;Papa Francesco era un figlio di Sant&#8217;Ignazio, di un gesuita, perciò l&#8217;attenzione ai poveri, l&#8217;attenzione al discernimento, il leggere bene le sfide, lo stare attenti di non rimanere ancorati in una visione che sta continuamente evolvendo sono state le caratteristiche che ha messo al centro della sua azione pastorale. Papa Leone XIV, in questi due mesi e mezzo, abbiamo visto e toccato con mano che è un uomo che viene dalla cultura agostiniana, una cultura dove, se ascoltiamo bene le sue omelie, sono delle omelie dove Cristo è saldamente al centro e dove usa spesso la parola <em>amore</em>. Ecco, è l’ora dell’amore!&nbsp; Domenica scorsa ha usato l’espressione <em>la rivoluzione dell&#8217;amore</em>, ma qui non stiamo parlando di cose superficiali, stiamo parlando di una identità saldamente ancorata nella persona di Cristo, che diventa la forza nascosta ma potente dell&#8217;agire sul mondo. E qui siamo in piena cultura agostiniana! <em>“Tu eri dentro di me e io fuori. È là che ti cercavo”</em>. Sono sicuro che Papa Leone XIV continuerà il cammino della barca di Pietro. Come dicevo all’inizio, non ci sarà mai un Papa simile ad un altro per carattere, per cultura, per provenienza ma l’identità cristiana sarà sempre la stessa. <em>E non dimentichiamo che la voce del Papa è l’unica di speranza in questo mondo che sta vivendo momenti tormentati.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il museo di don Bosco a Torino ha migliaia di visitatori l&#8217;anno, si scorge nei loro volti la fede?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Il “museo-casa don Bosco” è stato un progetto ideato e accompagnato da Angel Cardinal Artime</em>. È una cosa straordinaria e perfettamente riuscita, si è arrivati al punto di rappresentare il passato che è presente ed il tutto non ha nulla a che fare con l’archeologia ma è piuttosto memoria del presente. Tu puoi portare in visita un gruppo di giovani o meno giovani, di ragazzi, si fa una riflessione e si avverte la presenza di don Bosco lì, come fosse ancora vivo, tra di noi fisicamente. Sembra proprio, e tu lo sai perché ci vai spesso, che <em>lui stia là dentro insieme ai visitatori, sembra che lui ti stia accompagnando a vedere le stanze.</em> <em>Si avverte il suo carisma che richiama le radici, come ho già detto, del buon pastore che si dona ai giovani, di un sacerdote che, frutto della sua personale esperienza, si è completamente dedicato al bene dei giovani.</em> Perciò lì è una cosa straordinaria, tutte le volte che vado si ripete un’esperienza straordinaria</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Qual è il sogno di don Bosco che Le è rimasto dentro?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Io sogno sempre con gli occhi aperti don Bosco accanto a me</em>, continuamente mi lascio ispirare dalla sua presenza affettiva che è tuttora attuale perché lui non ha enunciato una teoria ma quello che lui ci ha insegnato è un sistema preventivo nel senso di opzionare tutte quelle condizioni dove il bene possa crescere. <em>Il suo genio è favorire la bontà attraverso l&#8217;ambiente, attraverso le persone, attraverso le proposte, in modo che, quando un ragazzo entra in un ecosistema positivo, può essere anche il più discolo che c’è, ma vede il bene che c&#8217;è là dentro e trova, un ambiente che non ha mai conosciuto prima.</em> Siccome è un ambiente positivo, fatto di spirito di famiglia, fatto di affetto, fatto di accoglienza, fatto di attenzione, tu non sei un numero ma hai un nome, hai un cognome, hai una identità. Trovi delle opportunità, un ambiente dove il bene lo vedi, lo senti. <em>Io penso e sogno don Bosco accanto a me e vorrei sempre imitarlo, imitarlo nelle relazioni umane, </em>con il mio ruolo, adesso, non posso seguire un gruppo dei giovani ma posso seguire i nostri ispettori e i nostri collaboratori.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Se don Bosco fosse tra noi oggi, userebbe i social per dialogare con i giovani?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Assolutamente sì</em>, don Bosco incontrava i ragazzi dove si trovavano loro non aspettava il caso per incontrarli ed aiutarli. Se oggi i social sono così diffusi, lui li avrebbe usati per conoscere i ragazzi, allontanarli dal male e portarli nel bene, aiutarli, proteggerli. Anche attraverso i social! Dieci anni fa stavo per chiudere il mio account di facebook ma un salesiano molto esperto di social si infuriò con me e mi disse che non dovevo farlo perché io non potevo sapere quante persone leggessero i miei post e <em>quanta speranza portassi in loro</em>. Chiudere l’account avrebbe rappresentato perdere un’opportunità di aiuto. <em>Il segreto dell’educatore salesiano sta nel non far cadere la sua parola dall’alto, ma piuttosto entrare e camminare insieme ai ragazzi ascoltandoli per poi aiutarli.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ma quanto sono belli gli Oratori?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi stavo leggendo un articolo, proprio su un social, che diceva che <em>le Chiese non sono piene di persone ma gli Oratori sì.