Nella splendida cornice del Circolo Aniene, ho avuto il piacere di incontrare Caterina Banti, trentotto anni da Roma, tifosa giallorossa, amante della bicicletta, della lettura e della musica. Dai modi affascinanti e gentili, Caterina ha un carattere forte e determinato, ama il rispetto delle regole e non deroga mai ad un forte impegno in qualsiasi cosa nella quale si cimenta. Proprio da questa severità verso sé stessa e dalla grande capacità di sapersi calare in ogni situazione, sono nati i suoi successi nel campo degli studi, della cultura e dello sport. Severità che le ha permesso, ben due volte, di salire per la sua disciplina sul tetto del mondo. Una piacevole chiacchierata nella quale Caterina si è raccontata a trecentosessanta gradi.    

Caterina Banti, romana, classe ‘87, velista poliedrica, vincitrice due Ori Olimpici, quattro titoli mondiali ed europei, eletta per ben sei volte velista dell’anno FIV, vincitrice della Rolex World Sailor of the Year 2022 quale migliore velista mondiale nella categoria femminile. Da ragazza ti sei dedicata anche ad altri Sport ma poi hai scelto la “vela” oppure hai iniziato subito con la “vela”? Quando è nata in realtà questa tua passione?

Grazie, innanzitutto, Ercole. Allora io ho cominciato in realtà tardi, ho fatto il primo corso di vela a tredici anni ma è durato un’estate, pochissimo veramente. E poi ho ricominciato a ventidue anni, quindi tardi, veramente tardi. Ho iniziato su un catamarano, Hobiecat 16, a prua di mio fratello come prodierai. E prima ho fatto tanti altri sport: ho fatto scherma, ho fatto equitazione, ho fatto danza classica, ho fatto atletica leggera, ginnastica ritmica, insomma ho fatto sicuramente molti sport e penso che questa cosa, soprattutto quando ero piccola, mi abbia aiutato molto anche per acquisire più velocemente i movimenti e le tecniche che mi servivano per la barca, per il Nacra 17.

Hai vinto le Olimpiadi di Tokyo 2020 e Parigi 2024 nella classe Nacra 17 in equipaggio con Ruggero Tita. Se nello sport di alto livello, in generale vincere è difficilissimo, quanto lo è confermare una medaglia d’Oro Olimpica?

Beh, sicuramente è molto difficile, c’è una percentuale dello 0,03% a livello mondiale di atleti che rivincono le Olimpiadi. È una percentuale veramente bassissima perché’ effettivamente è molto difficile per tanti motivi. Per noi, tra l’altro, –ci sarà stata anche questa particolarità che un quadriennio è durato cinque anni e l’ultimo è durato tre- è stato difficile vincere la prima e la seconda è stata veramente difficilissima e bellissima. Tu pretendi molto da te stesso, tu sei cambiato, sei un’altra persona, sei un’altra atleta, pretendi, ripeto, sempre più da te stesso; le dinamiche interne all’equipaggio sono anche cambiate. E la cosa è che noi oltre ad aver vinto le Olimpiadi in quei tre anni abbiamo vinto praticamente tutto; quindi, c’erano forti pressioni anche esterne e tutti si aspettavano che lo rivincessimo, ma non è affatto scontata questa cosa. Quindi a parte quello che pensano gli altri, ok, poi quello che conta è quello che tu pensi. Ovviamente avendo vinto tanto anche tu ti autoimponi un livello molto alto per non deludere te stessa.

Puoi spiegare a noi profani quali sono le caratteristiche e le difficoltà del catamarano classe Nacra 17?

Allora, il catamarano Nacra 17 è stato introdotto dopo Londra. Diciassette piedi, quindi più o meno cinque metri, con equipaggio misto uomo-donna. Questa barca nel tempo ha avuto un’evoluzione perché prima aveva delle derive a C che svolacchiava un po’ in poppa, non  aveva un volo stabile. Poi per Tokyo invece hanno cambiato i timoni e le derive ed aveva un volo stabile in poppa. Ed infine per Parigi hanno cambiato un’altra cosa, hanno aggiunto la possibilità di regolare il take di timoni durante la navigazione, per cui si riusciva a volare anche di bolina. Questi sono i tre macro-cambiamenti. E’ una barca molto veloce e molto tecnica, che richiede una grandissima preparazione fisica soprattutto per il prodiere. Molto bella, molto divertente, devo dire anche un po’ pericolosa, però sicuramente è una bella barca. 

Ma quanto allenamento ci vuole?

