Paolo Paganini, classe 1963 da La Spezia, è un noto ed apprezzato giornalista che lavora per Rai Sport. Volto familiare e dai tratti rassicuranti, lo abbiamo prima ascoltato a “Tutto il calcio minuto per minuto” (ha esordito nel 1993 in Genoa – Roma 2 a 0 al fianco di tali Sandro Ciotti e Mario Giobbe) e poi iniziato a vedere in TV e sempre nell’azienda alla quale è orgogliosamente legato da un cordone ombelicale, come ha testimoniato con il suo rifiuto alle avances di altre importanti e concorrenti emittenti televisive. Finissimo intenditore di calcio e di calciomercato, profondo conoscitore della Serie B, lo abbiamo visto condurre, negli anni, a “Tutta B”, la “Domenica Sportiva”, “Sabato Sprint”, “90° Minuto”, “Calcio Totale”, “Dribbling Europei”, “Dribbling”, “Non solo mercato” e nelle vesti di opinionista in altri importanti “contenitori” sportivi della Rai in occasione di campionati mondiali e campionati europei di calcio. Il tutto, senza dimenticare che è stato per diversi anni anche telecronista del nuoto (commentando tra l’altro i Campionati Europei di Berlino, i Mondiali di Fukuoka, varie edizioni dei Campionati Italiani e le tappe delle World Series). Insomma, Paolo, con un inizio giornalistico nella Curia spezzina e all’Avvenire, ci racconta da oltre trent’anni con garbo e pacatezza lo sport ai massimi livelli ed entra nelle nostre case sempre con sorriso ed umiltà.Tanti i riconoscimenti che ha ottenuto nella professione tra cui mi piace evidenziare quello di “Cavaliere” nell’ambito dell’Ordine Nazionale di Cavalieri dello Sport, associazione nata a Genova agli inizi degli anni Duemila e che premia quanti, legati al mondo dello sport, vi operano diffondendone i princìpi più puri. Conosco Paolo dal lontano 2013 allorché, ricoprendo un incarico in ambito governativo, transitavo spesso per Genova e talvolta facevo colazione con lui discettando di Juventus, Genoa, Samp e talvolta anche… La Spezia e Scauri!

Per te, Paolo, il giornalismo è una vocazione, una passione o una professione?
Il giornalismo per me è stato una vocazione ed è una passione e una professione. Ho sempre voluto fare il giornalista. Vocazione perché da piccolo prendevo una cornice di un quadro mi sedevo, mettevo la cornice sul tavolo e iniziavo a parlare. Diciamo che così rompevo le scatole ai miei genitori ma era una cosa istintiva che mi piaceva.
Cosa ti ha spinto a diventare giornalista e come e dove hai iniziato?
Ho iniziato nella TV della Curia spezzina (Teleliguriasud) quando ero all’ultimo anno delle scuole superiori, prima facendo servizi per il Tg poi ho iniziato a condurre il Tg e poi le trasmissioni sportive sullo Spezia Calcio. Collaboravo anche per il quotidiano Avvenire. Tanta gavetta ma indubbiamente mi è servita nel corso della mia carriera.
Chi è stato il tuo “maestro”?
Beh, in Rai ne ho avuto tanti di maestri da De Laurentis a Galeazzi da Vallone a Giubilo e altri ma i miei veri maestri sono stati principalmente due: Mario Giobbe e Sandro Ciotti. Il mio percorso in Rai è iniziato infatti con le radiocronache per “Tutto il calcio minuto per minuto” e loro sono stati fondamentali nella mia crescita professionale. La radio è una palestra incredibile e mi è servita moltissimo anche quando sono passato alla televisione.
E tu, di chi sei stato “maestro” tra i volti giovani del giornalismo?
Non ho la presunzione di essere o essere stato maestro di qualcuno. Ho sempre dato consigli, spero utili questo sì, a tanti giovani colleghi che me li hanno chiesti.
Sei favorevole all’esistenza dell’Ordine dei giornalisti?
Mi sono iscritto prima come pubblicista poi come professionista all’Ordine dei giornalisti. Un Ordine professionale serve sempre per me perché disciplina e detta le regole deontologiche.