</em> Grazie a Dio ancora rappresentano quegli spazi umanamente validi, dove <em>i genitori si fidano</em> e lasciano che i loro figli siano. Oggi, dove nessuno si fida di niente e di nessuno, avere i genitori che ti lasciano i figli per andare a lavorare è per noi una grande gratificazione e testimonia la bontà della nostra opera. Una fiducia che è ripagata con la <em>grande dedizione degli animatori, il lavoro che si sta facendo, specialmente in Italia in relazione ai grest, è eccezionale</em>. &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto è bella la PGS?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Bellissima, è l&#8217;esperienza dove <em>l’Oratorio e lo sport diventano medici</em>, dove la stessa partecipazione diventa educativa perché significa attenzione, significa appartenenza, significa assumere un impegno, significa confrontarsi con gli altri, significa insegnare che non si può fare ciò che si vuole. Quando parliamo di <em>gioco di squadra</em> noi il più delle volte lo identifichiamo con un tipo di sport ma attenzione perché, quando parliamo di gioco di squadra bisogna andare più in profondità. <em>Educazione nello sport, fraternità nello sport</em>, <em>questo ci riporta al tema della solidarietà, al tema dell&#8217;attenzione, al tema che il mio ritmo deve prendere in considerazione il ritmo dell&#8217;altro</em>. <em>Quando un ragazzo vive l&#8217;esperienza sportiva c&#8217;è tutto il senso di disciplina, c&#8217;è tutto il senso di avere un obiettivo, c&#8217;è tutto il senso della consistenza, della perseveranza.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto è bella la scalinata della Chiesa di Santa Maria Ausiliatrice?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>È bellissima tutta la Basilica</em>, dentro e fuori, si inserisce bene nel contesto urbano e io quando vado lì dalla stazione Tuscolana vedo già i campanili e se vado giù dall’Appia verso via Santa Maria Ausiliatrice vedo quella grande scalinata. Una Chiesa bellissima dove ho vissuto per quattro anni fino a qualche mese fa. Quel quartiere mi è piaciuto tantissimo perché si vede che la <em>Chiesa è inserita nel tessuto sociale</em>, <em>la presenza dei Salesiani è una presenza ispiratrice nel territorio</em> e credo che questa sia una cosa meravigliosa, una cosa molto bella.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="610" height="332" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/SCALINATA-1.jpg" alt="" class="wp-image-2025" style="width:527px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/SCALINATA-1.jpg 610w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/SCALINATA-1-300x163.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 610px) 100vw, 610px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che messaggio vuol mandare ai giovani per quest&#8217;estate?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Che riescano a fare gruppo, squadra con altri giovani in esperienze che siano umanamente valide e dove nessuno resti emarginato</em>. Mi vengono in mente i grest che sono gli Oratori estivi dove tanti giovani animatori dedicano agli altri il loro tempo organizzando giochi, esperienze, divertimenti. <em>Auguro ai giovani di trovare uno spazio, un&#8217;entità, una comunità che li aiuti ad essere protagonisti del bene vissuto e condiviso</em> perché guarda, Ercole, i giovani quando riescono ad inserirsi, la loro felicità viene dal fatto che si sentono protagonisti e quando noi togliamo ai giovani la possibilità di essere protagonisti, diventano dei consumatori consumati.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il 31 gennaio è da sempre una giornata di festa per milioni di persone in tutto il mondo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 31 gennaio è per noi Salesiani, preti, ex-allievi, animatori, coadiutori, laci, per tutti, insomma, <em>un giorno speciale e di festa</em> dove ci abbracciamo tutti insieme in don Bosco, dove riflettiamo, preghiamo ed acquisiamo sempre più forza ed energia per diffondere la sua opera.&nbsp; &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ultima domanda, seria, serissima, la Juve è più forte della Valletta?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ahahah, <em>forse un po’</em> ma io sono della <em>Valletta</em> come squadra maltese e del <em>Milan </em>come squadra italiana e tu fai finta di dimenticarlo ahahah.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Grazie per questo pomeriggio don Fabio.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie a te, un bel pomeriggio passato insieme.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-INTERVISTA-3-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-2026" style="width:505px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-INTERVISTA-3-1024x768.jpg 1024w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-INTERVISTA-3-300x225.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-INTERVISTA-3-768x576.jpg 768w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-INTERVISTA-3-1536x1152.jpg 1536w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/07/ATTARD-INTERVISTA-3.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://www.ercolefragasso.it/2025/07/24/don-fabio-attard-il-discepolo-di-don-bosco-sulla-terra/">Don Fabio Attard, il Discepolo di don Bosco sulla terra</a> proviene da <a href="https://www.ercolefragasso.it">Ercole Fragasso</a>.</p>