Se vuoi arrivare ad alti livelli, tantissimo, devi allenarti tutti i giorni e quando dico tutti intendo davvero tutti e per tantissime ore al giorno, non esistono sabato, domenica e feste. La cosa particolare della Vela, rispetto ad altri sport, è che magari in altri sport c’è la parte tecnica, c’è l’atleta che deve gestire l’atleta. Noi abbiamo anche la gestione del mezzo ma anche tutto quello che comporta il mezzo. Quindi eravamo noi a curare il mezzo, eravamo noi a smontare e a rimontare, a trasportarlo da una parte all’altra del mondo e a tenere tutto il materiale sotto controllo. Anche un grosso lavoro di segreteria c’è dietro, poi c’è la parte tecnica, c’è l’allenamento fisico che ti ho detto che è fondamentale, poi c’è l’allenamento mentale pure quello è fondamentale. E poi nella Vela c’è anche lo studio della meteorologia, della tattica, della strategia, delle correnti, del regolamento di regata, lo studio dei foil per ottimizzare e cercare di migliorare sempre di più la performance della barca. Insomma, è uno sport veramente completo! La giornata comincia alle sei, massimo sette del mattino e finisce alle nove e mezza di sera, full time, no stop.

Hai legato e vinto in coppia con Ruggero Tita. Parlami del rapporto con il tuo compagno di squadra.

Abbiamo cominciato ad andare in barca insieme nel dopo-Rio, nel 2017. Abbiamo trovato subito una grande sintonia in barca ma, secondo me, la grande forza dell’equipaggio è stata che avevamo entrambi un obiettivo comune ed entrambi avevamo la voglia di dare il cento per cento, anzi più del cento per cento e, secondo me, anche una bella bellissima cosa è l’equipaggio misto uomo-donna con caratteri molto diversi anche a livello di persone. Sicuramente è stato difficile per certi aspetti, quindi sicuramente è stato bellissimo, ci sono stati alti e bassi, ma penso che sia fisiologico. Siamo andati in barca insieme per otto, nove anni; è bello perché ci completavamo e ognuno metteva a disposizione dell’equipaggio tutto sé stesso per arrivare all’obiettivo.

A proposito di classi miste, nella Vela, almeno in teoria, promuovono l’uguaglianza di genere. Però poi notiamo che ad esempio in Coppa America gli equipaggiamenti, gli equipaggi scusa misti non esistono e che solo nel 2024, dopo cento settant’anni, la stessa Coppa America ha istituito la prima categoria femminile sotto questo aspetto. Quanta strada nella Vela e nello sport in generale bisogna ancora fare?

In realtà siamo arrivati alle Olimpiadi di Parigi, come tu sai, alla parità, cinquanta-cinquanta, quindi nello sport a livello Olimpico, abbiamo raggiunto la parità e anche lì a livello di accesso alla pratica sportiva io non mi sento discriminata. Sicuramente ci sono altre difficoltà che non sono legate al genere, questo senza dubbio. Il problema che si vede è ancora la difficoltà quando si passa al professionismo, quello, secondo me, è una cosa culturale che col tempo sta migliorando anche molto. Per la Coppa America, come ben dici, nel 2024 è stata la prima edizione in cui hanno fatto una serie con delle barche più piccole e per la prima volta c’era un equipaggio solo femminile. E quindi questo è stato un punto di svolta perché ha permesso l’accesso ad alcune femmine a quel mondo al quale prima era precluso perché vedi Ercole, secondo me la cosa a cui bisogna puntare non è la parità di genere ma le pari opportunità perché poi quello che ci interessa è la qualità, non trovi?

Certamente!

Appunto, quindi le pari opportunità, secondo me, sono una cosa fondamentale e vedrai che adesso il nuovo protocollo sarà un’altra svolta epocale perché sulla vera Coppa America è prevista la donna a bordo, perché quella del 2024 era una serie, non era la vera Coppa America, non era il vero trofeo ma era di corollario e tra l’altro le nostre donne, quelle di Luna Rossa, hanno vinto, sono state bravissime e siamo tutti assolutamente orgogliosi di loro. Ma la vera rivoluzione sarà la prossima edizione a Napoli, tra l’altro per la prima volta in Italia, nel 2027. 

La Vela è uno sport adrenalinico, intenso ma anche fatto di lunghe attese, visto che dipende dal vento, di imprevisti, di condizioni che cambiano repentinamente per gestire al meglio tutte queste variabili. Indubbiamente ci vuole esperienza, un grande equilibrio. E cos’altro?

Sicuramente ci vuole tantissima preparazione. Secondo me è una delle cose più importanti, in ogni sport come nella vita, il grande impegno in quello che fai ma soprattutto la Vela ti costringe anche allo spirito di adattamento e l’importante è farsi trovare sempre pronti, a cambi di vento, cambi di direzione, cambi di condizioni meteo, situazioni che si creano. Devi essere sempre pronto a cogliere l’opportunità che il mare e che la situazione che stai vivendo ti propongono. 

Perché, dopo la vittoria della seconda Olimpiade, hai deciso così giovane di ritirarti?

Ahahahah, ti ringrazio Ercole ma io non sono così giovane, sono dell’Ottantasette, ho trentotto anni ed è stato giusto ritirarsi a trentasette anni dai! Penso che abbia dato, ho dato tantissimo in questi anni, mi sentivo realizzata, arrivata all’apice di un percorso; quindi, per me è giusto lasciare quando sei all’apice, no? Ti senti realizzata e chiudi quando sei in vetta e poi sentivo il bisogno di dare priorità ad altre cose perché prima esisteva solo quello, la mia priorità era esclusivamente la Vela ed allenarmi tutto il giorno, tutti i giorni; quindi, sentivo la necessità di dare la priorità ad altro, sicuramente di disinfiammarmi, di disintossicarmi perché comunque si richiede al proprio fisico veramente tantissimo. Ero, insomma, un po’ in overdose di tutto quanto.

