Statuaria, bellissima, simpaticissima, travolgente: in una parola autentica! Questa è l’impressione che mi ha fatto Micaela Ramazzotti (che ho intervistato ad Itri), attrice e regista, salita alla ribalta della notorietà per la sua disarmante bellezza che unisce, con assoluta disinvoltura, ad una capacità di interpretazione spontanea, viscerale, magnetica, oserei dire. Un incontro, quello con Micaela, simpatico, allegro, vero, tra “romani de Roma”.

Benvenuta ad Itri, Micaela. Come sei stata accolta dai cittadini e che idea hai di questa bella cittadina a due passi da Sperlonga, Gaeta, Scauri, Formia?

Grazie Ercole, beh sono stata accolta benissimo, la gente è cordialissima e vivace, i posti meravigliosi, tra monti e mare e il primo bagno della stagione l’ho fatto con la mia famiglia proprio a due passi da qui, stamattina, a Sperlonga. Un incanto!

Bene, buoni motivi per tornare in questa zona.

Ahahah, certamente.

Sei attrice e regista di successo, hai conquistato il pubblico e la critica con i tuoi film. Quando hai deciso di diventare attrice e quando hai capito che saresti riuscita a diventarvi?

Sono sempre stata attratta dal mondo dello spettacolo e dalla macchina da ripresa ma credo che la percezione l’abbia avuta intorno ai trent’anni, allorché le mie doti hanno iniziato ad emergere ed il pubblico ha iniziato ad apprezzarmi. In quel momento ho cominciato a credere maggiormente nelle mie capacità.

Eppure, solo qualche anno prima, eri andata a Londra a fare … la cameriera.

Ahahah, non ti sfugge niente. Beh, volevo imparare l’inglese, ahahah.

Dai fotoromanzi su “Cioè” a Virzì, Verdone, Muccino, Pupi Avati, Placido e tanti altri mostri sacri della regìa. Insomma, un gran salto, complimenti! Il tutto si deve ai tuoi studi e ai tuoi corsi di perfezionamento.

 Sì, guarda, terminato il liceo artistico sono andata all’Accademia delle Belle Arti, a Via Ripetta, a Roma, che poi non ho finito perché ho iniziato a lavorare e poi è arrivata la “dizione” perché sono stata anche doppiatrice, sai? È mia, per esempio, la voce di Samantha nel doppiaggio italiano del celebre film “Lei” (Her) di Spike Jonze, del 2013. Insomma, ho cercato di fare quanto più potevo e di perfezionarmi per lavorare in un mondo che, come ti ho detto, mi ha sempre affascinato.  

Nasci nella periferia di Roma, quanto ti sei portata dentro delle tue origini, nelle tue interpretazioni?

Beh, c’è quello che vedi, quando reciti ti porti dentro un po’ il tuo linguaggio, la tua voce, la tua gestualità poi, però, per fortuna, c’è tanto altro; interpretando altri personaggi parli altri dialetti, nel mio caso il toscano ed il siciliano, per esempio, poi interpreti e quindi “vivi” altre donne, altri periodi storici, alte realtà. Sono arrivata nel film “L’ombra del Caravaggio” di Michele Placido ad interpretare Lena Antonietti, una delle muse e modelle predilette dall’artista, un po’ Santa e un po’, vabbè mi hai capito, dai. Pensa un po’!

Hai mai confuso Micaela con i personaggi che hai interpretato?

Mi appassiono molto alla parte che devo recitare, la leggo e rileggo, tante volte, cerco di entrarci dentro il più possibile ma poi quando poso il copione in camerino o in una stanza di casa, quando “esco” dalla parte, sono per fortuna me stessa anche perché con tutti i personaggi che ho interpretato e che hanno abitato in me chissà che fine avrei fatto adesso, ahahah. Quando torno a casa ho solo voglia di stare con i miei figli, con la mia famiglia, con gli affetti più cari e di staccare la spina da tutto il resto. Certo, quando il regista ti dice che la scena è andata bene, torni a casa più serena e tutto scorre più piacevolmente.

Hai interpretato ruoli diversi e tutti ben riusciti come attrice e come doppiatrice e ti stai affermando anche come regista. Il film “Felicità”, del 2023, che stasera nell’ambito della rassegna Krisis proietteranno in piazza qui ad Itri, segna il tuo straordinario esordio anche come sceneggiatrice.  

Molto bella questa iniziativa, sono molto contenta di essere qui ad Itri in piazza, a vedere con il pubblico e tra il pubblico, questo film come si faceva negli anni Settanta. Un film che mi riempie di soddisfazioni e mi gratifica e che gira intorno ad un nucleo familiare profondamente disfunzionale e tossico formato da genitori egoisti e manipolatori. Un dramma familiare incentrato sulla ricerca della propria strada e della propria libertà e che denuncia un fenomeno purtroppo frequente e da sconfiggere.

Hai totalizzato cinquanta candidature e ben venticinque premi, tra cui spiccano un David di Donatello e quattro Nastri d’Argento, il Premio degli spettatori di Armani Beauty, il Premio Virna Lisi, il Premio Flaiano, Ciak d’Oro e Golden Ciak. Posso dire di essere tuo amico?  Quale, tra questi Premi, ti porti nel cuore?

Ahahah, certo, puoi dirlo, ahahah. Guarda, li porto tutti nel cuore perché sono riconoscimenti per la maggior parte inaspettati e quindi maggiormente apprezzati. Sono tutti, davvero tutti, importanti e belli per me. Certo, i riconoscimenti ottenuti per “Felicità” mi gratificano sotto vari profili professionali e mi commuovono ancora.

Prima del caffè e di andare a vedere il film, l’ultima domanda. La tua popolarità, la tua brillantezza e il tuo modo spontaneo di porti, ti portano ad essere modello per tanti giovani. Cosa ti senti di consigliare loro per il lungo cammino della vita?

Che la vita è un bene prezioso, ci è stata donata e allora viviamola e godiamoci la felicità e le tante cose belle che la vita ci regala.

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