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		<title>Bruno Giordano: maglia numero nove, piedi e testa da numero 10!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ercole Fragasso]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 May 2025 16:53:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Inizi anni Ottanta, Scauri: La Darsena, lo Scoglio ed il Lido Aurora; uno dei giornalisti che stimo maggiormente e che per me è un “poeta” del pallone, tale Michele Plastino, portava Bruno Giordano e Lionello Manfredonia in quell’angolo meraviglioso a due passi da Roma e ad uno da Napoli. È lì che, intrepido ragazzino e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ercolefragasso.it/2025/05/15/bruno-giordano-maglia-numero-nove-piedi-e-testa-da-numero-10/">Bruno Giordano: maglia numero nove, piedi e testa da numero 10!</a> proviene da <a href="https://www.ercolefragasso.it">Ercole Fragasso</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Inizi anni Ottanta, Scauri: <em>La Darsena, lo Scoglio ed il Lido Aurora;</em> uno dei giornalisti che stimo maggiormente e che per me è un <em>“poeta”</em> del pallone, tale Michele Plastino, portava Bruno Giordano e Lionello Manfredonia in quell’angolo meraviglioso a due passi da Roma e ad uno da Napoli. È lì che, intrepido ragazzino e tifosissimo bianconero, innamorato di Franco Causio, sgranavo gli occhi alla vista del bomber laziale &#8211; <em>che palleggiava e giocava sulla sabbia scaurese e nel “mio” mare</em> &#8211; considerandolo straordinariamente forte pur se non potevo, come non posso neanche ora … per ragioni di fede calcistica, considerarlo più forte di “<em>Penna Bianca”</em> Roberto Bettega. La sera poi, sul lungomare, era armato di un sorriso accattivante, a quel tempo stravagante nell’abbigliamento, con pantaloni che finivano <em>“a campana” </em>e camicie in tinta<em>, </em>allegro e spensierato. Giordano rappresenta non solo per me ma per tutti gli amanti di quello che fu il pallone ed oggi è solamente … il calcio, uno degli interpreti in assoluto più forti nel palcoscenico mondiale. A confermare pienamente questa tesi anche il pensiero di un argentino, non tanto alto, riccioluto, che si chiamava Diego e che lo considerava il calciatore italiano più forte con il quale avesse mai giocato. Una vita, quella del “bomber”, a volte difficile per essersi imbattuto in strade dissestate e tortuose ma dalle quali ha sempre saputo uscire con la purezza che gli si legge negli occhi, con la forza del carattere e con quell’immenso talento che lo ha accompagnato per tutta la carriera.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Infanzia trascorsa a giocare a pallone nelle stradine di Trastevere e all’Oratorio: quando hai capito che il calcio sarebbe stato la tua strada nella vita?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ho capito tardi perché all&#8217;inizio quando giocavo in Parrocchia oppure per le vie o a Piazza Santa Maria in Trastevere, giocavo per divertirmi con i miei amici, giocavamo tutto il giorno, non avevo idea di diventare professionista, mi piaceva giocare anche quando all&#8217;inizio da piccolo sono andato alla Lazio e andavo lì, giocavo, facevo l&#8217;allenamento e poi tornavo a Trastevere e continuavo a giocare. Non avevo idea che dovessi fare il calciatore, forse l&#8217;ho capito quando ho cominciato nella “<em>Primavera</em>” e qualche volta venivo chiamato dalla “Prima squadra” il giovedì o il venerdì a fare le partite con loro; lì ho capito che cosa volesse dire essere un calciatore di Serie A e allora lì mi sono buttato in tutto e per tutto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel 1969, a tredici anni, vieni acquistato dalla Lazio per centomila lire e una sacca di palloni. Un ricordo di quel periodo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, e le magliette che andarono al nostro prete, Don Francesco Pizzi che mi regalò venticinquemila lire che portai ai miei genitori; per me era talmente strano che mi davano anche i soldi, però li portai subito a casa a loro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nella Lazio fai tutta la trafila nelle giovanili: nel 1974 vinci lo Scudetto con la <em>Primavera</em>, quando già ti allenavi con i <em>“grandi”</em> (e un po’ “pazzi”, diciamolo sottovoce altrimenti Gigi Martini che è qui con noi potrebbe <em>offendersi</em>) che a loro volta vinsero uno storico scudetto.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma erano pazzi per davvero ahahah. In quegli anni vinsi anche il titolo U<em>nder 23</em> che era il campionato De Martino, il campionato riserve per intenderci che si giocava il giovedì ed era un campionato “tosto”. Le squadre di serie A facevano giocare le riserve con i ragazzi più bravi della squadra <em>Primavera</em>; era un campionato importante e noi vincemmo anche il titolo italiano a Terni in finale contro la Fiorentina che aveva in squadra Giancarlo Antognoni. Sicuramente era un campionato più competitivo dell’attuale <em>Conference League </em>ahahah. Poi abbiamo vinto anche con gli “<em>Allievi</em>” tanti tornei, eravamo un gruppo di giovani veramente molto forti in quegli anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nella stagione 1975/1976 il salto in prima squadra: mi racconti il tuo esordio in Serie A con tanto di goal alla Samp, da ieri purtroppo in serie C?