La Legge 150/2000 prevede, come sai, che presso gli uffici stampa pubblici e privati, lavorino -con tale qualifica- esclusivamente giornalisti. Approvi tale obbligo?
La professione del giornalista è cambiata con il tempo ed è in continua evoluzione. Per quanto riguarda nello specifico gli uffici stampa pubblici e privati credo vada analizzato caso per caso senza mettere necessariamente barriere insormontabili. È chiaro che chi lavora in questo settore debba avere un bagaglio di conoscenze importanti e un “taglio” comunque giornalistico.
Credi nella totale libertà dei giornalisti o pensi che siano limitati, nell’esercizio della loro professione e del loro sapere, da una parte, dall’editore che li stipendia e, dall’altra parte, dalla paura della “querela di turno”?
A proposito di “maestri”, un grande giornalista mi diceva sempre il “mestiere” del giornalista è una brutta bestia cerca di essere sempre te stesso, non ti far condizionare e fai il cronista racconta cioè quello che vedi con la massima chiarezza e trasparenza. È un insegnamento che ho sempre cercato di portare avanti nel corso della mia carriera. Se uno si comporta così non deve temere nulla perché è a posto con la sua coscienza.
Sei stato mai condizionato dall’una o dall’altra cosa?
No mai, non sono mai stato condizionato.
Dove inizia e dove finisce la libertà di stampa?
La libertà di stampa è uno strumento prezioso che va salvaguardato. Dove inizia e dove finisce sta anche, penso, nel comportamento di chi la esercita questa libertà di stampa. Senza pressioni o strumentalizzazioni e ognuno si deve prendere la responsabilità di quello che dice o scrive.
Credi che un giornalista debba raccontare solo ciò che vede o possa essere libero di rappresentare anche le proprie idee comportamentali, sportive, politiche. Mi spiego meglio, il grandissimo Francesco Repice non ha mai nascosto di tifare Roma e ciononostante è straordinariamente amato ed apprezzato dai tifosi di tutte le squadre calcistiche.
Un giornalista, come dicevo prima, deve essere innanzitutto un cronista, raccontare e descrivere cioè nella maniera giusta, sintetica e corretta, quello che vede poi nulla vieta per me esprimere un parere personale.
A proposito, per quale squadra tifi?
Sono nato, cresciuto e ho giocato nello Spezia. È la mia squadra del cuore da sempre.
Domanda, proprio oggi, bruttissima: la Nazionale!
La Nazionale è una ferita aperta per tutti. Non partecipare per la terza volta al Mondiale è una cosa assurda. Ma purtroppo è la realtà. Ci vuole un cambio di rotta radicale e profondo a cominciare dai settori giovanili dove devono essere lasciati liberi di giocare senza tatticismi i bambini, i ragazzi e dove deve essere premiata la meritocrazia. Poi credo che serva anche un tetto agli stranieri a partire dalle varie categorie giovanili. Il Lecce alcuni anni fa ha vinto il campionato Nazionale Primavera senza avere un italiano nella rosa.
Due parole sulla bellissima famiglia di Rai Sport e sul mio amico Marco Lollobrigida.
La Rai è sempre stato un punto d’arrivo per me. In passato ho avuto anche la possibilità di passare alla concorrenza ma la Rai è la mia vita e sono orgoglioso di essere un giornalista del servizio pubblico. Marco Lollobrigida è un fratello ed è un grande professionista, si merita di arrivare in cima alla vetta della nostra testata sportiva.
Il calciatore che porti nel tuo cuore e perché.
Il calciatore che porto nel cuore è Gigi Riva. Tifo Spezia ma lui era il mio idolo da bambino. Grande giocatore e grande uomo. Ho la maglia bianca del Cagliari con le strisce rossoblù in diagonale, dietro il numero 11 nero e il suo autografo. Un cimelio unico e straordinario per me!
Ci siamo conosciuti ed abbiamo “colazionato” qualche volta a Genova, quindici anni fa, ma alla fine è più buono… il pandolce basso o quello alto?
Le nostre colazioni genovesi le ricordo sempre con piacere. Diciamo che tra pandolce basso o alto per me vince sempre la focaccia.