Il tuo è stato il ritiro dalle competizioni, ma non credo possa esistere un ritiro dal mare, dal vento, giusto?

E sì, dici bene, giusto, corretto, sono durata pochi mesi senza andare in barca, stavo malissimo e sono tornata in barca e veramente ho ritrovato me stessa; quindi, sicuramente, non starò mai lontano dal mare.

Nel 2024 sei stata inserita nella prestigiosa rivista Forbes tra le 100 donne di successo, per una donna e una sportiva come te cosa è il successo?

In realtà non parlerei di successo, ti parlerei più di realizzazione, di un sogno, di un obiettivo, di uno step. Sentirsi innanzitutto realizzati con sé stessi e poi sentire che sei riuscito a fare quello che volevi fare, che sei serena. Secondo me questa è una realizzazione più che un successo. Ti senti realizzare il tuo pieno potenziale, che non vuol dire per forza vincere una medaglia Olimpica ma aver dato il massimo. Questo è quello che conta, sentirsi realizzati e sereni per aver dato il massimo. 

Dopo il ritiro hai dichiarato “spiegherò ai giovani l’importanza dei valori nello sport”.

In realtà non è che ambisco a spiegare, lo capiranno da soli, sicuramente sanno che cosa vuol dire. Quello che però vedo e che penso fortemente è che la cosa bella dello sport è che è universale, che parla un linguaggio universale. Vuol dire che innanzitutto le regole valgono per tutti perché i valori dello sport sono universali; sulla linea di partenza si è tutti uguali. E i valori come il rispetto, l’eccellenza, l’amicizia, la solidarietà, il fair play, il rispetto dell’avversario sono propri dello sport e non gli può dire nulla. Sono inattaccabili ed io non voglio spiegare niente ai giovani ma cerco solo di testimoniare questi valori che, se osservati, possono essere un modo per cambiare un po’ il mondo, renderlo un po’ migliore e rendere noi cittadini migliori.    

Oltre che nello sport, successi anche nella vita: sei laureata in storia e civiltà dell’Oriente e del Mediterraneo e in lingue e Civiltà Orientali, con specializzazione in islamistica. Da dove viene questa tua passione? E poi toglimi una curiosità, quante lingue parli? 

Ho studiato arabo, ho cominciato a studiarlo da quando ero ancora al Liceo, poi dopo il Liceo sono stata un anno in Tunisia a vivere e lì ho studiato ancora arabo e francese. Ho fatto, nella vita, anche due viaggi con mio padre, che è professore di linguistica, in Etiopia e in Somalia. Ho interesse per culture diverse, un interesse vero per la cultura, gli studi islamici; in realtà l’Islam raccoglie dentro anche tantissime culture e tantissimi popoli, il Nord Africa, l’allora Impero Ottomano, la Persia, il Medio Oriente, insomma sono delle culture che in realtà sono molto, davvero molto vicine a noi, molto più di quanto noi pensiamo e sono estremamente vicine a noi che gli dobbiamo tanto. Adesso mi sono rimessa a studiare Public Affairs e Relazioni Esterne alla Luiss Business School, Management olimpico alla scuola del CONI. 

Vista la tua specializzazione, colgo l’occasione e ti chiedo una opinione sull’attuale situazione in Medio Oriente: secondo te c’è speranza di arrivare finalmente ad una tregua duratura?

In realtà le guerre non sono solo in Medio Oriente ma ce ne sono tantissime, vedi Russia e Ucraina, Sudan, quello che accade in Venezuela, ma anche in tante altre terre molto più lontane ci sono violenze e guerre. Quello che ci si auspica è in realtà quello che tutto il mondo dello sport cerca sempre di fare, trasmettere e testimoniare, cioè, un messaggio di pace. Ecco perché i valori Olimpici e i valori dello sport sono importanti, direi fondamentali. 

Cosa farai da grande? Sta per caso nascendo un futuro dirigente sportivo nel Coni?

No, nel CONI no, adesso ho un ruolo in Federazione, in realtà sono in Consiglio Federale e sto cercando sicuramente di imparare perché è un mondo nuovo e intanto mi sto formando, sto imparando. Nella priorità c’è anche la famiglia e inoltre, ripeto, sto anche studiando e quindi sicuramente si vedranno le opportunità che ci saranno e che sono tante nel mondo dello sport.

In ultimo ma non per ultimo, siamo stati insieme qualche mese fa a Soriano nel Cimino per il Premio Calabrese. Che significato ha avuto per te ricevere quel premio? 

Sicuramente è stato un onore ricevere quel premio in memoria di un grande giornalista che ha dedicato la sua vita alla comunicazione e all’informazione e sono stata felice abbiano pensato a me per questo prestigioso riconoscimento. 

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