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, da ieri in serie C, mi dispiace tanto, tantissimo. Il mio esordio è ovviamente un ricordo indelebile, era il 5 ottobre del 1975, la prima giornata a Genova contro la Samp e al novantesimo minuto il mio goal mio su un tiro di Chinaglia ribattuto ed io che tiro e segno. Vincere 1-0 con un tuo goal per un ragazzino esordiente è qualcosa di incredibile e che ancora anche a distanza di cinquant’anni ricordo con gioia ed infatti hai visto, Ercole, che ti ho detto subito la data che è indelebile come un’altra data, quella del 10 maggio 1987 quando vinsi lo scudetto con il Napoli. (<strong>ndr</strong> <em>occhi lucidi di Bruno</em>)</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La tua prima stagione fu segnata anche dal ritorno in panchina di Maestrelli, purtroppo già malato, che guidò la Lazio alla salvezza. Un tuo ricordo del <em>“Maestro”</em>?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un allenatore sottovalutato sotto l&#8217;aspetto tecnico-tattico, perché si parla sempre del “Maestro” come il Maestro di vita invece era tale anche nel calcio perché la Lazio dello scudetto, di Chinaglia e compagni era una Lazio straordinaria anche nel gioco e questo testimonia che lui era anche una persona che ti entrava nella testa nei modi giusti e non trattava tutti allo stesso modo perché riusciva a capire che ognuno aveva una personalità e un modo di vivere e quindi sotto quell&#8217;aspetto è stato ancora più bravo, però vorrei rimarcare il fatto che lui era bravissimo anche sotto l&#8217;aspetto tecnico e tattico e non esclusivamente umano.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quell&#8217;anno in Coppa UEFA giochi al <em>Camp Nou</em> contro il tuo idolo John Cruyff, ma è vera la storia che lo imitavi in tutto, anche nel taglio dei capelli?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È vero, è verissimo, perché avevo questo mito sin da piccolo e mi ricordo che cercavo di imitarlo anche nel modo di giocare e poi ricordo che andavo con la fotografia di Cruyff dal mio barbiere e mi tagliavo i capelli come lui ed ero tutto contento e quel giorno quando ci ho giocato contro e me lo sono visto davanti per me è stato raggiungere veramente il mio sogno. Di quella partita conservo anche una foto che mi firmò a distanza di anni tramite Antognoni, che ringrazierò per sempre per aver avuto questo pensiero e per avermi un giorno telefonato e passato al telefono Cruyff. Anche quella telefonata rimane tra i ricordi indelebili della mia vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La stagione successiva erediti la maglia numero nove di Giorgio Chinaglia. Descrivimi l’emozione di un ventenne che si trova ad indossare una maglia così prestigiosa e <em>“pesante”</em> e a sostituire nel cuore dei tifosi laziali un idolo come Giorgione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non era pesante perché c&#8217;era l&#8217;incoscienza proprio dell&#8217;essere giovane, perché se avessi un po&#8217; ragionato non l&#8217;avrei messa; tutto nasce quando Giorgio va via, mancavano quattro partite alla fine e all&#8217;epoca si usavano invece dei nomi sulle magliette i numeri ad identificare subito il calciatore; ti spiego, c’era il quattro che era di Wilson, l&#8217;otto che era di Re Cecconi, il tre di Martini e via dicendo ed erano rimaste sul tavolo dello spogliatoio due magliette, la dieci e la nove; io avrei voluto prendere la dieci perché non mi sentivo un nove o, almeno, non lo ero fino a quel giorno perché ritenevo di essere più un giocatore più di fantasia, di estro e che faceva assist anche se i gol li facevo eh ma alla fine si avvicinò a quel tavolo Vincenzo che prese ovviamente la dieci e allora restò per me solo la nove. A ripensarci oggi fu proprio l’incoscienza del ragazzino a farmi indossare con una certa spavalderia quella maglietta perché mettere a diciannove anni la maglietta di Chinaglia sulle spalle in una situazione poi drammatica perché stavamo retrocedendo fa venire i brividi solo a pensarci. Comunque, alla fine la nove mi ha portato bene dai e poi ci salvammo all’ultima giornata pareggiando due a due contro il Como con un mio goal.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quella fu anche la stagione del derby del 28 novembre 1976 in cui segnasti uno dei gol più belli della tua carriera e da una posizione quasi impossibile. Quel goal è rimasto nella memoria di tutti i tifosi della Lazio</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eh sì, anche lì insomma ci fu quel pizzico di incoscienza perché la cosa più logica sarebbe stata <em>crossare</em> per Garlaschelli invece del “sano” egoismo e l&#8217;incoscienza dell’attaccante mi portarono a fare quell’incredibile tiro e a segnare proprio sotto la curva Nord quel bellissimo goal che a distanza di tanti anni porto nel cuore come lo portano anche tanti tifosi della Lazio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Possiamo dire che, se avessi avuto la maglia numero dieci avresti crossato</strong> <strong>per Garlaschelli</strong> <strong>e con il nove sulle spalle hai invece tirato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ahahah sì, sì, giusta considerazione, ci può stare questo è vero, ci fosse stato Chinaglia con il nove avrei crossato per lui ma l’istinto mi portò a fare quello che feci.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Campionato 1977/1978: una doppietta anche alla Juventus con due gol da cineteca, quali scegli dei due?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sicuramente il secondo ma lo scelgo non in quella partita ma proprio come il mio goal più bello in assoluto perché quello è un goal che volevo fare così e così è riuscito. A volte ci sono anche goal più spettacolari come un tiro al volo di sinistro, perché poi qualche minuto prima feci un goal bellissimo proprio al volo e di sinistro e capisco che al tifoso possa piacere più quello però per me il secondo, il pallonetto, senza far rimbalzare il pallone, con quel cross che veniva da lontano da parte di Ghedin beh, che dirti, è stato per me un goal voluto e ricercato proprio in quella maniera e per me è stato bellissimo proprio per questo.</p>



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<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="339" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/05/Bruno-Giordano.jpg" alt="" class="wp-image-1996" style="width:264px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/05/Bruno-Giordano.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/05/Bruno-Giordano-265x300.jpg 265w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption class="wp-element-caption"><code><sub>Fonte: www.corriere.it / www.laziostory.it</sub></code></figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Anche se per me, Bruno, quello più bello è quello che tu facesti a Catania, d’esterno. Solo Diego, tu ed io avremmo potuto fare un goal come quello di Catania.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ahahah, hai ragione, solo noi! In realtà quello fu bellissimo ma è un tiro, un gesto tecnico, che può fare chiunque, può essere il goal …della domenica. In quello alla Juve c’erano l’idea, il pensiero, la raffinatezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Campionato 1978/1979: la definitiva consacrazione e capocannoniere con diciannove goal e l&#8217;esordio nazionale.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, esordii nel 1978 a Roma contro la Spagna e vincemmo 1-0 con un gol di Paolino Rossi e chiaramente esordire in nazionale a ventidue anni fu qualcosa di fantastico, poi davanti al mio pubblico contro una squadra importante come la Spagna è stato un qualcosa di veramente bello.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La vita, diceva Battisti, è fatta di <em>discese ardite e di risalite</em>, il calcio ti ha dato tanto ma ti ha anche fatto affrontare discese difficilissime, una su tutte la squalifica.</strong> <strong>Parlami di quella tua grande risalita in cui sei voluto restare in B con la Lazio e l’hai riportata in A come capocannoniere del campionato.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, ho avuto questa squalifica di due anni e ancora oggi dopo cinquant’anni non riesco a capire come sia arrivata perché io non avevo fatto assolutamente nulla, dico davvero Ercole, lo ripeto sempre lo sai, non avevo fatto niente. Oggi sarebbe stato tutto molto più approfondito, sarebbe stata molto più ampia la disamina dell’intera vicenda e non ci sarebbe stata nessuna squalifica perché sarebbe stato accertato che non ho commesso nessun illecito. &nbsp;A quei tempi andò così e chiaramente ci ho rimesso tantissimo, due anni di squalifica ma soprattutto ci ho rimesso il Mondiale del 1982 perché io facevo parte della Nazionale e quella squalifica mi tolse la possibilità di diventare Campione del Mondo. Restai con la Lazio perché era giusto così, riportammo la squadra in A il primo anno, subito, e poi rimasi altri due anni ma obiettivamente non c’erano più le condizioni per continuare perché la Lazio a livello societario era allo sbando e Lionello ed io andammo via anche al fine di far entrare denaro nelle casse della società e risanarla.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un altro momento molto duro della tua carriera è stato l&#8217;infortunio tremendo a firma Bogoni, nel 1983, ma anche in quell&#8217;occasione hai dimostrato come la forza dell&#8217;uomo era quantomeno pari a quella del calciatore e rientrasti in campo dopo quattro mesi dalla frattura e dopo trenta secondi facesti un goal al volo di sinistro proprio sotto la “Nord”.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, sì, tutto vero e ti aggiungo proprio contro il Napoli. &nbsp;Ma vedi, un calciatore soprattutto un attaccante mette in preventivo di avere un infortunio più o meno grave ma per la mia carriera non avevo messo in preventivo una squalifica di due anni senza aver fatto assolutamente niente ed è questo che come sai, a distanza di quasi cinquant’anni, ripeto, mi dà ancora fastidio e mi fà ancora molto male. Quando ne parlo mi fà veramente arrabbiare, se avessi fatto un qualcosa l&#8217;avrei giustamente pagata ma quando non fai niente e per due anni non puoi giocare rischi di impazzire e senti addosso tutta l’ingiustizia. &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Avresti potuto lasciare, come ci siamo detti tante volte, la Lazio in più occasioni (<em>le famose offerte della Juve e della Roma tanto per citarne due</em>), ma a volte per scelta e a volte a furor &nbsp;di popolo alla fine sei sempre rimasto in biancoceleste fino al 1985. In quell&#8217;estate però, come tutti i grandissimi amori, anche la tua storia con Lazio finì e scegliesti Napoli. Perché e come?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Scelsi Napoli perché prima di tutto avevo capito che la società mi voleva vendere per rientrare dei soldi e Giorgio un giorno mi chiamò a casa sua a Piazza di Spagna e mi disse che ero stato venduto alla Roma e io gli dissi che con tutto il rispetto ma io alla Roma non sarei mai andato. Lui replicò che la Roma avrebbe dato tantissimi soldi e che la società era in serie difficoltà economiche ma io replicai fermamente dicendo a Giorgio che non poteva chiedermi di andare alla Roma e che mi sarei fatto sentire presto appena avevo il nome di un’altra squadra in cui andare. Da lì a poco venne fuori il Napoli perché nel frattempo il Napoli aveva preso Italo Allodi che è il numero uno in assoluto dei dirigenti italiani da sempre e avevo avuto già con lui altri rapporti e quando lui andò a Napoli mi chiamò con la spinta anche di Diego e mi propose di andare con loro. Ricordo ancora che, mentre ero con lui mi passò Diego al telefono che cercava di convincermi ed io lo interruppi subito rassicurandogli che avevo già firmato cinque minuti prima e che ero felice di giocare con lui. L&#8217;anno prima, in un Lazio-Napoli, c&#8217;era Diego che, quando capitavano nella stessa zona del campo mi diceva che l’anno successivo voleva andassi a giocare con il suo Napoli quindi era già un po’ scritto tutto nel destino. Il mio valore all’epoca era di quattro miliardi e mezzo, in realtà ne valevo circa nove ma la situazione della squadra, la gravissima situazione debitoria della società e la fretta di dover sistemate subito le casse della Lazio fecero sì che la mia valutazione in fretta e furia si cristallizzasse sui quattro &nbsp;miliardi e mezzo ma ricordo perfettamente che Allodi da gran signore quale era, consapevole del mio reale valore e delle difficoltà di bilancio della Lazio, sborsò cinque miliardi e mi portò subito a Napoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nella nuova fase della tua carriera agonistica</strong><strong> alle pendici del Vesuvio costituisci il famoso tridente <em>“MaGiCa”</em> (prima con Maradona e Carnevale, poi con Maradona e Careca) e nel 1986/87 vinci scudetto e coppa Italia. Com’è stato il tuo rapporto con Napoli? Ricordo che Giampiero Galeazzi in un San Paolo trionfante ti porge il microfono e tu dedichi, guardando in cielo, a tua madre lo scudetto. </strong><strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella cosa mi è rimasta dentro (<strong><em>ndr</em></strong>ancora occhi lucidissimi di Bruno) perché era il 10 maggio del 1987 e quel giorno era la festa della mamma e mia madre &nbsp;era morta qualche mese prima in un incidente stradale per cui il mio obbiettivo era quello proprio di poter fare qualcosa di grande e di dedicarlo a lei. Per fortuna e anche per bravura siamo riusciti a vincere quel campionato e il mio pensiero è andato direttamente a lei e quel giorno ci siamo goduti da dentro lo stadio, tutta la gente festante per il primo scudetto, una cosa che Napoli non aveva mai provato e fu qualcosa che a distanza di tanti anni ancora il popolo napoletano ricorda perfettamente. Ho un rapporto con Napoli e la sua gente meraviglioso fin dal primo giorno perché quando arrivai a Napoli venivo da una stagione non proprio esaltante e c’erano dei dubbi su di me ma appena arrivai a Piazza Dei Martiri c&#8217;erano cinque/seimila persone ad aspettarmi e scattò immediatamente il feeling che durò per sempre e dura ancora oggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel profilo del tuo WhatsApp hai la foto abbracciato a Diego Armando Maradona che testimonia una grandissima amicizia. Dal punto di vista calcistico ti ha definito il più forte calciatore italiano con cui abbia giocato. Parlarmi del tuo rapporto umano e calcistico con Diego.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto con Diego è stato qualcosa di sensazionale e posso dirti che quello che mi ha tolto la squalifica me l&#8217;ha ridato la vita facendomi conoscere Diego e giocare con lui. Avrei preferito tutte e due le cose ma sai come è andata. Con Diego il rapporto iniziò già nel 1979 durante Italia-Argentina all&#8217;Olimpico e a fine partita lui mi chiese dove potesse andare a mangiare qualcosa di buono e poi a ballare. Gli indicai ristorante e discoteca e poi lo raggiunsi e nacque il nostro rapporto che poi negli anni è si è trasformato in un’amicizia fraterna. Quando mi infortunai seriamente, come ricordavi prima, il primo telegramma che arrivò alla clinica Bocconi fu proprio quello di Diego che spese parole incoraggianti e di vera amicizia per me. &nbsp;Voleva che mi rimettessi presto e che andassi a giocare con lui nel Barcellona. &nbsp;Capisci che appena mi si è poi presentata l’occasione, anni dopo, l&#8217;ho accettata al volo e sono corso a Napoli. Diego è stata una persona generosa, una persona che non faceva pesare il suo status ed io sono felice di essermelo goduto fino all&#8217;ultimo prima che lo blindassero e mostrassero di lui un’immagine non veritiera, non reale per quello che è stato nella vita e nello sport. L’immagine di una persona malata, deformata ma Diego è stato tutt’altro, Diego è stato generosità, amore, fratellanza, energia, classe, forza, carattere, brillantezza; Diego amava la vita e stare con la gente. Andavo a trovarlo spesso a Dubai e stavamo molto insieme quando veniva a Roma, stava a casa mia, si scherzava, si rideva, era sempre allegro e disponibile. Anche con le nostre famiglie il rapporto era stretto e con i suoi figli ancora mi sento.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="199" height="148" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/05/DIEGO-BRUNO.jpg" alt="" class="wp-image-2001"/><figcaption class="wp-element-caption"><sub>fonte www.corriere.it /www.calcionapoli24.it</sub></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Diego e la Ferrari che ti prestò.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ahahah, me lo chiedi sempre. Non avevo la mia macchina perché una l’avevo lasciata a Roma e l’altra l’avevo portata a fare il tagliando e Diego aveva due Ferrari, una rossa e una nera e mi prestò quella rossa. Mi recai a via Petrarca a prendere il solito caffè dal solito amico e in soli cinque minuti ma neanche, forse tre o quattro minuti, si creò una fila impressionante di persone che arrivò a formare una coda di circa un chilometro. In tre o quattro minuti, capito? Pensavano fosse Maradona in quel bar che presero d’assalto e dovetti alzarmi, scappare via e riportare la Ferrari a Diego; era davvero ingestibile la situazione. Vedi, quando Diego diceva che usciva di sera e di notte era vero perché durante il giorno era assediato e non riusciva a fare un passo senza che le persone, tutte, di tutte le età, cercassero di toccarlo, abbracciarlo, fare una foto. A lui mancava la possibilità di camminare per Napoli tranquillamente e prendere un gelato con i figli. Da quando aveva l’età di sedici anni era rinchiuso negli alberghi, non poteva scendere per strada, mi ricordo tante volte insieme con lui il sabato con la squadra che andava in ritiro anche in altre città per la partita della domenica che se varcava l’uscio dell’hotel dopo cinque minuti doveva rientrare nella hall scortato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il calcio è cambiato tanto, oggi è quasi un altro sport rispetto ai tuoi tempi, quando i difensori picchiavano sul serio (vero Gigi?) e adesso ci sono trenta telecamere, il VAR, il fuorigioco “<em>semiautomatico”. </em>Stavamo meglio quando stavamo peggio?</strong><strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sicuramente era un altro sport, un altro gioco ed io dico che il VAR poteva aiutare su due o tre situazioni, non su tutto, il VAR &nbsp;non può arbitrare; poteva essere perfetto per il goal ed indicare se la palla è entrata o non è entrata, se il fallo è stato fatto all&#8217;interno dell&#8217;area di rigore o meno, se c&#8217;è uno scambio di una persona o una gomitata che l&#8217;arbitro non vede e se il goal è o non è in fuorigioco ma non può e non deve entrare su un pestone, su una spallata perché un conto è stare in mezzo al campo a quella velocità e un conto è stare seduti su una poltrona e vedere una partita. Poteva aiutare su queste tre o quattro cose e sarebbe stato perfetto e &nbsp;a me sarebbe piaciuto giocare oggi perché oggi non si prendono calci, i calciatori cadono due volte a partita prima non erano tutelati gli attaccanti, pensa a quanti goal avrebbero fatto oggi Diego o Riva! &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E Giordano!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ahahah e sì, pure Giordano!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A dispetto di tutti i pronostici, la Lazio si sta giocando un posto in Champions League con Roma e Juve: un pronostico su chi la spunterà alla fine.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Adesso è tutto nelle mani della Juve però ci sta tutto perché abbiamo visto l&#8217;altro giorno che il Napoli ha pareggiato in casa con il Genoa quindi tutto può ancora succedere. &nbsp;Mi auguro, a differenza tua ahahaha che possa essere la Lazio anche se purtroppo lo scontro diretto favorisce la Juventus; è stata una bella volata a tre però ad essere sincero vedo la Juventus un pochino prima di Lazio e Roma.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Scudetto al Napoli o all’Inter?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sai per chi tifo!</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="815" height="561" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/05/Giordano_Ercole.jpg" alt="" class="wp-image-1990" style="width:445px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/05/Giordano_Ercole.jpg 815w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/05/Giordano_Ercole-300x207.jpg 300w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/05/Giordano_Ercole-768x529.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 815px) 100vw, 815px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Recentemente sono stati a cena da me dei carissimi amici che abbiamo in comune: Francesco Repice, Marco Lollobrigida, Guido Ugolotti, Renato Miele, Fortunato Torrisi ed un ragazzaccio di nome Ivo Stefanelli ed abbiamo parlato, tra l’altro, anche di te. Un aggettivo per ciascuno di loro.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti grandi amici e persone bravissime. <strong>Francesco Repice</strong> è una grande macchina da guerra, non sbaglia niente è uno che sa di calcio, lo mastica bene lo racconta altrettanto bene non va dietro a quello che dicono gli altri ma dice quello che gli passa per la testa, è fantastico. <strong>Marco Lollobrigida</strong> è un grande professionista, un grande lavoratore, stiamo parlando di top a casa tua ahahah. Marco sa fare il suo lavoro ed io ho avuto la fortuna farci gli “<em>Europei</em>” e spero, a questo punto, di poterci fare il <em>Mondiale</em> il prossimo anno. <strong>Guido Ugolotti</strong> è stato un avversario soprattutto nei primi anni quando c&#8217;era questo settore giovanile tra Roma e Lazio di grande livello, eravamo su sponde opposte, noi avevamo Manfredonia. Di Chiara, Agostinelli, c’ero io, loro avevano Guido, D’Aversa, Sella, oltre a Bruno Conti, Agostino. Insomma, sia loro che noi eravamo forti e c’era una bella rivalità. Sì, sì, bravo pure Guido. &nbsp;<strong>Renato Miele </strong>è statala mia vittima per anni, pretendevo sempre troppo, forse, da lui e infatti ogni volta che lo vedo (<strong>ndr</strong> sono stato testimone almeno due volte) gli chiedo scusa perché poi rivedendo i difensori di oggi posso dire che giocherebbe titolare in qualsiasi squadra. Renato è un ragazzo veramente a modo, un ragazzo che dava tutto in campo, un marcatore arcigno eppure noi gli chiedevamo sempre di più. <strong>Fortunato Torrisi </strong>non esprimeva tutte le sue qualità la domenica perché ti assicuro che fino al sabato era un fenomeno, era un giocatore fantastico come stile, come modo di giocare sia di destro che di sinistro, di testa, corsa perfetta, oggi sarebbe un centrocampista <em>moderno</em> però forse sotto l&#8217;aspetto caratteriale pativa un po&#8217; troppo la partita la domenica. Comunque, un talento che a voi vi ha pure fatto perdere un derby (<strong>ndr </strong>…e uno scudetto). Su <strong>Ivo Stefanelli</strong> potrei scrivere un libro, una famiglia fantastica nel cuore di Trastevere, sapessi quanta gente che non poteva mangiare ha sfamato il padre di Ivo che dava pizza, supplì e una birra e invece di portare il conto dava una pacca sulla spalla. Ancora oggi Trastevere porta tanto rispetto alla famiglia di Ivano.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ma Ivo dice che capisce anche di calcio.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ahahaha e tu faglielo credere ahahaha. A parte gli scherzi Ivo è stato tanti anni alla Roma, nel settore giovanile e ha fatto un grandissimo lavoro ottenendo risultati importanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E di Gigi Martini cosa mi dici? Oggi ci ha anche ospitato nel suo studio.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È meraviglioso qui, bellissimo. Gigi è stato uno dei “<em>Senator</em>i” che mi ha accolto quando ero piccolo e che non mi ha fatto mai pensare il fatto che era uno dei leaders insieme a Chinaglia, Pulici, Wilson, Re Cecconi di una squadra immensa. &nbsp;Alcuni ora non ci sono più e li ricordo con grandissimo affetto e forse fummo bravi anche noi giovani nel farci accettare da quei fenomeni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Bruno Giordano o Roberto Bettega, <em>ricorda che sono juventino</em>, chi era più forte?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Eravamo diversi, potevamo giocare insieme, Bettega era un giocatore come me che poteva giocare con chiunque perché, quando sai giocare puoi giocare insieme anche se sei simile e noi avevamo anche caratteristiche diverse ed eravamo anche complementari. Mi fanno ridere però quando dicono che due che hanno lo stesso ruolo non possono coesistere, il problema è quando sei un caprone e due caproni non possono giocare a calcio insieme ma se sono due giocatori che sanno giocare gli spazi li trovano e sono guai per gli avversari non per loro. Bettega è stato uno dei grandi del calcio italiano anche lui un po&#8217; sfortunato perché all’alba dei mondiali ha avuto problemi fisici e non ha potuto, come me, parteciparvi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Bruno Giordano con Lionello Manfredonia a Scauri insieme a Michele Plastino, giornalista eccezionale. Che ricordi hai?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Scauri ha un mare splendido ed io poi amo il mare e l&#8217;ho apprezzato ancora di più quando poi sono andato a Napoli. È stato un bel periodo, bellissimo, tanti ricordi, ogni tanto ci passo quando vado da quelle parti e mi rilasso. Lì è vacanza vera, lontano dai problemi e dallo stress e …con quel mare! &nbsp;Michele è stato il pioniere del calcio notturno, dei racconti, dei filmati unici che ha solo lui. Hai detto bene prima tu, “<em>un poeta del pallone</em>”! Uno dei grandi del settore, si è sempre ispirato a Gianni Minà e non dico che sia ai livelli di Gianni Minà però, insomma, gli è molto vicino.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="774" height="890" src="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/05/giordano2.jpg" alt="" class="wp-image-1991" style="width:250px;height:auto" srcset="https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/05/giordano2.jpg 774w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/05/giordano2-261x300.jpg 261w, https://www.ercolefragasso.it/wp-content/uploads/2025/05/giordano2-768x883.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></figure>



<p class="has-x-large-font-size wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><sub>n.b.: la pubblicazione delle foto a corredo dell&#8217;articolo è stata autorizzata dall&#8217;intervistato.</sub></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ercolefragasso.it/2025/05/15/bruno-giordano-maglia-numero-nove-piedi-e-testa-da-numero-10/">Bruno Giordano: maglia numero nove, piedi e testa da numero 10!</a> proviene da <a href="https://www.ercolefragasso.it">Ercole Fragasso</a>.</p>
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